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Salvini a Pontida, al governo 5 anni e via il canone Rai

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L’ultima volta a Pontida aveva appena lasciato il Viminale dicendo addio al governo. Tre anni dopo, sullo stesso palco, Matteo Salvini e’ pronto a tornarci insieme al centrodestra. Anzi fa una promessa “Io, Giorgia e Silvio siamo d’accordo su quasi tutto e per 5 anni governeremo bene e insieme”. E assicura: “Niente scherzi ne’ cambi di casacca. Quello che c’e’ nel programma e’ sacro”. E visto che ‘scripta manent’ il leader della Lega approfitta di telecamere e fotografi, piazzati sul pratone del ‘sacro suolo’ padano, e davanti a loro chiede ai suoi ministri e governatori di firmare i 6 punti in cui concentra le priorita’ del partito. Un impegno “a prendere per mano questo Paese” sottoscritto davanti a 100 mila militanti. Tanti secondo la Lega al raduno nella Bergamasca, che segna il gran ritorno dopo la pausa del covid. A colpo d’occhio, in realta’, sembrano parecchi di meno e senza troppi cliche’ folkloristici del passato. solo magliette con il logo ‘Io credo in Matteo’ e sul retro la data delle elezioni di domenica. In ogni caso nessuna sorpresa sui temi e tutti condivisi nel partito: dallo stop al caro bollette al nucleare, da flat tax al 15% e pace fiscale a Quota 41, dal ripristino dei decreti Sicurezza e una giustizia giusta fino all’autonomia regionale. Ma e’ proprio sul cavallo di battaglia piu’ sentito dai veneti – l’autonomia, ferma al referendum votato li’ nel 2014 – che si scatena il governatore Luca Zaia sul palco. “Chiunque andra’ a governare, non avra’ scelta”, avverte con tanto di coreografica maxi bandiera del leone di San Marco e la scritta ‘Autonomia subito’ che fa srotolare dai suoi consiglieri durante il suo intervento. Lui intanto parla con un foulard con gli stessi colori rosso-oro infilato tra i passanti del pantalone. E infine avverte: “L’autonomia vale anche la messa in discussione di un governo”. Stesso messaggio racchiuso in un cartello che qualcuno mostra nel prato: “Il 98,1% dei veneti vuole l’autonomia – si legge – ,Salvini siamo stanchi, ragionaci sopra”. Parole (quelle di Zaia ma anche del governatore lombardo Attilio Fontana poco prima) che parecchi interpretano come un avvertimento tacito agli alleati di centrodestra. In particolare a Giorgia Meloni, da sempre piu’ sorda all’autonomia e piu’ attenta a presidenzialismo e centralismo. Oppure un penultimatum tutto interno alla Lega, nel duello spesso raccontato tra Salvini e Zaia, entrambi consapevoli che l’emorragia di voti, che si teme proprio in Veneto, potrebbe essere cruciale dopo il 25 settembre. A parte la ‘sorpresa’ della firma collettiva dei big del partito (probabilmente anche un escamotage per mostrare plasticamente la fiducia dei ‘suoi’ nel leader, a scanso di divisioni interne), il ‘capitano’ lancia un’altra chicca da Pontida: cancellare il canone Rai dalle bollette della luce, che fu introdotto dal governo Renzi e che secondo il partito vale 1,7 miliardi l’anno. “Si puo’ fare, lo fanno altri 10 Paesi”, spiega il segretario e rimarca: “Novanta euro per un pensionato e un disoccupato significa fare la spesa tre volte in piu'”. Non dedica troppo spazio al rivale, quel Pd che prova a rubargli la scena scendendo in piazza ala stessa ora a Monza con centinaia di sindaci. “A Letta mandiamo un bacione. Ora e’ nervoso perche’ sta vedendo 100 mila persone. Ma Enrico, un panino con la salamella c’e’ anche per te”, ironizza. Si fa serio quando rende omaggio ai volontari e attivisti che non ci sono piu’, mentre ricorda le “radici” della Lega, alias Umberto Bossi e riconosce: “Siamo qui grazie a te”. Il fondatore del Carroccio pero’ non c’e’: alla vigilia dei suoi 81 anni che festeggera’ tra poche ore, ha deciso di restare nella sua Gemonio. E spiega l’assenza con una foto che il figlio Renzo posta su Facebook: “Un giorno per la famiglia, per gli affetti”, scrive in posa con il sigaro in mano sul divano”. Sul palco invece interviene anche se zoppicante per un brutto mal di schiena il ministro Giancarlo Giorgetti che ammonisce a smetterla con “cattiverie e dicerie sui social”. E, fedele allo spirito governista, rivendica: “Stare al governo e’ un continuo equilibrio tra cio’ che si vorrebbe fare e cosa in concreto si puo’ far. Avremmo voluto fare di piu’, ci siamo impegnati al massimo delle nostre capacita’ ma sempre avendo nel cuore lo spirito di Pontida”.

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Ticket Bonaccini-Nardella, smontiamo e rimontiamo il Pd

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 Dario Nardella ha fatto un passo indietro nella corsa alla segreteria del Pd. Il sindaco di Firenze sosterrà la candidatura di Stefano Bonaccini, vestendo i panni di presidente della mozione. Per l’annuncio ufficiale, è stato scelto il Teatro del Sale, nel capoluogo toscano. “Vogliamo costruire un partito dove non comandino le cordate di potere – ha detto Nardella – dove siano riconosciuti i territori, dove gli iscritti e gli elettori abbiano voce in capitolo. Ho trovato nel progetto di Bonaccini la risposta a queste esigenze”. A un mese e mezzo dalle primarie, gli aspiranti segretari del Partito democratico sono quasi tutti in campo: ci sono Bonaccini e Paola De Micheli, per domani è atteso l’annuncio di Elly Schlein, nei prossimi giorni quello del sindaco di Pesaro Matteo Ricci. Potrebbe aggiungersi qualcun altro, magari un governatore del sud come Vincenzo De Luca o Michele Emiliano, ma la lista degli sfidanti sembra quasi completa. Nel partito è quindi in corso il fermento delle correnti: quale sostiene chi. Un gioco a cui nessuno dichiara di voler partecipare.

“Non voglio essere il candidato di alcune correnti – ha chiarito Bonaccini – Il Pd va smontato e rimontato e non dobbiamo farci chiamare con il cognome di qualcun altro”. Il riferimento è a Matteo Renzi – di cui sia Nardella sia Bonaccini sono stati sostenitori quando era al Nazareno – e all’area Pd dei cosiddetti ex renziani. “Qui non ci sono renziani – ha chiarito Nardella – Ognuno ha preso la sua strada. I renziani senza Renzi non sono renziani”. La campagna per la conquista del Nazareno partirà il 10 dicembre, da Bari, con “un grande tour in giro per l’Italia – ha detto Bonaccini – Vogliamo toccare almeno 100 comuni”. Anche perché, la componente del Pd a cui il governatore e Nardella puntano è quella degli amministratori locali: “Ci sono sindaci di grande qualità tenuti troppo spesso in panchina – ha detto Bonaccini – Una parte dirigente del Pd di oggi mi dà l’idea che faccia fatica a capire cosa succede alla gente, ecco perché si deve partire dai territori, dagli amministratori locali”. L’obiettivo è chiaro: “La parola rottamazione non l’ho mai usata – ha detto Bonaccini – Non si tratta di mandare via qualcuno. Ma io dico, e lo dico con rispetto, che serve una nuova classe dirigente, anche perché veniamo a livello nazionale da troppe sconfitte”. Con lo scontro fra area liberal e area radical, nel dibattito congressuale si affaccia spesso il tema della scissione, della possibilità che una parte del partito se ne vada se vince il candidato degli altri.

Un’ipotesi che Bonaccini respinge: “Dobbiamo dire che chiunque vinca la corsa congressuale noi comunque il giorno dopo stiamo tutti insieme. Di scissioni ne abbiamo patite anche troppe”. Per Bonaccini il tema della alleanze è prematuro, prima c’è da rilanciare e ridefinire il Pd, dice. Ma auspica una convergenze su alcune battaglie. Come quella sulla Manovra. Il presidente del M5s, Giuseppe Conte, ha attaccato i limiti all’uso del pos: “Il governo e il ministro dell’Economia – ha detto – si stanno assumendo una grave responsabilità che pagheremo negli anni futuri”. Un’impostazione che non è lontana da quella del Pd. Nel gioco delle correnti a cui nessuno dice di voler partecipare, è intervenuto Goffredo Bettini: “Mi sarebbe piaciuto se Andrea Orlando si fosse impegnato in prima persona. C’è ancora tempo. Per ora la piattaforma che mi convince di più è quella di Matteo Ricci”. La sinistra del partito è in cerca del centro di gravità. Ed è in attesa di Schlein (per la quale, dopo l’attentato ad Atene alla sorella Susanna, diplomatica all’ambasciata greca, la prefettura ha attivata un servizio di vigilanza), che dirà la sua a un incontro organizzato per domattina a Roma.

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Mattarella,l’inclusione dei disabili è un banco di prova

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 Il governo affronterà con “concretezza” la sfida dell’inclusione delle persone disabili. A pronunciare le impegnative parole, in occasione della Giornata internazionale della disabilità, è stata la presidente del Consiglio GIorgia Meloni, in una dichiarazione che per certi versi ha fatto da eco al messaggio del presidente Sergio Matarella e alle sollecitazioni di papa Francesco. Il capo dello Stato ha ricordato che “sono milioni le persone con disabilità che ogni giorno combattono per una vita indipendente e che ci insegnano come affrontare con forza vitale e grande dignità le difficoltà”. In effetti l’Osservatorio delle Regioni sulla Disabilità (che ha sede presso la Cattolica di Roma) ha reso noto che si tratta di ben 13 milioni di concittadini, di cui solo l’11,9% lavora e quasi una su tre (32,1%) è a rischio di povertà. “Salute, istruzione, mobilità, lavoro – ha rimarcato Mattarella – sono diritti che per le persone con disabilità rappresentano il frutto di lunghe battaglie lastricate di dolore, mortificazione, senso di ingiustizia e impotenza, episodi di discriminazione”.

Osservazioni confermate dal rapporto Istat che ha reso noto come solo una scuola su tre è accessibile agli studenti con disabilità. “L’inclusione delle persone con disabilità – ha ammonito Mattarella – è banco di prova della piena affermazione dei diritti umani”. Il concetto di “non lasciare indietro nessuno”, è stato enunciato da diversi esponenti politici, come il capogruppo di Fi Alessandro Cattaneo o Antonio De Poli (Udc), che in proposito ha chiesto “più risorse e investimenti” per l’inclusione. Sulla stessa richiesta anche Ileana Malavasi del Pd, che chiede “provvedimenti urgenti”, nonché Uil e Cgil: quest’ultima ha sollecitato la ministra per la disabilità Alessandra Locatelli (Lega) a promuovere un tavolo interministeriale per “rilanciare le politiche dell’inclusione”. “Il nostro dovere – ha detto Locatelli – è di agire rapidamente per garantire la massima tutela alle famiglie che amano e curano i propri cari con disabilità”. Ricevendo un gruppo di persone con disabilità papa Francesco ha parlato sia alla comunità civile che a quella ecclesiale.

“Non c’è inclusione se manca l’esperienza della fraternità e della comunione reciproca. Non c’è inclusione se essa resta uno slogan, una formula da usare nei discorsi politicamente corretti, una bandiera di cui appropriarsi. Non c’è inclusione se manca una conversione nelle pratiche della convivenza e delle relazioni” Meloni ha quasi risposto al coro degli auspici: “Affronteremo con grande concretezza i problemi che le persone con disabilità, le loro famiglie, le amministrazioni territoriali, le associazioni, gli operatori pubblici e privati, il Terzo Settore vivono ogni giorno”. E in proposito ha ricordato che nella legge di Bilancio è stato aumentato l’importo dell’assegno unico per le famiglie con un figlio disabile. Un passo insufficiente per Giuseppe Conte; il leader di M5s ha definito “deludente” la legge di Bilancio, visti i tagli alla complessiva spesa sociale. Ora inizia l’iter parlamentare della legge di Bilancio e probabilmente alcuni emendamenti affronteranno i problemi della disabilità, come quello sollecitato da Ella Bucalo (Fdi) che chiede di stabilizzare gli insegnanti di sostegno o quello chiesto dalla onlus che si occupa di disabilità (Fiaba) che chiede di rifinanziare la detrazione del 75% per le spese di abbattimento delle barriere architettoniche. Ma per tutte serve il sì del governo.

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Pnrr, Meloni: 55 obiettivi da centrare, a noi lasciati 30

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“E’ un dato incontrovertibile che dei 55 obiettivi (del Pnrr, ndr) da centrare entro fine anno a noi ne sono stati lasciati trenta”. Lo spiega, in un colloquio con il quotidiano La Repubblica la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che aggiunge: “Sono fiduciosa che recupereremo, Raffaele Fitto (ministro per gli Affari europei, ndr) sta portando avanti un ottimo lavoro e bene ha fatto a suonare la sveglia a tutti i centri di spesa. Detto questo, se qualcosa mancasse all’appello non sarebbe colpa nostra. Sarà inevitabile piuttosto nel 2023 cambiare qualcosa per rendere più celere e più fluida la capacità di utilizzo dei fondi”. La premier sottolinea che il governo, è pronto al lavorare anche nei giorni di festa per approvare la legge di bilancio, “non ci trascineremo certo fino all’esercizio provvisorio – spiega -. Non era scontato mettere su una manovra complessa come questa in poche settimane, sono orgogliosa del risultato raggiunto, la gran parte delle risorse disponibili saranno destinate ad alleviare i contribuenti italiani alle prese col caro bollette”. Fra i temi del colloquio anche il reddito di cittadinanza, “è una questione di principio: non si può dire ‘se la Meloni ci toglie il reddito ci manda a rubare’, perché tra le due opzioni c’è il lavoro ed è la mia opzione. Cosa diversa sono le persone che abili al lavoro invece non sono e tutte le categorie fragili che continueremo a tutelare”. Rispetto al nodo migranti, “l’Europa come andiamo dicendo da tempo, deve farsi carico del problema perché l’Italia non può più accettare che la selezione la facciano gli scafisti – sottolinea -. Bisogna fermare questo mercato. L’Italia non può essere il solo Paese costretto a pagare il costo delle ondate di migrazione dall’Africa”.

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