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Politica

San Carlo, approvato il bilancio ma restano tutti i nodi politici e istituzionali

Il Consiglio di indirizzo del Teatro di San Carlo approva il bilancio di previsione 2026, ma le tensioni tra Comune e Regione restano irrisolte. Futuro artistico ancora fermo.

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Il Consiglio di indirizzo del Teatro di San Carlo ha approvato il bilancio di previsione per l’anno in corso, ma la seduta non ha sciolto nessuno dei nodi che hanno segnato la vita del Lirico nel 2025. Le fratture politiche e istituzionali restano tutte sul tavolo, a partire da quelle apertesi la scorsa estate con la nomina del sovrintendente.

Lo scontro sulla nomina di Macciardi

Ad agosto, il voto di Riccardo Realfonzo, designato dall’allora presidente della Regione Vincenzo De Luca, mise in minoranza il sindaco di Napoli e presidente della Fondazione Gaetano Manfredi, portando alla nomina di Fulvio Adamo Macciardi come sovrintendente.
Una scelta che Manfredi non condivise, tanto da promuovere una serie di ricorsi, tutti respinti sia dal Tribunale civile sia dal Tar.

Il primo Cdi del 2026 e la mossa della Regione

Quella andata in scena è stata la prima riunione del Cdi del 2026 e anche la prima sotto la guida della Regione Campania presieduta da Roberto Fico. A sorpresa per il Comune, la Regione ha confermato Realfonzo come proprio rappresentante al tavolo.
«Dovete chiederlo alla Regione, non a me», ha tagliato corto Manfredi. Da ambienti vicini a Palazzo Santa Lucia emerge che Realfonzo avrebbe incontrato Fico nei giorni precedenti. Del contenuto del colloquio poco è filtrato, ma l’esito è stato chiaro: la conferma del docente, già assessore con Rosetta Iervolino e Luigi De Magistris prima dell’esperienza con De Luca. In Comune la scelta viene letta con evidente insofferenza.

Il progetto artistico che non arriva

La riunione avrebbe dovuto segnare anche il debutto di Macciardi con l’illustrazione del progetto artistico per il 2027. In realtà, ciò che va in scena in questi mesi è ancora la stagione programmata dall’ex sovrintendente Stéphane Lissner.
Il confronto sul futuro artistico si è arenato in un clima definito da più presenti come glaciale. Prima di entrare in Cdi, Manfredi ha chiarito: «Sul progetto artistico di Macciardi non mi è arrivata ancora nessuna relazione. I punti fermi sono due: internazionalizzazione del Teatro ed equilibrio dei conti».

Le dichiarazioni all’uscita

Al termine della riunione il sindaco è stato netto: «Non abbiamo parlato della proposta artistica, ma solo del bilancio di quest’anno, coperto dalla stagione lirica già approntata da Lissner. Ora aspettiamo la proposta del sovrintendente per la prossima stagione».
Più attendista la posizione di Macciardi: «Non era all’ordine del giorno. Abbiamo fatto una prima riunione, posto le questioni. Il clima era sereno, dobbiamo costruire un futuro».

Il vero nodo: gli equilibri nel Cdi

Per il Comune, il problema centrale resta l’equilibrio dei rapporti interni al Consiglio di indirizzo. La permanenza di Realfonzo viene vista come un fattore che riduce il peso decisionale di Manfredi, pur presidente della Fondazione. In Municipio ci si attendeva un segnale diverso dalla Regione, che invece ha mantenuto l’assetto già in vigore sotto De Luca.

Numeri e prospettive ancora incerte

Nel comunicato ufficiale si parla di «ampia collaborazione istituzionale», ma nella sostanza la riunione è servita solo ad approvare il bilancio. Il futuro del San Carlo resta tutto da scrivere.
Nel documento contabile i finanziamenti dei soci istituzionali ammontano a 24,5 milioni di euro. Resta bloccato il fondo da 25 milioni della Fondazione per la patrimonializzazione del Teatro. Accantonato il progetto Palazzo D’Avalos, si guarda ora ad altre soluzioni, forse nell’area di San Giovanni, dove il San Carlo ha le proprie officine.
Sette mesi dopo l’esplosione del caso, il Lirico resta sospeso tra conti approvati e un orizzonte artistico e istituzionale ancora tutto da definire.

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Politica

Tommaso Cerno: “Attacchi omofobi perché siamo omosessuali di destra”

Tommaso Cerno denuncia attacchi omofobi sui social dopo la sua partecipazione a Bellamà su Rai2: “Criticati perché siamo omosessuali di destra”.

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Tommaso Cerno interviene sulle polemiche nate sui social dopo la sua partecipazione al programma Bellamà, condotto da Pierluigi Diaco su Rai2.

Nel corso della trasmissione, Cerno e Diaco avevano cantato insieme, accompagnati da un’orchestra, una canzone di Sal Da Vinci. Secondo il giornalista, l’esibizione non aveva alcun riferimento al dibattito politico o al referendum, ma avrebbe comunque suscitato reazioni negative.

Le critiche sui social

Durante la puntata della sua rubrica televisiva “2 di Picche”, in onda su Rai2, Cerno ha spiegato di aver letto diversi commenti sui social che giudica offensivi e discriminatori.

Secondo il giornalista, alcune critiche sarebbero motivate dal fatto che lui e Diaco sono omosessuali e allo stesso tempo esprimono posizioni politiche di destra.

Cerno ha citato tra i commenti ricevuti anche frasi che definisce apertamente omofobe.

Il riferimento al dibattito sui diritti

Nel suo intervento televisivo il giornalista ha sottolineato come, a suo giudizio, le critiche ricevute rappresentino un esempio del clima presente nel dibattito pubblico.

Ha inoltre osservato che, secondo la sua interpretazione, non ci sarebbe stata una presa di posizione significativa da parte di chi normalmente si mobilita sui temi dei diritti civili.

“Un segno del clima nel Paese”

Cerno ha concluso sostenendo che gli attacchi ricevuti dimostrerebbero come nel Paese esista ancora una forte polarizzazione nel confronto politico e culturale.

Secondo il giornalista, la vicenda evidenzierebbe la difficoltà di conciliare identità personale e orientamento politico senza diventare oggetto di polemiche nel dibattito pubblico.

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Politica

Gratteri sulle polemiche: “Valuterò querela contro i giornali che hanno leso la mia immagine”

Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri replica alle polemiche sulle sue dichiarazioni e annuncia che valuterà eventuali azioni legali contro alcuni giornali.

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Il procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri interviene sulle polemiche nate in seguito ad alcune sue dichiarazioni rilasciate a una giornalista del quotidiano Il Foglio.

Gratteri ha affermato di prendere atto delle critiche emerse nel dibattito pubblico e ha spiegato che valuterà eventuali iniziative legali nei confronti di alcune testate giornalistiche che, a suo giudizio, avrebbero leso la sua immagine.

L’ipotesi di azioni legali

Il magistrato ha ricordato che l’ordinamento prevede novanta giorni di tempo per presentare una querela penale e cinque anni per avviare un’azione civile per risarcimento.

Secondo quanto dichiarato, la decisione su eventuali iniziative legali sarà presa quando avrà modo di esaminare con attenzione la vicenda.

“Non voglio essere strumentalizzato”

Gratteri ha anche espresso dispiacere nel caso in cui l’espressione utilizzata nelle sue dichiarazioni sia stata ritenuta inappropriata.

Allo stesso tempo ha sottolineato di non voler essere strumentalizzato nel dibattito politico o mediatico che si è sviluppato attorno alla vicenda.

Il riferimento alle minacce e alle denunce

Il procuratore ha inoltre evidenziato di essere da mesi oggetto di minacce di denunce e di possibili procedimenti disciplinari.

In questo contesto ha sostenuto di avere il diritto di valutare, come qualsiasi altro cittadino, se ricorrere agli strumenti previsti dalla legge per tutelare la propria reputazione.

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Referendum sulla giustizia, Bachelet: “La riforma punta a indebolire il Csm”

Giovanni Bachelet critica la riforma della giustizia e sostiene il No al referendum: il vero rischio, afferma, è l’indebolimento del Consiglio superiore della magistratura.

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Il dibattito sulla riforma della giustizia e sul referendum costituzionale torna al centro del confronto politico.

Giovanni Bachelet, presidente del comitato “Società civile per il No al Referendum Costituzionale”, è intervenuto a Napoli a margine di un incontro promosso dal Partito democratico per sostenere il voto contrario alla riforma.

Secondo Bachelet, alcune posizioni espresse nel dibattito pubblico verrebbero rapidamente neutralizzate da altri esponenti del governo.

Il confronto sulle posizioni della magistratura

Nel suo intervento Bachelet ha criticato il clima del confronto politico sulla giustizia.

Secondo il presidente del comitato, sarebbe più grave l’utilizzo di espressioni che mettono in discussione la magistratura nel suo complesso. Il comitato, ha spiegato, preferisce mantenere il confronto sul piano del merito della riforma.

Il nodo del Consiglio superiore della magistratura

Per Bachelet il punto centrale della riforma non riguarda tanto la separazione delle carriere o l’organizzazione dei processi.

Il tema principale, ha sostenuto, sarebbe l’impatto sul Consiglio superiore della magistratura, istituzione che nel sistema costituzionale italiano garantisce l’autonomia e l’indipendenza della magistratura.

Secondo il presidente del comitato, modificare profondamente questo assetto potrebbe incidere sugli equilibri che hanno caratterizzato il funzionamento della giustizia negli ultimi decenni.

Il dibattito sul ruolo della magistratura

Bachelet ha infine invitato a riflettere sul ruolo della magistratura all’interno del sistema democratico.

A suo giudizio, la questione riguarda il tipo di giustizia che si vuole per il Paese: se una magistratura meno incisiva nei confronti del potere politico oppure un sistema giudiziario capace di applicare le stesse regole a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro ruolo o condizione sociale.

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