Economia
Risiko bancario, la Consob chiede chiarimenti a Intesa sulle mosse di Mps. Ca’ de Sass
La Consob ha chiesto a Intesa Sanpaolo chiarimenti sugli effetti delle due offerte lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali. Ca’ de Sass parla di normali interlocuzioni con l’autorità e assicura che l’Opas sul Monte procederà secondo il calendario previsto. Sullo sfondo resta lo scontro sulla passivity rule e sulla comunicazione al mercato delle contromosse di Mps.
La Consob chiede chiarimenti a Intesa Sanpaolo sulle conseguenze che potrebbero avere le due offerte lanciate da Mps su Banco Bpm e Banca Generali sull’operazione con cui Ca’ de Sass punta a conquistare il Monte dei Paschi di Siena.
Secondo quanto riportato da La Stampa, la richiesta sarebbe contenuta in una lettera inviata il 26 agosto dall’Ufficio Opa della Consob alla banca guidata da Carlo Messina.
Da ambienti vicini al dossier si tende però a ridimensionare la portata della richiesta: si tratterebbe di «fisiologiche interlocuzioni» con l’autorità di vigilanza, improntate alla «massima trasparenza e collaborazione». L’operazione di Intesa su Mps, assicurano le stesse fonti, non subirà rallentamenti. Reuters conferma che Intesa non prevede impatti sulla propria offerta derivanti né dalle richieste della Consob né dalle contromosse annunciate da Siena.
Intesa: «Risponderemo, nessun rallentamento»
Ca’ de Sass intende fornire alla Commissione tutti i chiarimenti necessari per arrivare rapidamente all’approvazione del documento d’offerta.
L’Opas di Intesa su Mps dovrebbe quindi procedere secondo il calendario programmato. Il passaggio assembleare di Intesa è atteso il 10 settembre, mentre l’offerta dovrebbe entrare nel vivo in ottobre, una volta ottenute le necessarie autorizzazioni.
Secondo la posizione che filtra da Intesa, inoltre, le due Ops annunciate dal Monte su Banco Bpm e Banca Generali non sarebbero in grado, allo stato attuale, di interferire con il procedimento.
Il nodo dell’assemblea Mps del 29 ottobre
Il punto centrale è che le due operazioni progettate da Mps necessitano ancora dell’approvazione degli azionisti.
L’assemblea del Monte chiamata ad autorizzarle è fissata per il 29 ottobre. Soltanto dopo quel passaggio le offerte potrebbero diventare concretamente operative.
Mps ha messo sul tavolo due offerte di scambio interamente in azioni per un valore complessivo di circa 34 miliardi di euro: 25,3 miliardi per Banco Bpm e circa 8,7 miliardi per Banca Generali.
È la grande contromossa studiata dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio per costruire un’alternativa industriale all’offerta di Intesa.
La battaglia sulla passivity rule
Lo scontro non riguarda soltanto il valore industriale delle operazioni.
A fine agosto Intesa ha presentato un esposto alla Consob segnalando una serie di criticità nelle mosse di Mps, chiedendo in particolare di verificare il rispetto della cosiddetta passivity rule.
Si tratta della disciplina che limita la possibilità per una società oggetto di un’offerta pubblica di mettere in campo iniziative capaci di ostacolare l’operazione senza il necessario coinvolgimento degli azionisti.
Intesa contesta quella che considera un’interpretazione troppo estensiva della norma da parte di Siena e pone anche una questione sui tempi: l’assemblea Mps chiamata a pronunciarsi sulle due Ops arriverà infatti oltre due mesi dopo il loro annuncio.
Intesa contesta anche la comunicazione al mercato
Un altro punto sollevato da Ca’ de Sass riguarda le modalità con le quali le operazioni sarebbero state comunicate al mercato.
Il consiglio di amministrazione di Mps ha approvato le due offerte il 20 agosto, ma già il giorno precedente erano circolate indiscrezioni di stampa sul progetto. Il board del Monte ha poi dato il via libera alle operazioni con l’astensione di quattro consiglieri di minoranza.
Intesa chiede dunque alla Consob di valutare anche questo passaggio sotto il profilo della corretta informazione del mercato e degli azionisti.
Assoutenti chiede verifiche
Alla Consob è arrivata anche un’iniziativa di Assoutenti, che ha chiesto verifiche e trasparenza sulla vicenda con l’obiettivo dichiarato di tutelare risparmiatori e mercato.
Da ambienti vicini a Intesa non viene escluso che proprio la complessità dei profili autorizzativi possa determinare rallentamenti nelle offerte di Mps.
Da Siena, invece, il messaggio è opposto: «Tutto procede secondo i tempi previsti».
La partita che può ridisegnare le banche italiane
Dietro la battaglia regolamentare si gioca uno dei più importanti capitoli del risiko bancario italiano.
Da una parte c’è Intesa Sanpaolo, che vuole conquistare Mps. Dall’altra il Monte tenta di costruire attorno a sé un polo molto più grande attraverso Banco Bpm e Banca Generali.
Se il progetto di Siena andasse in porto, il gruppo aggregato avrebbe una capitalizzazione pro forma indicata da Mps in circa 80 miliardi di euro, entrando tra i primi dieci gruppi bancari europei.
Prima del mercato, però, dovranno pronunciarsi azionisti e autorità di vigilanza. Ed è proprio sul terreno delle regole che la battaglia tra Messina e Lovaglio sta diventando sempre più serrata.
Economia
Affitti brevi, svolta dell’Ue: i Comuni potranno limitarli nelle zone sotto pressione abitativa
La Commissione europea presenta l’Affordable Housing Act. I Comuni potranno introdurre limiti agli affitti turistici brevi nelle zone sotto pressione abitativa, senza automatismi né obblighi imposti da Bruxelles. La proposta divide i partiti italiani.
L’Unione europea prova ad affrontare la crisi abitativa e apre alla possibilità per i Comuni di limitare gli affitti turistici brevi nelle zone in cui il costo delle abitazioni è diventato insostenibile rispetto ai redditi.
È il punto più rilevante dell’Affordable Housing Act, la proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea. Il testo non introduce divieti automatici né trasferisce a Bruxelles le competenze sulla casa, ma offre agli enti locali un quadro giuridico comune per intervenire senza esporsi automaticamente a ricorsi fondati sulle regole del mercato unico e sulla direttiva Servizi.
La proposta deve ora affrontare il percorso legislativo europeo. E nelle capitali, oltre che tra i gruppi del Parlamento europeo, lo scontro politico è già cominciato.
Quando una zona è considerata sotto pressione
Il nuovo sistema consente alle autorità locali di individuare le aree sottoposte a particolare pressione abitativa. Il criterio principale riguarda il rapporto tra il prezzo di acquisto delle case e il reddito disponibile annuo pro capite.
Una zona può essere classificata sotto pressione quando il valore delle abitazioni supera di almeno otto volte il reddito disponibile annuo. Quando il rapporto supera quota dieci, la situazione è considerata sufficientemente grave da non richiedere anche l’esame dell’andamento registrato nel decennio precedente.
Una volta riconosciuta la criticità, le amministrazioni competenti potranno introdurre restrizioni sugli affitti turistici brevi, purché le misure siano proporzionate e motivate.
Nessun obbligo imposto da Bruxelles
L’Affordable Housing Act introduce per la prima volta un quadro europeo comune per valutare le politiche abitative che possono incidere sul mercato unico.
La decisione di intervenire, così come la scelta delle misure da adottare, rimane però nelle mani delle autorità nazionali, regionali e locali.
«Non stiamo imponendo obblighi», ha precisato la vicepresidente della Commissione europea Teresa Ribera. «La decisione di intervenire e la scelta delle misure rimangono di esclusiva competenza dell’autorità competente».
Anche il commissario europeo all’Edilizia abitativa, Dan Jørgensen, ha riconosciuto i limiti dell’intervento: «Le misure saranno utili in molte città, ma dobbiamo ammettere che sono ben lontane dal risolvere tutti i nostri problemi».
Jørgensen: «Gli affitti brevi sono parte del problema»
Il commissario ha chiarito che Bruxelles non considera le locazioni turistiche un’attività da contrastare in quanto tale.
«Non siamo affatto contrari agli affitti turistici», ha spiegato. L’Europa si trova però «nel pieno di una crisi abitativa» e gli affitti brevi costituiscono «una parte del problema in molte città».
L’obiettivo è consentire alle amministrazioni locali di intervenire nei territori nei quali la crescita delle locazioni turistiche sottrae abitazioni al mercato residenziale e contribuisce all’aumento dei canoni.
Lo scontro dentro la Commissione
Il dossier sulla casa era stato indicato dai socialisti europei come una delle condizioni per sostenere il secondo mandato di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione.
Il gruppo socialista aveva ottenuto anche l’istituzione di una commissione speciale sulle politiche abitative e promosso un confronto con i sindaci, sostenuto dal presidente del Consiglio europeo António Costa.
La preparazione del testo avrebbe però diviso a lungo il collegio dei commissari. Gli esponenti riconducibili al Partito popolare europeo avrebbero spinto per ridurre la portata delle misure inizialmente ipotizzate. Jørgensen è riuscito a mantenere la norma sugli affitti brevi, mentre altri interventi sono rimasti semplici raccomandazioni.
Il centrodestra italiano promette battaglia
La proposta ha provocato reazioni opposte in Italia. Fratelli d’Italia accusa la Commissione di comprimere il diritto di proprietà e invadere competenze nazionali, con il rischio di ridurre l’offerta, frenare gli investimenti e rendere le abitazioni ancora meno accessibili.
Forza Italia chiede il ritiro o una profonda riscrittura del testo. Netta anche la posizione della Lega: «Giù le mani dalla casa, il diritto di proprietà resta inviolabile».
Il provvedimento, tuttavia, non introduce un limite europeo generalizzato agli affitti brevi, ma riconosce alle autorità competenti la facoltà di intervenire nelle aree nelle quali sia dimostrata una pressione abitativa particolarmente elevata.
Il Pd favorevole, critico il Movimento 5 Stelle
Il Partito democratico ha accolto positivamente la proposta. L’eurodeputato Dario Nardella, che da sindaco di Firenze aveva bloccato le nuove locazioni turistiche brevi nell’area Unesco, invita il governo ad ascoltare i sindaci.
Nardella annuncia che il Pd lavorerà in Parlamento europeo per rafforzare il regolamento con «strumenti più incisivi contro la rendita speculativa e sull’edilizia sociale».
Più severo il giudizio del Movimento 5 Stelle, che definisce il testo «deludente e imperdonabile». Per il M5s, la possibilità di limitare gli affitti turistici rappresenta l’unico vero avanzamento, ma rischia di rimanere sulla carta perché l’attuazione è affidata alle autorità dei singoli Paesi.
La proposta europea segna dunque un primo passo, ma non risolve la crisi della casa. Offre ai Comuni uno strumento in più e una maggiore copertura giuridica. Il risultato concreto dipenderà però dalle decisioni dei governi e delle amministrazioni locali, oltre che dalle modifiche che il testo subirà durante l’esame europeo.
Economia
La guerra riaccende l’inflazione: Borse in rosso, rendimenti su e spettro di nuovi rialzi dei tassi
La guerra in Iran e il rincaro di petrolio e gas riportano l’inflazione al 3,3%. Le Borse scendono, aumentano i rendimenti dei titoli di Stato e i mercati prevedono quattro rialzi dei tassi Bce entro il 2027. Sale al 2,967% il rendimento dei Bot annuali italiani.
La guerra in Iran presenta il conto ai mercati. La corsa del petrolio e del gas riaccende l’inflazione, spinge al ribasso le Borse e mette sotto pressione i titoli di Stato. Cambiano rapidamente anche le aspettative sulle banche centrali: gli operatori tornano a scommettere su una lunga sequenza di rialzi dei tassi in Europa e non escludono una stretta ravvicinata della Federal Reserve.
Il contraccolpo è arrivato anche sull’asta dei Bot annuali italiani. Il Tesoro ha collocato 7,5 miliardi di euro con un rendimento del 2,967%, in aumento di circa 20 punti base rispetto al mese precedente e ai livelli più elevati dall’estate del 2024.
Il ritorno dell’inflazione
Il rialzo dei prezzi energetici ha riportato l’inflazione al 3,3% sia nell’Eurozona sia in Italia, il livello più alto dai tempi dello shock energetico del settembre 2023.
Il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile a causa della nuova escalation attorno allo Stretto di Hormuz, mentre il gas europeo ha sfiorato gli 80 euro al megawattora, raggiungendo i massimi degli ultimi tre anni.
Alle tensioni energetiche si aggiungono gli effetti dei dazi, della crescente conflittualità commerciale, delle temperature estive record e dei timori legati all’arrivo di El Niño, che possono esercitare una nuova pressione sui prezzi alimentari.
I mercati scommettono su quattro rialzi della Bce
Fino a poche settimane fa gli operatori ritenevano che la stretta monetaria europea si sarebbe fermata intorno al 2,25%, considerato un livello vicino alla neutralità.
Ora lo scenario è cambiato. I mercati scontano quattro aumenti dei tassi entro la fine del 2027, con il costo del denaro nell’Eurozona che potrebbe salire dall’attuale 2,25% al 3,25%. Il primo intervento è atteso già dalla prossima riunione della Banca centrale europea.
Si tratta, tuttavia, di aspettative di mercato e non di decisioni già assunte. La Bce dovrà valutare i nuovi dati e potrebbe rivedere al rialzo le previsioni sull’inflazione per i prossimi mesi.
A rendere possibile una politica più restrittiva è anche la tenuta dell’economia europea. Nel secondo trimestre il Pil è cresciuto dello 0,6%, segnando il risultato migliore degli ultimi quattro anni. Una crescita più solida concede alla banca centrale maggiore spazio per aumentare i tassi senza provocare immediatamente una recessione.
Lagarde: «L’interesse nazionale è un miraggio»
La presidente della Bce Christine Lagarde ha messo in guardia dalle risposte esclusivamente nazionali alle nuove sfide economiche.
Considerare l’«interesse nazionale» come una protezione nella competizione tra le grandi potenze sarebbe, secondo Lagarde, «un miraggio». Anche le medie potenze, ha osservato, cercano infatti di unire le forze per difendersi in un sistema internazionale sempre più frammentato.
Il riferimento è al ritorno del nazionalismo economico, alimentato dai dazi dell’amministrazione Trump, dai nuovi conflitti e dalla competizione sulle risorse energetiche e sulle tecnologie.
Anche la Fed potrebbe alzare i tassi
La sorpresa più rilevante potrebbe arrivare dagli Stati Uniti. Kevin Warsh, scelto da Donald Trump alla guida della Federal Reserve con l’aspettativa di una riduzione del costo del denaro prima delle elezioni di metà mandato, potrebbe essere costretto a percorrere la strada opposta.
Gli operatori attribuiscono ora una probabilità del 60% a un rialzo dei tassi nella riunione del 16 settembre. Saranno decisivi i dati sui prezzi alla produzione e, soprattutto, quelli sull’inflazione di agosto.
Anche per la Bank of England i mercati ipotizzano quattro aumenti, con un tasso finale del 4,75%.
Borse europee in rosso
Il ritorno dello spettro della stretta monetaria ha penalizzato i listini. Tassi più elevati raffreddano l’economia, aumentano il costo dei finanziamenti e riducono le prospettive di crescita degli utili aziendali.
A metà seduta il Dow Jones perdeva lo 0,80%. In Europa Francoforte ha chiuso in calo dell’1,66%, Parigi dell’1,94%, mentre Milano ha contenuto le perdite allo 0,58%.
Una stretta della Fed potrebbe creare problemi soprattutto alle società tecnologiche e dell’intelligenza artificiale, fortemente dipendenti dalla disponibilità di capitali e protagoniste della lunga corsa di Wall Street.
Bond sotto pressione, sale il costo del debito
Le vendite hanno investito anche i titoli di Stato. Quando aumentano le aspettative sui tassi, i prezzi delle obbligazioni scendono e i loro rendimenti salgono.
Il rendimento dei Treasury americani a dieci anni ha raggiunto il 4,85%, vicino ai massimi dal 2023. Il Tesoro statunitense ha triplicato da due a sei miliardi di dollari il valore della prima operazione di riacquisto del debito a lunga scadenza annunciata dal segretario Scott Bessent, nel tentativo di rassicurare i mercati.
In Europa il rendimento del Bund tedesco è salito di quattro punti base al 3,41%. Italia e Francia hanno raggiunto i livelli più elevati rispettivamente dal 2023 e dal 2011, con differenziali rispetto ai titoli tedeschi pari a 84 e 90 punti base.
La nuova fiammata dell’energia ha dunque cambiato lo scenario in poche settimane. Se petrolio e gas continueranno a salire, la battaglia contro l’inflazione tornerà al centro delle decisioni economiche, rendendo più costosi mutui, prestiti e debito pubblico.
Economia
Petrolio sopra 100 dollari e gas ai massimi dal 2022, il governo prepara la proroga dello sconto sul diesel
Petrolio e gas continuano la loro corsa: il Brent supera i 101 dollari e il gas torna sopra gli 80 euro al megawattora. Il governo prepara un decreto per prorogare lo sconto sul gasolio quasi fino alla fine del mese. Benzina e diesel aumentano ancora.
Non si ferma la corsa del petrolio e del gas sui mercati internazionali, con effetti sempre più evidenti sui prezzi pagati dagli automobilisti italiani. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, mentre il gas naturale ha oltrepassato gli 80 euro al megawattora, tornando ai livelli più alti dalla fine del 2022.
Il governo lavora intanto alla proroga dello sconto sul gasolio in scadenza. L’intervento, che dovrebbe arrivare attraverso un nuovo decreto-legge, non è stato ancora formalmente approvato.
«Domani scade lo sconto sul gasolio. Ho parlato con Giorgetti e penso che verrà prorogato, attraverso le accise mobili, quasi fino alla fine del mese», ha annunciato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenendo alla manifestazione della Lega “A tua difesa – Verso la finanziaria 2027”.
Possibile Consiglio dei ministri già domani
L’esecutivo sta definendo la durata del nuovo intervento e individuando le coperture finanziarie necessarie. Non è esclusa la convocazione di un Consiglio dei ministri già domani.
La proroga dovrebbe rappresentare una misura temporanea, in attesa degli interventi strutturali che potrebbero essere varati alla fine di settembre.
Salvini ha chiesto di estendere il beneficio anche ai lavoratori autonomi: «Non sono lavoratori di serie B. Sono convinto che saranno ricompresi».
La platea dei beneficiari e l’entità effettiva dello sconto saranno note soltanto con l’approvazione e la pubblicazione del decreto.
Brent oltre 101 dollari, vola anche il gas
Sui mercati internazionali il Brent, il petrolio del Mare del Nord con consegna a novembre, ha registrato un rialzo del 3,5%, raggiungendo i 101,37 dollari al barile.
Andamento analogo per il Wti americano, salito del 3,6% a 96,35 dollari.
Corre anche il gas naturale. Sulla piattaforma Ttf di Amsterdam, punto di riferimento per il mercato europeo, i contratti future con consegna a ottobre hanno guadagnato il 6,8%, arrivando a 80,99 euro al megawattora.
A spingere i prezzi sono soprattutto l’intensificarsi delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e la competizione tra Europa e Asia per assicurarsi le forniture disponibili di gas naturale liquefatto.
Benzina e diesel sempre più cari
Gli aumenti delle materie prime si riflettono sui distributori. Secondo i dati comunicati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla rete stradale nazionale il prezzo medio in modalità self-service è salito a:
- 2,067 euro al litro per la benzina;
- 2,177 euro al litro per il gasolio.
Sulle autostrade il prezzo medio raggiunge invece 2,152 euro al litro per la benzina e 2,248 euro per il diesel.
Il gasolio continua quindi a costare più della benzina, aggravando i bilanci di famiglie, imprese e operatori del trasporto.
Cattaneo: «Protetto l’80% dei clienti Enel»
Dal palco della manifestazione leghista è intervenuto anche l’amministratore delegato di Enel, Flavio Cattaneo, secondo il quale l’80% delle famiglie e dei clienti con un contratto con la società non avrebbe subito variazioni di prezzo e non ne subirà fino alla scadenza delle condizioni sottoscritte.
Cattaneo ha inoltre affermato che Enel ha mantenuto i prezzi precedenti alla guerra anche nei tre mesi successivi all’inizio del conflitto.
La nuova impennata delle quotazioni energetiche aumenta però la pressione sul governo. La proroga dello sconto sul gasolio può offrire un sollievo immediato, ma resta da capire quanto durerà e quale sarà il suo peso sulle casse pubbliche.


