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Cronache

Sanremo, confessa l’omicidio della madre: il movente resta ancora un mistero

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Sanremo, confessa l’omicidio della madre: il movente resta ancora un mistero
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Sanremo, Lorella Capano, Filippo Oldani, omicidio, interrogatorio di garanzia, strangolamento, movente, carcere
Riassunto SEO
Filippo Oldani, 20 anni, ha confessato davanti al gip di avere ucciso la madre Lorella Capano nella casa delle vacanze di Sanremo. Il giovane ha parlato di una lite e di una furia incontrollabile, ma gli inquirenti stanno verificando la sua ricostruzione e il possibile tentativo di costruirsi un alibi.
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L’ingresso del palazzo di Sanremo nel quale è avvenuto l’omicidio, con mezzi delle forze dell’ordine all’esterno. Nessuna scritta nell’immagine.
Articolo
La confessione davanti al giudice
Avrebbe strangolato la madre al culmine di una lite, sostenendo di essere stato travolto da una «furia incontrollabile». È la ricostruzione fornita da Filippo Oldani, ventenne studente di Economia aziendale, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Imperia Massimiliano Botti e al pubblico ministero Enrico Cinnella della Porta.
Il giovane ha confessato di avere ucciso la madre Lorella Capano, 58 anni, nella casa delle vacanze della famiglia a Sanremo la sera del 6 luglio. L’arresto è stato convalidato e Oldani resta in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela.
Il racconto della lite
Secondo quanto emerso dall’interrogatorio, madre e figlio avrebbero avuto una discussione molto accesa. Oldani avrebbe raccontato di avere perso il controllo e di avere stretto le mani attorno al collo della donna.
Il giovane non sarebbe però riuscito a ricostruire con precisione le ragioni della lite. Il suo racconto dovrà quindi essere confrontato con gli accertamenti tecnici, l’autopsia, le testimonianze e gli elementi raccolti dai carabinieri.
I dubbi sull’ipotesi del raptus
Gli investigatori mantengono prudenza sull’ipotesi di un gesto improvviso e incontrollato. Subito dopo l’omicidio, infatti, Oldani avrebbe compiuto una serie di azioni che, secondo l’accusa, potrebbero indicare il tentativo di costruire una falsa ricostruzione degli eventi.
Il ventenne sarebbe uscito dall’abitazione passando dal balcone, lasciando la porta chiusa dall’interno. Successivamente avrebbe prenotato un tavolo in un ristorante di corso Mombello, nel centro di Sanremo, specificando di essere solo.
La cena e la telefonata ai soccorsi
Dopo avere cenato, il ragazzo sarebbe rientrato intorno alle 22 e avrebbe contattato i soccorsi. Al telefono avrebbe riferito di non riuscire ad aprire la porta e di essere preoccupato perché la madre non rispondeva né al citofono né al cellulare.
Secondo la Procura, avrebbe invece saputo che la donna era già morta. Sarebbe stato proprio il contrasto tra il comportamento mostrato ai soccorritori e gli elementi raccolti nell’appartamento a indirizzare rapidamente le indagini verso di lui.
Nei primi interrogatori Oldani aveva negato ogni responsabilità e aveva attribuito i segni presenti sul proprio corpo a punture o morsi di insetti. La confessione è arrivata soltanto davanti al gip.
Il movente resta da chiarire
Resta ancora sconosciuta la causa della lite e il possibile movente dell’omicidio. Gli inquirenti stanno analizzando i dispositivi elettronici sequestrati, i rapporti familiari e le ore precedenti alla morte di Lorella Capano.
Ulteriori elementi potranno arrivare dagli esami medico-legali e dalle analisi sulle tracce raccolte nell’abitazione di via Hope.
La confessione rappresenta un passaggio decisivo dell’inchiesta, ma non conclude gli accertamenti. La dinamica, la premeditazione e le ragioni del gesto dovranno essere ricostruite nel corso delle indagini. Per Filippo Oldani vale il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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Avrebbe strangolato la madre al culmine di una lite, sostenendo di essere stato travolto da una «furia incontrollabile». È la ricostruzione fornita da Filippo Oldani, ventenne studente di Economia aziendale, durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip di Imperia Massimiliano Botti e al pubblico ministero Enrico Cinnella della Porta.

Il giovane ha confessato di avere ucciso la madre Lorella Capano, 58 anni, nella casa delle vacanze della famiglia a Sanremo la sera del 6 luglio. L’arresto è stato convalidato e Oldani resta in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela.

Il racconto della lite

Secondo quanto emerso dall’interrogatorio, madre e figlio avrebbero avuto una discussione molto accesa. Oldani avrebbe raccontato di avere perso il controllo e di avere stretto le mani attorno al collo della donna.

Il giovane non sarebbe però riuscito a ricostruire con precisione le ragioni della lite. Il suo racconto dovrà quindi essere confrontato con gli accertamenti tecnici, l’autopsia, le testimonianze e gli elementi raccolti dai carabinieri.

I dubbi sull’ipotesi del raptus

Gli investigatori mantengono prudenza sull’ipotesi di un gesto improvviso e incontrollato. Subito dopo l’omicidio, infatti, Oldani avrebbe compiuto una serie di azioni che, secondo l’accusa, potrebbero indicare il tentativo di costruire una falsa ricostruzione degli eventi.

Il ventenne sarebbe uscito dall’abitazione passando dal balcone, lasciando la porta chiusa dall’interno. Successivamente avrebbe prenotato un tavolo in un ristorante di corso Mombello, nel centro di Sanremo, specificando di essere solo.

La cena e la telefonata ai soccorsi

Dopo avere cenato, il ragazzo sarebbe rientrato intorno alle 22 e avrebbe contattato i soccorsi. Al telefono avrebbe riferito di non riuscire ad aprire la porta e di essere preoccupato perché la madre non rispondeva né al citofono né al cellulare.

Secondo la Procura, avrebbe invece saputo che la donna era già morta. Sarebbe stato proprio il contrasto tra il comportamento mostrato ai soccorritori e gli elementi raccolti nell’appartamento a indirizzare rapidamente le indagini verso di lui.

Nei primi interrogatori Oldani aveva negato ogni responsabilità e aveva attribuito i segni presenti sul proprio corpo a punture o morsi di insetti. La confessione è arrivata soltanto davanti al gip.

Il movente resta da chiarire

Resta ancora sconosciuta la causa della lite e il possibile movente dell’omicidio. Gli inquirenti stanno analizzando i dispositivi elettronici sequestrati, i rapporti familiari e le ore precedenti alla morte di Lorella Capano.

Ulteriori elementi potranno arrivare dagli esami medico-legali e dalle analisi sulle tracce raccolte nell’abitazione di via Hope.

La confessione rappresenta un passaggio decisivo dell’inchiesta, ma non conclude gli accertamenti. La dinamica, la premeditazione e le ragioni del gesto dovranno essere ricostruite nel corso delle indagini. Per Filippo Oldani vale il principio di presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

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Cronache

Triora, il sindaco rinuncia all’indennità ma lo Stato si riprende il contributo: voglio lasciarli al paese

Il sindaco di Triora, Massimo Di Fazio, ha rinunciato alla sua indennità per lasciarla al Comune, ma la Corte dei Conti della Liguria ha stabilito che l’ente deve restituire allo Stato i fondi integrativi per gli stipendi dei primi cittadini, scatenando la protesta dell’amministratore.

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Un paradosso burocratico che penalizza l’altruismo e i piccoli centri di montagna. È quello che sta vivendo Massimo Di Fazio, primo cittadino di Triora — il celebre “paese delle streghe” in provincia di Imperia —, dopo il parere espresso dalla Corte dei Conti della Liguria. La Magistratura contabile ha infatti stabilito l’impossibilità per il piccolo Comune (poco più di 400 abitanti distribuiti su ben 67 chilometri quadrati) di trattenere nei propri bilanci le risorse statali destinate a coprire l’aumento delle indennità di funzione degli amministratori.

Fin dal suo primo insediamento, otto anni fa, il sindaco Di Fazio ha scelto di rinunciare integralmente al proprio stipendio per lasciare le risorse nelle casse comunali. Tuttavia, con la fine della disciplina transitoria scattata il primo gennaio 2026, la normativa prevede che i contributi integrativi dello Stato vengano erogati solo se l’ente versa l’indennità nella misura massima consentita. Se il sindaco rinuncia al compenso, la quota statale aggiuntiva non può essere riutilizzata per servizi o interventi sul territorio, ma deve essere restituita a Roma.

Una decisione che ha suscitato la forte protesta del primo cittadino, da sempre abituato a gestire in prima persona e a proprie spese le criticità di un territorio vasto e complesso: «Se la rinuncia è mia a favore del Comune, per quale motivo non posso decidere dove devono rimanere questi fondi? Non mi faccio rimborsare le spese e facciamo tantissimo volontariato per la comunità. Trovo profondamente ingiusto essere privato di risorse che vorrei unicamente destinare ai miei cittadini».

Nonostante il parere negativo dei giudici contabili, Di Fazio non intende arrendersi e annuncia di voler proseguire la battaglia politica e amministrativa per far valere le ragioni dei piccoli Comuni e del lavoro sul campo.

Meta descrizione SEO Niente fondi statali al Comune se il sindaco rinuncia allo stipendio: la decisione della Corte dei Conti spiazza il primo cittadino di Triora.

Riassunto Il sindaco di Triora, Massimo Di Fazio, ha rinunciato alla sua indennità per lasciarla al Comune, ma la Corte dei Conti della Liguria ha stabilito che l’ente deve restituire allo Stato i fondi integrativi per gli stipendi dei primi cittadini, scatenando la protesta dell’amministratore.

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  • Descrizione: Scorcio suggestivo del borgo medievale di Triora situato sulle montagne dell’entroterra ligure.

  • Alt Text: Vista panoramica del borgo di Triora in Liguria.

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Addio a Varenne: è morto il “Capitano”, leggenda assoluta del trotto mondiale

Varenne si è spento all’età di 31 anni per un infarto fulminante. Nato a Copparo nel 1995, il cavallo trottatore più celebre d’Italia ha segnato la storia dell’ippica vincendo due volte il Grand Slam e collezionando 62 vittorie prima di diventare un acclamato stallone.

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Il mondo dello sport e dell’ippica è in lutto per la scomparsa di Varenne. Il trottatore italiano, ritenuto da esperti e appassionati il più grande e vincente di tutti i tempi, si è spento all’età di 31 anni a causa di un infarto fulminante sopraggiunto durante la notte.

La notizia è stata annunciata sui canali social ufficiali del campione con un toccante messaggio rivolto ai suoi numerosi fan: «È con immenso dolore che diamo la notizia della morte del Capitano. Questa notte Varenne è venuto a mancare e il veterinario ne ha accertato la causa per infarto fulminante. Siamo distrutti e vogliamo ricordarlo insieme a tutti i suoi fan a volare verso le sue vittorie. Oggi Varenne quelle ali le ha messe per viaggiare altrove, corri sempre libero e sempre nostro Capitano, che la terra ti sia lieve». Nel post viene dedicato un pensiero speciale anche a Enzo Giordano, lo storico proprietario scomparso negli anni scorsi: «Raggiungi Enzo lassù». Fu proprio Giordano ad acquistare il cavallo per circa 180 milioni di lire, scommettendo su quel talento unico.

Nato a Copparo nel maggio del 1995 dallo stallone americano Waikiki Beach e dalla fattrice italiana Ialmaz, Varenne ha segnato un’epoca irripetibile nei tracciati internazionali. Guidato dal driver Giampaolo Minnucci, il fuoriclasse ha collezionato 62 vittorie su 73 corse disputate, accumulando oltre 6 milioni di euro in premi. Tra i suoi successi più memorabili spiccano i due Grand Slam consecutivi conquistati nel 2001 e nel 2002, quando si aggiudicò nello stesso anno le tre prove di Gruppo 1 più prestigiose d’Europa: il Prix d’Amerique, il Gran Premio Lotteria e l’Elitloppet.

Dopo il ritiro dalle competizioni agonistiche nel 2002, il “Capitano” ha proseguito una brillante carriera da stallone, generando oltre 2.000 figli e trasmettendo la sua genetica vincente alle generazioni successive dell’allevamento mondiale.

Meta descrizione SEO È morto Varenne, il trottatore più forte della storia dell’ippica. Il “Capitano” si è spento a 31 anni per un infarto fulminante. In carriera vinse 62 gare su 73.

Riassunto Varenne si è spento all’età di 31 anni per un infarto fulminante. Nato a Copparo nel 1995, il cavallo trottatore più celebre d’Italia ha segnato la storia dell’ippica vincendo due volte il Grand Slam e collezionando 62 vittorie prima di diventare un acclamato stallone.

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  • Descrizione: Varenne impegnato al trotto sulla pista di gara, affiancato dal driver Giampaolo Minnucci sul sulky durante un trionfo ufficiale.

  • Alt Text: Il cavallo Varenne con il driver Giampaolo Minnucci durante una corsa di trotto.

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Barano d’Ischia, scoperto resort di lusso abusivo nascosto tra gli scogli: devastata un’area protetta R4

I Carabinieri hanno sequestrato a Barano d’Ischia un resort abusivo mimetizzato nella macchia mediterranea a Capo Grosso – Scarrupata. Costruita in zona a elevato rischio idrogeologico (R4), la struttura comprendeva impianti idrici, elettrici e condotte clandestine. Denunciate quattro persone.

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Un’aggressione sistematica al territorio, perpetrata in una delle aree più fragili e suggestive dell’Isola Verde. I Carabinieri della Stazione di Barano d’Ischia hanno scoperto un vero e proprio villaggio-resort abusivo realizzato in località “Capo Grosso – Scarrupata”, un tratto di costa selvaggio raggiungibile quasi esclusivamente dal mare o attraverso impervi sentieri naturali.

Le indagini, scattate nel mese di luglio, hanno svelato un complesso sistema di opere edificate a ridosso di una parete rocciosa per trasformare la zona in una struttura ricettiva di lusso clandestina. I militari del Nucleo Navale sono dovuti giungere sul posto via mare e raggiungere la riva a nuoto, individuando scale in ferro e legno ancorate alla roccia per 16 metri e una rete di tubazioni idriche intubate nel sottosuolo per oltre 120 metri. L’area, livellata con uno sbancamento di terreno per posizionare una struttura di 32 metri quadrati, era dotata di impianti elettrici nascosti in una grotta naturale, adibita a deposito per un gruppo elettrogeno e motori artigianali.

Per eludere i controlli aerei e marittimi, l’intero abuso era stato occultato sotto una rete mimetica vegetata integrata nella macchia mediterranea. Il successivo sorvolo dei droni ha consentito di mappare con precisione l’impatto dei manufatti su un’area classificata dal Piano Paesaggistico Regionale come “Coste Alte”, soggetta a vincolo sismico e ricadente in zona R4 — ossia a rischio frana molto elevato — in prossimità di un impluvio naturale per il deflusso delle acque piovane.

Considerato il concreto pericolo di prosecuzione dei lavori, testimoniato dal rinvenimento di attrezzi e materiali edili pronti all’uso, i Carabinieri e l’Ufficio Tecnico Comunale hanno eseguito due sequestri preventivi d’urgenza. Quattro persone, tra proprietari e comproprietari dei terreni, sono state denunciate alla Procura per reati edilizi, paesaggistici e per danneggiamento di beni ambientali. Le perizie tecniche hanno escluso ogni possibilità di sanatoria per le opere realizzate.

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