In Evidenza
Rivoluzione Italia, Maldini direttore tecnico della Figc e Leonardo advisor
Giovanni Malagò affida a Paolo Maldini il ruolo di direttore tecnico della Figc e la presidenza del Club Italia. Al suo fianco ci sarà Leonardo come advisor. Ora parte la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale.
La rivoluzione di Giovanni Malagò alla guida della Figc comincia con due nomi che hanno segnato la storia del calcio internazionale e del Milan. Paolo Maldini (foto Imagoeconomica) sarà il nuovo direttore tecnico della Federazione e assumerà anche la presidenza del Club Italia. Al suo fianco lavorerà Leonardo, scelto nel ruolo di advisor.
L’annuncio è arrivato dopo giorni di colloqui e trattative. Maldini era da tempo la prima scelta del nuovo presidente federale, mentre l’ingresso del dirigente brasiliano rappresenta la vera sorpresa dell’operazione.
«Con soddisfazione il presidente della Figc, Giovanni Malagò, annuncia che Paolo Maldini ha accettato l’incarico di direttore tecnico della Federazione», si legge nella comunicazione ufficiale. Maldini svolgerà il proprio compito insieme a Leonardo e guiderà anche il Club Italia, la struttura che coordina le rappresentative nazionali.
Maldini torna a vestire l’azzurro
Per Maldini si tratta di un ritorno nella famiglia della Nazionale. L’ex difensore ha indossato la maglia azzurra in 126 occasioni, 74 delle quali da capitano, partecipando a quattro Mondiali e tre Campionati europei.
Dopo avere concluso la carriera da calciatore, ha ricoperto incarichi dirigenziali nel Milan, contribuendo alla costruzione della squadra che ha conquistato lo scudetto nella stagione 2021-2022.
Malagò gli affida ora un ruolo centrale nella ricostruzione del calcio italiano, chiamato a ripartire dopo la terza mancata qualificazione consecutiva alla fase finale di un Mondiale.
La sorpresa Leonardo
Accanto a Maldini ci sarà Leonardo Nascimento de Araújo, suo ex compagno di squadra nel Milan.
Il brasiliano ha maturato una lunga esperienza internazionale sia in panchina sia dietro una scrivania. Dopo avere allenato Milan e Inter, è stato dirigente del Paris Saint-Germain, dove ha gestito alcune delle operazioni di mercato più importanti del calcio europeo.
La scelta ricompone dunque una coppia legata alla storia rossonera, ma con competenze ed esperienze differenti: Maldini avrà la responsabilità tecnica e istituzionale, mentre Leonardo metterà a disposizione della Federazione la propria rete di relazioni e la conoscenza del calcio internazionale.
Il primo dossier è il nuovo commissario tecnico
Definito il nuovo vertice tecnico, il passaggio successivo sarà la scelta dell’allenatore della Nazionale. Malagò ha sempre spiegato che la decisione sarebbe stata condivisa con il direttore tecnico, evitando di nominare il commissario tecnico prima di avere completato la nuova struttura federale.
Tra i nomi indicati nelle ultime settimane figurano Antonio Conte e Roberto Mancini, ma non risulta ancora assunta una decisione definitiva. Lo stesso Malagò aveva parlato di più ipotesi sul tavolo, sottolineando che la scelta sarebbe dipesa anche dalla sintonia con il nuovo direttore tecnico.
L’ipotesi Pep Guardiola, rilanciata da alcune ricostruzioni giornalistiche, resta al momento una suggestione e non risulta sostenuta da trattative ufficialmente confermate.
La Nazionale verso la Nations League
La Figc dovrà muoversi rapidamente. Dopo l’esclusione dai Mondiali 2026, il prossimo appuntamento competitivo dell’Italia sarà la Nations League.
Qualora non fosse possibile nominare immediatamente il nuovo commissario tecnico, non è esclusa una soluzione temporanea per i primi impegni stagionali. Anche su questo punto, però, la Federazione non ha ancora comunicato scelte ufficiali.
Con Maldini e Leonardo, Malagò mette comunque i primi due tasselli della nuova Italia. Due figure di grande prestigio chiamate non soltanto a scegliere il nuovo allenatore, ma a ricostruire credibilità, organizzazione e identità tecnica dell’intero movimento azzurro.
Esteri
Piogge record in Giappone: otto morti, Chiba sommersa e migliaia bloccati a Narita
Un’alluvione provocata da precipitazioni eccezionali ha colpito Chiba, nell’area metropolitana di Tokyo. Il bilancio provvisorio è di otto morti e un disperso. Trasporti paralizzati, evacuazioni e migliaia di passeggeri costretti a trascorrere la notte all’aeroporto di Narita.
Almeno otto persone sono morte e una risulta dispersa dopo le piogge torrenziali che hanno investito la prefettura di Chiba, a est di Tokyo. Il bilancio resta provvisorio mentre proseguono le ricerche e gli interventi nelle zone isolate.
Il nubifragio ha paralizzato trasporti e servizi nel pieno dell’Obon, la festività buddhista durante la quale milioni di giapponesi tornano nei luoghi d’origine per ricordare gli antenati.
Più di 360 millimetri in un giorno
Nella città di Chiba sono caduti oltre 360 millimetri di pioggia in 24 ore, più di tre volte la media dell’intero mese di agosto. Diverse stazioni meteorologiche della prefettura hanno superato i precedenti record.
L’Agenzia meteorologica giapponese ha diramato l’allerta di livello 5, il massimo previsto, in numerosi comuni interessati da inondazioni e rischio di frane. Nonostante l’attenuazione delle precipitazioni, il terreno saturo e i corsi d’acqua ingrossati continuano a rappresentare un pericolo.
Alcune vittime sono rimaste intrappolate in veicoli sommersi dalle acque. Oltre trenta persone sono rimaste ferite, mentre centinaia di abitazioni risultano allagate o danneggiate.
Settemila passeggeri bloccati a Narita
All’aeroporto internazionale di Narita circa settemila passeggeri hanno trascorso la notte nei terminal. Il personale ha distribuito sacchi a pelo e generi di prima necessità dopo la cancellazione dei voli e l’interruzione dei collegamenti ferroviari e stradali.
Migliaia di pendolari hanno trovato riparo nelle stazioni, negli uffici pubblici e nei municipi. Autostrade e linee ferroviarie sono state chiuse per allagamenti e smottamenti, mentre decine di migliaia di abitazioni sono rimaste temporaneamente senza elettricità.
Oltre 400mila persone hanno ricevuto indicazioni o ordini di evacuazione. Il governo ha mobilitato anche le forze di autodifesa per sostenere i soccorritori.
Il governatore: «Mai visto un disastro simile»
Il governatore di Chiba, Toshihito Kumagai, ha descritto l’evento come una situazione senza precedenti nella propria esperienza amministrativa.
L’impatto è stato aggravato dall’elevata urbanizzazione della regione. Strade asfaltate, superfici impermeabili e sistemi di drenaggio sopraffatti dalla quantità d’acqua caduta in poche ore hanno favorito l’allagamento di quartieri, sottopassi e arterie di collegamento.
Il ruolo del riscaldamento globale
Il riscaldamento globale aumenta la quantità di vapore acqueo che può essere trattenuta nell’atmosfera e crea condizioni favorevoli a precipitazioni più intense. È quindi coerente con l’aumento del rischio di eventi estremi osservato in diverse regioni del pianeta.
Non è però scientificamente corretto attribuire automaticamente un singolo nubifragio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione. Nel caso di Chiba, gli esperti indicano tra le cause immediate l’incontro tra aria calda e molto umida e masse più fredde presenti in quota.
Esteri
La Groenlandia blocca le trivelle della compagnia vicina a Trump: mancano i permessi
Le autorità groenlandesi hanno fermato il progetto esplorativo di Greenland Energy nella regione protetta di Jameson Land. La società aveva portato attrezzature sull’isola senza tutte le autorizzazioni necessarie. Le perforazioni non potranno iniziare prima dell’inverno 2027.
La Groenlandia ha imposto il rinvio delle trivellazioni programmate da Greenland Energy, compagnia petrolifera statunitense sostenuta da investitori e personalità vicine a Donald Trump.
La società aveva fatto arrivare a luglio alcune attrezzature sulla costa orientale dell’isola senza aver ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie. Le prime perforazioni esplorative sarebbero dovute iniziare nelle prossime settimane, ma il governo groenlandese ha stabilito che la procedura di valutazione non potrà essere completata in tempo.
Trivellazioni rinviate almeno al 2027
Le autorità dovranno esaminare l’impatto ambientale e sociale del progetto, previsto nella regione di Jameson Land. Si tratta di un’area umida protetta, popolata da specie rare di uccelli e da buoi muschiati dai quali dipendono anche le attività dei cacciatori locali.
Nella migliore delle ipotesi, le trivellazioni potrebbero cominciare durante l’inverno del 2027. Il rinvio smentisce le previsioni dell’inviato presidenziale statunitense Jeff Landry, secondo il quale il petrolio groenlandese avrebbe potuto entrare in produzione entro una decina di mesi.
È inoltre necessario distinguere tra perforazioni esplorative ed estrazione commerciale: anche l’eventuale individuazione di un giacimento non consentirebbe l’avvio immediato della produzione.
Il progetto da 60 milioni di dollari
Greenland Energy intende finanziare con circa 60 milioni di dollari le attività esplorative, ottenendo in cambio una partecipazione di maggioranza nel progetto. Il partner britannico 80 Mile possiede alcune licenze rilasciate prima del 2021, anno in cui la Groenlandia ha smesso di concedere nuovi permessi petroliferi per ragioni climatiche e ambientali.
L’amministratore delegato Robert Price sostiene che sotto Jameson Land potrebbero trovarsi riserve petrolifere dal valore di mille miliardi di dollari. Si tratta, però, di una stima della società non ancora dimostrata attraverso perforazioni.
Dopo lo stop, Greenland Energy ha dichiarato di voler rispettare le regole groenlandesi e utilizzare il rinvio per perfezionare il progetto e rafforzare i rapporti con le comunità locali.
La vicenda assume anche un significato geopolitico per le ripetute dichiarazioni di Trump sull’interesse statunitense verso la Groenlandia. Le autorità dell’isola ribadiscono però che lo sfruttamento delle risorse naturali deve sottostare alle leggi locali, indipendentemente dai legami politici o finanziari dei potenziali investitori.
Cronache
Ischia e Procida, camion oltre 35 quintali in partenza da Napoli: circa 40 al giorno
Dopo il sisma del 31 luglio e la scoperta di due edifici pericolanti a Pozzuoli, circa 40 camion al giorno diretti a Ischia e Procida saranno trasferiti allo scalo napoletano di Porta di Massa. Deroga per i mezzi dei rifiuti, ancora da definire la soluzione per gas e carburanti.
I camion più pesanti diretti a Ischia e Procida partiranno temporaneamente da Porta di Massa, a Napoli. La soluzione è stata confermata dal prefetto Michele di Bari durante la riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenuta a Ischia con i sindaci dell’isola.
Il provvedimento è legato alle condizioni di due edifici del centro di Pozzuoli, risultati pericolanti dopo le verifiche effettuate in seguito al terremoto del 31 luglio. Le limitazioni servono a ridurre il passaggio dei mezzi più pesanti lungo le strade di accesso allo scalo flegreo.
Da Pozzuoli soltanto mezzi fino a 35 quintali
Dal porto di Pozzuoli potranno continuare a partire per Ischia e Procida i veicoli lunghi non più di otto metri e con un peso non superiore a 35 quintali.
I camion oltre tale limite saranno invece imbarcati da Porta di Massa. Secondo i dati forniti dal prefetto, il trasferimento riguarderà circa il 25% dei mezzi commerciali diretti abitualmente verso le isole del Golfo: complessivamente una quarantina di camion al giorno.
La riorganizzazione dovrà garantire la continuità nell’approvvigionamento delle merci, evitando nello stesso tempo il transito dei mezzi più pesanti accanto agli edifici danneggiati.
Deroga per i camion dei rifiuti
Resta prevista una deroga per gli automezzi che trasportano i rifiuti dalle isole alle discariche della terraferma.
Non è stata invece ancora assunta una decisione definitiva per le autobotti e gli altri mezzi incaricati di rifornire Ischia e Procida di gas e carburanti. La questione dovrà essere risolta in tempi rapidi per evitare problemi nella distribuzione.
Una misura temporanea
Il prefetto ha precisato che la soluzione non sarà definitiva. I due fabbricati pericolanti dovrebbero essere messi in sicurezza in tempi brevi, consentendo di ripristinare la piena accessibilità al porto di Pozzuoli per tutti i veicoli.
Fino alla conclusione degli interventi, il traffico commerciale destinato alle isole sarà quindi suddiviso tra i due scali: i mezzi più leggeri continueranno a utilizzare Pozzuoli, mentre quelli oltre i 35 quintali partiranno da Napoli.


