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Salute

Sanità, Aldo Patriciello: Napoli guiderà la riscossa nella ricerca scientifica

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“Napoli deve essere capoluogo del Mediterraneo, deve puntare sui giovani e sulle eccellenze. Dobbiamo avere la forza di trattenere i nostri giovani fornendo loro ambienti ideali, tecnologie, un clima di organizzazione serena perché altrimenti esportiamo cervelli e indeboliamo l’intero Mezzogiorno. L’Europa ha messo a disposizione tantissimi fondi per la ricerca. Napoli può guidare una riscossa nella sanità e nella ricerca di cui abbiamo bisogno in Italia e in Europa”. Così l’eurodeputato di Forza Italia Aldo Patriciello a margine del First Naples Healthcare Summit.

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Tumore seno aggressivo,anticorpo riduce rischio morte di 36%

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Nuovo, significativo passo avanti contro il tumore al seno di tipo Her2 positivo non operabile e/o metastatico, una forma più aggressiva che riguarda circa un caso su 5 di cancro alla mammella: l’anticorpo monoclonale coniugato Trastuzumab deruxtecan, specificamente ingegnerizzato per essere diretto contro il recettore Her2, ha evidenziato una riduzione del 36% del rischio di morte e ha migliorato la sopravvivenza libera da progressione di malattia di 22 mesi in pazienti precedentemente trattate con terapie anti-Her2.

Sono i risultati dello studio Destiny-Breast03 presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium (Sabcs 2022) e pubblicati su Lancet. Lo stesso anticorpo, nello studio di fase 3 DESTINY-Breast02, ha inoltre dimostrato un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione di malattia rispetto alla chemioterapia. Nel 2020, in Italia, “sono stati stimati circa 55mila nuovi casi di tumore della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione – afferma Saverio Cinieri, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica Aiom -. Oggi nei casi in cui è presente l’iper-espressione del recettore Her2, è possibile utilizzare farmaci molto efficaci che colpiscono selettivamente le cellule malate risparmiando così quelle sane. È questo il caso degli anticorpi coniugati, come trastuzumab deruxtecan.

I dati aggiornati degli studi Destiny-Breast03 e Destiny-Breast02 evidenziano il potenziale di questa terapia innovativa che nel trattamento di seconda linea delle pazienti con carcinoma metastatico Her2 positivo è in grado di controllare la malattia, migliorare la qualità di vita e ritardare il tempo al deterioramento clinico”. Lo studio ha evidenziato che nel braccio trastuzumab deruxtecan circa il 77,4% delle pazienti era vivo a due anni rispetto al 69,9% delle pazienti trattate con la precedente terapia standard (Trastuzumab Emtansine).

Le pazienti con carcinoma mammario metastatico Her2 positivo, sottoposte a precedenti terapie, “nella maggioranza dei casi vanno incontro a una progressione della malattia in meno di un anno – spiega Giuseppe Curigliano, direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. È notevole il beneficio riscontrato nelle pazienti che hanno ricevuto trastuzumab deruxtecan in Destiny-Breast03, uno studio che ha incluso 524 pazienti. Questo vantaggio è stato osservato anche nelle donne con metastasi cerebrali”.

Lo studio Destiny-Breast03, sottolinea anche Giampaolo Bianchini, responsabile Gruppo mammella, Dipartimento di oncologia dell’Ircss Ospedale San Raffaele di Milano, “mostra che la sopravvivenza libera da progressione di malattia è quadruplicata rispetto alla terapia di riferimento, arrivando a 28,8 mesi, un miglioramento di quasi 2 anni. Un vantaggio di entità mai osservata prima nel carcinoma mammario, associato anche ad un miglioramento significativo della sopravvivenza. Trastuzumab deruxtecan si candida quindi quale nuovo standard di cura per le pazienti in seconda linea di terapia per il carcinoma mammario metastatico Her2-positivo”.

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Salute

I migliori ospedali italiani a Rozzano e Ancona

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Dai tumori agli interventi per la frattura del femore, passando per le cure per il cuore, sono l’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) e l’Azienda Ospedaliera Universitaria delle Marche, ad Ancona, i due ospedali che hanno fornito migliori cure ai cittadini. Le due strutture sono state premiate dall’Agenzia Nazionale per i Servizi sanitari regionali (Agenas) in quanto uniche ad aver ottenuto “semaforo verde”, cioè valutazione alta, per almeno 6 aree cliniche. Dai risultati del Programma Nazionale Esiti (Pne), però, emerge anche molto altro: nel 2021 sono stati registrati mezzo milione di ricoveri in più rispetto al 2020, anche se restano molto meno rispetto ai livelli pre Covid. Restano forti le disuguaglianze tra regioni ma le cure per tumore hanno visto “importanti segnali di ripresa”.

Il quadro fornito dal Pne parla di un’Italia che cerca, con fatica, di recuperare il terreno perso a causa dell’emergenza Covid-19. Nel 2021 sono stati registrati ben 501.158 ricoveri in più rispetto al 2020, ma restano comunque 1,2 milioni in meno rispetto al 2019. L’analisi ha preso in considerazione 194 indicatori, relativi sia all’assistenza ospedaliera che territoriale, come ospedalizzazione evitabile, esiti a lungo termine e accessi impropri in pronto soccorso. I dati dimostrano “una tenuta del sistema, in particolare per la tempestività di accesso a cure urgenti”. Quanto alle cure oncologiche, nel 2020, si era verificata una forte riduzione degli interventi per tumore della mammella, con 6.300 ricoveri in meno rispetto al 2019. Nel 2021 si assistite, invece, a “un’importante ripresa, con un aumento di 6.700 interventi rispetto all’anno precedente e un riallineamento” rispetto al pre Covid. Ma ancora una donna su 4 viene operata in ospedali che effettuano meno di 150 interventi l’anno.

Tra i 5 che ne hanno registrati di più nel 2021 ci sono Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Policlinico Gemelli di Roma, Ospedale Careggi di Firenze, Irccs Istituto Nazionale Tumori di Milano. Solo uno tra i primi 10, l’Humanitas istituto Clinico Catanese di Misterbianco, si trova in una regione del Sud Italia. Uno dei più frequenti motivi di ricovero in Italia è la frattura del femore, anche questi diminuiti nel 2020. Nel 2021 c’è stato un leggero aumento, di circa 2.600 in più, che ha riavvicinato ai numeri del pre pandemia. Quasi tutti, inoltre, sono stati effettuati in ospedali con alti volumi di attività chirurgica, indicatore associato a un miglior esito delle cure. Mentre la proporzione di over 65 operati entro 48 ore, altro indicatore di buona assistenza, è rimasta intorno al 50%. Le strutture che nel 2021 hanno trattato più di 100 fratture del femore sono 327 e le 5 che ne hanno eseguiti di più sono: Ospedale Umberto I di Siracusa, Ospedale Pertini e Campus Biomedico di Roma, Ospedale S. Giovanni di Dio di Agrigento, Ospedale di San Donà di Piave (VE).

“La qualità delle cure – ha commentato il direttore Agenas Domenico Mantoan – inizia a essere diffusa sul territorio e non più solo una prerogativa del Nord”. Quanto alla protesi d’anca, nel 2020, c’erano stati 19.167 ricoveri in meno rispetto al 2019, pari a -18%. Nel 2021 però “si è registrata una ripresa consistente, con 115.097 interventi”, 18mila in più rispetto al 2020. Per quanto riguarda le malattie cardiovascolari, nel 2021 ci sono stati 900 ricoveri in più rispetto al 2020, anche se sono stati 11.300 in meno rispetto al pre pandemia. “Recuperare i ritardi provocati dall’emergenza Covid – ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci – è una delle mie priorità, così come superare le disuguaglianze nell’accesso alle cure”. Per “affrontare le liste d’attesa e le prestazioni non erogate a causa del Covid”, ha aggiunto, “servono appropriatezza e rigore”. La fotografia scattata, ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, mostra che “nonostante l’emergenza Covid, il sistema nel complesso ha tenuto, ma ci sono aree dove migliorare a livello regionale e locale”. I risultati, conclude Enrico Coscioni, presidente Agenas, “confermano come la pubblicazione dei dati sia uno strumento fondamentale di governo del sistema” e “per intervenire sulle criticità”.

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Presidio specialistico polifunzionale “San Gennaro” di Napoli, apre oggi un nuovo ambulatorio di dermo-chirurgia

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Un nuovo ambulatorio arricchisce da oggi l’offerta assistenziale del “San Gennaro”, Presidio polispecialistico polifunzionale dell’ASL Napoli 1 Centro. Da oggi è infatti attivo un ambulatorio di dermo-chirurgia, grazie al quale i cittadini potranno facilmente affrontare malattie cutanee primitive ulcerative o ulcere cutanee croniche secondarie. Un nuovo ambulatorio che avrà un impatto concreto sulla vita di moltissimi pazienti, che spesso devono affrontare anche patologie concomitanti. La compresenza di patologie quali stasi venosa, diabete o altre malattie metaboliche, patologie cardiovascolari, patologie renali e squilibri idro-elettrolitici, favorisce la cronicizzazione delle lesioni cutanee impedendone la guarigione, nonostante la terapia farmacologica specifica. Nel nuovo ambulatorio, che si avvale della collaborazione dell’Unità Operativa di Cure Palliative, diretta dal dr. Antonio Maddalena, tutte le lesioni saranno trattate con l’ausilio di “medicazioni avanzate” specifiche, a seconda dello stato clinico della lesione cutanea, in grado di contribuire alla terapia sistemica. Ogni caso sarà valutato collegialmente, in maniera multidisciplinare, da una equipe medica composta dal dr. Raffaele Mozzillo – dermatologo responsabile dell’ambulatorio, dalla dr.ssa Rosina Foresta – specialista in Chirurgia Generale, dal dr. Orlando Zagaria – dirigente medico dermatologo. L’ambulatorio sarà aperto ogni mercoledì e venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, sarà possibile accedere previa prenotazione CUP su richiesta del medico di medicina generale.

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