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Politica

Sanità, doppia bocciatura alle misure del Governo: Gimbe e medici dell’emergenza critici

Fondazione Gimbe e medici dell’emergenza bocciano le misure del Governo sulla crisi del personale sanitario: mancano risorse e soluzioni strutturali.

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Una doppia bocciatura in poche ore investe le misure su cui il Governo sta lavorando per fronteggiare la crisi del personale sanitario. A sollevare le critiche sono, da un lato, la Fondazione Gimbe, dall’altro le società scientifiche dei medici dell’emergenza, che giudicano inefficaci gli interventi annunciati.

La critica di Gimbe alla riforma delle professioni sanitarie

Nel mirino della Fondazione Gimbe c’è il disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie, presentato dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Gli obiettivi dichiarati – rendere più attrattivo il servizio pubblico, riequilibrare la distribuzione dei professionisti e colmare le carenze in alcune specializzazioni – vengono definiti “condivisibili”.

Ma il nodo centrale, secondo Gimbe, è l’assenza di risorse dedicate. In audizione alla Camera, il presidente Nino Cartabellotta (nella foto Imagoeconomia) ha avvertito che, senza alcun impegno finanziario, la riforma rischia di restare “lettera morta”.

Il nodo delle risorse e il “definanziamento” del personale

Gimbe richiama l’attenzione sull’andamento storico della spesa sanitaria:

  • nel 2012 al personale sanitario era destinato il 39,7% della spesa;

  • nel 2024 la quota è scesa al 36,6%.

Secondo una simulazione della Fondazione, questa riduzione equivale a una perdita virtuale di oltre 33 miliardi di euro. Un dato che, pur non tenendo conto di tutte le trasformazioni del sistema, fotografa un progressivo indebolimento dell’attenzione verso medici, infermieri e operatori sanitari. Un processo che, secondo Cartabellotta, ha alimentato demotivazione, abbandono del servizio pubblico e disaffezione verso alcune professioni e specialità.

Medici sì, infermieri no: le vere carenze

I numeri mostrano una situazione articolata:

  • l’Italia non ha una carenza assoluta di medici, con 5,4 professionisti ogni 1.000 abitanti (secondo posto OCSE);

  • circa 92 mila medici, però, lavorano fuori dal Servizio sanitario nazionale;

  • mancano medici di famiglia (circa 5.500) e specialisti in settori meno attrattivi;

  • la vera emergenza riguarda gli infermieri, con 6,9 per 1.000 abitanti contro una media OCSE di 9,5.

Il fronte dell’emergenza-urgenza e il “no” al Milleproroghe

Forti critiche arrivano anche dai medici dell’emergenza-urgenza. Simeup e Simeu bocciano l’emendamento al Milleproroghe che consente di prolungare l’attività lavorativa dei medici fino a 72 anni.

Secondo i presidenti Vincenzo Tipo e Alessandro Riccardi, si tratta di una misura tampone che non risolve le criticità strutturali, soprattutto nei pronto soccorso e nei contesti di emergenza. Il rischio, avvertono, è quello di rinviare ancora gli interventi necessari e comprimere ulteriormente le prospettive dei medici più giovani, aggravando la crisi di attrattività della sanità pubblica.

Una crisi che resta aperta

Il messaggio che emerge è netto: senza investimenti mirati e riforme strutturali, le misure allo studio del Governo difficilmente riusciranno a invertire la rotta. La crisi del personale sanitario resta uno dei nodi più urgenti del sistema, con effetti diretti sulla tenuta del Servizio sanitario nazionale e sulla qualità delle cure garantite ai cittadini.

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Politica

Referendum giustizia, scontro tra governo e magistratura: Meloni attacca, polemiche sui decreti attuativi

Nuovo scontro sulla riforma della giustizia: Meloni attacca una “parte politicizzata” della magistratura. Polemiche sui decreti attuativi prima del referendum del 22 e 23 marzo.

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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a criticare una parte della magistratura, definita “politicizzata”, accusata di ostacolare le politiche contro l’immigrazione irregolare.

Nel mirino un caso riguardante un cittadino algerino irregolare con numerose condanne alle spalle, per il quale alcuni giudici avrebbero escluso l’espulsione disponendo anche un risarcimento di 700 euro a carico del ministero dell’Interno. Le dichiarazioni arrivano nel pieno della campagna per il referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

I decreti attuativi e la replica di Nordio

Parallelamente si è aperto un nuovo fronte politico sul ministro della Giustizia Carlo Nordio, dopo la notizia che gli uffici del ministero avrebbero iniziato a lavorare ai decreti attuativi della riforma, nonostante l’esito referendario sia ancora incerto.

Nordio ha precisato che si tratta di bozze preparatorie, per non farsi trovare impreparati in caso di approvazione del referendum. I decreti attuativi definiscono le modalità concrete di applicazione delle norme e vengono adottati solo dopo l’entrata in vigore delle leggi.

Le critiche delle opposizioni

Le opposizioni parlano di forzatura politica. Il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro, ha definito l’iniziativa una “guerra ai magistrati”. Il M5s accusa il governo di arroganza e sostiene che i decreti sarebbero già pronti.

Il Pd ha chiesto che Nordio riferisca in Aula. Il presidente del M5s Giuseppe Conte ha contestato anche la richiesta dell’elenco dei finanziatori del comitato per il “No” vicino all’Associazione Nazionale Magistrati, definita dal ministro un atto dovuto su richiesta parlamentare.

Le tensioni nella maggioranza

Anche all’interno della maggioranza non sono mancate osservazioni. Il vicepremier Matteo Salvini ha invitato a evitare aggettivi e attacchi personali, richiamando la necessità di concentrarsi sul merito della riforma.

Dal governo si sottolinea che vi è disponibilità al confronto tecnico sulle norme attuative, posizione già espressa dal sottosegretario Alfredo Mantovano e ribadita da Nordio.

Nuove polemiche sulla campagna referendaria

Si apre inoltre un ulteriore fronte sulle spese per la campagna referendaria. Angelo Bonelli (Avs) ha sollevato la questione dell’utilizzo dei fondi dei gruppi parlamentari di Fratelli d’Italia, mentre il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami ha respinto le accuse, sostenendo la correttezza delle procedure.

Il confronto politico si intensifica dunque a poche settimane dal voto referendario, in un clima segnato da tensioni tra governo, magistratura e opposizioni, con la riforma della giustizia al centro del dibattito pubblico.

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In Evidenza

Brevetti green, Italia terza in Europa: 295 domande e boom nelle tecnologie climatiche

L’Italia è terza in Europa per brevetti green con 295 domande. Le imprese innovative in tecnologie ambientali fatturano di più, esportano e attraggono capitali esteri.

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L’Italia si colloca al terzo posto in Europa per numero di brevetti green, con 295 domande, dietro Germania (1.632) e Francia (729). Il dato emerge dallo studio “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Nella classifica generale delle imprese con brevetti sul totale delle aziende, l’Italia è ancora terza con 16,5 imprese brevettatrici ogni 1.000, dopo Germania (21,6) e Austria (18,9).

Manifattura e territori trainanti

A livello territoriale, Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte guidano per numero di brevetti, grazie alla tradizione manifatturiera e alla capacità di trasformare ricerca e know-how in soluzioni applicative.

Il settore manifatturiero è il principale motore delle domande italiane di brevetto europeo verde. Seguono ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%).

Tra il 2019 e il 2024, 578.450 imprese – pari al 38,7% del totale – hanno realizzato eco-investimenti, confermando una crescita costante degli investimenti in sostenibilità.

I settori chiave e la crescita record

L’Italia registra risultati significativi nella mobilità sostenibile, che rappresenta il 31% dei brevetti legati alla mitigazione dei cambiamenti climatici. Spiccano anche l’efficienza energetica nell’edilizia, la gestione dei rifiuti e delle acque reflue e le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, cresciute del 270% nell’ultimo decennio.

Secondo Ermete Realacci (nella foto Imagoeconomica col ministro Urso), il Paese dimostra capacità di innovazione nei settori ambientali, ma occorre rafforzare gli investimenti in ricerca e replicare il modello dell’economia circolare in ambiti come elettrificazione ed energie rinnovabili.

Imprese green più forti e più internazionali

Le imprese che depositano brevetti green generano un fatturato medio di 382 milioni di euro, contro i 41 milioni delle non green, e presentano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000).

Oltre la metà (57,8%) esporta, per un valore superiore a 63 miliardi di euro, con mercati diversificati. Inoltre, il 41,9% di queste imprese ha partecipazioni estere, contro il 31,7% delle altre.

Il capitale umano risulta più qualificato: il 29,7% degli addetti è laureato, con una quota rilevante in discipline Stem.

Per Giuseppe Tripoli, la crescita del 44,4% dei brevetti green tra 2012 e 2022 è un segnale positivo, ma resta da migliorare il rapporto tra ricerca e impresa e la consapevolezza del valore della tutela giuridica.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso  ha sottolineato che l’Italia può essere leader nel riciclo e nella valorizzazione delle materie prime seconde, rafforzando così la propria autonomia strategica in un contesto globale competitivo.

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Politica

Tajani convoca l’ambasciatore iraniano dopo il gesto contro Mattarella

Un parlamentare iraniano ha strappato l’immagine del presidente Sergio Mattarella. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani convoca l’ambasciatore iraniano.

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Un parlamentare iraniano ha strappato l’immagine del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’episodio è stato definito “increscioso” dal ministro degli Esteri.

La notizia è stata resa nota dal titolare della Farnesina, che ha espresso solidarietà al capo dello Stato.

La convocazione dell’ambasciatore

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore iraniano in Italia.

La decisione rientra nelle prerogative diplomatiche del governo italiano in presenza di episodi ritenuti offensivi nei confronti delle istituzioni della Repubblica.

Al momento non sono stati diffusi ulteriori dettagli sulle circostanze in cui si è verificato il gesto né sulle eventuali conseguenze nei rapporti tra Roma e Teheran.

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