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#Sanremo2020, Ricchi e Poveri reunion: l’amicizia è la prima cosa bella

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‘La prima cosa bella’ oggi è solo una: “l’amicizia”. Lo dicono all’unisono i Ricchi e Poveri, a Sanremo per festeggiare i 50 anni della hit portata al successo con Nicola Di Bari. L’entusiasmo per l’inaspettata ReuniON del quartetto e’ tangibile sin dal loro arrivo in sala stampa. Angela Brambati, Marina Occhiena, Angelo Sotgiu e Franco Gatti sono sempre rimasti nell’immaginario collettivo la brunetta, la bionda, il biondo e il baffo dei Ricchi e Poveri. A 39 anni dall’uscita di Marina dal gruppo, eccoli di nuovo tutti al festival, dove presentano anche il nuovo singolo, ‘L’ultimo amore’, cover di ‘Everlasting love (anno 1968)’, in una nuova versione inedita. Ad orchestrare l’operazione ReuniON, che prevede anche un doppio album e un grande progetto live, e’ stato il manager Danilo Mancuso con la complicita’ di Gessica Giglio che ha gestito la riservatezza della notizia fino al giorno dell’annuncio ufficiale. “Ho parlato con ciascuno di loro – racconta Mancuso – e, non molti mesi fa, ci siamo ritrovati un pomeriggio a casa di Angelo. E’ stato incredibile come, dopo poco, si siano ritrovati a cantare sul divano come se il tempo non fosse mai passato”. Sanremo rappresenta tanto per ciascuno dei Ricchi e Poveri, nel bene e nel male. Era il 1981 quando Marina lascio’ il gruppo. I giornali scrissero che aveva “rubato il marito” alla mora e il gossip prese il sopravvento su tutto, tranne che sulla forza delle canzoni che continuarono a correre in giro per il mondo. Sempre mentre erano a Sanremo, nel 2013, per ritirare un Premio alla carriera, Franco fu raggiunto dalla terribile notizia del ritrovamento del corpo senza vita del figlio Alessio, un dolore che lo convinse a ritirarsi dalle scene. Ricordando Fabrizio De Andre’, Franco Califano ed Edoardo Vianello, che per primi li presero sotto la loro ala (il Califfo ideo’ il nome Ricchi e Poveri), i quattro amici ritrovati fanno pace con il loro passato. In particolare le due donne si tengono la mano in sala stampa e sdrammatizzano quanto accaduto. “Sono stata io a voler andare via per delle cose mie. Non sono stata cacciata. Sono felice che, 39 anni dopo, questo strappo si sia ricucito”, racconta Marina. Franco, al suo fianco, aggiunge: “Ci fu un po’ di marasma, ma Marina non rubo’ il compagno ad Angela”. Taglia corto la brunetta, con la sua solita vivacita’: “Ma festeggiamo i 50 anni della ‘Prima cosa bella’. Basta!”. Il senso della ReuniON e’ quello di valorizzare un universo musicale unico che ha sempre creato condivisione attraverso la caratteristica leggerezza festosa del repertorio del gruppo. Nella seconda serata del festival, oltre al nuovo singolo e alle hit ‘Sara’ perche’ ti amo’, ‘La prima cosa bella’ e ‘Che sara”, ci sara’ una gag con Fiorello che, appena appresa la notizia della ReuniON, aveva affidato a twitter il desiderio giocoso di essere il quinto dei Ricchi e Poveri. L’ultimo amore, prodotto da DM produzioni e distribuito da Artist First, e’ il singolo che anticipa l’uscita del doppio album prevista il 27 marzo e che sara’ disponibile, a partire dall’esibizione sul palco dell’Ariston, in pre-order nella versione autografata e nella versione fan edition all’indirizzo www.ricchiepoveri.com/it/. L’album racchiude in 21 tracce tutti i successi del gruppo dagli anni ’60 agli anni ’90, in una nuova versione realizzata sotto la direzione musicale del maestro Lucio Fabbri.(

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In vendita loculo accanto a Marilyn Monroe

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Di qui all’eternita’ con Marilyn Monroe: un loculo a pochi passi da quello della “Venere al platino” in un cimitero di Los Angeles e’ tornato sul mercato a prezzo di saldo dopo che il suo titolare, che l’aveva acquistato quando era single, si e’ sposato e trasferito in Florida. Bastano 475 mila dollari, la meta’ del prezzo richiesto un anno fa e una frazione di quanto raggiunto oltre dieci anni su eBay per un altro loculo al Westwood Memorial Park adiacente a quello dell’attrice, per chiudere l’affare. L’attuale proprietario, John Thill, ha reclamizzato l’offerta sul Los Angeles Times decantando la speciale posizione immobiliare della tomba: oltre che accanto a Marilyn, e’ vicina a quella di Hugh Hefner. Nel 1992 il papa’ delle conigliette pago’ 75 mila dollari per la cripta accanto a quella di Marilyn che non aveva mai incontrato nella vita ma una cui foto senza veli fu pubblicata senza permesso sul primo numero di “Playboy”.

La Monroe non e’ d’altra parte la sola star sepolta al Westwood Memorial (tra gli altri inquilini illustri ci sono Truman Capote, Natalie Wood, Jack Lemmon e Billy Wilder), ma certamente e’ la piu’ popolare. Secondo stime del cimitero, ogni anno piu di 10 mila persone all’anno visitano la tomba della diva che negli anni Cinquanta fece impazzire gli uomini di mezzo mondo. Alcuni portano fiori, altri si dicono delusi dalla modestia della lapide che onora una delle leggende di Hollywood morta suicida nel 1962 a 36 anni. Occasionalmente loculi di Westwood tornano sul mercato e a volte salgono agli onori della cronaca: nel 2009 una tomba adiacente a quella della diva era stata battuta su eBay per oltre quattro milioni e mezzo di dollari, quasi dieci volte il prezzo di partenza, anche se poi alla fine l’affare era andato a monte: il compratore si era rivelato insolvente. A vendere era stata in quel caso una vedova di Los Angeles, Elsie Poncher, che aveva sfrattato il marito Richard, da due decenni legittimo “vicino di tomba” di Marilyn, dopo aver acquistato il loculo dall’ex secondo marito di lei, Joe Di Maggio, per lasciare ai figli la casa di Beverly Hills senza il peso del mutuo che ci gravava sopra.

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In Evidenza

Love story segreta durata 60 anni tra Johnny e Catherine Deneuve, è lei la Lady Lucille

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Una storia d’amore segreta e durata quasi sessant’anni quella fra i due mostri sacri dello show-biz francese, Johnny Hallyday e Catherine Deneuve: la svela Le Parisien nel numero in edicola domani, presentando in anteprima il libro “Lady Lucille” nome segreto della famosa attrice francese, scritto da Gilles Lhote. Si era parlato a lungo di Brigitte Bardot, Mylene Demongeot, ma Lhote, biografo di Johnny – morto nel 2017 – svela oggi quello che il rocker francese gli aveva raccomandato: “quando verra’ il momento, sarebbe giusto che tu racconti la vera storia di Lady Lucille”. I due si erano conosciuti nel 1961, sul set del film “Le parigine”. Avevano entrambi 18 anni e nacque un'”amicizia amorosa” durata fino alla morte del cantante, un rapporto nel quale si sono sostenuti a vicenda nei dolori, nelle separazioni, nei problemi di salute.

Ed era stato proprio Johnny a creare il nome di Lady Lucille (ispirato al brano Lucille di Little Richard) per proteggere l’anonimato dell’attrice. “Sulla sua tomba a Saint-Barth – racconta Lhote – c’era una corona di fiori con il nome ‘Lady L.'”. L’autore del libro ricorda una dichiarazione della Deneuve nel 1993, per i 50 anni di Hallyday, a Paris-Match: “e’ per me, e solo per me, che Johnny canta ‘Retiens la nuit'”. I due non sono mai stati una vera coppia, non hanno mai vissuto insieme: “quando girarono ‘Le Parigine’ – racconta Lhote – Johnny ebbe un colpo di fulmine, ma lei stava gia’ con Roger Vadim. Poi lui incontro’ Sylvie Vartan. Entrambi si sposarono, poi le rispettive carriere esplosero. Negli anni 1979-80 erano single entrambi e non si nascondevano piu’. Uscivano la notte, in particolare in un locale del bois de Boulogne, il Martin’s. Facevano feste epiche, con Gerard Depardieu”. Il libro racconta dei due come due “uccelli notturni”, due “ribelli”, sempre pronti ad aiutarsi e sostenersi, lei “sempre presente ai suoi concerti”. I paparazzi non li hanno mai sorpresi: “lei si nascondeva fra i sedili dell’auto o nel portabagagli, prendevano aerei diversi per non destare sospetti. E’ l’unica donna che Johnny ha protetto dalla stampa, era intoccabile”.

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Cinema

“The Walking Liberty”, Alessandro Rak ci spiega l’ultimo capolavoro sfornato dalla factory napoletana Mad Entertainment

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Nel palazzo in cui De Sica girò “L’oro di Napoli” e “Matrimonio all’italiana”, in Piazza del Gesù Nuovo a Napoli, da un’idea del produttore Luciano Stella, nasce nel 2010 MAD Entertainment, giovane ed innovativa factory di musica, animazione e documentari. Il cuore della factory è il cinema d’animazione per adulti e in questi anni la MAD ha sfornato due piccoli capolavori: prima ‘L’arte della felicità’, premiata nel 2014 agli European Film Awards come miglior film d’animazione, poi ‘Gatta Cenerentola’, che ha trionfato ai David di Donatello del 2018 nelle categorie miglior produttore e migliori effetti speciali visivi. In questi mesi è in lavorazione “The Walking Liberty”, terza opera della MAD Entertainment. A firmare la regia, così come nei due film precedenti, è Alessandro Rak, che, oltre a parlarci del progetto, ci ha spiegato come nasce un film d’animazione e com’è proseguita la lavorazione durante il lockdown provocato dal Covid-19.

Alessandro Rak. Il regista del film d’animazione prodotto da Mad Entertainment

Come nasce il progetto “The Walking Liberty”?

L’idea che ci ha ispirato è stata quella di una giungla, che è lo sfondo su cui si muovono i protagonisti della nostra storia. C’è anche il romanzo di Steinbeck “Uomini e topi”, del quale ci attraeva il rapporto che si instaura fra i due personaggi principali. Il titolo del film invece fa riferimento al mezzo dollaro americano d’argento, su cui era incisa la figura di una donna che cammina, rappresentazione della libertà in cammino, the walking liberty, appunto. Finita fuori corso, è diventata una moneta usata dai maghi per la prestidigitazione. Ci piaceva l’idea che il destino dei personaggi fosse legato alla sorte, al tiro di una moneta. E poi è una storia che ha proprio nella libertà il suo tema centrale.

Premio. La ‘Gatta Cenerentola’ trionfò ai David del 2018 nelle categorie miglior produttore e migliori effetti speciali visivi

In questi mesi di pandemia s’è parlato molto della natura che si riappropriava dei suoi spazi. Una tematica presente anche nel vostro film, in lavorazione da ben prima del Covid.

Sì, la nostra è un’ambientazione futuristica, in cui la natura rigogliosa ha ripreso vigore e si riappropria della terra. Nel film ci sono anche un sacco di personaggi che girano con le mascherine; è stato surreale vedere la gente vestita come i personaggi del nostro film. Su questo sfondo si muovono i due protagonisti, Yaya, una ragazzina nemmeno maggiorenne, e Lennie, un ragazzone un po’ tonto di due metri e trenta. E’ la storia di questi due personaggi che cercano il loro posto nel mondo.

Durante il lockdown avete continuato a lavorare al film, ognuno da casa propria. Ci racconta com’è andata? Che cosa cambia rispetto al lavoro in studio?

A noi piace tanto lavorare insieme alla MAD. Abbiamo fatto tanti sforzi per dare vita ad una realtà sul territorio con persone del territorio, proprio perché ci piace la compresenza, la complicità che si crea lavorando insieme, nello stesso studio. In altre realtà del cinema d’animazione si lavora a distanza e si è quindi costretti a passare per il foglio macchina, che va compilato per riuscire a coordinare il lavoro e avere un quadro chiaro sull’avanzamento della produzione. Con il lockdown siamo stati costretti anche noi allo smart working e a quell’approccio burocratico, che ci piace un po’ meno. Stiamo lavorando per completare il film entro la fine del 2020, questo è il nostro obiettivo.

Come cambierà il cinema nei prossimi mesi?

Credo che  le produzioni subiranno un forte rallentamento perché non è semplice in questo momento programmare nel medio e lungo termine. Il Governo è attendista e decide di settimana in settimana sul da farsi e anche il nostro settore di riflesso si trova a vivere la stessa condizione di  incertezza.

Come nasce la sua collaborazione con il produttore Luciano Stella?

E’ iniziato tutto con ‘L’arte della felicità’. Mi chiamò Luciano Stella e mi chiese se volessi fare un film d’animazione dal titolo ‘L’arte della felicità’; lui ci teneva molto. Gli dissi che avremmo potuto provarci. Il cinema d’animazione è un percorso lungo, che coinvolge tante persone per almeno un paio d’anni; ha dei costi non da poco. Neanche glielo dico il budget che avevamo a disposizione, ma era una cifra irrisoria, ridicola; eppure con quel progetto indipendente arrivammo a vincere l’Oscar europeo come miglior film d’animazione. Io e Luciano, insieme a tutte le altre persone della squadra che mettemmo in piedi, ci inventavamo sempre una soluzione, trasformando gli ostacoli in punti di forza. Alla fine riuscimmo a concludere il film, per noi era già un’impresa.

Yaya e Lennie. Sono i protagonisti di #TheWalkingLiberty, lungometraggio ambientato in uno scenario post-apocalittico dove la natura ha ripreso vigore e ha coperto i resti della nostra civiltà

A quel punto che cos’è successo?

Poi la MAD si è strutturata ed è diventata una realtà del cinema d’animazione, un fatto che abbiamo accolto con gioia, ma non era preventivato. All’inizio dovevamo solo fare quel film. Da lì è nata la MAD e poi si sono aperti altri scenari; fummo invitati come evento di apertura alla settimana della critica a Venezia, abbiamo acquisito credibilità in un tempo assai breve. Ci siamo buttati subito su un altro progetto, “Gatta Cenerentola”. Nel frattempo la MAD ha incominciato ad aprirsi anche ad altre produzioni, non solo animate. E’ iniziato tutto da quel film e poi è venuto fuori di tutto e di più.

Quali sono le fasi attraverso cui vede la luce un film d’animazione?

Per un film d’animazione ci vogliono in genere due o tre anni. C’è un tempo di pensiero e di scrittura, una fase di riflessione e poi di sperimentazione sulle tecniche da adottare. Quando hai una sceneggiatura approvata, si può iniziare lo storyboarding del film, i primi schizzi dei personaggi e delle scenografie. Dopo lo storyboard, che è una sorta di fumetto, ci sono layout e videoboard. Dal layout parte infine il processo di animazione vero e proprio, che significa andare a lavorare fotogramma per fotogramma; l’animazione è solo la parte finale di un processo preparatorio molto lungo.

In Italia si fanno pochissimi film d’animazione; pensate di essere riusciti a dimostrare che si tratta di un linguaggio universale e non di un genere riservato solo ai più piccoli?

In un certo senso abbiamo sdoganato il genere in Italia e ci siamo anche tolti le nostre soddisfazioni in fatto di visibilità. Credo però che per cambiare faccia ad un settore ci vogliano più realtà, una non basta. Il film d’animazione per adulti per ora rimane un prodotto un po’ più di nicchia, anche se a livello globale, anche attraverso le piattaforme di streaming, sta sempre più incominciando a prendere piede. Inoltre c’è un problema legato ai finanziamenti: solo di recente sono state destinate percentuali accettabili di fondi al cinema d’animazione. Penso che pian piano questo settore stia crescendo e noi abbiamo senz’altro partecipato a questo cambiamento.

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