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Sanremo: Achille Lauro, il mio festival All-in

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Genio o fake? Creativita’ o scopiazzatura? Nessuno come Achille Lauro, nel panorama attuale della musica italiana, riesce ad essere cosi’ divisivo. O lo si ama o lo si odia, niente vie di mezzo. Per alcuni, il trasformismo e la teatralita’ che mette in scena rappresentano solo una timida eco di quello che furono David Bowie o Renato Zero (e lo stesso Lauro non nasconde rimandi diretti). Eppure, fermi tutti: arriva lui. Ospite fisso al festival di Sanremo (dopo due partecipazioni consecutive in gara nel 2019 e nel 2020), Achille Lauro e’ stato protagonista di cinque quadri (come li ha voluti definire Amadeus, “vere e proprie performance”) che declinati nelle cinque serate hanno rappresentato un viaggio onirico e un po’ psichedelico (nonche’ in alcuni punti criptico) nei generi musicali “per interpretarne l’essenza”. Una scelta che rivendica con orgoglio. “Ho lavorato mesi e mesi sul progetto che ho portato al festival. Non e’ stato solo un ‘vengo qua e mi metto un costume’, non c’e’ stata voglia di fare scalpore o di essere trasgressivo a tutti i costi”, spiega l’artista romano, camicia traforata, unghie laccate e occhi bistrati di nero, che e’ stato statua greca, sposa senza velo, guerriero di piume che piange lacrime di sangue. “Il mio festival e’ stato un All-in, un giocarmi tutto”. “Interpretare e scrivere per me sono la stessa cosa. La musica oggi si guarda anche e quando Amadeus mi ha chiamato ho voluto pensare a un progetto ampio che andasse oltre la mia zona di comfort – continua -. E come ha detto Elodie, anche se non fossi stato all’altezza, sono contento di essere stato preso in considerazione”, aggiunge poi senza escludere un possibile ritorno in futuro all’Ariston. In gara o no. “Vivo le cose come vengono. Dopo Rolls Royce (Sanremo 2019), la settimana successiva ho maturato l’idea di Me ne frego (Sanremo 2020). Dopo Me ne frego avevo detto che il mio festival si concludeva li’. Poi e’ nata questa opportunita’ e l’ho colta. Non escludo niente, tranne la conduzione: quella la lascio ai professionisti”. All’Ariston ha portato il glam rock (“il coraggio di essere se stessi”), poi il rock and roll (“leggerezza e spensieratezza, con il bacio tra Claudio Santamaria e Francesca Barra che oggi rappresenta qualcosa di forte”) e l’omaggio agli incompresi con il pop (“perche’ in Italia e’ banalizzato, ridotto a qualcosa di frivolo e noi lo abbiamo teatralizzato con Monica Guerritore ed Emma”) e il punk senza regole (“che e’ casino e con Fiorello era perfetto perche’ avrebbe legittimato messa in scena”), sancito anche dal bacio sulla bocca con lo storico chitarrista e produttore Boss Doms (momento sancito da un picco di oltre cinquemila tweet in un minuto) e con l’omaggio al quadro La liberta’ che guida il popolo e al Sid Vicious di May Way che scende la scala. Per la serata finale ha scelto la sua C’est la vie, con un omaggio all’orchestra. “Il mio progetto e’ partito dall’idea che la musica non e’ intrattenimento e passatempo ma ha influito in modo profondo sull’umanita’, ha cambiato la storia, il modo di pensare delle persone, ha liberato le donne”. Lauro non dimentica il valore simbolico del palco di Sanremo: “questo in particolare e’ importantissimo, per chi e’ davanti e chi e’ dietro: c’e’ una macchina enorme che e’ bloccata. E’ questa e’ una piccola speranza di ripartenza”. Felice della scelta di chiamare Achille Lauro e’ Amadeus convinto che “non poteva che essere lui il principe della rivoluzione musicale messa in atto al festival. Performance artisticamente altissime, che avevano bisogno di una connotazione autonoma e indipendente”.

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Giorgio Diritti sbanca ai David di Donatello con sette statuette

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VOLEVO SOLO NASCONDERMI di Giorgio Diritti sbanca ai David di Donatello con sette statuette (film, regia, attore protagonista Elio Germano, scenografia, fotografia, acconciatore e suono). Grande sconfitto invece HAMMAMET di Gianni Amelio che conquista solo il trucco (aveva 14 candidature), mentre L’INCREDIBILE STORIA DELL’ISOLA DELLE ROSE di Sidney Sibilia si porta a casa tre premi: miglior attrice non protagonista e attore non protagonista (andati rispettivamente a Matilda De Angelis e Fabrizio Bentivoglio) e effetti visivi. Stesso destino per MISS MARX di Susanna Nicchiarelli che ottiene miglior costumi, compositore e produttore. E tutto questo in un’edizione, la 66/ma, con film necessariamente ‘stagionati’ dalla pandemia, ma piena di autentiche emozioni. La serata, opportunamente declinata sullo spettacolo in diretta su Rai1 con la conduzione di Carlo Conti, cosi’ non delude grazie alle performance di premiati e non, come Sophia Loren, Sandra Milo (David alla carriera), Monica Bellucci e Diego Abatantuono (David Speciale) a cui si aggiunge una Laura Pausini, che canta dal Teatro dell’Opera di Roma ‘Io si’ (singolo premiato agli ultimi Golden Globes e candidato agli Oscar) e, infine, nel segno della cronaca le targhe David d’onore a tre professionisti sanitari, Silvia Angeletti, Ivanna Legkar e Stefano Marongiu per il loro impegno nella battaglia contro la Pandemia. Tra i momenti piu’ suggestivi, quello davvero commovente della figlia giovanissima di Mattia Torre, Emma, che ricevendo il premio per la miglior sceneggiatura di FIGLI per il padre prematuramente scomparso (“bravo papa’”) lo dedica “alla mamma che non arrende mai e al fratellino Nico” tra la commozione di tutti, con le telecamere ad inquadrare le lacrime irrefrenabili di Valerio Mastrandrea, grande amico di Mattia e protagonista del film con Paola Cortellesi. Ed ancora commozione per una fragile ed emozionata Sophia Loren, miglior attrice protagonista con LA VITA DAVANTI A SE’ diretta dal figlio Edoardo Ponti che le ha stretto la mano per tutta la serata: “Pensare – dice con voce spezzata – che un altro David l’ho preso sessanta anni fa e, nonostante questo, sembra la prima volta, l’emozione e la gioia sono le stesse. Forse sara’ il mio ultimo film – aggiunge l’attrice 86enne molto emozionata – ma ho ancora voglio di farne un altro: senza il cinema non posso assolutamente vivere”. C’e’ poi l’omaggio a Gigi Proietti, una standing ovation guidata dal suo allievo e amico Enrico Brignano e quello del figlio di Ennio Morricone, Andrea, al padre dirigendo dal Teatro dell’opera brani da NUOVO CINEMA PARADISO e C’ERA UNA VOLTA IN AMERICA a MISSION. Tra gli altri premi, Pietro Castellitto e’ il miglior regista esordiente per I PREDATORI e vince anche il suo MI CHIAMO FRANCESCO TOTTI di Alex Infascelli come miglior documentario. TOLO TOLO di Zalone, oltre a ricevere il David dello spettatore si porta a casa un po’ a sorpresa con Immigrato anche la miglior canzone originale battendo Laura Pausini.

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Spettacoli

Pure Cattelan dice ‘ciao ciao’ a Sky e “per essere felice” ne va su Netflix per fare “Una semplice domanda”

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Alessandro Cattelan approda su Netflix: si intitola ‘Una semplice domanda’ il docushow in otto puntate, prodotto da Fremantle, di cui Cattelan e’ autore e protagonista, che portera’ l’ex conduttore di X Factor sulla piattaforma. Le riprese sono attualmente in corso e il debutto e’ previsto entro la fine del 2021 in tutti i Paesi in cui il servizio e’ attivo. L’idea di questo nuovo show nasce in una sera d’estate da una riflessione di Cattelan in risposta ad una domanda, solo in apparenza semplice, di sua figlia Nina: “Papa’, come si fa a essere felici?”. “Sai, essere felici…ero convinto di sapere qualcosa sulla felicita’. Ho una bella famiglia, sono in salute, ho un bel lavoro, dovrei sapere cosa sia la felicita’. E allora perche’ mi ha messo in crisi quella che in fin dei conti e’ solo Una semplice domanda?”. Ed e’ proprio la ricerca della risposta a questa domanda, ‘come si fa ad essere felici?’, al centro di questo percorso alla scoperta degli elementi necessari per ottenere la formula perfetta per la felicita’. Per realizzare il suo scopo Cattelan viaggera’, in Italia e all’estero, intervistando e condividendo esperienze uniche con personaggi in grado di aiutarlo in questa missione. Un tema diverso per ogni puntata. Interviste, esperienze e riflessioni tenute insieme da un linguaggio visivo che spazia nei generi, dal docu al filmico passando per il real, dando un carattere identificativo ai diversi approcci narrativi, con uno stile omogeneo ed unico. Netflix lancia il programma di Cattelan con un’operazione di marketing a Roma e Milano. Dalla sera del 9 maggio in piazza Campo de’ Fiori a Roma e in piazza San Babila a Milano campeggiano due led wall con la frase ‘Spoiler Alert’: da questa mattina le schermate si sono riempite a suon di tweet con l’hashtag #unasemplicedomanda, il titolo del docushow, fino a rivelare adesso il volto del conduttore.

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Cinema

David speciale alla Bellucci icona bellezza italiana

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Dopo quello a Diego Abatantuono di sei giorni fa, arriva oggi a Monica Bellucci il David Speciale 2021 che le sara’ consegnato nel corso della 66/a edizione dei Premi David di Donatello, il prossimo 11 maggio in diretta in prima serata su RAI 1. Una sorta di giusto riconoscimento da parte dell’Accademia del cinema italiano verso un’attrice, vera icona di bellezza al livello internazionale, ma con pochissimi premi e comunque nessun David. Per lei solo una candidatura a questo premio nel 2003 per ‘Ricordati di me’ di Gabriele Muccino. Poi nel 1988 due Globi d’oro della stampa estera come miglior attrice per ‘L’ultimo Capodanno’, un Globo d’oro europeo nel 2005 e, infine, due Nastri d’argento dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici ottenuti rispettivamente come attrice non protagonista in ‘Ricordati di me’ nel 2003 e nel 2017 per ‘Sulla via lattea’. Tra i privilegi di questa attrice nata a Citta’ di Castello 56 anni fa, il fatto di piacere anche molto alle donne, non aver utilizzato per ora mai ritocchi estetici e non aver paura di invecchiare. Dalla sua ha anche una grande capacita’ di autoironia: In ‘Chiami il mio agente’, la serie tv cult di Netflix, un uomo che non la riconosce le dice: “Lo sai che assomigli a Monica Bellucci? Ma e’ una tale cretina, non ha niente da dire”. Due figlie, Deva, sedici anni e mezzo, e Le’onie, undici, entrambe avute dall’attore Vincent Cassel, l’hanno resa, ha affermato in diverse interviste, piu’ saggia e meno in conflitto anche con il mondo maschile. Nel giugno 2017 l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences l’ha invitata come membro fisso in rappresentanza dell’Italia a far parte della giuria di votanti responsabili di assegnare i Premi Oscar. Nel suo ultimo film, ‘The Girl in the Fountain’, diretto da Antongiulio Panizzi, interpreta Anita Ekberg. Qui la Bellucci, in versione bionda, si misurera’ nella celebre scena della Fontana di Trevi. Si tratta di una biopic sulla star svedese che coniuga realta’ e mito. “Una carriera stellare e tuttavia saggia, che parte da Citta’ di Castello e dalla nostra commedia, e si lascia valorizzare da grandi autori come Francis Ford Coppola e Giuseppe Tornatore diventando subito internazionale, con in piu’ la devozione del cinema francese dalla sua parte – cosi’ Piera Detassis, Presidente e Direttore Artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Il David Speciale a Monica Bellucci – continua la Detassis – riconosce la sua bellezza unica ma soprattutto la capacita’ di giocare d’azzardo e provocazione, come nel caso di Irre’versible, alternando registi riconosciuti a giovani debuttanti o innovatori e scegliendo quasi sempre lo slancio d’autore, dai Wachowski a Virzi’, da Sam Mendes a Maria Sole Tognazzi, da Terry Gilliam a Kusturica, da Claude Lelouch a Kaouther Ben Hania. Bellucci incarna la rara capacita’ di essere icona globale, senza perdere di vista il lavoro creativo e la comunita’ artistica. Carismatica, cosmopolita e insieme profondamente italiana”.

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