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Roland Garros, tre italiani ai quarti: Cobolli, Berrettini e Arnaldi accendono il Rinascimento azzurro

Al Roland Garros 2026 l’Italia porta per la prima volta nell’Era Open tre uomini ai quarti di finale di uno Slam. Non ci sono Sinner e Musetti, ma Cobolli, Berrettini e Arnaldi: tre storie diverse che raccontano la nuova profondità del tennis azzurro.

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Il tennis italiano non è più soltanto il regno di Jannik Sinner. A Parigi, nel caos meraviglioso del Roland Garros, succede qualcosa che racconta meglio di tante statistiche la profondità raggiunta dal movimento azzurro: tre italiani nei quarti di finale di uno Slam maschile, per la prima volta nell’Era Open. Non i nomi più attesi, non Sinner e Musetti, ma Flavio Cobolli, Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi. Tre strade diverse, tre caratteri diversi, tre modi diversi di restare in piedi quando il torneo diventa una prova di nervi, gambe e anima.

Sulla terra rossa, la superficie che non perdona e chiede tutto — fisico, testa, mano, pazienza e fantasia — l’Italia scopre di non essere più dipendente da un solo campione. Sinner resta il faro, l’esempio, il punto più alto. Ma dietro di lui c’è un sistema che produce alternative, storie, ritorni, sorprese. È il segnale più forte di un Rinascimento azzurro che ormai non vive più di episodi.

Il caos felice di Parigi

Chi si era abituato al duopolio Sinner-Alcaraz o al dominio recente di Jannik trova al Roland Garros un torneo ribaltato. Il tabellone maschile si è aperto, i favoriti sono caduti, la terra ha fatto il suo mestiere: ha tolto certezze, allungato le partite, moltiplicato i dubbi.

In questo scenario senza padrone, gli italiani hanno trovato spazio e coraggio. Il dato storico pesa: Cobolli, Berrettini e Arnaldi sono nei quarti, un risultato mai raggiunto prima dal tennis maschile italiano nell’Era Open. È una fotografia nuova, forse inattesa, ma non casuale. Perché dietro c’è il lavoro di anni, la crescita dei tecnici, la forza del sistema federale, l’effetto traino di Sinner e la maturazione di una generazione che non si sente più ospite nei grandi tornei.

Cobolli, piedi da calciatore e fame da campione

Flavio Cobolli è il volto giovane e istintivo di questa impresa. Figlio d’arte, cresciuto anche con il pallone prima di scegliere definitivamente la racchetta, porta in campo mobilità, energia, leggerezza atletica e una fiducia sempre più evidente.

Contro Felix Auger-Aliassime avrà una prova vera, ma non impossibile. Il canadese è più avanti in classifica e ha più esperienza ad alto livello, ma Cobolli arriva con gambe fresche, entusiasmo e una confidenza crescente con la terra rossa. Il fatto di aver già battuto Auger-Aliassime nei precedenti gli dà un margine psicologico importante.

Cobolli non è più soltanto una promessa simpatica. È un giocatore entrato nella parte alta del torneo con l’aria di chi comincia a credere davvero di appartenere a quel livello.

Berrettini, il ritorno del martello

Matteo Berrettini è la storia più emotiva. È stato il primo italiano finalista a Wimbledon, il simbolo di una generazione che aveva riaperto la strada prima dell’esplosione di Sinner. Poi sono arrivati gli infortuni, i dubbi, le ripartenze, gli stop, la sensazione dolorosa di un talento costretto a negoziare continuamente con il proprio corpo.

A Parigi, invece, Berrettini è tornato a far pesare il suo tennis essenziale e feroce: servizio, dritto, presenza. Il suo vecchio marchio. Dopo anni difficili, ritrovarlo nei quarti del Roland Garros significa rivedere un campione che non ha smesso di credere nella propria forza.

Il ranking racconta solo una parte della storia. Il campo dice altro: Berrettini è di nuovo competitivo in uno Slam, di nuovo pericoloso, di nuovo capace di far sentire all’avversario il peso della sua potenza.

Arnaldi, il matto lucido che non cade mai

Matteo Arnaldi è l’altra faccia del sogno. Il suo tennis è meno lineare, più nervoso, più imprevedibile. Ma dentro quella irregolarità c’è una qualità preziosa: la capacità di restare attaccato alla partita anche quando sembra perduta.

La vittoria contro Frances Tiafoe, dopo oltre cinque ore di battaglia, è già una piccola leggenda del torneo. Una partita notturna, drammatica, piena di ribaltamenti, salvata con coraggio e chiusa quando il confine tra tennis e resistenza fisica era diventato sottilissimo.

Arnaldi ha passato in campo più tempo di tutti. Ha scherzato sulla stanchezza, sui crampi, sulla possibilità di entrare in campo in carrozzina nel derby con Berrettini. Ma dietro l’ironia c’è la sostanza di un giocatore che ha imparato a sopravvivere dentro il caos.

Il derby dei Matteo

Il quarto tra Berrettini e Arnaldi sarà un derby italiano speciale. Non solo perché garantirà almeno un azzurro in semifinale, ma perché metterà di fronte due modi opposti di stare in campo. Da una parte la potenza ordinata di Berrettini, dall’altra la velocità nervosa e creativa di Arnaldi.

Berrettini parte con l’esperienza, il servizio, il peso dei colpi. Arnaldi arriva con la leggerezza di chi ha già superato il limite e non ha più molto da perdere. Sarà un derby di stili, ma anche di storie personali: il campione che torna dall’inferno degli infortuni e il giocatore che sta scoprendo di poter abitare i grandi palcoscenici.

Il sistema Italia funziona

Il risultato di Parigi non nasce dal nulla. Da oltre due anni il tennis italiano porta stabilmente più giocatori nelle fasi profonde degli Slam. Sinner ha aperto la strada, ma non l’ha monopolizzata. Musetti, Sonego, Cobolli, Arnaldi, Berrettini e altri hanno contribuito a costruire una profondità che l’Italia non aveva mai avuto.

Il presidente federale Angelo Binaghi rivendica da tempo la forza del sistema. E i risultati gli danno argomenti. Tecnici cresciuti nel circuito, ex giocatori riciclati con competenza, programmazione, tornei, investimenti e un modello che oggi produce continuità.

Il tennis italiano non vive più di un miracolo isolato. Vive di una struttura. Ed è questa la notizia più importante.

La lezione della terra rossa

La terra rossa di Parigi ha una virtù crudele: smaschera. Non basta servire forte, non basta correre, non basta resistere. Bisogna saper cambiare ritmo, accettare lo scambio, inventare, soffrire, ripartire.

Cobolli, Berrettini e Arnaldi ci sono arrivati in modi diversi. Uno con l’impeto del talento in ascesa. Uno con la maturità di chi ha perso molto e ha ritrovato se stesso. Uno con l’energia irregolare di chi trasforma la fatica in carburante.

Tre storie diverse, una sola immagine: l’Italia del tennis è diventata grande abbastanza da sorprendere anche quando mancano i suoi uomini più attesi.

Il Rinascimento azzurro non è più una promessa

Parigi dice che il tennis italiano ha smesso di aspettare il futuro. Lo sta già vivendo. Sinner resta il simbolo più luminoso, ma il Roland Garros racconta che dietro il numero uno c’è una generazione intera pronta a prendersi spazio.

Cobolli, Berrettini e Arnaldi non sono una parentesi romantica. Sono il segno di un movimento che ha imparato a vincere, a soffrire, a tornare, a non sentirsi inferiore. Il caos del Roland Garros, nella città delle rivoluzioni, consegna così una certezza nuova: l’Italia non ha più un solo volto. Ne ha molti. E tutti, sulla terra rossa di Parigi, hanno cominciato a fare paura.

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Conte lascia il Napoli: “Ho fallito nel compattare l’ambiente”. L’attacco ai “falliti che spargono veleni”

Antonio Conte conferma l’addio al Napoli nell’ultima conferenza stampa al Maradona. Il tecnico parla di un ambiente impossibile da compattare e attacca chi “sparge veleni” attorno alla squadra. De Laurentiis gli aveva chiesto di ripensarci.

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L’addio era nell’aria da settimane, ma ora è ufficiale. Antonio Conte lascia il SSC Napoli e lo fa con una conferenza stampa durissima, intensa, piena di amarezza ma anche di orgoglio.

Davanti ai giornalisti, il tecnico salentino ha confermato che la decisione era stata presa già da tempo. “Un mese fa ho chiamato il presidente De Laurentiis e non ho chiesto niente. Ho detto ad Aurelio che avevo percepito che il mio percorso qui stava per terminare”, ha spiegato Conte.

Una scelta maturata dentro un clima che l’allenatore considera diventato troppo tossico e divisivo.

“Ho fallito nel compattare Napoli”

Conte ha parlato apertamente di quello che considera il suo vero fallimento nella stagione azzurra.

“Ho fallito su una cosa: non sono riuscito a portare compattezza a Napoli. E se non si fa questo, diventa difficile combattere contro le altre squadre”.

Parole che fotografano il senso profondo della sua rottura con l’ambiente. Non tanto questioni tecniche o di mercato, quanto la convinzione di non essere riuscito a creare un fronte unito attorno alla squadra.

L’attacco ai “falliti che spargono veleni”

Il passaggio più duro della conferenza arriva quando Conte parla di chi, a suo giudizio, avrebbe alimentato un clima negativo attorno al Napoli per mesi.

“Ho visto tanti veleni. E chi sparge veleni è un fallito. Il Napoli non ha bisogno di falliti”.

Il tecnico non fa nomi, ma il riferimento appare chiaramente rivolto a una parte dell’ambiente mediatico e a chi, secondo lui, avrebbe attaccato sistematicamente allenatore e giocatori “solo per il piacere di farlo” o per alimentare polemiche distruttive.

“Nocivi” e “negativi”: sono questi i termini utilizzati da Conte per descrivere chi avrebbe contribuito a rendere l’atmosfera sempre più pesante attorno alla squadra.

Per l’allenatore, la compattezza dell’ambiente resta una condizione indispensabile per competere ad altissimi livelli. “Quando capisco che certe cose non le posso cambiare, allora alzo le mani e ci metto la faccia”, ha detto.

Il rapporto con De Laurentiis

Nonostante l’addio, Conte ha voluto sottolineare il rispetto reciproco con il presidente Aurelio De Laurentiis.

“De Laurentiis mi ha detto: se ci ripensi fino all’ultimo giorno io sono qui, questa è casa tua”.

Conte ha ringraziato il patron azzurro per l’opportunità ricevuta, definendo un “onore” e un “prestigio” allenare il Napoli.

“Il tifoso del Napoli mi ha capito”, ha aggiunto, separando nettamente il rapporto con la piazza da quello con una parte dell’ambiente che invece considera tossico.

Il futuro e la Nazionale

Inevitabile anche una domanda sul possibile futuro alla guida della Nazionale di calcio dell’Italia.

Conte ha minimizzato parlando di “chiacchiere”, ma ha anche lanciato una riflessione ironica sul dibattito che coinvolge la Federazione.

“Se fossi il presidente della Federcalcio tra i candidati ci metterei anche Conte, come ho già fatto. Ma si è parlato anche di Guardiola… la Federazione è pronta per un top allenatore? Ci sono i fondi?”.

Una battuta che lascia aperti tutti gli scenari sul futuro dell’ex tecnico azzurro.

Una separazione che lascia ferite

La conferenza stampa di Conte non è stata soltanto l’annuncio di un addio sportivo. È sembrata piuttosto la fotografia di una frattura più profonda, maturata dentro una stagione vissuta tra pressioni enormi, aspettative altissime e tensioni continue.

Conte lascia Napoli denunciando un ambiente che, a suo giudizio, non è riuscito a fare squadra attorno alla squadra. E lo fa con parole destinate inevitabilmente a lasciare una lunga scia di polemiche nel mondo azzurro.

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Recordati verso l’addio a Piazza Affari: opa da 10,7 miliardi di Cvc e Groupe Bruxelles Lambert

Cvc e Groupe Bruxelles Lambert lanciano un’opa da 10,7 miliardi di euro su Recordati con l’obiettivo di delistare la storica azienda farmaceutica italiana quotata dal 1984. Gli analisti giudicano però basso il premio offerto agli azionisti.

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La storica farmaceutica italiana Recordati potrebbe presto lasciare Piazza Affari dopo oltre quarant’anni di quotazione.

CVC Capital Partners e Groupe Bruxelles Lambert hanno infatti lanciato un’offerta pubblica d’acquisto da 10,7 miliardi di euro con l’obiettivo di rafforzare il controllo sul gruppo farmaceutico e procedere eventualmente al delisting.

L’offerta prevede un prezzo di 51,29 euro per azione e punta a raggiungere almeno il 66,7% del capitale, soglia considerata strategica per arrivare alla revoca della quotazione dalla Borsa.

Recordati in Borsa dal 1984

Recordati è quotata a Borsa Italiana dal 1984 ed è considerata una delle realtà farmaceutiche italiane più solide e internazionalizzate.

Nel 2025 il gruppo ha chiuso il bilancio con ricavi pari a 2,6 miliardi di euro e un utile netto di 651 milioni, confermando la crescita soprattutto nel comparto delle malattie rare.

Proprio questo settore rappresenta oggi il cuore strategico dell’operazione finanziaria.

L’obiettivo: crescere nelle malattie rare

Secondo quanto emerge dall’operazione, Cvc e Gbl ritengono più semplice realizzare nuove acquisizioni ad alto valore nel settore delle malattie rare fuori dai vincoli e dalla pressione dei mercati finanziari.

Il progetto industriale sarebbe quindi orientato a rafforzare ulteriormente la presenza internazionale del gruppo attraverso operazioni straordinarie considerate più difficili da gestire restando quotati.

In campo anche il fondo sovrano di Abu Dhabi

A sostenere finanziariamente l’opa ci sarà un veicolo controllato pariteticamente dai due grandi investitori internazionali.

Accanto a Cvc e Gbl dovrebbero entrare anche altri partner finanziari, tra cui il fondo sovrano di Abu Dhabi, alcuni fondi pensione canadesi, Andrea Recordati e un veicolo collegato a Mario Germano Giuliani, erede della famiglia produttrice dell’amaro Giuliani.

Gli analisti: “Prezzo troppo basso”

Nonostante il forte valore economico dell’operazione, il mercato e diversi analisti finanziari guardano con freddezza all’offerta.

Secondo Banca Akros il prezzo proposto sarebbe “non equo e penalizzante” rispetto ai fondamentali economici della società.

Anche Intermonte giudica l’opa poco conveniente per gli azionisti di minoranza, ipotizzando che l’obiettivo principale sia soprattutto la formalizzazione del cambio di controllo.

Delisting non scontato

Il mercato sembra nutrire dubbi anche sulla possibilità concreta di arrivare davvero al delisting.

Pur partendo da una quota già pari al 47% del capitale, Cvc avrebbe bisogno di adesioni significative da parte degli altri soci per superare la soglia decisiva.

Nel frattempo il fondo britannico e Gbl hanno già acquistato sul mercato un ulteriore 4,82% delle azioni.

Secondo molti osservatori finanziari, senza un eventuale rilancio del prezzo, raggiungere il pieno successo dell’operazione potrebbe non essere semplice.

I grandi advisor internazionali dietro l’operazione

L’opa coinvolge alcuni dei principali nomi della finanza internazionale.

Cvc è assistita da Goldman Sachs, Jefferies, JPMorgan Chase, Mediobanca e Deutsche Bank.

Groupe Bruxelles Lambert si affida invece a Morgan Stanley.

Per Recordati lavorano come advisor Lazard e Rothschild & Co.

Piazza Affari perde un altro simbolo industriale

L’eventuale uscita di Recordati dalla Borsa rappresenterebbe anche un nuovo segnale della difficoltà di Piazza Affari nel trattenere grandi gruppi industriali strategici.

Negli ultimi anni il listino milanese ha infatti visto crescere il peso dei fondi internazionali nelle principali aziende italiane, con numerose operazioni di delisting e privatizzazione.

E proprio Recordati, uno dei simboli storici della farmaceutica italiana, potrebbe diventare il prossimo grande nome a lasciare definitivamente il mercato azionario italiano.

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Sinner-Medvedev riprende domani al Foro Italico: Jannik avanti 4-2 nel terzo set

Jannik Sinner riprenderà domani la semifinale degli Internazionali d’Italia contro Daniil Medvedev non prima delle 15 al Foro Italico. L’azzurro era avanti 4-2 nel terzo set con un break di vantaggio quando il match è stato sospeso per pioggia.

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La semifinale degli Internazionali d’Italia tra Jannik Sinner e Daniil Medvedev riprenderà oggi non prima delle ore 15 sul Centrale del Foro Italico.

La partita era stata sospesa per pioggia durante il terzo set, con il numero uno del mondo avanti di un break sul punteggio di 4-2 e servizio Medvedev.

Prima il doppio di Bolelli e Vavassori

Prima della ripresa della semifinale maschile andrà in scena la semifinale di doppio della coppia azzurra composta da Simone Bolelli e Andrea Vavassori.

Solo al termine del match di doppio Sinner e Medvedev torneranno in campo per completare la sfida interrotta dal maltempo.

Sinner vicino alla finale

Al momento dello stop Jannik aveva dato l’impressione di avere il controllo della semifinale, riuscendo a conquistare un break pesantissimo nel terzo set contro il russo.

L’azzurro aveva anche protestato con la giudice di sedia per le condizioni del campo, ritenuto troppo scivoloso a causa della pioggia.

Attesa al Foro Italico

L’attesa per la ripresa è altissima tra i tifosi italiani.

Il pubblico romano sogna di vedere Sinner conquistare una storica finale nel torneo di casa, davanti a un Centrale che anche oggi aveva spinto il numero uno del mondo nei momenti più delicati della partita.

Medvedev chiamato alla rimonta

Per Medvedev la situazione resta complicata ma ancora aperta.

Il russo dovrà provare a recuperare il break di svantaggio contro un Sinner apparso molto solido mentalmente e fisicamente prima della sospensione.

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