Politica
Roma Capitale cerca il futuro tra turismo, cortei e grandi infrastrutture
Al convegno Futuro Capitale organizzato dal Messaggero, istituzioni e imprese hanno discusso il futuro di Roma tra riforma istituzionale, overtourism, cortei, trasporti, infrastrutture e investimenti.
Roma guarda al futuro mentre continua a fare i conti con i problemi di ogni giorno: traffico, trasporti difficili, turismo di massa, cortei, manifestazioni e infrastrutture da completare. È questa la fotografia emersa dal convegno Futuro Capitale, organizzato da Il Messaggero, in una fase in cui si discute anche la riforma destinata a riconoscere in modo più solido il ruolo istituzionale della città come Capitale d’Italia.
Il tema non è soltanto amministrativo. Roma è insieme città dei residenti, centro del potere politico, grande destinazione turistica, metropoli europea e vetrina internazionale del Paese. Una somma di funzioni che produce ricchezza, ma anche costi enormi per chi la vive ogni giorno.
Gualtieri: Roma può essere la locomotiva d’Italia
Il sindaco Roberto Gualtieri ha indicato un obiettivo ambizioso: fare di Roma una delle metropoli più dinamiche d’Europa e una possibile locomotiva dell’Italia. Per arrivarci, ha spiegato, serve completare l’infrastruttura della città e colmare in quindici anni il divario con le altre grandi capitali europee.
Il sindaco ha citato metropolitane, tramvie, reti fisiche ed energetiche, 5G, connessioni digitali e gestione moderna dei rifiuti. Una lista che fotografa il cuore del problema romano: senza investimenti stabili e strutturali, la Capitale rischia di restare prigioniera della propria grandezza.
Turismo e costi per i residenti
Uno dei passaggi più netti è arrivato dall’editore del Messaggero, Francesco Gaetano Caltagirone, che ha posto il tema dell’overtourism e della distribuzione dei costi. Il turismo porta ricchezza a Roma, ma una parte consistente dei disagi ricade sui residenti: traffico, rumore, sporcizia, pressione sui servizi e usura delle infrastrutture.
Da qui la proposta di applicare con maggiore rigore la tassa di soggiorno e di introdurre una tassa di accesso al centro per i mezzi che trasportano turisti. L’idea è semplice: chi trae beneficio economico dal sacrificio collettivo deve contribuire maggiormente al bene comune.
Gualtieri ha condiviso l’impostazione, sottolineando come sia inaccettabile che la Capitale non possa decidere autonomamente quanto far pagare e come destinare quelle risorse alla tutela di un centro storico unico al mondo.
Il nodo dei cortei nel cuore della città
Altro tema sensibile è quello delle manifestazioni. Roma ospita ogni anno circa 1.400-1.500 cortei, quasi la metà di quelli che si svolgono sull’intero territorio nazionale, come ha ricordato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
La proposta emersa è quella di evitare che i cortei attraversino sistematicamente il centro e il nucleo direzionale della città, salvo deroghe motivate. Un punto destinato a far discutere, perché tocca il delicato equilibrio tra diritto costituzionale a manifestare e diritto dei cittadini alla mobilità, alla sicurezza e alla continuità dei servizi.
La riforma di Roma Capitale
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha richiamato la necessità di far prevalere l’interesse della città nella discussione sulla riforma di Roma Capitale. Il riconoscimento pieno del ruolo istituzionale di Roma resta uno dei nodi politici aperti, perché la Capitale svolge funzioni che vanno oltre quelle di un normale Comune.
La riforma dovrebbe servire proprio a dare alla città strumenti, poteri e risorse più adeguati alla sua funzione nazionale e internazionale.
Acea e l’acquedotto di nuova generazione
Nel quadro del rinnovamento infrastrutturale si inserisce anche il progetto dell’Acquedotto Peschiera-Capore, illustrato dall’amministratore delegato di Acea Fabrizio Palermo. L’opera è stata indicata come uno dei progetti più avanzati a livello europeo, con sensori, intelligenza artificiale e robotica per monitoraggio e manutenzione.
Per il nuovo tronco superiore è stato avviato il bando di gara. È un tassello di una trasformazione più ampia, che punta a rendere Roma più moderna, più efficiente e meno vulnerabile sul piano dei servizi essenziali.
Una Capitale da governare come metropoli europea
Il messaggio uscito dal convegno è chiaro: Roma non può più essere amministrata soltanto come una grande città italiana. Deve essere governata come una Capitale europea, con risorse adeguate, poteri coerenti e una visione capace di tenere insieme residenti, imprese, turisti, istituzioni e infrastrutture.
La sfida è trasformare il peso della storia in energia per il futuro. Ma per riuscirci servono scelte politiche, investimenti e regole nuove, perché Roma continui a essere scenario del mondo senza diventare ogni giorno più difficile per chi la abita.
Politica
Ceuta, bloccata una troupe del Tg2: caso politico sui controlli spagnoli
Una troupe del Tg2 guidata da Lorenzo Lo Basso sarebbe stata bloccata a Ceuta per la mancanza di una certificazione doganale relativa ad auto e telecamera. Unirai denuncia controlli eccessivi, mentre esponenti del centrodestra evocano la censura. Manca ancora la versione delle autorità spagnole.
Una troupe del Tg2 guidata dall’inviato Lorenzo Lo Basso sarebbe stata sottoposta a controlli rafforzati al suo arrivo a Ceuta, l’exclave spagnola in Nord Africa. Auto, telecamera e attrezzature professionali sarebbero state trattenute durante la notte per la mancanza di una certificazione doganale.
A denunciare l’episodio è Unirai Figec, che ha espresso preoccupazione per il comportamento delle autorità spagnole. Al caso si sono aggiunte le reazioni politiche di Forza Italia e Fratelli d’Italia, che hanno evocato un possibile tentativo di ostacolare il lavoro giornalistico. Al momento, tuttavia, non risultano elementi sufficienti per qualificare l’accaduto come censura.
La ricostruzione di Unirai
Secondo il sindacato, dopo essere sbarcati di notte i componenti della troupe avrebbero mostrato i passaporti italiani, ma sarebbero stati sottoposti a verifiche supplementari.
Le autorità avrebbero richiesto una certificazione relativa all’automobile e alla telecamera. I giornalisti hanno spiegato di non esserne in possesso perché, durante una precedente trasferta avvenuta pochi giorni prima, non sarebbe stata richiesta alcuna formalità analoga.
Non sarebbe stata accettata neppure la proposta di lasciare temporaneamente i passaporti come garanzia. La troupe avrebbe quindi dovuto abbandonare il veicolo e le attrezzature, restando a piedi durante la notte e rischiando di non riuscire a realizzare il servizio previsto per il giorno successivo.
Unirai sostiene che i controlli rafforzati starebbero interessando soprattutto i cittadini italiani e rappresenterebbero una minaccia alla libera circolazione in Europa. Questa circostanza, però, necessita di conferme da parte delle autorità spagnole.
Il particolare regime doganale di Ceuta
Ceuta è territorio spagnolo e appartiene all’Unione europea, ma non rientra nel territorio doganale dell’Ue e non applica la disciplina europea ordinaria su Iva e accise.
Per questo motivo l’ingresso di automobili e attrezzature professionali, comprese telecamere e mezzi destinati alle produzioni televisive, può essere sottoposto a specifiche procedure di ammissione temporanea e alla presentazione di documenti doganali.
La circostanza potrebbe spiegare la richiesta di una certificazione, ma resta da chiarire perché la stessa documentazione non sarebbe stata domandata durante la precedente trasferta della troupe e se le modalità del controllo siano state proporzionate.
Gasparri e Filini parlano di censura
Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha espresso solidarietà a Lo Basso, chiedendosi se l’episodio possa rappresentare un tentativo di censura da parte del governo di Pedro Sánchez.
Più netto il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini, che ha accusato il premier spagnolo di bloccare i giornalisti italiani anziché contrastare gli ingressi irregolari a Ceuta. Filini ha inoltre sollecitato una presa di posizione delle opposizioni italiane.
Si tratta, allo stato, di valutazioni politiche. Per stabilire se sia stato un controllo doganale applicato rigidamente, un disguido amministrativo oppure un ostacolo ingiustificato al diritto di cronaca sarà necessaria la versione delle autorità spagnole.
Politica
Attentato a Ranucci, i legali di Cangiano: «Lavitola smentisce le accuse di Report»
Gli avvocati Luigi Petrillo e Sara Petella accusano la puntata “Il cantiere dei misteri” di aver indicato ingiustamente il deputato Girolamo Cangiano come possibile mandante dell’attentato a Ranucci. La denuncia per diffamazione è ancora all’esame della Procura.
Le dichiarazioni rese da Valter Lavitola sul proprio ruolo nell’attentato contro Sigfrido Ranucci smentirebbero le ricostruzioni che avevano coinvolto il deputato casertano di Fratelli d’Italia Girolamo Cangiano. A sostenerlo sono i suoi avvocati, Luigi Petrillo e Sara Petella.
In una nota, i due penalisti tornano sulla puntata di Report del 19 aprile scorso, intitolata Il cantiere dei misteri, definendola «infarcita di gratuite falsità».
La contestazione sulla lettera anonima
Secondo i legali, la trasmissione avrebbe preso spunto da una lettera anonima per presentare Cangiano come possibile mandante dell’attentato dinamitardo compiuto il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report.
Gli sviluppi dell’inchiesta, sostengono gli avvocati, avrebbero invece indirizzato le contestazioni verso Valter Lavitola, che durante l’interrogatorio di garanzia ha ammesso, secondo quanto riferito dal suo difensore, di aver commissionato l’azione.
Petrillo e Petella denunciano inoltre che la puntata è ancora disponibile su RaiPlay.
La denuncia per diffamazione
«Attendiamo con fiducia che la Procura di Roma completi in tempi brevi il suo lavoro per dare corso alla denuncia per diffamazione a mezzo stampa che abbiamo da tempo depositato», dichiarano i penalisti.
La diffamazione denunciata dai legali non è stata ancora accertata giudiziariamente. Sarà la Procura a valutare il contenuto della trasmissione, il modo in cui venne presentata la lettera anonima e l’eventuale rilevanza penale delle affermazioni contestate.
Non risulta, allo stato, che Cangiano sia coinvolto nell’inchiesta sull’attentato.
La precisazione sul Riesame
La nota richiama anche decisioni del Tribunale del Riesame. Va precisato che il precedente provvedimento del Riesame aveva confermato le misure cautelari nei confronti dei quattro presunti esecutori materiali. Per Lavitola, invece, il gip ha disposto la custodia in carcere e successivamente respinto la richiesta di domiciliari; la difesa ha annunciato l’impugnazione.
Politica
La maledizione d’agosto di Salvini: ogni mossa diventa un boomerang
Matteo Salvini affronta la crescita di Vannacci e la fronda lombarda, mentre gli interventi su Ranucci, banche e migranti alimentano tensioni politiche. Anche il video su Riccione e la contestazione all’Agnata diventano nuovi boomerang.
Quando Matteo Salvini entra nel mese di agosto, il calendario smette di essere un dettaglio e diventa un avversario politico. Nell’estate del 2019 furono il Papeete, il mojito e la richiesta dei «pieni poteri» a fargli perdere il governo. Sette anni dopo non c’è una crisi balneare da aprire, ma una lunga serie di fronti sui quali il leader della Lega sembra muoversi costantemente fuori tempo.
Il problema non è soltanto quello che dice. È il momento in cui lo dice, il modo in cui lo comunica e soprattutto l’effetto che produce: spesso l’esatto contrario di quello desiderato.
Vannacci e l’assedio dentro la Lega
Salvini deve anzitutto difendersi dal generale Roberto Vannacci, portato a Bruxelles dalla Lega e poi diventato fondatore di Futuro Nazionale. Il nuovo partito è cresciuto fino a sfiorare nei sondaggi lo stesso Carroccio e ha già raccolto parlamentari provenienti dalla maggioranza.
Come se non bastasse, la fronda interna non è più silenziosa. Dalla Lombardia è arrivata la richiesta di una leadership collegiale. Il governatore Attilio Fontana, il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e dirigenti delle province storicamente leghiste chiedono una redistribuzione del potere e un ritorno alle battaglie territoriali.
Il generale porta via voti e parlamentari, mentre i vecchi leghisti reclamano il partito. Salvini è stretto tra chi gli contesta di essere troppo moderato e chi non sopporta più la sua trasformazione della Lega in un movimento personale.
Il boomerang su Ranucci
Il caso Sigfrido Ranucci è l’esempio più evidente. La Rai sta valutando la condotta del giornalista attraverso il Comitato etico e potrebbe assumere provvedimenti sulla conduzione di Report.
Poi arriva Salvini e chiede pubblicamente la sospensione: «Gli italiani non paghino lo stipendio a qualcuno coinvolto in una vicenda torbida».
Il risultato è un boomerang perfetto. Qualunque decisione della Rai rischia adesso di essere interpretata come l’esecuzione di un ordine politico impartito da un vicepresidente del Consiglio. Le opposizioni possono così spostare il dibattito dai comportamenti contestati a Ranucci alla libertà dell’informazione.
In altre parole, Salvini rischia di offrire al conduttore proprio l’argomento difensivo più efficace: l’interferenza della politica sul servizio pubblico.
I toni contro Madrid e Berlino
Sulla crisi migratoria di Ceuta, il governo italiano ha scelto di introdurre controlli temporanei per chi arriva dalla Spagna. Madrid ha reagito con misure analoghe e la tensione diplomatica è aumentata.
Salvini ha aggiunto il proprio carico: «Lezioni da Madrid e Berlino noi non ne prendiamo. Prima sistemino i problemi in Spagna e Germania».
Una linea utile a rafforzare l’immagine del difensore dei confini, ma meno adatta a gestire rapporti con due Paesi alleati con i quali l’Italia condivide interessi economici e numerosi dossier europei. La fermezza è una scelta politica; trasformare ogni divergenza in una guerra verbale rischia invece di isolare l’Italia senza risolvere la questione migratoria.
La tassa sulle banche
Salvini propone poi un contributo triennale pari al 5% degli utili delle dieci maggiori banche italiane. Con profitti complessivi ipotizzati in 30 miliardi di euro, l’incasso sarebbe di circa un miliardo e mezzo all’anno.
È una proposta immediatamente popolare, soprattutto in un momento di grandi guadagni per gli istituti di credito. Ma non è ancora una misura concordata nella maggioranza: Forza Italia è contraria, mentre Fratelli d’Italia appare più disponibile al confronto.
Resta inoltre il problema già visto con precedenti tentativi di tassazione: impedire che le banche recuperino il contributo aumentando costi e commissioni a carico dei clienti.
Il meme di Riccione e il concerto per De André
La comunicazione social ha fatto il resto. Un video diffuso dalla Lega mostrava le immagini dei migranti di Ceuta accompagnate dalla scritta: «Riccione 2030, senza Salvini ministro dell’Interno».
Il Comune di Riccione ha annunciato un’azione legale, sostenendo che il filmato danneggi l’immagine turistica della città. La Lega si è difesa spiegando che si trattava soltanto di un meme.
Infine l’Agnata, la tenuta sarda di Fabrizio De André. Salvini si è seduto in prima fila al concerto in memoria del cantautore ed è stato contestato da una spettatrice. Dori Ghezzi ha difeso il diritto al dialogo, mentre Alice De André ha osservato che il nonno gli avrebbe probabilmente chiesto cosa ci facesse lì.
Essere presente non era una colpa. Ma per un politico che ha costruito la propria carriera sull’occupazione simbolica di ogni scena, anche sedersi in prima fila diventa inevitabilmente un messaggio.
Salvini continua ad avere fiuto, energia e una straordinaria capacità di dettare l’agenda. Il problema è che oggi sembra dettarla soprattutto contro se stesso. E agosto, ancora una volta, non gli porta consiglio.


