Politica
Salvini contro nuove sanzioni alla Russia: «La guerra finirà solo con il negoziato»
Le sanzioni non hanno determinato la fine della guerra tra Russia e Ucraina e il conflitto potrà concludersi soltanto attraverso un negoziato. È la posizione espressa dal vicepremier Matteo Salvini durante un intervento in videocollegamento con l’assemblea di Gim Unimpresa, l’associazione che rappresenta una parte degli imprenditori italiani ancora presenti in Russia.
«Mi auguro che non ci siano altri venti pacchetti di sanzioni prima di arrivare alla fine di questa guerra», ha affermato Salvini, sostenendo che il conflitto difficilmente si chiuderà con un vincitore chiaramente riconoscibile.
Le sue dichiarazioni arrivano mentre nell’Unione europea prosegue il confronto sul ventunesimo pacchetto di misure contro Mosca, sul quale non è stata ancora raggiunta un’intesa tra tutti gli Stati membri.
«Distinguere tra aggressore e aggredito»
Parlando da Bari agli imprenditori riuniti presso la Camera di commercio di Mosca, Salvini ha voluto respingere preventivamente le accuse di vicinanza politica al Cremlino.
«Zero rubli, zero dollari, zero euro, zero influenze», ha dichiarato il leader della Lega, sostenendo di agire esclusivamente nell’interesse nazionale e con l’obiettivo di contribuire alla fine delle ostilità.
Il vicepremier ha contemporaneamente ribadito la posizione ufficiale del governo italiano sulle responsabilità del conflitto: «Abbiamo sempre distinto tra chi ha aggredito e chi è stato aggredito».
Un riferimento esplicito all’invasione dell’Ucraina avviata dalla Federazione Russa, che Salvini non ha negato, pur contestando l’efficacia della risposta economica adottata dall’Europa.
La critica ai Paesi baltici
Secondo il vicepremier, una parte dell’Unione europea avrebbe cominciato a comprendere la necessità di favorire il dialogo, mentre alcuni governi, in particolare quelli dei Paesi baltici, continuerebbero a mostrare nei confronti di Mosca un eccessivo «furore».
Salvini ha citato, tra le ipotesi discusse in sede europea, la possibilità di colpire con misure restrittive anche il patriarca Kirill, capo della Chiesa ortodossa russa e sostenitore dell’azione militare del Cremlino.
La posizione del leader leghista si contrappone alla linea dell’Alta rappresentante europea Kaja Kallas, favorevole a mantenere e aumentare la pressione economica sulla Russia. Kallas ha recentemente sostenuto che il supporto militare all’Ucraina e nuove sanzioni siano necessari per convincere Mosca a interrompere gli attacchi.
Il costo per le imprese italiane
Nel suo intervento Salvini ha posto l’accento soprattutto sulle conseguenze delle sanzioni per le aziende italiane. Il vicepremier ha parlato di un danno diretto e indiretto pari a circa 40 miliardi di euro per le imprese che hanno ridotto o interrotto le proprie attività in Russia.
La cifra è stata presentata da Salvini durante l’assemblea, ma nel testo disponibile non è indicata la fonte statistica o il metodo utilizzato per calcolarla.
Il ministro delle Infrastrutture ha inoltre sottolineato che numerose aziende italiane sarebbero pronte a tornare sul mercato russo una volta conclusa la guerra.
Gim Unimpresa, nata nel 1994, rappresenta e tutela gli interessi delle aziende italiane presenti nella Federazione Russa.
Il nodo del gas russo
Salvini ha criticato anche la progressiva rinuncia europea al gas russo, giudicandola irrilevante rispetto all’andamento della guerra e dannosa per la competitività dell’economia italiana.
Secondo il vicepremier, altri Paesi europei, tra cui Francia e Spagna, continuerebbero comunque ad acquistare energia russa attraverso alcuni canali, in particolare sotto forma di gas naturale liquefatto.
Il tema energetico rimane uno dei punti più controversi del confronto europeo, insieme alle restrizioni sui servizi marittimi e alle nuove misure contro il gas naturale liquefatto proveniente dalla Russia.
Torrembini: «Imprese tra incudine e martello»
Il presidente di Gim Unimpresa, Vittorio Torrembini, ha spiegato che l’associazione ha scelto di non assumere posizioni politiche, concentrandosi sulla tutela delle aziende.
«Dal 2022 difendiamo con i denti il lavoro delle nostre imprese, strette tra l’incudine e il martello, tra sanzioni europee e controsanzioni russe», ha dichiarato.
Salvini ha quindi criticato chi, a suo giudizio, vorrebbe proseguire la guerra a oltranza, tornando a chiedere un’iniziativa diplomatica che conduca Mosca e Kiev al tavolo negoziale.
Il delicato passaggio politico in Ucraina
Il vicepremier ha richiamato anche il rimpasto politico in corso in Ucraina e le proteste scoppiate nel Paese. Il governo di Kiev è attraversato da una nuova fase di riorganizzazione voluta dal presidente Volodymyr Zelensky, accompagnata da manifestazioni contro alcune sostituzioni decise ai vertici dell’esecutivo.
«Non fa un buon servizio alla pace chi vuole portare la guerra a oltranza», ha concluso Salvini.
Resta profonda la distanza tra la sua posizione e quella prevalente nelle istituzioni europee, secondo cui un eventuale negoziato non può prescindere dalla sicurezza dell’Ucraina e dalla pressione sulla Russia perché interrompa l’aggressione.
Politica
Report, scontro sui costi: querele e interrogazioni, la Rai chiamata a spiegare la fuga di dati
Il Tempo pubblica le cifre attribuite agli inviati di Report, ma la redazione sostiene che comprendano anche i costi delle inchieste e annuncia querela. Fratelli d’Italia chiede chiarimenti sui compensi, mentre Ranucci, Fnsi e Ordine dei giornalisti sollecitano un’indagine sulla fuga di documenti dalla Rai.
Dai costi di Report alla provenienza dei documenti interni della Rai. La pubblicazione sul quotidiano Il Tempo dell’articolo intitolato “Stipendi faraonici e spese incredibili: quanto ci costa Report” apre un nuovo fronte di scontro attorno al programma d’inchiesta di Rai3 e al suo conduttore Sigfrido Ranucci.
Gli inviati annunciano querela, il direttore del Tempo Daniele Capezzone conferma le cifre, Fratelli d’Italia prepara interrogazioni parlamentari. Intanto alla Rai viene chiesto di accertare chi abbia consegnato all’esterno dati economici riservati.
Le cifre pubblicate dal Tempo
Il quotidiano romano sostiene di aver ricostruito quanto versato a trenta giornalisti e autori della trasmissione nelle ultime tre stagioni. Secondo i dati pubblicati, il totale sarebbe passato da 2,2 milioni di euro nel 2022-2023 a 2,5 milioni nella stagione successiva, fino a 2,9 milioni nel 2024-2025.
Il Tempo presenta gli importi attribuiti ai singoli professionisti come compensi particolarmente elevati. La redazione di Report contesta però radicalmente questa interpretazione.
Secondo gli inviati, le somme non rappresentano gli stipendi personali, ma il costo complessivo sostenuto per la realizzazione delle singole inchieste. I collaboratori, per la maggior parte professionisti autonomi con partita Iva, anticiperebbero infatti spese di trasferta, riprese, montaggio e altri costi produttivi necessari per lavorare per mesi a un servizio.
La redazione definisce quindi le cifre «false e surrettizie» nella forma in cui sono state presentate e annuncia azioni legali contro Il Tempo e contro le testate che dovessero ripubblicarle come retribuzioni individuali.
Capezzone conferma l’inchiesta
Daniele Capezzone respinge la ricostruzione di Report e sostiene che gli articoli abbiano già tenuto conto della distinzione tra compensi e spese.
Secondo il direttore del Tempo, molti collaboratori incasserebbero comunque somme superiori all’appannaggio annuale del presidente della Repubblica. Capezzone chiede che la vicenda venga approfondita dalla Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai.
Al momento le due versioni restano contrapposte. Non risulta ancora una presa di posizione ufficiale della Rai capace di certificare se gli importi pubblicati rappresentino retribuzioni personali oppure costi complessivi di produzione attribuiti ai singoli servizi.
Le interrogazioni di Fratelli d’Italia
Il deputato Francesco Filini, capogruppo di Fratelli d’Italia in Vigilanza, ha annunciato un’interrogazione ai vertici della Rai per chiedere chiarimenti sui criteri di spesa e su quella che ha definito “Reportopoli”.
Un’altra interrogazione, indirizzata al ministro delle Imprese e del Made in Italy, è stata annunciata dal senatore di FdI Matteo Gelmetti.
La trasparenza sui costi del servizio pubblico è un tema legittimo. Prima di confrontare le somme con gli stipendi di altre cariche o professionisti, tuttavia, occorre stabilire con certezza quale parte degli importi costituisca una retribuzione e quale serva a coprire le spese necessarie per produrre le inchieste.
Il secondo caso: chi ha fornito i dati?
La polemica non riguarda soltanto l’ammontare delle cifre. Ranucci parla della diffusione di un documento interno strategico e chiede l’intervento del Comitato Etico della Rai per accertare chi abbia consegnato il materiale al quotidiano.
Lo stesso organismo è già impegnato nelle valutazioni sul conduttore di Report dopo gli sviluppi giudiziari del caso Lavitola.
Il consigliere d’amministrazione Roberto Natale ritiene grave che informazioni non accessibili neppure ai componenti del Cda siano arrivate all’esterno. Ha quindi sollecitato l’amministratore delegato Giampaolo Rossi a disporre verifiche immediate.
Anche il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani chiede un audit interno e domanda chi conoscesse quei dati, chi potesse consultarli e chi li abbia trasmessi. Il presidente dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli ha espresso solidarietà alla redazione, criticando la pubblicazione selettiva di informazioni personali riguardanti collaboratori considerati “sgraditi”.
Lo scontro arriva in Vigilanza
La senatrice del Movimento 5 Stelle Barbara Floridia inserisce il caso nella più ampia crisi della Commissione di Vigilanza, sostenendo che la pubblicazione confermi un uso politico delle istituzioni e del servizio pubblico.
La vicenda presenta dunque due questioni diverse, entrambe meritevoli di chiarimento. La prima riguarda i costi reali di Report e la corretta rappresentazione degli importi. La seconda concerne la provenienza dei documenti e l’eventuale violazione degli obblighi di riservatezza all’interno della Rai.
Soltanto una verifica aziendale trasparente potrà accertare la natura delle somme e ricostruire il percorso seguito dai dati. Fino ad allora, definire quelle cifre “stipendi” oppure “costi di produzione” resta parte dello scontro tra il quotidiano e la redazione.
Politica
Politiche 2027, la campagna elettorale comincia in libreria
La corsa verso le elezioni politiche del 2027 è già cominciata in libreria. Renzi e Silvia Salis guidano le uscite dell’autunno, dopo i volumi di Meloni, Schlein, Conte, Calenda e Vannacci.
Prima delle urne, gli scaffali. Coalizioni, legge elettorale e candidature alla guida del Paese restano ancora da definire, ma la lunga campagna verso le politiche del 2027 è già cominciata nelle librerie.
Il libro consente ai leader di raccontarsi senza contraddittorio, delimitare il proprio spazio politico e trasformare le presentazioni in un viaggio elettorale tra festival, teatri e televisioni. Cambiano titoli e copertine, ma il messaggio è quasi sempre lo stesso: spiegare chi si è, dove si vuole andare e perché gli elettori dovrebbero seguirti.
Renzi prepara il dopo Meloni
Tra le uscite più attese c’è Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni, il nuovo libro di Matteo Renzi pubblicato da Solferino e annunciato per settembre.
Il titolo rovescia la formula nostalgica del «quando c’era lui» e anticipa il contenuto: un atto d’accusa contro il governo Meloni costruito attraverso dati, risultati e promesse che, secondo Renzi, non sarebbero state mantenute.
Ma non sarà soltanto un libro contro la presidente del Consiglio. Il leader di Italia Viva vuole utilizzare il volume e la prossima Leopolda per presentare le proprie proposte, occupare uno spazio nella costruzione dell’alternativa e riaffermare il ruolo di federatore dell’area centrista e riformista.
Silvia Salis misura il consenso nazionale
A ottobre arriverà invece È già domani, il libro di Silvia Salis pubblicato da Feltrinelli nella collana “Scintille”. Il titolo riprende lo slogan che accompagnò la vittoriosa campagna per Palazzo Tursi.
La sindaca di Genova racconterà sport, vita personale, amministrazione e politica in un memoir destinato inevitabilmente ad alimentare le ipotesi su un suo futuro nazionale. Renzi ha già indicato Salis come una possibile candidata alle eventuali primarie del centrosinistra, ma la diretta interessata continua a non scoprire le proprie carte.
Il tour di presentazioni offrirà comunque l’occasione per misurare attenzione, consensi e disponibilità degli interlocutori. Senza una candidatura ufficiale, ma con un evidente effetto politico.
Da Meloni a Schlein, il precedente dei leader
Il percorso non è nuovo. Giorgia Meloni pubblicò Io sono Giorgia nel maggio 2021, costruendo un racconto personale e politico che anticipò la campagna culminata nella vittoria elettorale dell’anno successivo.
Nel settembre 2024 Elly Schlein affidò a L’imprevista, scritto con Susanna Turco, il racconto della sua scalata al Partito democratico e della propria idea di sinistra.
Giuseppe Conte si è portato avanti con Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia, pubblicato da Marsilio. Il sottotitolo contiene già il posizionamento del leader del Movimento 5 Stelle nella competizione per la guida del campo progressista. Il volume ha debuttato al primo posto nella classifica della saggistica del Giornale della Libreria.
I manifesti di Ruffini e Calenda
Nella biblioteca del centrosinistra trova posto anche Più uno. La politica dell’uguaglianza di Ernesto Maria Ruffini. Pubblicato da Feltrinelli nel marzo 2025, il libro ha accompagnato l’ingresso dell’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate nel dibattito politico nazionale.
Carlo Calenda ha invece fissato il perimetro della propria proposta con Difendere la libertà. L’ora dell’Europa, pubblicato da Piemme. Un manifesto europeista con il quale il leader di Azione conferma la volontà di costruire uno spazio autonomo rispetto ai due principali schieramenti.
Il caso Vannacci
Il precedente più clamoroso resta Il mondo al contrario di Roberto Vannacci. Il libro autopubblicato raggiunse il primo posto nella classifica della saggistica tra agosto e settembre 2023 e trasformò un generale sconosciuto al grande pubblico in un protagonista politico.
Alle Europee del 2024 Vannacci raccolse oltre mezzo milione di preferenze sotto le insegne della Lega, successivamente abbandonata. Un caso nel quale il successo editoriale non si è limitato ad accompagnare una carriera politica, ma ha contribuito direttamente a crearla.
I libri, naturalmente, non garantiscono voti. Possono però anticipare una candidatura, costruire un’identità e intercettare sentimenti già presenti nell’opinione pubblica. In attesa di sapere chi sfiderà Giorgia Meloni nel 2027, la battaglia delle narrazioni è già cominciata. E passa, ancora una volta, dalla carta.
Politica
Campo largo, Magi apre la corsa alle primarie e divide ancora +Europa
Riccardo Magi apre alla candidatura nelle primarie del centrosinistra, ponendo Europa e Ucraina al centro della proposta. La scelta divide +Europa, mentre Manfredi chiede di definire prima il programma della coalizione.
Aumentano i possibili candidati, mentre programma, tempi e regole delle primarie restano ancora da definire. Il campo largo continua a discutere sul metodo con cui scegliere la leadership da contrapporre a Giorgia Meloni e l’ultima candidatura potenziale riapre anche lo scontro interno a +Europa.
Riccardo Magi si dice pronto a partecipare alle primarie del centrosinistra. «Correrei con grande entusiasmo», annuncia il segretario di +Europa in un’intervista a La Stampa, rivendicando la necessità di portare nel confronto le posizioni europeiste, liberali e radicali del partito.
Europa e Ucraina, i paletti di Magi
Magi indica due questioni sulle quali non intende accettare compromessi: il rafforzamento dell’Unione europea e il sostegno all’Ucraina. Temi destinati a misurare soprattutto le distanze dal Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
Per il segretario di +Europa, l’Unione rappresenta l’argine politico ai nazionalismi della destra italiana ed europea. Una linea che Magi vorrebbe trasformare in uno degli assi centrali del programma comune del centrosinistra.
La candidatura, tuttavia, non è stata discussa né condivisa da tutto il gruppo dirigente di +Europa e ha immediatamente riaperto una frattura mai ricomposta.
La nuova resa dei conti in +Europa
Il presidente Matteo Hallissey e Benedetto Della Vedova contestano l’iniziativa del segretario e chiedono che l’area liberaldemocratica ed europeista individui un candidato unitario, capace di partecipare realmente alla competizione.
Della Vedova teme che la proliferazione di candidature trasformi le primarie in una gara tra figure prive di una forza politica sufficiente. La posizione di Magi, sostiene l’area critica, sarebbe quindi personale e non espressione dell’intero partito.
Lo scontro viene da lontano. In primavera una parte dell’assemblea aveva approvato una mozione per chiedere l’azzeramento della segreteria e la convocazione anticipata del congresso. La legittimità di quella decisione era stata però contestata sulla base delle regole statutarie.
Dietro la battaglia sugli organismi resta la questione politica: partecipare al campo largo insieme con il Movimento 5 Stelle oppure costruire un’area centrista ed europeista distinta. Della Vedova non nasconde il dialogo con Matteo Renzi e considera con interesse una possibile candidatura di Silvia Salis, sindaca di Genova, che potrebbe contare su maggiore popolarità e consenso.
Manfredi: prima il programma
Sul fronte opposto del dibattito interviene Gaetano Manfredi. Il sindaco di Napoli, pronto a candidarsi per un secondo mandato, propone come esempio nazionale il modello politico che sostiene la sua amministrazione.
Per Manfredi la sintesi si costruisce discutendo prima dei problemi concreti. Le priorità indicate sono salari, sanità, casa e riduzione delle diseguaglianze. Soltanto dopo la definizione di una piattaforma comune si potrà affrontare la scelta del candidato.
Il sindaco non pone veti sulle primarie, considerate un’espressione della volontà popolare, ma avverte che il vincitore dovrà rappresentare tutte le componenti della coalizione e non soltanto il proprio partito. È una posizione vicina a quella di Elly Schlein: prima il programma condiviso, poi la leadership.
Molti nomi, nessuna regola
Il campo delle possibili candidature continua intanto ad allargarsi. Oltre a Schlein, Conte e Magi, nel dibattito vengono indicati Silvia Salis ed Ernesto Maria Ruffini, che in autunno dovrebbe presentare un proprio movimento ispirato a un “nuovo Ulivo”.
Alessandro Onorato, con Progetto civico Italia, chiede invece di definire il programma a settembre e arrivare alle primarie entro l’autunno. Anche Alleanza Verdi e Sinistra dovrà decidere quale ruolo assumere nella selezione della leadership.
Il campo largo resta così sospeso tra due esigenze: costruire prima una proposta politica capace di tenere insieme forze molto diverse oppure affidare subito agli elettori la scelta del candidato. Il rischio è che la corsa cominci prima ancora che siano state stabilite la pista e le regole.


