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Sanremo, quella sala vuota che pesa sugli ascolti

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Tutti a scommettere, alla vigilia, sul botto di ascolti, complice il coprifuoco che costringe sul divano di casa anche gli irriducibili della movida. Ma Sanremo 2021 non riesce nell’impresa di superare gli ascolti record dell’anno scorso: la prima serata raccoglie una media di 8 milioni 363 mila spettatori pari al 46.6% di share, scontando un calo di oltre 1,6 milioni e di circa sei punti percentuali. Loro, i due sodali Amadeus e Fiorello, ce l’hanno messa tutta: il primo a dialogare con le poltroncine vuote dell’Ariston, il secondo ormai sdoganato come showman e pronto anche a cantare e a ballare la sigla stile gran varieta’. Ma e’ chiaro che pesa quel vuoto assoluto all’Ariston, come ammettono gli stessi protagonisti. E probabilmente l’abitudine di una parte del pubblico tv, consolidata da mesi di lockdown, a spaziare in un’offerta sempre piu’ multipiattaforma che stuzzica anche la curiosita’ dei piu’ age’. Senza dimenticare la concorrenza: su Sky c’era ieri Juve-Spezia che ha rastrellato il 2,5% e le Iene su Italia 1 hanno rosicchiato un altro 2,5% in piu’ rispetto al risultato del reality La pupa e il secchione, un anno fa. In un’edizione eccezionale, “il dato di ascolto diventa fondamentale, ma secondario, perche’ la soluzione sarebbe stata non fare il festival”, commenta Amadeus. “E’ un Sanremo diverso anche nella costruzione, pensata inizialmente in una situazione di normalita’ e poi trasformata dal Covid. Anche portare il mazzo di fiori con un carrello toglie il lato umano”. E non avere il pubblico significa “guardare nel vuoto, non avere un applauso, un sorriso, una risata, un brusio. E’ quasi un programma radiofonico, ti toglie il fiato, non c’e’ mai una pausa. Perfino Ibrahimovic – dice imitandone il vocione impostato – a un certo punto ha ammesso di essere stanco. A me invece tocca tenere alto il morale della truppa. Faccio i complimenti al regista Stefano Vicario, che non ha mai potuto staccare sulla sala: vuol dire doversi inventare sempre qualcosa. E’ un’edizione che non puo’ essere confrontata con tutte le altre, ma con il particolare momento che vive il Paese. Quello che facciamo e’ al meglio delle nostre possibilita’”. Anche per Rai1 il bilancio della prima serata “e’ positivo”, minimizza il direttore Stefano Coletta. “C’e’ una piccola flessione rispetto all’anno scorso, ma il paragone e’ poco praticabile, perche’ siamo andati in onda un mese dopo, a marzo anziche’ a febbraio, e manca circa un milione e mezzo di teste sulla platea complessiva”. Sull’intera durata (extralarge) della serata, dalle 21.36 all’1.30, davanti alla tv c’erano 17 milioni 934 mila spettatori, oltre 1,3 milioni in meno rispetto a martedi’ 4 febbraio 2020, quando debutto’ il primo festival di Amadeus. Peraltro a Viale Mazzini festeggiano il ringiovanimento del pubblico di Sanremo, “con oltre il 71 per cento di share sulle ragazze di 15-24 anni e quasi il 64% su questo target in generale”, complice il cast scelto dal direttore artistico che ha avuto il coraggio di affiancare Madame, Fulminacci, i Maneskin a nomi consolidati come Arisa, Renga o Orietta Berti. Non e’ un caso che sui social sia stata la serata piu’ commentata di sempre, con 4 milioni di interazioni nelle 24 ore, il 31% in piu’ rispetto al 2020, e l’evento piu’ visto in diretta streaming, con un +45% e un +62% sull’offerta on demand. E poi, riflette anche Coletta, “l’assenza del pubblico, elemento che fa da contrappunto costante e accompagna la ritmica della scaletta, e’ stata una difficolta’ enorme, superata brillantemente”. “Abbiamo vinto perche’ abbiamo fatto il festival, ieri sera e’ accaduto un miracolo”, chiosa il vicedirettore Claudio Fasulo. Il picco in share, pari al 51.90%, e’ stato raggiunto alle 23.23, quando Fiorello ha cantato Se stasera sono qui. In valori assoluti, 14 milioni erano sintonizzati sul festival alle 21.46, quando Amadeus e Fiorello hanno presentato Diodato, mettendosi in posa con lui come un anno fa, nello scatto che l’8 febbraio 2020 immortalo’ la vittoria dell’artista con Fai rumore. Immagine simbolo di un’Italia ancora ignara della minaccia incombente, e insieme del sogno di una nuova normalita’.

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Politica

Sì del Cts a Franceschini, il mondo dello spettacolo ci riprova

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Cinema, teatri, concerti, musei. Dopo la falsa partenza del 27 marzo ci si riprova dal 26 aprile. E questa volta con numeri piu’ grandi, fino a 500 persone al chiuso, mille all’aperto. Con la possibilita’ per le regioni di autorizzare i grandi concerti o gli eventi culturali, purche’ in sicurezza, potendo contare sugli stessi numeri eventualmente consentiti allo sport. E’ sera e il premier Draghi ha gia’ parlato da un po’ quando arriva la notizia che il Comitato Tecnico Scientifico ha accettato in toto le richieste avanzate due giorni fa dal ministro della Cultura Franceschini. Con il via libera al raddoppio delle capienze e pure un accenno alla possibilita’, nel caso che le condizioni epidemiologiche migliorino, di superare questi nuovi paletti andando oltre al 50 per cento appena ottenuto. Soddisfatto, il ministro Pd lancia un segnale ai manifestanti che domani si riuniranno in Piazza del Popolo a Roma chiamati a raccolta dal movimento dei Bauli. “Ringrazio tutti quelli che saranno in piazza, i messaggi che arrivano dal mondo dei lavoratori dello spettacolo sono molto utili”, sottolinea dal palco di una kermesse sulla cultura organizzata proprio oggi dai democratici. Quindi ci si riprova, consapevoli che si tratta di un inizio, di un segnale nella speranza di tempi sempre migliori. A caldo arriva il ringraziamento delle industrie musicali con il ceo della Fimi Enzo Mazza che parla di un “risultato importante, soprattutto perche’ prevede anche il superamento dei limiti standard sulla base di specifiche situazioni e protocolli”. E il presidente di Assomusica Vincenzo Spera – molto critico qualche giorno fa – oggi applaude : “Siamo fiduciosi che questo primo passo vedra’ un progressivo ampliamento verso forme piu’ idonee ai luoghi in cui si terranno gli spettacoli”, scrive. Anche se sottolinea la necessita’ di un percorso progressivo che porti presto a lavorare “in sicurezza ma anche con maggiore sostenibilita’ economica”. Per il cinema e’ il presidente degli esercenti (Anec) Mario Lorini, a parlare di “un primo passo, un segnale” per il settore. Anche se certo, sottolinea anche lui, “in questi termini non si puo’ parlare di ripartenza. Per far ripartire il mercato ci vuole altro”. Tant’e’, e’ comunque un avvio, riconosce il rappresentante delle sale cinematografiche, “se questo sara’ l’inizio di un percorso, scandito da nuove date e nuove aperture, vedremo”. Tanti comunque rimangono alla finestra, in attesa che si chiarisca tutto un po’ meglio. I mal di pancia, le insoddisfazioni, i malumori, sono tanti. Anche perche’ le richieste e i protocolli messi a punto dalle categorie in queste ultime settimane prevedevano altro e di piu’. A partire da criteri diversi per fissare la capienza delle sale, senza numeri uguali per tutti. “Ogni luogo e’ diverso” ripetono un po’ tutti, dai teatri alla lirica, al cinema. “Non si puo’ mettere sullo stesso piano l’Arena di Verona e un teatro di Catania”. C’e’ il tasto dolente dello stop alla vendita di cibi e bevande, che rimane e costituisce un ulteriore aggravio per le imprese. E c’era la richiesta di aprire anche nelle zone arancioni, di consentire i flussi di pubblico da una regione all’altra. Senza dimenticare che tra i limiti che rimangono per tutti, c’e’ lo scoglio del coprifuoco, che viene confermato alle 22. Un paletto ulteriore e certo non da poco per cinema, teatri, concerti, che impone spettacoli serali programmati di fatto nel tardo pomeriggio, alle 19, 19.30. Insomma, e’ difficile, se non impensabile in questi termini che possano arrivare in sala i film piu’ importanti, i grandi titoli rimasti in panchina da mesi. “Il mercato riparte con altre condizioni”, ribadisce Lorini. Franceschini intanto ha segnato il primo punto, convinto ad andare avanti trascinando con se’ il settore che rappresenta. Nel prossimo decreto puntera’ a far inserire l’apertura dei musei (che attualmente potranno riaprire solo dal lunedi’ al venerdi’) anche nel fine settimana. “Non sono la vostra controparte”, ripete anche oggi ai lavoratori dello spettacolo in agitazione, come gia’ aveva detto giorni fa agli occupanti del Globe Theatre. “Sono con voi, il vostro rappresentante nelle istituzioni”. Il Paese ci spera, il ministro lo sa: “Abbiamo bisogno tutti di un’estate con piazze e strade pieni di spettacolo, musica, danza e prosa”.

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Spettacoli

Distanze in teatri e pub, ecco le linee guida delle Regioni per le riaperture

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Due metri di distanza all’interno di palestre, cinema, teatri e nei ristoranti, dove sarebbe vietata la consumazione al banco dopo le 14. Le Regioni propongono le regole per far ripartire il Paese, anche nelle zone rosse. E ora le linee guida per la riapertura delle attivita’, lanciate dai governatori, andranno al vaglio del Comitato Tecnico Scientifico e infine dell’Esecutivo. Ma gia’ nelle prossime ore, nel corso della cabina di regia del Governo, si discuteranno i dati settimanali del contagio in vista dell’adozione delle nuove misure a maggio e della scadenza del decreto del 30 aprile. Con l’Italia in gran parte arancione, a rischiare la zona rossa potrebbe essere la Sicilia, che si aggiungerebbe cosi’ a Puglia, Sardegna e Valle d’Aosta nell’area delle misure piu’ restrittive. La Campania, invece, spera nella ‘promozione’ in arancio. Aldila’ delle zone, il tema al centro del dibattito riguarda le misure di carattere nazionale. A chiederne un calendario sono tutte le forze politiche, che pero’ hanno diversi pareri sulle modalita’ di intervento. Per la Lega “se i dati sono da zona gialla in alcune Regioni” bisognerebbe “allentare un po’ le restrizioni”. E anche se Draghi non ha escluso che qualche apertura venga anticipata gia’ entro la fine del mese (l’ipotesi e’ il 26 aprile), i piu’ rigoristi frenano. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, annuncia pero’ un percorso: “Dobbiamo ascoltare il grido d’allarme dei medici che non possono essere lasciati solo in trincea – dice alla Camera – . Bisogna essere tempestivi nelle chiusure quando serve e abbiamo il dovere di costruire una road map per l’allentamento delle misure sempre approvate all’unanimita’ dal Cdm”. Per il ministro “ci sono le condizioni per guardare con fiducia alla fase che si sta aprendo” e “per raccogliere i primi concreti risultati del lavoro che svolgiamo da mesi grazie alle vaccinazioni”. Anche per il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa, “ci sono condizioni per pianificare una serie di riaperture. Dobbiamo pensare a un piano con date certe e scadenze, per dare modo di organizzarsi alle attivita’ che hanno bisogno di piu’ tempo per farlo, come nel caso del turismo. Ad esempio, agli albergatori dobbiamo dire gia’ oggi che magari da giugno possono mettere in moto la macchina”. Parole che sono una sponda per il presidente della Conferenza delle Regioni: “e’ fondamentale che le istituzioni si muovano di pari passo con i cittadini, superando gradualmente la fase dei divieti e introducendo una nuova stagione di riaperture accompagnate da regole per evitare nuove impennate nella curva dei contagi”, dice Massimiliano Fedriga. Le regole entro le quali sara’ possibile procedere agli allentamenti non sono ancora certe. Su questo e’ al lavoro il Comitato Tecnico Scientifico, ora alle prese con le linee guida delle Regioni. Tra le proposte avanzate nel documento, pero’, sembra difficile che possa essere accolta la possibilita’ di applicare misure analoghe da estendere anche alla zona rossa, oltre a quella di permettere l’utilizzo di docce e spogliatoi in palestre e piscine. Secondo il protocollo dei governatori, le misure previste per l’intero settore della ristorazione “possono consentire lo svolgimento sia del servizio del pranzo che della cena”. Negli esercizi di ristorazione che prevedono posti a sedere non si consuma al banco dopo le 14. Anche il gioco con le carte o con altri materiali di cui non e’ possibile garantire una “puntuale e accurata disinfezione”, dicono le Regioni, sono consentite “purche’ siano rigorosamente rispettate” una serie di indicazioni, come l’uso della mascherina, igienizzazione delle mani e delle superfici di gioco, rispetto della distanza di un metro sia tra i giocatori allo stesso tavolo sia tra tavoli vicini. L’essere vaccinati non fa cadere l’obbligo di utilizzare la mascherina in bar, ristoranti, cinema e teatri. Nei locali al chiuso vanno rispettati i due metri di distanza, all’aperto si riduce a un metro: in entrambi i casi va tenuta la mascherina quando non si e’ seduti. Nuove misure per le riaperture delle palestre, ma no allo sport da contatto fisico. Bisognera’ inoltre regolamentare l’accesso agli attrezzi, delimitando le zone per garantire almeno un metro di distanza tra le persone che in quel momento non svolgono attivita’ fisica e almeno due metri durante l’attivita’ fisica. Per cinema e spettacoli dal vivo, le misure si mantengono se integrate con tamponi all’ingresso, test negativi effettuati nelle ultime 48 ore e completamento della vaccinazione. Almeno un metro di distanza – frontale o laterale – tra spettatori se indossano la mascherina e almeno due metri di distanza qualora le disposizioni prevedano di non indossarla. Si lavora anche alla revisione dei parametri del monitoraggio della cabina di regia sui profili di rischio, con diverse ipotesi: dalla soglia minima sul numero di tamponi da effettuare in ogni regione a dati piu’ recenti per la valutazione dell’Rt, fino ad un tasso di copertura vaccinale di circa il 70% per le fasce a maggiore rischio – over 80 e fragili – da tenere in considerazione nelle varie regioni.

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Alvaro Soler: canto la “Magia” delle piccole cose

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Dal 2015 Alvaro Soler ha tirato fuori dal suo cilindro da cappellaio delle hit un successo dietro l’altro: El Mismo Sol, Sofia, Yo Contigo, Tu’ conmigo, La Cintura, conquistando solo in Italia 20 dischi di platino e totalizzando oltre 4 miliardi di stream globali e piu’ di 2 milioni di album venduti nel mondo. Ora ci riprova con il brano Magia. Una macchina da guerra dei tormentoni, che l’anno scorso a causa, o grazie, alla pandemia, ha preso una pausa. “In 5 anni non mi ero fermato un attimo e avevo bisogno di riflettere su cio’ che era successo, di stare con la mia famiglia e di ritrovare quell’illusione che c’e’ nella musica e che un po’ avevo perso – racconta il cantautore spagnolo-tedesco, in collegamento da Berlino dove vive, nel suo italiano ineccepibile, una delle sei lingue che parla -. Volevo sperimentare cose nuove e scrivere non solo di un hotel e di un aereo, ma di esperienze piu’ personali. Volevo sentirmi libero, anche di non fare a tutti i costi un tormentone. E sono stato produttivo come non mai: ho tirato fuori una quarantina di brani”. Il brano va nel linea dell’energia e della solarita’ tipiche dei pezzi di Soler. “Volevo dare un segnale di speranza, perche’ dopo un anno di Covid hai due possibilita’: continuare con la negativita’ o cercare la magia nelle piccole cose che sono intorno a noi e che dobbiamo essere capaci di vedere, come abbracciare i nostri genitori o un tramonto. La creativita’ rimane, anche se c’e’ il covid. A parte tutte le preoccupazioni – continua – ho percepito una solidarieta’ tra sconosciuti che non avevo mai riscontrato prima, e il desiderio di riunire le persone con la mia musica si e’ risvegliato in me. La musica diffonde speranza e ci aiuta a conservare la fiducia. Magia mi e’ stata ispirata dai fan che continuavano a chiedermi di pubblicare qualcosa, in un periodo cosi’ duro”. Magia da’ anche il titolo al nuovo album dell’artista che uscira’ il 9 luglio e che, racconta, sara’ “molto vario e ricco, e un altro assaggio arrivera’ tra un paio di settimane. Magari potrebbe vedere qualche collaborazione con artisti italiani”, anticipa senza pero’ svelare molto di piu’. Intanto Magia si candida a nuova colonna sonora dell’estate, come le sue “sorelle maggiori”. “Se sara’ un tormentone non lo decido io: i tormentoni li fanno le persone, sono loro che scelgono. Un po’ di ansia c’e’ sempre, ma sono tranquillo nell’essere me stesso: continuo con il mio stile al 100%, senza seguire le mode. La mia musica e’ sempre poco digitale e molto ‘acustica’, con strumenti veri che suonano, per trasmettere il senso dei live”. Ecco, i live. Che sono quasi del tutto congelati ancora, almeno in Italia. “In Germania ci sono i pic-nic concerti, all’aperto. In Spagna si stanno attrezzando molto ed e’ il Paese in cui si suona di piu’. Insomma, se lo vuoi fare, si puo’ fare. Musica discriminata nei confronti dello sport con gli stadi aperti? E’ lo stesso in aereo, dove si sta tutti appiccicati. Ci sono cose che non hanno senso”.

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