Politica
Russia blocca WhatsApp dopo le restrizioni a Telegram, tensione sulla libertà digitale
Mosca blocca WhatsApp dopo aver imposto restrizioni a Telegram. Il Cremlino parla di sicurezza, le app denunciano un’ulteriore stretta sulla libertà di espressione.
A due giorni dalle nuove limitazioni imposte a Telegram, la Russia ha annunciato il blocco anche di WhatsApp, motivando la decisione con la necessità di proteggere i cittadini da truffe e possibili minacce terroristiche.
Il provvedimento si inserisce in una più ampia strategia di controllo delle piattaforme digitali straniere già attuata negli ultimi anni.
La posizione del Cremlino e di Roskomnadzor
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato di “assoluta riluttanza” da parte di WhatsApp nel rispettare le leggi russe, sottolineando che l’app conterebbe circa 100 milioni di utenti nel Paese.
L’ente di controllo sulle comunicazioni Roskomnadzor aveva già giustificato le restrizioni a Telegram affermando che l’app non garantirebbe adeguata protezione dei dati personali né misure efficaci contro usi criminali o terroristici.
Dall’estate scorsa, entrambe le piattaforme non possono essere utilizzate per effettuare telefonate in Russia.
Le accuse delle piattaforme e l’ipotesi Max
Opposta l’interpretazione da parte delle aziende coinvolte. Pavel Durov ha sostenuto che il governo intenda spingere gli utenti verso Max, un’app controllata dallo Stato, definita come uno strumento di sorveglianza e censura politica.
WhatsApp, controllata dal gruppo Meta, ha parlato di un passo indietro per la sicurezza delle comunicazioni private.
Negli ultimi anni Mosca ha vietato anche Facebook, Instagram e YouTube, mentre molti utenti continuano ad accedere ai servizi tramite reti Vpn.
Impatto su istituzioni e informazione
Nonostante le restrizioni, numerose istituzioni russe – ministeri, Banca centrale, governatori regionali – utilizzano Telegram per le comunicazioni ufficiali. Tra questi anche il governatore di Belgorod Vyacheslav Gladkov, che ha espresso preoccupazione per il rischio di privare la popolazione di informazioni e allerte diffuse proprio attraverso la piattaforma.
Il blocco di WhatsApp e le limitazioni a Telegram riaccendono così il dibattito interno e internazionale sul bilanciamento tra sicurezza nazionale e libertà di espressione digitale in Russia.
In Evidenza
Decreto sicurezza, stop al Senato: scontro politico e mille emendamenti rallentano l’iter
Il decreto sicurezza rallenta al Senato tra rinvii, mille emendamenti e tensioni politiche: maggioranza costretta a correggere il testo.
Politica
Marina Berlusconi replica a Corrias: “Attacchi misogini, medaglie al valore”
Marina Berlusconi risponde a Corrias e al Fatto Quotidiano: “Attacchi misogini e body shaming, per me sono medaglie”.
Politica
Decreto Primo Maggio, governo al lavoro contro il lavoro povero: tre ipotesi sul tavolo
Governo al lavoro sul decreto Primo Maggio contro il lavoro povero. Tre ipotesi in campo, sindacati uniti sulla contrattazione.
Il governo prepara il decreto del Primo Maggio con l’obiettivo di contrastare il lavoro povero e rafforzare la contrattazione collettiva. Il confronto è ancora aperto e la scelta finale sarà politica, con almeno tre ipotesi attualmente allo studio.
Sindacati uniti: “Non toccare la rappresentanza”
Le sigle sindacali CGIL, CISL e UIL si sono espresse in modo compatto.
La richiesta è chiara: non intervenire sulla rappresentanza e lasciare alle parti sociali il compito di definire un accordo, contrastando in modo deciso i cosiddetti contratti pirata.
Le tre ipotesi sul tavolo
Il governo valuta tre possibili strade:
- Attuare la delega sulla retribuzione equa e sulla contrattazione, in scadenza il 18 aprile
- Rinviare il tema, lasciando spazio a un accordo tra sindacati e imprese da recepire successivamente
- Inserire nel decreto anche il tema della rappresentanza, da definire poi in Parlamento
La seconda opzione appare al momento la più percorribile.
Le misure possibili nel decreto
Se la contrattazione dovesse essere rinviata, il decreto potrebbe concentrarsi su altri interventi:
- detassazione degli aumenti contrattuali
- misure a sostegno dei working poor
- proroga dei bonus per l’occupazione giovanile e nelle aree Zes
Il confronto con le parti sociali
I sindacati chiedono tempo per arrivare a una sintesi condivisa.
Maurizio Landini ha ribadito che il governo non deve sostituirsi alle parti sociali, mentre Pierpaolo Bombardieri ha indicato sei mesi come orizzonte per un accordo.
Sulla stessa linea Daniela Fumarola, che ha sottolineato il valore dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni più rappresentative.
Anche le imprese chiedono chiarezza
Dal fronte delle imprese, Confcommercio evidenzia la necessità di contrastare il dumping contrattuale, definito una “piaga sociale” che abbassa salari e diritti.
La posizione del governo
Il sottosegretario Claudio Durigon ha assicurato che non c’è intenzione di intervenire sulla rappresentanza con il decreto.
L’obiettivo resta quello di intervenire sul lavoro povero con le risorse disponibili, puntando in particolare su giovani e donne.
Una decisione ancora aperta
Il dossier resta in evoluzione.
Il decreto Primo Maggio sarà il primo banco di prova per misurare la capacità del governo di intervenire su salari e lavoro, mantenendo l’equilibrio con le parti sociali.


