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Ronaldo contro il Congo, il Mondiale comincia con la partita dei due mondi
A Houston il Portogallo di Cristiano Ronaldo affronta la Repubblica democratica del Congo nella prima sfida mondiale. Una partita che mette di fronte il calciatore più ricco e iconico del calcio globale e la nazionale del Paese più povero qualificato al torneo.
Il calciatore più pagato di sempre contro la nazionale del Paese più povero qualificato ai Mondiali. La partita tra Portogallo e Repubblica democratica del Congo, in programma a Houston, non è soltanto un debutto sportivo. È una fotografia potente delle disuguaglianze del calcio globale, dove ricchezza, talento, mercato e storia si incrociano nello stesso rettangolo verde.
Da una parte c’è Cristiano Ronaldo, 41 anni, al sesto Mondiale della carriera e forse all’ultima occasione per inseguire la Coppa che manca alla sua leggenda. Dall’altra ci sono i Leopardi congolesi, chiamati a rappresentare un Paese segnato da povertà, emergenze sanitarie e una storia calcistica fatta di attese lunghissime.
L’ultima grande occasione di CR7
Per Ronaldo il Mondiale ha il sapore dell’ultima grande sfida. Dopo una carriera monumentale, fatta di record, trofei, gol e contratti milionari, il capitano portoghese cerca il titolo che gli consentirebbe di chiudere il cerchio anche nel confronto simbolico con Lionel Messi.
Il Portogallo arriva con una rosa ricca di talento. Roberto Martinez può contare su Bruno Fernandes, Bernardo Silva, Ruben Dias, Diogo Costa, Rafa Leao e Nuno Mendes. Una squadra costruita per competere fino in fondo, forte anche della Nations League conquistata lo scorso anno.
Ma gli occhi saranno inevitabilmente puntati su Cristiano Ronaldo, ormai figura che supera i confini dello sport e si muove tra calcio, finanza, politica internazionale e immaginario globale.
Il Congo e il ritorno dopo 52 anni
La Repubblica democratica del Congo torna al Mondiale dopo 52 anni. L’unico precedente risale al 1974, quando il Paese si chiamava Zaire e uscì dal torneo con tre sconfitte contro Scozia, Jugoslavia e Brasile.
Alla guida della nazionale c’è il francese Sébastien Desabre, che può contare su diversi calciatori cresciuti in Europa e su una squadra chiamata a dare orgoglio a un Paese attraversato da grandi difficoltà.
Tra i volti più rappresentativi ci sono il capitano Chancel Mbemba, difensore con esperienza internazionale, e il giovane Noah Sadiki, centrocampista del Sunderland con doppia cittadinanza belga e congolese.
Un cammino segnato anche dall’emergenza sanitaria
L’avvicinamento del Congo al Mondiale è stato complicato dall’emergenza Ebola che ha colpito il Paese, con un numero di vittime già molto pesante e timori diffusi anche sul piano internazionale.
La nazionale è arrivata a Houston dopo un periodo di isolamento imposto per l’ingresso negli Stati Uniti. Anche l’ultima amichevole è stata condizionata dalla paura dei contagi, con il cambio di sede dopo il rifiuto di concedere uno stadio in Spagna.
È il lato meno scintillante del Mondiale: quello delle nazionali che arrivano al torneo portando con sé non solo ambizioni sportive, ma anche il peso delle fragilità dei Paesi che rappresentano.
Il precedente dello Zaire e l’ombra di Mobutu
Il ritorno del Congo richiama inevitabilmente la memoria del Mondiale del 1974. Allora lo Zaire perse tutte le partite e il torneo rimase legato a un episodio passato alla storia: Joseph Mwepu Ilunga che, durante Brasile-Zaire, uscì dalla barriera e calciò via il pallone prima della battuta di una punizione di Rivelino.
Per anni quell’immagine fu raccontata come un gesto comico o surreale. In realtà, dietro quella scena c’era la pressione del regime di Mobutu Sese Seko, che avrebbe minacciato i giocatori e le loro famiglie in caso di pesante sconfitta.
Una partita che vale più del risultato
Portogallo-Congo è una sfida impari sulla carta, ma carica di significati. Per Ronaldo può essere l’inizio dell’ultima corsa verso la gloria mondiale. Per i Leopardi può diventare il primo passo di una nuova storia calcistica, dopo mezzo secolo di assenza.
Il Mondiale comincia così con una partita che racconta due mondi opposti: l’élite dorata del calcio globale e una nazionale che gioca anche per dare visibilità, orgoglio e speranza a un Paese ferito.
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Ronaldo chiede scusa: «Pronto a tornare nel Portogallo»
Cristiano Ronaldo rompe il silenzio dopo l’abbandono del ritiro del Portogallo: si scusa con tifosi e compagni, accetta eventuali sanzioni e si dichiara disponibile a tornare. Nella lettera accusa Jorge Jesus di non aver rispettato gli accordi sul suo impiego. Il tecnico ha negato l’esistenza di tali accordi.
Cristiano Ronaldo chiede scusa ai tifosi e ai compagni, accetta le conseguenze disciplinari per aver abbandonato il ritiro e si dichiara disponibile a tornare nella nazionale portoghese. Il capitano riapre così la porta al Portogallo, ma nella lunga dichiarazione diffusa il 6 ottobre conferma le critiche al commissario tecnico Jorge Jesus, accusandolo di non aver rispettato gli accordi presi.
Il messaggio arriva dopo la partenza da Copenaghen del 30 settembre, alla vigilia della partita di Nations League contro la Danimarca. Uno strappo che aveva messo in dubbio il futuro internazionale del cinque volte Pallone d’Oro.
Le scuse e la disponibilità ad accettare una sanzione
Ronaldo riconosce di aver sbagliato lasciando il gruppo: «La responsabilità è esclusivamente mia». Le scuse sono rivolte ai portoghesi e ai compagni di nazionale.
Il capitano ritiene che il suo ruolo renda il comportamento ancora più grave e chiede che l’eventuale punizione venga valutata senza attenuanti. «Le regole sono uguali per tutti», sottolinea.
La disponibilità ad accettare una sanzione disciplinare non equivale, tuttavia, all’annuncio di un provvedimento già deciso: la valutazione spetta alla Federcalcio portoghese.
Il ritorno resta un obiettivo
A 41 anni, Ronaldo chiarisce che le sue ambizioni con il Portogallo comprendono ancora la competizione, oltre a una futura partita d’addio.
Il rientro sarebbe subordinato alle condizioni fisiche, alla continuità nel club e all’eventuale squalifica. «Sarò disponibile, come lo sono sempre stato finora, a giocare e vincere con la nostra nazionale», scrive.
Dopo 234 presenze, il capitano lascia dunque aperta la possibilità di proseguire la carriera internazionale. La sua dichiarazione di disponibilità dovrà però tradursi in una nuova convocazione.
La versione di Ronaldo sullo scontro con Jesus
Nella lettera, Cristiano Ronaldo ricostruisce anche le ragioni del contrasto con il tecnico. Secondo il suo racconto, il programma concordato prevedeva una gestione delle presenze legata al recupero fisico.
Prima della partita contro la Norvegia, Jesus gli avrebbe invece comunicato che avrebbe giocato circa mezz’ora. Ronaldo sostiene di essersi riscaldato durante la ripresa senza essere poi chiamato a entrare in campo.
Il calciatore riferisce inoltre di un successivo confronto, alla presenza del direttore sportivo dell’Al Nassr, Simão Coutinho, durante il quale sarebbe stato concordato un chiarimento pubblico.
Il documento in otto punti e il nodo della fiducia
Secondo Ronaldo, Jesus avrebbe dovuto illustrare in conferenza stampa un documento in otto punti, riconoscendo la professionalità del capitano e spiegando la gestione del suo impiego.
Tra i passaggi figurava anche il riconoscimento dell’errore di averlo fatto riscaldare senza poi schierarlo. Il giocatore sostiene che le dichiarazioni pubbliche del commissario tecnico non abbiano rispettato quanto concordato e descrive l’episodio come un’ulteriore rottura della fiducia.
Jesus ha negato di aver stretto accordi con Ronaldo, pur lasciando aperta la possibilità di un suo ritorno. Le due ricostruzioni restano quindi divergenti.
L’addio pensato dopo i Mondiali
Ronaldo rivela infine di aver già valutato il ritiro dalla nazionale dopo i Mondiali del 2026, arrivando a preparare una lettera di saluto ai tifosi.
A convincerlo a ripensarci sarebbe stata la federazione, che gli avrebbe chiesto anche un parere sulla scelta di Jesus come commissario tecnico. Una nomina che Ronaldo racconta di aver inizialmente sostenuto.
Ora le scuse aprono uno spazio per il confronto. Restano da definire le eventuali conseguenze disciplinari e le condizioni per ricostruire il rapporto tra il capitano e l’allenatore.
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Malagò commissaria Malagò: la Figc cambia tutto e resta com’è
Il Consiglio nazionale del Coni ha ratificato all’unanimità il commissariamento della Figc e la nomina di Giovanni Malagò a commissario straordinario. Dovrà garantire il funzionamento federale e celebrare nuove elezioni entro il 31 gennaio 2027. Malagò parla di una «vittoria del buonsenso» dopo la disputa sul tesseramento.
La Figc è stata commissariata e sarà Giovanni Malagò a guidarla verso nuove elezioni, da celebrare entro il 31 gennaio 2027. Il Consiglio nazionale del Coni ha ratificato all’unanimità la decisione della Giunta, affidando al presidente della Federcalcio il ruolo di commissario straordinario.
Il provvedimento arriva dopo la disputa sul mancato tesseramento di Malagò al momento dell’elezione alla presidenza federale.
La proposta di Buonfiglio e la ratifica
La nomina è stata proposta dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, durante la 1177ª riunione della Giunta nazionale, svoltasi il 6 ottobre al Foro Italico di Roma.
Il successivo Consiglio nazionale straordinario ha ratificato il commissariamento e la nomina di Malagò. Il mandato prevede la convocazione e la celebrazione dell’assemblea straordinaria elettiva entro il termine fissato.
Nuove elezioni entro il 31 gennaio
L’obiettivo indicato dal Coni è ripristinare le cariche federali «in un contesto di piena legalità e osservanza delle norme federali».
Il commissario dovrà inoltre vigilare sul regolare funzionamento dell’apparato federale, accompagnando la gestione della Figc fino al rinnovo degli organi.
Il 31 gennaio 2027 è la scadenza entro la quale celebrare le elezioni, non la data del voto già stabilita.
Malagò: «Una vittoria del buonsenso»
«È una vittoria del buonsenso e della logica delle cose», ha dichiarato Malagò al termine del Consiglio nazionale.
Lasciando il Coni, ha definito «triste e imbarazzante» la vicenda legata al tesseramento e ha rivendicato di avere mantenuto «la schiena dritta».
La decisione apre così una fase commissariale nella quale Malagò resta alla guida della Federazione con un incarico diverso: accompagnare la Figc alle nuove elezioni entro il termine stabilito.
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Sinner chiude il 2026 per il ginocchio: Zverev punta al numero uno
Jannik Sinner annuncia la fine anticipata della stagione per seguire un ciclo di trattamenti al ginocchio. L’ultima partita resta la finale vinta a Wimbledon: il bilancio è di 44 vittorie, tre sconfitte e sei titoli. Salterà anche le ATP Finals di Torino. L’assenza favorisce Zverev nella corsa al numero uno, mentre la Fitp sostiene la priorità del recupero fisico.
Jannik Sinner chiude in anticipo la stagione 2026: il ginocchio richiede un nuovo ciclo di trattamenti e il ritorno in campo è rinviato al 2027. L’annuncio mette fine alle attese sul possibile rientro autunnale e comporta la rinuncia anche alle ATP Finals di Torino, vinte nelle ultime due edizioni. Sullo sfondo, Alexander Zverev si avvicina alla possibilità di conquistare per la prima volta il numero uno mondiale.
«Insieme ai dottori abbiamo deciso che ho bisogno di un ciclo di trattamenti per il mio ginocchio, il che significa che la mia stagione 2026 è ufficialmente finita», ha dichiarato Sinner in un video sui propri social.
Il ginocchio e la scelta di fermarsi
La nota del team indica un trattamento per un’infiammazione al ginocchio. Non sono stati resi pubblici dettagli sufficienti per attribuire con certezza una diagnosi più specifica.
Le ipotesi circolate su tendini e bandelletta ileotibiale non vanno quindi presentate come informazioni cliniche accertate. Il programma comunicato riguarda le terapie; non è stato annunciato un intervento chirurgico.
«Ora ho bisogno di pensare alla mia carriera a lungo termine. Farò di tutto per tornare al 100%», ha spiegato il campione.
L’ultima partita resta la finale di Wimbledon
L’ultimo incontro del 2026 di Sinner resta la finale di Wimbledon del 12 luglio, vinta contro Zverev per conquistare il secondo titolo consecutivo sull’erba londinese.
Il bilancio stagionale si chiude con 44 vittorie e tre sconfitte, uno Slam e cinque Masters 1000: Indian Wells, Miami, Montecarlo, Madrid e Roma.
Una sequenza di successi che mantiene elevato il valore sportivo dell’annata, nonostante l’interruzione dopo Wimbledon.
Dai crampi in Australia al malore di Parigi
La stagione aveva già presentato momenti difficili sul piano fisico: dai crampi agli Australian Open al malore durante la partita contro Juan Manuel Cerúndolo al Roland Garros.
Sono episodi distinti dal problema al ginocchio. In assenza di indicazioni mediche pubbliche che li colleghino, non è possibile ricondurli a un’unica causa.
Adriano Panatta ha invitato alla pazienza, ricordando che la salute di un atleta di questo livello richiede tempi e valutazioni adeguati.
Sinner salta Vienna, Parigi e Torino
Dopo le precedenti rinunce, compresa quella a Shanghai, Sinner non parteciperà agli appuntamenti conclusivi dell’anno.
Il forfait comprende il Six Kings Slam di Riyad, il torneo di Vienna, il Masters 1000 di Parigi e le ATP Finals. Lo stop esclude anche una sua eventuale partecipazione alle finali di Coppa Davis.
«Gli ultimi due anni, specialmente la chiusura a Torino, mi hanno regalato bellissime emozioni e sensazioni», ha ricordato nel messaggio ai tifosi, ringraziandoli per il sostegno.
Zverev si avvicina alla vetta ATP
La rinuncia rende più difficile per Sinner conservare il numero uno ATP, perché nelle prossime settimane perderà punti conquistati nel finale della stagione precedente senza poter aggiungerne altri.
La classifica richiamata al momento dell’annuncio vede l’azzurro a 11.000 punti, con 1.280 punti di vantaggio su Zverev.
Il tedesco non può completare il sorpasso con il solo successo a Shanghai dopo l’eliminazione nei quarti a Pechino. Una successiva opportunità potrebbe arrivare a Vienna, in programma dal 26 ottobre al 1° novembre, a seconda dei risultati e dei punti in scadenza.
Il cambio al vertice resta quindi legato all’evoluzione della classifica: il forfait di Sinner favorisce Zverev, ma non equivale da solo a un sorpasso già avvenuto.
Binaghi: «L’integrità fisica viene prima di tutto»
Il presidente della Federazione italiana tennis e padel, Angelo Binaghi, ha sostenuto la decisione dell’azzurro.
«La tutela dell’integrità fisica di Jannik viene prima di qualsiasi risultato e di qualsiasi impegno agonistico», ha dichiarato.
«In questo momento la cosa più importante è che possa recuperare pienamente e affrontare con serenità il percorso che lo attende. Lo aspettiamo a braccia aperte, con la stima e l’affetto di sempre e con la certezza che tornerà in campo quando sarà nelle condizioni migliori per farlo. La Federazione sarà al suo fianco, come sempre».


