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Salvini, Maresca, la Lega ed il bivio del Centro Destra

Giovanni Mastroianni

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Il Centro-Destra moderato italiano si è letteralmente sbriciolato, così come si è sbriciolata la presenza di Forza Italia nel panorama partitico italiano, dopo aver letteralmente gettato al vento un ventennio di dominio incontrastato nella politica nazionale, regionale e locale, con una Sinistra che allora appariva la brutta copia di sé stessa.

Ad approfittare del declino del Cavaliere, che pur essendosi rialzato di volta in volta da ogni grande caduta, invero causate prevalentemente da reiterati atteggiamenti a dir poco autolesionistici, ci ha pensato Matteo Salvini, che in quella macro area parlamentare ha saputo cogliere l’attimo come nessun altro prima di lui. In questo modo, lo sgusciante alleato populista, pur avendo fagocitato gran parte del disperso consenso Forzista, trascinandolo finanche nell’improbabile alleanza di governo con il M5S, quindi fallita, ha comunque lasciato sul campo migliaia, anzi milioni di voti degli orfani del partito azzurro, ancora ad oggi alla deriva nell’attesa di un solido riferimento.

Ma a parte le vicende personali del capo del partito, ciò che ha affossato “Forza Italia” e quindi l’elettorato neoliberale, convergente più al Centro che a Destra, è stato in larga parte dovuto anche ad un abbassamento sconcertante della qualità dei rappresentanti locali, che pian piano venivano chiamati a rimpiazzare i pezzi da novanta del primo periodo. Così ci siamo ritrovati non pochi esponenti dal curriculum a dir poco imbarazzante, a volte accostati a “situazioni bollenti” ed in alcuni casi addirittura smarriti nel tentare una improbabile  coniugazione di un verbo o di un congiuntivo.

 


Con
lo straordinario risultato che in Campania si è addirittura fatta strada la Lega Nord, oggi solo “Lega”, comunque nata dal profondo e radicato sentimento di puro disprezzo per le regioni del Sud, coltivato da una seppur minima fetta di elettorato nordico e nordista, poi gonfiatasi a dismisura ed infine sdoganata anche nel tanto bersagliato Meridione. A Salvini è bastato spostare il rancore leghista ad una latitudine più bassa, almeno ufficialmente, e così sostituire alla equazione della sistematica denigrazione padana il termine “Terrone” con quello di Clandestino o di “Immigrato irregolare”. In effetti il gioco è stato fin troppo facile ed il resto è surreale attualità.


Ma come spesso accade nel nostro incredibile Paese,
quando meno te lo aspetti e stai esaurendo ogni barlume di speranza, in questa landa desolata dello scenario politico italico, dove persino la forza dirompente e prorompente dei “Cinque Stelle” pare si stia adagiando alla pigra politica romana incancrenita da un “poltronismo” fine a se stesso, dall’orizzonte rovente, dove tutto si staglia ormai arso e privo di qualsiasi segno di vita, sembrano spuntare piccole oasi da dove poter ricominciare a coltivare un sentimento di fiducia.

Nuove creature politiche e nuovi partiti nascono o tentano di fondersi in questi mesi per provare a dare finalmente un collante al comune sentimento di tanti italiani, ex Berlusconiani e non, equilibrati e realisti, desiderosi solo di essere rappresentati in modo serio e sobrio. Il caso di “Coraggio Italia” potrebbe esserne un buon esempio, ma bisognerà comunque attendere gli sviluppi dei prossimi mesi per capire se queste prove di assetti saranno incubatori di reale rinnovamento o solo strategie pre-elettorali. Di certo l’Autunno che ci aspetta sarà tutt’altro che tiepido.

Così a Napoli scende in campo Catello Maresca, le cui doti personali e professionali non possono essere neanche discusse. Solo la sua disponibilità con l’iniziale lista civica aveva già contribuito ad innalzare il livello culturale del dibattito amministrativo per il futuro della Città.

Restano ovviamente valide tutte le considerazioni e perché no anche i dubbi, in merito alla possibilità dei magistrati di candidarsi e fare carriere politiche, seppur nei modi e nei limiti ovviamente tracciati dalla Legge con la supervisione di garanzia del C.S.M., ma finché ce ne sarà l’opportunità, anzi, la facoltà, ci farà sempre piacere registrare che vere e proprie icone istituzionali e della Società Civile, proprio come quelle personificate del Magistrato napoletano che tra i primi ha combattuto i più violenti e storici cartelli del male come il clan camorristico dei “Casalesi, saranno disponibili a dare il proprio contributo per una Politica che ormai trasmette prevalentemente sfiducia.

Ma il punto cruciale è un altro. Se è vero che grazie alla presenza di grande moralità, coraggio ed attaccamento al Territorio di Catello Maresca, questo “Centro Destra” campano potrebbe ripartire proprio da figure così alte per riconquistare la fiducia prima, ed il voto dei moderati perbenepoi, che credono davvero nel riscatto della Città e dell’intero Sud, non si può negare come nell’alleanza appena sancita,proprio la presenza della Lega nella nostra regione continua ad essere percepita, e forse lo sarà per sempre, come troppo ingombrante se non addirittura imbarazzante.

Perché i Napoletani non si sono mai piegati a niente e a nessuno, e pur essendo di indole mite ed aperti al prossimo per inclinazione culturale genetica, di certo non potranno mai sentire il partito del “Carroccio”, fondato da Umberto Bossi,come una creatura amica o addirittura figlia della Città, anche quando a darne voce potranno essere figure autorevoli e credibili come quelle di Maresca. Quindi il vero bivio che ci attende non è quello della competizione elettorale, dove tutto viene fuso e tritato dalla foga del momento, ma sarà quello del giorno dopo l’elezione cittadina, a prescindere dal risultato che sarà totalizzato e che sarà comunque ed indiscutibilmente migliore di qualsiasi altro possibile per la coalizione, proprio grazie all’impegno assunto dal giudice partenopeo. Terminata la battaglia per la conquista di Palazzo San Giacomo, sarà impossibile ignorare la persona e la personalità dell’odierno candidato a sindaco, che giammai potrebbe permettere che la sua area politica di riferimento possa continuare a cavalcare il consenso solo attraverso gli ormai soliti slogan salviniani, sempre tesi ad un improbabile giustizialismo e ad una troppo facile e veloce risoluzione di problemi epocali, che invece devono necessariamente essere affrontati con quella lucidità, lungimiranza e professionalità di cui il dott. Catello è, di converso, sano portatore. E sarà quello il momento della verità, perché o il Centro Destra campano, se non addirittura nazionale, convergerà attorno a figure di spessore come quelle di Maresca ed al loro modo di interpretare il delicato ruolo politico che comunque ricopriranno, ripartendo così da un livello superiore, o si sfalderà definitivamente al suolo.

Giovanni Mastroianni

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Meloni e Giorgetti a Napoli “non riescono” a incontrare il loro candidato Maresca

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I leader nazionali del centrodestra. I rappresentanti del governo e delle istituzioni. Arrivano a Napoli per tirare la volata alle loro liste di partito. Per lanciare  lo sprint finale verso le elezioni.  Potrebbe essere una coincidenza ma non si può non notare che Matteo Salvini evita di venire a Napoli a fare da testimonial al suo candidato, Catello Maresca. Dicono che sia molto contrariato per l’esclusione della lista della Lega. Ma questo è un problema che tocca i dirigenti del suo partito, con i quali a breve ci sarà il redde rationem. Non si capisce perchè non voglia o non possa o non riesca a fare una manifestazione pubblica col “suo” candidato. Solo perchè la lista della Lega è stata cassata dal Consiglio di Stato?

Ieri è stata Giorgia Meloni a misurare le distanze da Maresca.  Meloni è stata mezza giornata a Napoli ma non lo ha incontrato. A chi gli ha chiesto il perchè del mancato incontro, Giorgia Meloni è sembrata ironicamente seria. “Non l’ho incontrato Maresca perché ho voluto rispettare il suo civismo, ma l’ho visto tante volte e non volevo metterlo in difficoltà”, ha detto.  Da quando l’incontro tra un leader politico e un suo candidato mette in difficoltà quest’ultimo? In quelle stesse ore, peraltro, in città c’era il segretario del Pd Enrico Letta che portava a spasso il “suo” candidato, l’ex ministro Gaetano Manfredi. Nella stessa giornata della Meloni a Napoli, in giro per vicoli e bar, per un bagno di folla, c’era il ministro dello Sviluppo Economico leghista Giancarlo Giorgetti per un incontro istituzionale all’Unione Industriali.

Anche Giorgetti non è “riuscito” a vedere il candidato Maresca. Ed è la seconda volta in pochi giorni che il ministro a Napoli non riesce a far incrociare l’agenda dei suoi impegni con quelli di Maresca. Ieri il candidato del centrodestra Maresca si è dato da fare sui social network. Si è fatto immortalare con uno dei leaderini dei tassisti locali, tale Langella, escluso dalle elezioni ( arancione accanto a De Magistris e oggi civico accanto a Maresca), si è fatto fotofragare  a casa del grande tenore Caruso, qualche  selfie in strada con qualcuno, auguri alla signora Sofia Loren. Tutto pubblicato su social network mentre la Meloni incontrava centinaia di persone per vicoli, piazze e nel bar Gambrinus. E mentre Giorgetti parlava di lavoro e vertenze di lavoro a Napoli con gli industriali.

 

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Prodi: proporre una perizia psichiatrica per Berlusconi è l’ennesima follia italiana

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“Si sbaglierebbe. Io ho 82 anni, per un incarico settennale sarebbe un’incoscienza”. Romano Prodi ha risposto così a Giovanni Minoli che, durante la cerimonia per la consegna del premio Cavour a Santena (Torino), gli ha chiesto che cosa direbbe se lo chiamasse presidente della Repubblica. Poi un atto di difesa inatteso e forte dell’ex avversario Silvio Berlusconi sulla richiesta di perizia psichiatrica nell’ambito del processo Ruby Ter. “Proporre una perizia psichiatrica per Berlusconi è una delle ennesime follie dell’Italia” ha detto Prodi che ha riconosciuto a Berlusconi “il merito di avere spostato Forza Italia verso una linea europea. Potrebbe aspirare al Premio Cavour? Questo dipende dalla giuria, non da me”.

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Draghi all’Onu: l’emergenza clima è come la pandemia

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L’emergenza clima e’ come la pandemia e bisogna agire subito. A far suonare il campanello d’allarme, nel corso del vertice in apertura della 76esima Assemblea Generale a New York, e’ il premier Mario Draghi. “E’ vero che stiamo ancora lottando contro la pandemia, ma questa e’ un’emergenza di uguale entita’ e non dobbiamo assolutamente ridurre la nostra determinazione ad affrontare i cambiamenti climatici”, ha spiegato il presidente del Consiglio in video collegamento nell’incontro a porte chiuse organizzato dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres e dal primo ministro britannico Boris Johnson, in vista della Cop26 di Glasgow in novembre. “L’Intergovernmental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite – ha proseguito Draghi – ci ha detto tre cose: che la nostra azione dovrebbe essere immediata, rapida e su larga scala. E se non agiamo per ridurre le emissioni di gas serra, non saremo in grado di contenere il cambiamento climatico al di sotto di 1,5 gradi”. Per questo il premier ha promesso che “l’Italia fara’ la sua parte”: “Siamo pronti ad annunciare un nuovo impegno economico nelle prossime settimane”, ha detto Draghi senza entrare nei dettagli. Dal 2015 al 2020 l’Italia ha stanziato 500 milioni di euro l’anno per raggiungere i target fissati dagli accordi di Parigi. E i nuovi impegni potrebbero essere annunciati al G20 dei leader di ottobre a Roma. “Dovremo rafforzare gli sforzi comuni nell’accelerare la graduale eliminazione del carbone sia a livello nazionale che internazionale. E dobbiamo davvero prendere il nostro destino nelle nostre mani su questo aspetto”, ha insistito il premier. D’altronde anche Guterres non ha usato mezzi termini per indicare la gravita’ della situazione. “Serve un’azione decisa ora per evitare la catastrofe climatica, salvare questa e le generazioni future e’ una responsabilita’ comune”, ha affermato, ribadendo che “sulla base degli attuali impegni degli Stati membri il mondo e’ su un percorso catastrofico verso 2,7 gradi di riscaldamento globale”. “La scienza ci dice che qualsiasi cosa al di sopra di 1,5 gradi sarebbe un disastro – ha aggiunto -. Serve un taglio alle emissioni del 45% entro il 2030, e se non cambiamo collettivamente rotta c’e’ un alto rischio di fallimento della Cop26”. Il leader del Palazzo di Vetro si e’ rivolto soprattutto ai Paesi del G20, precisando che serve la loro leadership: “Rappresentano l’80% delle emissioni di gas serra e nell’incontro di oggi c’e’ stato un consenso sul fatto che il prossimo G20 sara’ assolutamente essenziale per garantire il successo della Cop26 a novembre”. A suo parere bisogna agire su tre fronti: “Mantenere l’obiettivo di 1,5 gradi, stanziare i 100 miliardi di dollari promessi all’anno ai Paesi poveri, aumentare i finanziamenti per l’adattamento ad almeno il 50% del totale dei finanziamenti pubblici per il clima”. Per il britannico Johnson quello dei 100 miliardi di dollari e’ un “impegno storico, ma ora dobbiamo mantenerlo”. E non ha nascosto di essere “sempre piu’ frustrato” per il fallimento dei Paesi ricchi nell’onorare le promesse fatte. Intanto, proprio nel giorno del vertice sul clima, il presidente americano Joe Biden ha lanciato un piano per rispondere alla minaccia del caldo estremo che continua a causare danni e vittime in Usa, diventando “il primo killer a livello nazionale legato agli eventi meteo”. L’amministrazione, ha fatto sapere la Casa Bianca, punta a proteggere i lavoratori e le comunita’ con varie azioni, da nuove norme negli ambienti di lavoro alle protezione arboree nei centri urbani, sino a fornire assistenza alle famiglie per i sistemi di raffreddamento. Biden pero’ in questi giorni e’ stato criticato per l’eccessiva parsimonia sui fondi ai Paesi poveri per combattere il cambiamento climatico. Secondo fonti informate riportate da Politico, nonostante le sue promesse, la frugalita’ di Washington e’ uno dei maggiori ostacoli al successo della Cop26.

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