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Roland Garros, l’Italia sogna senza Sinner: tre azzurri ai quarti e almeno una semifinale possibile
Al Roland Garros il tennis italiano vive una giornata storica: Cobolli, Berrettini e Arnaldi sono ai quarti di finale. Il derby tra i due Matteo garantirà almeno un azzurro in semifinale, mentre Cobolli sfida Auger-Aliassime. Zverev avanza e punta al primo Slam.
“Vince chi sogna di più”. Flavio Cobolli lo ha ripetuto dopo il passaggio del turno, quasi a dare una chiave emotiva a un Roland Garros improvvisamente senza certezze. Parigi ha perso presto Jannik Sinner, numero uno del tennis mondiale, e poi anche Novak Djokovic, lasciando il torneo senza il suo ordine naturale e senza un favorito indiscutibile.
In questo vuoto si è infilata l’Italia. Non più soltanto Sinner, non più soltanto il leader riconosciuto di una generazione. Il tennis azzurro scopre di avere una profondità vera: tre italiani nei quarti di finale di uno Slam, evento mai riuscito prima nel tabellone maschile di un Major.
Cobolli, Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi sono lì, nel punto più alto del torneo, con la possibilità concreta di spingere ancora più avanti il sogno.
Cobolli contro Auger-Aliassime per il salto di qualità
Il primo a tornare in campo sarà Flavio Cobolli. Il romano ha costruito il suo percorso con autorità, superando due turni in discesa e poi gestendo qualche passaggio meno brillante contro Zachary Svajda, battuto comunque in tre set.
Ora però serve un salto di qualità. Dall’altra parte della rete ci sarà Felix Auger-Aliassime, canadese, numero 5 del ranking e uno dei giocatori più solidi rimasti in tabellone. Per Cobolli è la sfida della maturità: non basta più giocare bene, bisogna dimostrare di poter reggere il peso di un quarto Slam e trasformare l’entusiasmo in continuità.
È la partita che può cambiare una carriera. Vincere significherebbe entrare in una dimensione nuova, non solo per il torneo ma per il posto di Cobolli nel tennis che conta.
Il derby tra Berrettini e Arnaldi garantisce un azzurro in semifinale
In serata sarà il momento del derby italiano tra Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi. Una sfida che consegna già una certezza: almeno un italiano giocherà la semifinale del Roland Garros.
Berrettini arriva dalla vittoria su Juan Manuel Cerundolo e conferma di essere tornato competitivo dopo anni segnati da infortuni, stop e ripartenze. Non è ancora il Berrettini della finale di Wimbledon 2021, ma è di nuovo un giocatore pericoloso, potente, capace di usare il servizio e il diritto per imporre la propria presenza anche sulla terra.
Arnaldi, invece, porta in campo la leggerezza feroce di chi ha già fatto un’impresa. La vittoria su Frances Tiafoe dopo cinque ore e mezza di battaglia è stata uno dei momenti più intensi del torneo. “A un certo punto non era più tennis, era qualcos’altro”, ha detto a fine partita. Una frase che racconta bene la fatica, il coraggio e la resistenza mentale di una vittoria strappata più con l’anima che con la tecnica.
Arnaldi, la sorpresa che non vuole fermarsi
Tra i tre azzurri, Arnaldi è forse quello che sorprende di più. Solo poche settimane fa sembrava lontano da un exploit così importante. Poi ha vinto, ha ritrovato fiducia e a Parigi ha trasformato ogni turno in una prova di crescita.
Contro Tiafoe ha dimostrato di avere qualità diverse: difesa, lucidità, capacità di soffrire e una resistenza fisica fuori dal comune. Ha rischiato, ha recuperato, ha tremato, ma non ha mai mollato.
Ora il derby con Berrettini sarà una sfida tecnica e psicologica. Da una parte la potenza e l’esperienza, dall’altra la mobilità, la tenuta e l’entusiasmo. Due storie diverse, una sola semifinale in palio.
Il tennis italiano oltre Sinner
L’Italia senza Sinner continua a vincere. È questo il dato più importante. L’eliminazione del numero uno del mondo avrebbe potuto svuotare il torneo azzurro. Invece ha prodotto l’effetto opposto: gli altri hanno occupato lo spazio, hanno alzato il livello, hanno dimostrato che il movimento non vive soltanto del suo campione più forte.
Lo aveva già raccontato la Coppa Davis, vinta senza Sinner e Musetti. Lo conferma ora Parigi: il tennis italiano è vivo, profondo, competitivo. Non è più un exploit isolato, ma un sistema capace di portare più giocatori nelle fasi decisive dei tornei più importanti.
Il presidente federale Angelo Binaghi ha rivendicato questa forza parlando di un movimento che si nutre dell’esempio di Sinner. Un leader anche quando perde, perché la sua serietà e la sua capacità di accettare la sconfitta diventano modello per gli altri.
Anche il doppio guarda avanti
Nel doppio maschile resta viva anche la corsa di Simone Bolelli e Andrea Vavassori, coppia ormai stabilmente tra le più competitive del circuito. Gli azzurri sono attesi dal quarto contro Petr Nouza e Neil Oberleitner, con l’obiettivo di tornare ancora una volta tra le migliori quattro coppie del Roland Garros.
È un altro segnale della qualità complessiva del tennis italiano. Non soltanto singolare, non soltanto un campione di vertice, ma una presenza diffusa in più tabelloni e in più specialità.
Zverev avanza e sente l’occasione
Intanto Alexander Zverev ha già staccato il pass per la semifinale. Il tedesco ha eliminato Rafael Jodar in tre set, 7-6, 6-1, 6-3, e continua la sua corsa verso quel primo Slam che insegue da anni.
Per Zverev è forse una delle occasioni più grandi. Con Sinner e Djokovic fuori, e con un tabellone pieno di giovani e sorprese, il tedesco può sentirsi finalmente davanti a una strada meno chiusa del solito. Ma proprio l’assenza dei favoriti tradizionali rende il torneo più insidioso: nessuno ha più nulla da perdere, tutti vedono una porta aperta.
Un torneo senza re cerca il suo volto nuovo
Il Roland Garros 2026 è diventato un torneo senza padrone. Non c’è più il numero uno, non c’è più Djokovic, non c’è un dominatore evidente. Ci sono Zverev, Auger-Aliassime, i giovani emergenti, le sorprese e soprattutto un’Italia che sogna in grande.
Cobolli deve battere un top player per diventare grande. Berrettini e Arnaldi si giocano un derby che vale la semifinale. Zverev prova a trasformare l’occasione in consacrazione.
Parigi cerca il suo nuovo re. L’Italia, anche senza Sinner, ha ancora tre carte da giocare. E in un torneo così aperto, sognare non è più un esercizio romantico. È quasi un dovere sportivo.
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Napoli, effetto Allegri sullo spogliatoio: Rrahmani e Meret promuovono il nuovo corso
Il Napoli scopre il metodo Allegri. Rrahmani sottolinea la libertà di comunicazione e il clima positivo, mentre Meret rilancia le ambizioni in Champions e conferma la fiducia nel nuovo tecnico.
Ogni cambio di allenatore porta con sé parole nuove e inevitabili confronti con il passato. Nel Napoli affidato a Massimiliano Allegri, però, le dichiarazioni di Amir Rrahmani sembrano fotografare un cambiamento già percepibile all’interno dello spogliatoio.
«Con Allegri ci sentiamo liberi di comunicare, c’è una positività che ci serve», ha spiegato il difensore a Sky Sport. Una frase accompagnata subito da una precisazione: «Non significa che con gli altri allenatori non accadesse».
Il riferimento al biennio precedente, segnato dalla gestione di Antonio Conte e dal ruolo centrale di Lele Oriali, appare inevitabile. Rrahmani non mette in discussione il lavoro svolto, ma sottolinea la diversa atmosfera portata dal nuovo tecnico.
Un rapporto più diretto con l’allenatore
Allegri avrebbe conquistato rapidamente i veterani del gruppo grazie a un approccio diretto, senza intermediari tra allenatore e squadra.
Un metodo che sembra essere stato apprezzato già nei primi giorni di lavoro. Il tecnico livornese porta con sé un curriculum ricco di scudetti e grandi campagne europee, ma ha scelto di presentarsi allo spogliatoio con leggerezza, disponibilità al confronto e grande attenzione al lavoro quotidiano.
La filosofia di fondo, tuttavia, non cambia: anche per Allegri, come per Conte, vincere resta l’obiettivo principale.
Rrahmani al centro della nuova difesa
Rrahmani sarà ancora uno dei pilastri della retroguardia azzurra. Il difensore kosovaro dovrebbe formare la coppia centrale con Sam Beukema, tornato a correre sul terreno di gioco nel finale dell’ultimo allenamento.
Alle loro spalle ci saranno Rafa Marin e Luca Marianucci, chiamati a garantire profondità e affidabilità durante l’assenza di Alessandro Buongiorno, costretto a sottoporsi a un intervento chirurgico al ginocchio e destinato a restare fuori per almeno tre mesi.
«Rafa Marin e Marianucci sono giovani e hanno qualità. Rafa, in particolare, ha già dimostrato il proprio valore», ha osservato Rrahmani.
Il ritorno alla difesa a quattro
Il Napoli dovrebbe tornare stabilmente alla difesa a quattro. Allegri non ne fa mistero e anche le prime esercitazioni tattiche sembrano indicare chiaramente questa direzione.
«Per il modo in cui ci stiamo allenando, sembra proprio di sì», ha confermato Rrahmani, evitando invece di sbilanciarsi sugli obiettivi stagionali: «Solo il tempo lo dirà».
Il lavoro riguarda sia la fase di possesso sia quella senza palla, con l’obiettivo di arrivare nelle migliori condizioni alle prime amichevoli.
Meret riparte da titolare
Nel nuovo Napoli non dovrebbe esserci un vero ballottaggio tra i pali. Alex Meret è destinato a partire ancora una volta da titolare, davanti a Vanja Milinkovic-Savic.
Per il portiere si tratta del nono ritiro in maglia azzurra. «Sono giorni duri di preparazione, ma siamo partiti bene e con grande entusiasmo. Vogliamo iniziare la stagione nel migliore dei modi», ha raccontato.
Meret ha sottolineato soprattutto l’attenzione di Allegri per i dettagli: «Vuole che si sbagli poco tecnicamente. Ogni gesto può determinare una partita o addirittura una stagione».
L’obiettivo Champions League
Dopo l’eliminazione prematura della scorsa stagione, il Napoli vuole tornare protagonista anche in Europa.
«Andare avanti in Champions è fondamentale», ha spiegato Meret. «L’anno scorso ci siamo fermati subito e fare strada è uno dei nostri desideri».
Il portiere ha infine aperto alla possibilità di proseguire ancora a lungo la propria esperienza in azzurro: «Qui mi trovo molto bene. Se c’è fiducia da parte dell’allenatore e della società non ho problemi a continuare questa bellissima avventura. Questa fiducia la sento».
In Evidenza
Ct Italia, Malagò accelera: Guardiola resta il sogno, Mancini e Pirlo le alternative
La Figc è vicina alla scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Giovanni Malagò conferma i contatti con Pep Guardiola, senza escludere Roberto Mancini, Andrea Pirlo e altri candidati. L’annuncio è atteso nei prossimi giorni.
La scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana è ormai alle battute finali. Il presidente della Figc Giovanni Malagò ha assicurato che la fumata bianca arriverà «entro pochissimo», anche se l’annuncio potrebbe non coincidere con l’assemblea della Lega Serie A in programma giovedì e slittare di qualche giorno.
Intervenuto alla trasmissione Vivavoce, Malagò ha confermato che la Federazione continua a lavorare su più fronti insieme al direttore tecnico Paolo Maldini e al consulente Leonardo, impegnati nella ricerca del successore di Gennaro Gattuso.
Guardiola resta il grande sogno
Il nome che continua a far sognare i tifosi è quello di Pep Guardiola.
Malagò ha confermato che esistono contatti con il tecnico catalano, pur invitando alla prudenza.
«Era importante e giusto aprire un dialogo e tenerlo vivo, ma non è detto che l’operazione vada in porto», ha spiegato il presidente federale.
Il nodo principale resta quello economico. Guardiola è uno degli allenatori più pagati del mondo e la Figc dovrebbe compiere uno sforzo straordinario per convincerlo ad accettare la panchina azzurra.
«Ci sono anche aspetti finanziari, di budget. Dire che bisogna stringere la cinghia è dire poco. Però per un nome di questo livello possono essere fatte eccezioni», ha aggiunto Malagò.
Mancini e Pirlo restano in corsa
Accanto al sogno Guardiola restano candidature di assoluto prestigio.
La più solida è quella di Roberto Mancini, ultimo allenatore capace di conquistare un trofeo con l’Italia grazie alla vittoria dell’Europeo. La sua esperienza internazionale e la conoscenza dell’ambiente azzurro continuano a renderlo uno dei principali candidati.
In corsa c’è anche Andrea Pirlo, molto apprezzato da Maldini e Leonardo. Pur avendo un curriculum da allenatore meno ricco rispetto agli altri pretendenti, l’ex centrocampista può contare su costi più contenuti, una profonda conoscenza della Nazionale e un forte legame con la maglia azzurra.
Possibile una sorpresa
Malagò ha lasciato intendere che la rosa dei candidati non si limita ai tre nomi più discussi.
«Ci può essere una sorpresa», aveva già dichiarato nelle scorse ore, alimentando le indiscrezioni su un possibile profilo finora rimasto lontano dai riflettori.
Per il momento la Federazione mantiene il massimo riserbo, ma la decisione appare ormai imminente.
Oltre cento giorni senza commissario tecnico
Giovedì saranno trascorsi 111 giorni dalle dimissioni di Gennaro Gattuso, che aveva lasciato l’incarico dopo il fallimento della qualificazione ai Mondiali.
Nel frattempo molte altre nazionali hanno cambiato guida tecnica, mentre la Figc ha preferito prendersi il tempo necessario per individuare il profilo ritenuto più adatto a rilanciare il progetto azzurro.
La scelta del nuovo commissario tecnico rappresenterà il primo grande banco di prova della nuova gestione federale guidata da Giovanni Malagò e potrebbe segnare l’inizio di un nuovo ciclo con l’obiettivo di riportare l’Italia ai vertici del calcio internazionale.
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Dramma nel baseball Mlb: Joshua Kuroda-Grauer operato d’urgenza dopo un colpo ai genitali
Paura per il rookie degli Athletics Joshua Kuroda-Grauer, sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza dopo la rottura di un testicolo provocata da una violenta palla foul. Il giocatore è stato inserito nella lista infortunati per almeno dieci giorni.


