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Salute: scoperta causa narcolessia, problema è una molecola

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 Uno studioso francese, Emmanuel Mignot, ha dedicato la sua vita alla ricerca della causa della narcolessia – una patologia del sonno devastante – ora ricompensato con un prestigioso premio statunitense, il Breakthrough Prize. Un riconoscimento che condivide con un altro ricercatore giapponese, Masashi Yanagisawa, giunto alle stesse conclusioni in contemporanea. “E’ una malattia bizzarra, incredibile ma anche devastante di cui i pazienti affetti soffrono terribilmente” ha dichiarato Mignot che ha dedicato gli ultimi 30 anni della sua vita alla ricerca dell’origine di una patologia correlata a uno dei piu’ grandi misteri della biologia: il sonno. La narcolessia – che colpisce una persona ogni 2 mila – e’ un disturbo del sonno caratterizzato da una sonnolenza eccessiva durante il giorno o da episodi incontrollati e ricorrenti di sonno durante le consuete ore di veglia, in genere con episodi improvvisi e temporanei di debolezza o paralisi muscolare, la cataplessia. “Sono abbastanza orgoglioso, perche’ quello che ho scoperto sta facendo un’enorme differenza per i miei pazienti. E’ la migliore ricompensa che uno puo’ ricevere”, ha detto Mignot, professore universitario a Stanford, in California, dove i narcolettici di tutto il mondo vengono a consultarlo. Trent’anni anni fa, allora giovane laureato in medicina e scienze, decise di recarsi negli Stati Uniti durante il servizio militare, per studiare il funzionamento di un farmaco allora usato contro la narcolessia. All’epoca, come ricorda lui stesso, questa malattia era “praticamente sconosciuta” e “nessuno la studiava”, ma lui ne e’ rimasto “totalmente affascinato”. Una malattia che lui stesso considerava come “incredibile” in quanto i pazienti affetti si addormentavano sempre, senza saperne il perche’, convinto del fatto che “se potessimo trovarne la causa, potremmo capire qualcosa di nuovo sul sonno” ha ancora riferito il ricercatore oggi 63enne. A far scattare in lui la curiosita’ estrema sono stati i suoi cani, affetti da narcolessia, motivo per cui decise di trovare il gene responsabile di quella terribile malattia. Un’impresa ardua in quanto nel 1989 le tecniche di sequenziamento del genoma erano davvero primitive, ma Mignot, in soli 10 anni di ricerche porto’ a casa il risultato. Scopri’ che in un cane malato la problematica era situata in un recettore, su delle cellule del cervello, che riesce a lavorare correttamente solo quando in presenza di una specifica molecola.

Allo stesso tempo il collega giapponese Yanagisawa da’ un nome a questa molecola: l’orexina, chiamata anche ipocretina. Ovvero la molecola che regola il ciclo sonno-veglia, attivata da un gene (DEC2) le cui mutazioni possono influire sul fabbisogno delle ore di sonno. Sulla scia di questa doppia scoperta, i risultati dei test realizzati sugli esseri umani confermano la loro ipotesi: nei cervelli dei pazienti affetti da narcolessia, i livelli di orexina sono pari a zero, in quanto non viene prodotta nell’ipotalamo, alla base del cervello, da una piccola ‘popolazione’ di neuroni. Gli studiosi stabiliscono anche la differenza sostanziale del disturbo del sonno tra l’uomo e il cane: nel primo la malattia non e’ ereditaria mentre nel secondo lo e’. Per l’uomo la capacita’ di cura c’e’ e consiste nel trovare un farmaco in grado di aiutarlo a produrre la molecola che da solo non e’ in grado di fabbricare in modo da far funzionare correttamente il recettore. I test effettuati sul farmaco in grado di imitare la funzione dell’orexina risultano poi miracolosi e in grado di curare chi e’ affetto da questo grave disturbo: una vera e propria rivoluzione scientifica e farmacologica nella cura della narcolessia e di altre patologie del sonno. Ora la sfida resta quella di sviluppare la formulazione che fornisca la giusta dose al momento giusto. Diverse aziende, tra cui la giapponese Takeda, stanno lavorando sull’argomento e nei prossimi anni potrebbero essere autorizzati farmaci. Scoperta nella scoperta: ci sono altre applicazioni possibili ad altre malattie, come nel caso di persone depresse che faticano ad alzarsi e quelle in coma il cui risveglio e’ difficile. Nuova sfida per Mignot: dimostrare che la narcolessia e’ provocata dal virus influenzale. Secondo lui, il sistema immunitario, responsabile della difesa contro le infezioni, puo’ iniziare a confondere i neuroni che producono orexina con alcuni virus influenzali e finire per attaccarli. Per giunta una volta morti, questi neuroni non possono rinnovarsi e i pazienti non saranno piu’ in grado di produrre orexina per tutta la vita.

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Esteri

Sono 261mila gli uomini arruolabili fuggiti dalla Russia per non andare in guerra

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Secondo l’Fsb, i servizi di sicurezza russi, 261 mila uomini in età di chiamata alle armi avrebbero lasciato la Russia tra mercoledi’ e sabato scorso, dopo l’annuncio sulla mobilitazione parziale. Lo riporta un tweet di Meduza, citando la Novaya Gazeta Europe. Un esodo che – scrive il media russo – sarebbe alla base della discussione all’interno dell’amministrazione presidenziale sulla chiusura dei confini agli uomini in età arruolabile.

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Economia

Effetto Meloni, la Borsa di Milano regge ma lo spread sale ai massimi da 2 anni

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Bene la Borsa, male i titoli di Stato. Questo il ‘verdetto’ dei mercati dopo il voto politico in Italia, con Piazza Affari di qualche frazione miglior mercato azionario europeo mentre lo spread ha sofferto, toccando i massimi dal maggio 2020. Un giudizio a due facce spiegato da analisti e operatori in modo semplice: in Borsa le vendite sui titoli italiani avevano anticipato il voto e ora un risultato chiaro aiuta i mercati, mentre i titoli di Stato a causa dell’enorme debito strutturale hanno accusato piu’ di altri il forte nervosismo sui timori sempre piu’ concreti di recessione. In questo clima Piazza Affari ha chiuso in aumento dello 0,6%, con Amsterdam che e’ salita dello 0,1%, mentre Londra ha concluso piatta nel pieno della crisi della sterlina e Parigi ha registrato un calo dello 0,2%. Piu’ deboli i listini azionari di Francoforte, che ha ceduto lo 0,4%, e di Madrid, in calo dello 0,8%. A Milano tra i titoli principali bene Fineco (+3,5%) e giu’ Enel, che ha perso due punti percentuali, ma e’ stata una seduta senza scosse particolari. Molto piu’ caldo il mercato dei titoli di Stato: lo spread tra Btp e Bund tedeschi a 10 anni ha infatti toccato un massimo di 243 punti base e nel finale il tasso del bond italiano e’ arrivato al 4,53%, correggendo ancora il livello piu’ alto dal 2013. Il rendimento del prodotto del Tesoro e’ aumentato di 21 punti base, contro i 9 del bond tedesco e gli 11 di quelli francesi e spagnoli. Importante la corsa anche dei prodotti a scadenza piu’ breve: +20 ‘basis point’ per i Btp a 5 anni, +15 per quelli a due anni. Secondo gli analisti ora molto dipendera’ dai rapporti che il prossimo governo, alla prova della legge di Bilancio e del Pnrr, avra’ con la Ue, e di conseguenza dalle capacita’ della Bce, che va oltre l’esito delle elezioni italiane, di intervenire sugli spread. “L’assenza di grandi sorprese dalle elezioni dovrebbe ridurre il rischio di un cambiamento importante nell’approccio del mercato ai Btp, almeno come prima reazione”, affermano gli analisti della spagnola Bbva, secondo i quali “le prospettive di medio termine non sono cambiate dopo le elezioni: a nostro avviso gli spread sono ancora leggermente orientati verso l’alto”. Il problema e’ che i mercati temono chiaramente l’arrivo della recessione. A partire dal calo della fiducia delle imprese in Germania, che in settembre vedono l’indice Ifo a 84 punti rispetto agli 88 di agosto, una flessione superiore alle attese. Per S&P Global poi “e’ imminente un netto rallentamento della crescita dell’eurozona”, con “due o tre trimestri di attivita’ debole o addirittura in calo”. L’agenzia di rating vede infatti un 2023 ‘tragico’, con un taglio delle previsioni di crescita dell’Eurozona e il Pil italiano rivisto per l’anno prossimo da un aumento del 2,1% a un calo dello 0,1%. E infine e’ arrivata anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, che in audizione al Parlamento europeo disegna il 2023 come “un anno difficile, di cui molto probabilmente il primo trimestre sara’ negativo poiche’ riteniamo che anche il quarto trimestre del 2022 sara’ negativo”. Lagarde prevede anche nuovi rialzi dei tassi di interesse, non interpretando lo ‘scudo’ della Bce come “uno strumento inteso per un Paese specifico”. E comunque il Tpi “non e’ l’unico strumento: abbiamo una varieta’ di strumenti che abbiamo usato da luglio”, spiega Lagarde. Tutte prospettive alle quali guardano i mercati, con l’euro ancora molto debole sceso a quota 0,962 contro il dollaro, il petrolio che fatica a tenere quota 77 dollari al barile e anche il gas in discesa (-6%) a 173 euro al Megawattora.

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Economia

Ocse: la guerra pesa sul pil, Italia +0,4% nel 2023

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Arrivano segnali via via piu’ preoccupati e preoccupanti sul rallentamento dell’economia globale a causa della recessione e del prolungarsi del conflitto in Ucraina che potrebbe avere anche ripercussioni serie sulla sicurezza alimentare in molti paesi del mondo. L’ultimo istituto di previsione a provocare una gelata nelle prospettive di crescita e’ l’Ocse che in qesto contesto inserisce la frenata dell’Italia ovviamente, dove la crescita calera’ dal 3,4% atteso per il 2022 allo 0,4% stimato per il prossimo anno. L’agenzia di rating S&p vede ancora peggio e taglia la crescita italiana del prossimo anno dal +2,1% a -0,1%, indicando per quest’anno una crescita del 3,1%, comunque inferiore al precedente 3,4% stimato qualche mese fa. Il taglio dell’Ocse e’ meno profondo. Nel 2023, si legge nelle prospettive economiche intermedie dell’Organismo internazionale presentate oggi a Parigi, il dato dello 0,4% rappresenta un taglio di 0,8 punti rispetto alle precedenti stime sul mese pubblicate dall’Ocse lo scorso giugno. Nell’Eurozona, e’ scritto nel documento intitolato ”il prezzo della guerra”, il Pil frenera’ dal 3,1% del 2022 allo 0,3% del 2023 (-1,3 punti rispetto all’economic outlook dello scorso giugno). L’inflazione nel nostro paese calera’ invece dal 7,8% del 2022 al 4,7% del 2023. Nel complesso dell’Eurozona, il tasso di crescita dei ressi al consumo dovrebbe invece passare dall’8,1% di quest’anno al 6,2% del prossimo anno. Per il G20, la stima e’ di 8,2% per il 2022 e 6,6% per il 2023. Le ricadute della guerra russa in Ucraina restano nel frattempo “una minaccia per la sicurezza alimentare globale, in particolare se combinate con altri eventi meteorologici estremi causati dai cambiamenti climatici. La cooperazione internazionale e’ di conseguenza necessaria per mantenere i mercati agricoli aperti, affrontare i bisogni d’urgenza e rafforzare l’offerta.”I governi – sottolinea l’Ocse – devono garantire che gli obiettivi della sicurezza energetica e della mitigazione dei cambiamenti climatici siano allineati”. L’economia globale, spiegano i tecnici Ocse, ha perso slancio quest’anno dopo essersi ripresa con forza dalla pandemia da COVID-19: “un ritorno a una situazione economica piu’ normale sembrava prospettarsi prima che la Russia provocasse una guerra di aggressione ingiustificabile e illegale contro l’Ucraina”, sottolinea l’Ocse nell’Interim Economic Outlook aggiungendo che “gli effetti della guerra e il protrarsi dell’impatto del COVID-19 in alcune parti del mondo hanno intaccato e messo a dura prova la crescita, con ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi, soprattutto energetici e alimentari. Il Pil globale ha ristagnato nel secondo trimestre del 2022 e la produzione e’ diminuita nelle economie dei paesi del G20”. “L’economia mondiale ha perso il suo slancio in seguito alla guerra di aggressione non provocata” ha afferma il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, sottolineando come “le pressioni inflazionistische gia’ presenti quando l’economia mondiale stava uscendo dalla pandemia sono state pesantemente aggravate dalla guerra”. “Questo – aggiunge – ha causato ulteriormente l’innalzamento dei prezzi dell’energia e delle derrate alimentari che minacciano il livello di vita degli abitanti del mondo intero”. La crescita globale rallentera’ dal 3% nel 2022 al 2,2% nel 2023, “ben al di sotto del ritmo previsto prima della guerra” russa in Ucraina. Il dato del 2,2% rappresenta un taglio di 0,6 punti rispetto alle precedenti stime pubblicate dall’Ocse lo scorso giugno. Nel G20, la crescita passera’ dal 2,8% del 2022 al 2,2% del 2023 (-0.6% rispetto alle precedenti previsioni).

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