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Politica

Sant’Anna di Stazzema, Mattarella: «Le guerre sono tornate»

Nell’82esimo anniversario dell’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, Sergio Mattarella richiama il valore della memoria e avverte che pace, libertà e democrazia non sono conquiste definitive.

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«Le guerre sono tornate». Nel giorno dell’82esimo anniversario della strage di Sant’Anna di Stazzema, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella richiama l’Italia al valore della memoria e alla responsabilità di difendere pace, democrazia e conquiste civili.

Nel messaggio diffuso dal Quirinale, il capo dello Stato parte dall’eccidio compiuto il 12 agosto 1944 per rivolgere lo sguardo al presente, segnato nuovamente dai conflitti, dalle aspirazioni di potenza e dai tentativi di imporre il dominio attraverso forme vecchie e nuove.

Mattarella non cita singole guerre o specifici scenari internazionali. Il suo è un richiamo più ampio contro il ritorno della violenza, dell’odio e del disprezzo per il pluralismo e per l’identità delle persone.

La strage del 12 agosto 1944

La mattina del 12 agosto 1944 i reparti delle SS, con la collaborazione di fascisti italiani, raggiunsero Sant’Anna e le altre frazioni di Stazzema, in provincia di Lucca. L’operazione si trasformò in uno dei più sanguinosi massacri di civili compiuti in Italia durante la Seconda guerra mondiale.

Furono uccise circa 560 persone. Tra le vittime c’erano soprattutto donne, anziani e bambini. Molti corpi furono oltraggiati e bruciati, mentre case e strutture del paese vennero incendiate.

Non fu una battaglia né una rappresaglia contro combattenti armati. A essere colpita fu una popolazione civile inerme, compresi numerosi sfollati che avevano cercato rifugio nel piccolo centro della Versilia ritenendolo più sicuro rispetto alle città esposte ai bombardamenti.

Mattarella definisce Sant’Anna un simbolo dell’abisso nel quale le guerre possono far precipitare l’umanità, cancellando la dignità delle persone e facendo prevalere la logica dell’annientamento.

Nel sacrario le radici della Repubblica

Per il presidente, la Repubblica ha il dovere di ricordare quegli innocenti e di riconoscere nei luoghi del dolore le proprie radici morali e costituzionali.

Dalla sconfitta del nazifascismo nacque infatti la possibilità della ricostruzione. L’Italia e l’Europa riuscirono a rispondere agli orrori prodotti dalla storia attraverso la pace, la libertà, la democrazia, il riconoscimento dei diritti universali e la progressiva integrazione tra i popoli.

Anche la comunità di Stazzema, dopo una tragedia impossibile da cancellare, fu capace di ricostruire la propria vita e trasformare il luogo della strage in un presidio della memoria e della pace.

Le conquiste civili non sono definitive

«Fare memoria è un atto di liberazione che si rinnova», sottolinea Mattarella. Ricordare non significa soltanto commemorare le vittime o ripercorrere una pagina chiusa del passato. Significa riconoscere i meccanismi che conducono alla disumanizzazione dell’avversario e impedire che possano ripetersi.

Il capo dello Stato avverte che le conquiste civili non sono ottenute una volta per tutte. Ogni generazione riceve il compito di rafforzarle, proteggerle e rinnovarne i presupposti etici.

In un tempo nel quale la guerra è tornata a occupare il centro delle relazioni internazionali, acquistano quindi un valore ancora maggiore le testimonianze dei sopravvissuti e le coscienze capaci di trasmettere esperienze e valori.

È attraverso questa eredità, osserva il presidente, che diventa possibile respingere la violenza, l’odio e ogni forma di disprezzo verso il pluralismo.

Il ricordo di Sant’Anna di Stazzema non viene così confinato nel calendario delle commemorazioni. Diventa un avvertimento rivolto al presente: la pace e la democrazia sopravvivono soltanto se esistono cittadini disposti a difenderle.

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Campo largo, D’Alema boccia le primarie: «Una follia». Schlein e Conte restano in trincea

Massimo D’Alema chiede al Campo largo di evitare le primarie tra Elly Schlein e Giuseppe Conte e di trovare un candidato premier di mediazione. Nel centrosinistra restano però distanti le posizioni sulla leadership.

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Massimo D’Alema boccia senza mezzi termini le primarie per scegliere il candidato premier del Campo largo. «In questo contesto sono una follia», sostiene l’ex presidente del Consiglio, secondo il quale sarebbe necessario un «processo ordinato» per individuare una figura condivisa.

Il ragionamento è politico ed elettorale: una competizione diretta tra Elly Schlein e Giuseppe Conte rischierebbe di trasformarsi in una resa dei conti tra Pd e Movimento 5 Stelle. «Le primarie tra due leader di partito producono la crisi del partito che perde», è la convinzione di D’Alema. Una sfida combattuta potrebbe quindi indebolire la coalizione prima ancora dell’apertura delle urne.

Schlein non rinuncia alla candidatura

La segretaria del Pd, almeno per ora, non sembra intenzionata a fare un passo indietro. Nel suo gruppo dirigente prevale la convinzione che Schlein possa vincere le primarie e rivendicare così la guida dell’eventuale governo di centrosinistra.

Attorno alla contesa si muovono però interessi e ambizioni differenti. Secondo ricostruzioni interne al Pd, una candidatura di Schlein a Palazzo Chigi potrebbe modificare anche gli equilibri futuri nella corsa al Quirinale. Si tratta di valutazioni affidate a fonti anonime e non accompagnate, al momento, da prese di posizione pubbliche dei diretti interessati.

La difficile ricerca di un terzo nome

Una parte del centrosinistra continua a esplorare la possibilità di un candidato di mediazione. Tra i nomi evocati figura quello di Pier Luigi Bersani, sul quale avrebbe lavorato anche Roberto Speranza. Conte nutre stima per l’ex segretario del Pd, ma non risulta disponibile a cedergli la candidatura.

Nel dibattito vengono citati anche Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Paolo Gentiloni. Nessuno di loro, tuttavia, avrebbe finora manifestato la volontà di esporsi in una competizione che si annuncia particolarmente aspra.

L’area più attiva nella ricerca di una soluzione alternativa viene individuata attorno alla rivista Rinascita, guidata da Goffredo Bettini e con Andrea Orlando alla direzione scientifica. Sullo sfondo resta l’influenza politica di D’Alema.

Conte aspetta e marca le differenze

Il leader del Movimento 5 Stelle continua intanto a muoversi autonomamente sui temi più divisivi per la coalizione: politica estera, difesa, sicurezza e immigrazione. Conte si considera preparato e affidabile per tornare a Palazzo Chigi e non sembra intenzionato a rinunciare senza una vera competizione.

Il tempo, però, stringe. Il Campo largo deve ancora stabilire regole, programma e leadership. D’Alema indica la strada dell’accordo, Schlein punta sulle primarie e Conte mantiene aperta la sfida. Prima di affrontare il centrodestra, il centrosinistra dovrà decidere come evitare che la scelta del candidato si trasformi nella sua prima sconfitta.

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Politica

De Luca attacca Ranucci: «Nessuna credibilità, facciamolo commendatore»

Vincenzo De Luca ha duramente attaccato Sigfrido Ranucci durante la sua trasmissione settimanale. Senza entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, il sindaco di Salerno ha contestato al giornalista i rapporti con Valter Lavitola e ha ironicamente proposto una raccolta di firme per nominarlo commendatore della Repubblica.

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«Ranucci non ha nessuna credibilità e nessun titolo per aprire bocca». Vincenzo De Luca torna all’attacco del giornalista ed ex conduttore di Report, accusando il mondo progressista di essere impegnato in un «processo di beatificazione» nei suoi confronti.

Il sindaco di Salerno è intervenuto durante la consueta trasmissione settimanale, partendo dalla fotografia che ritrae il sottosegretario Andrea Delmastro accanto a una persona indicata come esponente della criminalità.

«Niente foto con delinquenti»

«Non puoi avere né dimenticanze, né distrazioni, né fotografie in comune con delinquenti. È una ragione di stile», ha affermato De Luca, invocando maggiore attenzione da parte di chi ricopre incarichi pubblici.

Il sindaco ha poi spostato il ragionamento sulla vicenda che coinvolge Ranucci e sui suoi rapporti con Valter Lavitola, sottolineando di non voler entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria.

«Non dico mezza parola sulla vicenda giudiziaria, ma su una questione che riguarda lo stile personale, la credibilità e la coerenza di vita», ha precisato.

L’affondo sui rapporti con Lavitola

Secondo De Luca, Ranucci avrebbe dovuto prendere pubblicamente le distanze dalle condotte attribuite a Lavitola. «Ci si aspetterebbe che qualcuno dicesse: “Prendo le distanze da comportamenti che considero irresponsabili e criminali”», ha osservato.

Il sindaco ha quindi ricordato che il giornalista ha definito Lavitola un suo «amico fraterno», traendone un giudizio durissimo sulla sua credibilità personale.

Le valutazioni di De Luca riguardano il comportamento pubblico del giornalista e non incidono sugli accertamenti giudiziari ancora in corso.

La provocazione del commendatore

L’intervento si è concluso con una provocazione sarcastica. De Luca ha proposto di promuovere una raccolta di firme da inviare al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per nominare Ranucci commendatore.

«Se qualcuno vuole seguirmi, facciamo un’associazione per la nomina di Ranucci a commendatore della Repubblica», ha ironizzato. Poi la chiusura: «Commendator Ranucci: suona pure bene».

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Di Battista lascia Cuba in aeroambulanza: domani il rientro a Roma

Alessandro Di Battista è partito da Cuba a bordo di un’aeroambulanza dopo l’intervento chirurgico d’urgenza subito all’Avana. L’ex parlamentare, colpito da un malore mentre realizzava un reportage, dovrebbe arrivare domani a Roma ed essere trasferito al Policlinico Gemelli per proseguire cure e riabilitazione.

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Alessandro Di Battista ha lasciato Cuba a bordo di un’aeroambulanza diretta in Italia. Dopo il tentativo di trasferimento non riuscito il 4 settembre, l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle è riuscito a partire dall’Avana e dovrebbe arrivare domani a Roma.

Il viaggio viene effettuato seguendo un protocollo sanitario adeguato alle sue condizioni. Secondo quanto riferito, il volo dovrebbe mantenere una quota più bassa del normale e prevedere uno o più scali.

Il malore durante il reportage

Di Battista si trovava a Cuba per realizzare un reportage quando, il 28 agosto, ha accusato forti dolori alla testa. Inizialmente è stato visitato nell’ospedale di Santa Clara, la struttura più vicina al luogo nel quale si trovava.

La serietà del quadro clinico ha successivamente reso necessario il trasferimento all’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana, dove la scorsa settimana è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza.

L’équipe del Gemelli arrivata a Cuba

Un neurochirurgo e un rianimatore del Policlinico Agostino Gemelli avevano raggiunto Cuba per assistere Di Battista e valutarne il trasferimento. Dopo l’arrivo nella Capitale, l’ex deputato potrebbe essere accompagnato direttamente nell’ospedale romano.

Comincerà così una nuova fase del percorso sanitario, dedicata alle cure, alla riabilitazione e alla convalescenza.

I ringraziamenti ai medici cubani

In queste settimane Di Battista è stato assistito dalla compagna Sahra, con la quale ha due figli, e da Luca Di Giuseppe, amico e presidente dell’associazione Schierarsi. Quest’ultimo ha gestito anche la comunicazione, cercando di conciliare l’interesse pubblico con la richiesta di riservatezza avanzata dalla famiglia.

Prima della partenza, Schierarsi aveva ringraziato medici, infermieri e fisioterapisti cubani per l’assistenza prestata. Di Giuseppe ha poi pubblicato una fotografia dell’aeroambulanza accompagnandola con un messaggio: «Buon rientro, fratello mio. Ci rivediamo a Roma tra qualche ora».

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