Collegati con noi

Tecnologia

Robot imparano il giusto tempismo per interagire con l’uomo

Pubblicato

del

I robot che lavorano al fianco dell’uomo hanno acquisito una nuova qualita’: il tempismo. Sono infatti diventati capaci di riconoscere il momento piu’ appropriato per chiedere il passaggio di un oggetto senza disturbare l’azione umana. Il risultato e’ pubblicato sulla rivista Science Robotics dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con l’Universita’ di Ferrara: in ambito industriale potra’ tradursi in maggiore produttivita’ e sicurezza, oltre che in un minore carico di stress per i lavoratori in carne e ossa. Lo studio dimostra che il momento piu’ adatto per il robot di trasmettere le proprie intenzioni e’ quello immediatamente successivo a quando l’operatore afferra un oggetto: comunicando in tempo la propria richiesta di collaborazione, il robot facilita il passaggio di consegna evitando all’operatore di commettere errori e riducendo lo stress. La comunicazione avviene “attraverso un braccialetto – spiega Marco Controzzi, ricercatore dell’Istituto di BioRobotica e coordinatore dello studio – che sara’ indossato dall’operatore e che vibrera’ quando il robot richiede il passaggio di un oggetto”. Il robot e’ dotato di un sistema di visione che gli permette di monitorare i movimenti dell’essere umano: quando arriva il momento giusto, il robot invia un segnale al bracciale che rilascia una breve vibrazione. Questo sistema permette di aggirare le problematiche che possono derivare dall’utilizzo di segnali acustici e luminosi, non facilmente individuabili in un contesto caotico come quello dell’industria. “I risultati – commentano Francesca Cini e Tommaso Banfi, ricercatori dell’Istituto di BioRobotica e primi autori dello studio – sottolineano l’importanza di riuscire a stabilire una comunicazione semplice e intuitiva tra persone e robot. Lo studio infatti prevede che il robot comunichi le proprie intenzioni tenendo conto sia dello stato dell’azione in corso sia della condizione dell’operatore, al fine di facilitare quest’ultimo e non confonderlo. Tale approccio si e’ dimostrato efficace per rendere piu’ fluida la collaborazione durante un compito manuale condiviso”.

Advertisement

Tecnologia

Alessandra Scognamiglio dell’ENEA di Portici alla guida del World Conference on Photovoltaic Energy Conversion

Pubblicato

del

La chiamata sullo smartphone la raggiunge sul treno che la porta a Firenze,  nessun problema e nemmeno intoppi, mi era capitato altre volte, che alle chiamate le accadesse di rispondere dalla sala imbarchi dell’aereoporto di Tokyo, oppure da un centro conferenze a Stoccolma, da un mercato greco o negli spacchi dei lavori plenari di importanti meeting sull’energia rinnovabile a Sydney. Alessandra Scognamiglio, prima di tutto  viaggiatrice attenta e curiosa, animata da un  profondo desiderio di conoscere mondi e tradizioni diverse, ma da tempo, sempre più spesso in viaggio, per la sua attività di ricercatrice   presso il Centro Ricerche ENEA di Portici. Alessandra Scognamiglio, Laureata in Architettura, con dottorato in Tecnologie dell’ambiente e dell’architettura, specializzata nell’integrazione del fotovoltaico negli edifici e nel paesaggio, coordinatrice della task force ENEA Agrivoltaico Sostenibile, per realizzare la prima rete nazionale di imprese, istituzioni, università e associazioni di categoria del settore è  è stata nominata alla guida della più importante conferenza internazionale sul fotovoltaico (World Conference on Photovoltaic Energy Conversion – WCPEC) che si terrà dal 26 al 30 settembre del prossimo anno a Milano. Nominata General Chair a seguito di un processo di selezione. La candidatura della Dott.ssa Scognamiglio è stata proposta dall’International Scientific Advisory Committee della European Photovoltaic Solar Energy Conference, il comitato diretto dalla Commissione europea, e successivamente condivisa nell’ambito dall’International Advisory Committee of the World Conference on Photovoltaic Solar Energy Conversion (WCPEC-IAC), composta da 39 rappresentanti della comunità del fotovoltaico provenienti da Europa, Americhe e Asia. E’ gia al lavoro per questa importante carica senza distogliersi dal suo principale interesse  legato all’uso innovativo del fotovoltaico negli edifici e nel paesaggio. Dal 2008 offre il suo supporto alla European Photovoltaic Solar Energy Conference come topic organizer per il coordinamento del programma sull’uso del fotovoltaico negli edifici e in natura. È ideatrice e chair del “Photovoltaics | Forms | Landscapes. Beauty and power of designed photovoltaics”, organizzato con la collaborazione della Commissione europea – Joint Research Centre (JRC) – ed ETA Florence Renewable Energies, giunto quest’anno alla decima edizione. È inoltre autrice di oltre 100 pubblicazioni tra riviste, atti di conferenza e contributi in volumi, curatrice di alcune monografie e titolare di alcuni brevetti per componenti fotovoltaici innovativi, in cui il disegno assume una valenza rilevante. Docente di master post laurea organizzati da associazioni nazionali di architettura e professionali, e dalla stessa ENEA, continua a svolgere attività di diffusione e promozione attraverso partecipazioni a eventi scientifici e seminari. “Sono onorata di servire questa conferenza come General Chair e orgogliosa che la comunità scientifica abbia scelto un architetto per questo ruolo”, sottolinea Alessandra Scognamiglio. “Siamo in una fase in cui la ricerca scientifica e tecnologica ha raggiunto traguardi anni fa inimmaginabili, grazie ai quali il fotovoltaico è già in molte zone del mondo la fonte di energia elettrica più economica e più diffusa (IEA World Energy Outlook 2021). Tuttavia esiste ancora una distanza notevole tra gli obiettivi legati alla decarbonizzazione del sistema energetico prevista al 2050, e il punto al quale siamo oggi.” Per Scognamiglio, “la conferenza rappresenta un’occasione unica per dimostrare come la tecnologia fotovoltaica e la trasformazione sostenibile del paesaggio possano essere coniugate in una visione unica per nuovi paesaggi culturali, ma per fare questo è necessario selezionare soluzioni in grado di catturare la bellezza e la grande adattabilità della tecnologia e di metterle in pratica, in accordo con i diversi attori del settore, attraverso opportune strategie progettuali che incorporino la struttura energetica nel paesaggio. Sono fiduciosa che la lunga storia culturale di questo Paese possa dare entusiasmo a tutta la comunità del settore per fare in modo che il fotovoltaico venga accettato come fatto di cultura”, conclude  e noi non possiamo che augurarle tutto il meglio.

 

Ph. Francoise Garde

Ph.Mario Pistolese

 

 

 

 

Continua a leggere

Cronache

Parrocchia a portata di smartphone, ecco l’app dei parroci

Pubblicato

del

La parrocchia a portata di smartphone grazie alla prima App al servizio dei parroci. La novita’ sara’ presentata lunedi’ 25 ottobre, alla Fiera di Vicenza, in occasione di Koine’, la 19/a International Exhibition of Sacred Arts organizzata Italian Exhibition Group, in programma dal 24 al 26 ottobre nel quartiere fieristico, che ritorna in presenza con apertura agli operatori del settore, anche internazionali, e al pubblico. La nuova App si chiama ‘inParrocchia’ e nasce dall’idea di sfruttare i nuovi media come strumento di aggregazione quotidiano per le community dei fedeli. Realizzata in partnership da Fondazione Terra Santa e Kotuko, la App, disponibile su Google Play e Apple Store in download gratuito per gli utenti, si presenta come un canale di comunicazione privilegiato, una risorsa pastorale personalizzabile secondo le esigenze di ogni singola parrocchia. L’edizione 2021 di Koine’ accendera’ i riflettori sull’innovazione tecnologica applicata al settore del sacro anche in un altro ambito: i vertici di Ieg proporranno infatti l’Innovation Forum che dara’ spazio a tutte le novita’ per la liturgia, l’architettura di culto, il turismo spirituale con progetti d’avanguardia di fundraising, design e management del turismo religioso. Tra le molte soluzioni in mostra anche il self check-in che guarda all’undertourism sostenibile e smart e l’utilizzo di droni, scanner e software per la modellazione in 3D di gioielli devozionali.

Continua a leggere

In Evidenza

Facebook cambia nome a società, vuole riposizionarsi

Pubblicato

del

Facebook pensa di cambiare nome alla societa’ per andare oltre il social network e includere tutte le attivita’ che si sono aggiunte nei suoi 17 anni di vita, da Instagram a WhatsApp alla realta’ aumentata fino al metaverso, la nuova piattaforma tecnologica su cui sta puntando e investendo molto. Una scelta di razionalizzazione societaria che andrebbe incontro anche alle critiche di posizione dominante mosse da regolatori e legislatori e sarebbe utile ai fini di un riposizionamento del brand di recente colpito dalle rivelazioni della ex dipendente Frances Haugen. Altre societa’ tecnologiche come Google e Snapchat hanno da tempo cambiato nome. L’indiscrezione arriva dal sito americano The Verge e si basa sulle notizie ricevute da una fonte ben informata, a cui Facebook al momento non ha dato conferma. La novita’ potrebbe essere ufficializzata la prossima settimana, forse all’evento Connect del 28 ottobre, ma The Verge ipotizza anche prima. Il rebrand non significa un cambio di nome del social network ma – spiega la testata – “posizionerebbe l’app blu di Facebook come uno dei tanti prodotti di una societa’ madre che supervisiona gruppi come Instagram, WhatsApp, Oculus e altri”. L’azienda di Mark Zuckerberg, nata il 4 febbario 2004, si prepara dunque ad un importante cambiamento di orizzonte. Non e’ un mistero che stia puntando sempre di piu’ sul metaverso che ha definito la “piattaforma tecnologica del futuro” che abbattera’ i confini tra realta’ fisica e virtuale. L’azienda californiana si e’ gia’ impegnata a investire 50 milioni di dollari in questo campo ed e’ di pochi giorni fa l’annuncio che nei prossimi cinque anni creera’ in Europa 10mila nuovi posti di lavoro altamente specializzati e legati proprio allo sviluppo del metaverso. Facebook del resto ha gia’ piu’ di 10mila dipendenti che si occupano degli occhiali a realta’ aumentata Oculus, che ritiene in futuro saranno onnipresenti come gli smartphone. A luglio Zuckerberg aveva spiegato, sempre a The Verge, che negli anni a venire ci sarebbe stato un passaggio per cui le persone avrebbero percepito Facebook non piu’ “come una societa’ di social media ma come una societa’ del metaverso”. La scelta di un nuovo nome per il colosso tecnologico che tenga conto di altri prodotti, nasce probabilmente anche dalla spinta di regolatori e legislatori di Stati Uniti, Europa e altri paesi del mondo che a piu’ riprese hanno accusato Facebook di abuso di posizione dominante e hanno suggerito che dividere l’azienda in piu’ entita’ distinte fosse l’unico modo per limitarne lo strapotere. Accuse mosse anche dalla ex dipendente Frances Haugen che con le sue recenti rivelazioni ha dato il via ad una inchiesta del Wall Street Journal. E’ stata audita anche dal Congresso Usa a cui ha spiegato che Mark Zuckerberg ha un potere enorme, che la societa’ non ha nessun controllo delle autorita’, che non si preoccupa della salute degli adolescenti e che mette il profitto davanti al benessere dei suoi utenti. Dando cosi’ un colpo non indifferente alla reputazione di Facebook, come non si vedeva dai tempi dello scandalo privacy di Cambridge Analytica. Quella di Mark Zuckerberg non e’ la prima azienda tecnologica a cambiare il nome della societa’, man mano che si espande. Google lo ha fatto nel 2015 riorganizzandosi completamente sotto una nuova holding, chiamata Alphabet, per rimarcare che non era piu’ solo un motore di ricerca ma aveva divisioni che si occupavano anche di auto a guida autonoma e tecnologia applicata alla salute. L’anno successivo, il 2016, e’ stato il turno di Snapchat rinominata Snap Inc., quando ha debuttato sul mercato con il suo primo paio di occhiali a realta’ aumentata.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto