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Cronache

Rubli russi alla Lega? La procura di Milano mette all’angolo Savoini sulla trattativa per il petrolio: spuntano nuovi nomi

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“Complesse, difficili, lunghe, laboriose e internazionali”. Il procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco descrive cosi’ le indagini sulla presunta trattativa sul petrolio, poi sfumata, che avrebbe dovuto portare fondi russi alla Lega e nelle quali Gianluca Savoini, il presidente dell’associazione Lombardia-Russia, unico indagato per corruzione internazionale e ieri convocato dai pm, si e’ avvalso della facolta’ di non rispondere. Indagini che, mentre viene allo scoperto il terzo italiano presente all’incontro, stanno cercando di far luce su chi fosse presente effettivamente la mattina del 18 ottobre scorso nella hall dell’hotel Metropol di Mosca. Inchiesta nella quale, poi, come ha detto il capo della Procura, non e’ “assolutamente” necessario sentire il vicepremier e segretario del Carroccio Matteo Salvini. All’indomani del ‘silenzio’ di Savoini – una linea decisa in quanto, sintetizzando le parole del suo legale, Lara Pellegrini, al momento di carte da studiare e su cui fondare una concreta difesa non ce ne sono e “noi preferiamo confrontarci sulle prove raccolte dal pm” – spunta il terzo italiano, il tale “Francesco”, citato nell’ormai nota registrazione pubblicata dal sito americano BuzzFeed: di cognome fa Vannucci, ha 62 anni ed e’ di Suvereto, in provincia di Livorno. Ha lui stesso detto di essere stato presente al meeting nell’albergo moscovita “in qualita’ di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda”, il legale romano che nei giorni scorsi era gia’ venuto allo scoperto, e ha aggiunto: “Lo scopo dell’incontro era prettamente professionale e si e’ svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale. Non ci sono state situazioni diverse rispetto a quelle previste dalle normative che disciplinano i rapporti di affari”. Il professionista si e’ anche lasciato andare ad uno sfogo: “Sono profondamente dispiaciuto di essere indicato in modo a volte ironico, a volte opaco, con lo pseudonimo di ‘nonno Francesco’”. “Confido nella serieta’ della magistratura italiana nel capire le chiare dinamiche di questa vicenda”, ha aggiunto Francesco Vannucci, dicendosi anche profondamente rammaricato di dover mettere a rischio la privacy sua e della sua famiglia. Non ha voluto, pero’, rispondere alle domande sui temi dell’incontro del Metropol. Cosi’ come per l’avvocato Meranda, anche Vannucci dovrebbe essere prima identificato e poi – dopo le necessarie verifiche per capire se fosse davvero tra le sei persone (c’erano anche tre russi) che hanno preso parte all’incontro – convocato (non si sa se anche lui come persona informata sui fatti o indagato) nei prossimi giorni. I nuovi interrogatori potrebbero contribuire alla ricostruzione quantomeno del contesto su cui i militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf stanno lavorando, anche grazie a documenti e foto acquisiti o da acquisire (in questi giorni si parla anche di un ulteriore audio). Insomma, con nuove audizioni e altri accertamenti si potrebbe capire di piu’ su quanto accaduto nel lussuoso e storico albergo non molto distante dalla piazza Rossa: una trattativa, stando all’audio, che, secondo l’accusa, doveva portare molto denaro nelle casse della Lega e garantire una ‘retrocessione’ di soldi agli interlocutori russi. Un affare che pero’ non e’ mai andato in porto.

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Abusi sessuali e truffe, la vita spericolata di Monsignor Zanchetta

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Il vescovo argentino Gustavo Zanchetta, 55 anni, gia’ allontanatosi nel luglio 2016 dalla sua diocesi di Oran e poi chiamato in Vaticano nel dicembre dell’anno dopo da papa Francesco come assessore all’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede apostolica) – incarico dal quale e’ poi stato sospeso -, oltre a dover affrontare presto un processo nel suo Paese per “abusi sessuali continuati e aggravati” su seminaristi, sarebbe indagato dalla Procura di Oran anche per presunte truffe allo Stato. Lo scrive il quotidiano argentino El Tribuno, ricordando come a carico di Zanchetta, oltre alle accuse di abuso sessuale avanzate dal due seminaristi, c’erano accuse da parte di altri religiosi della diocesi di Oran per presunti squilibri economici con fondi statali, prese in carico d’ufficio dalla Procura della citta’ argentina e rimaste finora sotto stretto segreto.

juorno.it/sesso-alcol-e-foto-hot-con-i-seminaristi-il-vescovo-gustavo-zanchetta-inseguito-dai-magistrati-e-sotto-processo-in-vaticano/

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Da fuoco con l’alcol alla compagna, arrestato a Padova

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E’ accusato di lesioni gravissime aggravate e maltrattamenti aggravati nei confronti della sua compagna, padovana, alla quale avrebbe dato fuoco cospargendola prima con alcol denaturato. Per questo e’ stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria un padovano di 53 anni, poi arrestato. I fatti sono accaduti il 16 agosto a Ponte di Brenta (Padova). Inizialmente sembrava si trattasse di tentato suicidio, a chiamare i soccorsi era stata una vicina di casa. La vittima, con gravi ustioni su parte del corpo ma non in pericolo di vita, ha raccontato la sua versione dei fatti appena si e’ risvegliata dalla sedazione. Ad insospettire la Squadra mobile, coordinata dal pm Benedetto Roberti, il fatto che il compagno non fosse a casa nel momento dei soccorsi. Il fermo e’ stato convalidato ieri, ora l’uomo si trova in carcere.

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L’affare rifiuti, padre Patriciello torna a protestare “contro uno Stato che tradisce le persone perbene”

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L’emergenza rifiuti. Arriverà. È sicuro. Perché nel delicato meccanismo di una filiera industriale insufficiente ed inefficiente in Campania, l’inceneritore di Acerra è essenziale. Chiuderlo per 30/40 giorni senza avere alternative significa precipitare nel caos il settore rifiuti in Campania. Le soluzioni o meglio i tentativi di soluzione sembrano peggiori dei mali. Perché si punta a far digerire la monnezza sempre alle solite aree. Da qui la protesta ferma, civile ma dura di Padre Maurizio Patriciello.
 Che fa un ragionamento. “Le autorità chiedono ai cittadini di collaborare. Giusto. Chiedono di avere fiducia nel loro operato. Giusto. Promettono di risolvere i problemi che attanagliano un intero territorio. Tra questi i roghi tossici, il fetore mortifero che si sprigiona dalle immondizie e dalle aziende disoneste. I cittadini perbene – sostiene Patriciello – credono ai responsabili della Cosa pubblica. Bello. Poi, mentre essi, i cittadini, sperano in una qualche soluzione, vengono a sapere che a Caivano dovrebbero arrivare altre tonnellate di immondizie per la chiusura temporanea dell’inceneritore di Acerra. I cittadini, arrabbiati, impauriti, mortificati, protestano. Le autorità fingono di non vederli. Di non sentirli. E vanno per la loro strada. Speriamo che ci ripensino. Caivano ha già dato tanto. Portarvi altre tonnellate di rifiuti è impensabile. Abbiate pietà di questo popolo” scrive Padre Maurizio Patriciello.

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