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Corona Virus

Risarcimento da 20 mila euro per danni morali a chi si è vaccinato con AstraZeneca

Giovanni Mastroianni

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Essersi vaccinati, essersi fidati, aver fatto la cosa giusta per contribuire a difendere anche gli altri da questo maledetto Covid19, dopo aver dovuto vincere i mille dubbi giustamente sorti da una campagna mediatica dove molto spesso, troppo spesso, personaggi in cerca di qualche attimo di notorietà hanno giocato sui nervi della gente, a chi la sparava più grossa. 

Forse questo è stato tra gli aspetti della pandemia peggio gestiti, anche perché ormai le fake news e la disinformazione populistica corrono a briglie sciolte sui social network, dove grazie al caos e all’anarchia del web, riescono ad oscurare il giornalismo professionale e credibile, quello che rifugge dai facili sensazionalismi e pone sempre al centro la corretta informazione, basata su fatti obiettivi e riscontrabili. 

Quindi, come spesso accade, chi tenta comunque di fare la cosa giusta, anche se comprensibilmente intimorito da un bombardamento di notizie nefaste, e pur avendo accettato di essere trattato un po’ da cavia, in questa campagna vaccinale che è a tutti gli effetti anche una immensa sperimentazione di portata planetaria, alla fine deve fare anche i conti con una disfunzione che è prodotta principalmente dall’avidità umana. Perché se è vero che la macchina organizzativa vaccinale è stata impeccabile nella fase della somministrazione, grazie allo straordinario impegno del personale sanitario, delle Forze Armate e della Protezione Civile, di fronte agli interessi economici delle multinazionali, molte speranze possono infrangersi. E’ indubbio che i colossi del campo farmaceutico e biomedico abbiano contribuito a salvare letteralmente il mondo da una pandemia che poteva avere effetti devastanti irreversibili, ma è pur vero che anche di fronte alla tragedia mondiale ancora in corso, non cedono alla possibilità di una diffusione gratuita dei vaccini in favore di tutti coloro che non possono permetterselo. Sono questioni delicate che occupano il dibattito quotidiano mondiale e, come sempre, la verità forse è nel mezzo ed è giusto contemperare gli interessi societari e privati con quelli sanitari e collettivi. Ma è altrettanto vero che il caso del colosso anglo svedese “AstraZeneca”, rappresenta davvero una delle peggiori pagine della turbolenta storia pandemica dei giorni nostri, dove alla fine non può pagare sempre il cittadino comune.

Difatti, non si sta parlando solo di effetti indesiderati e del rischio accettato all’atto del consenso informato, ma si sta parlando di un vaccino che fin dalle prime dosi si è dimostrato di dubbia efficacia nel rapporto “costi/benefici”, per cui anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è intervenuta più volte nel tira e molla  sul probabile e definitivo ritiro. Nel mese di Marzo trascorso anche la nostra A.I.F.A. ordinò il primo ritiro di un intero lotto, e dopo diversi casi di trombosi e decessi, sospetti o meno, a seguito del recente caso della morte di una giovane diciottenne, che lo aveva ricevuto nel Genovese durante un Open Day del 25 Maggio, il ritiro si è ripetuto. In queste ore poi, anche il Governatore della Campania Vincenzo De Luca ha comunicato l’intenzione di vietare la somministrazione del vaccino in parola negli under 60.

Ricordiamo ancora che contro “AstraZeneca” è intervenuta anche il Presidente della Commissione Europea Ursula von der Lier, la quale ha richiamato con forza l’azienda sulle contestate inadempienze contrattuali, giungendo fino al punto di minacciare risoluzioni e sanzioni.

Un disastro preannunciato dunque, che nelle ultime settimane ha toccato un picco di somma gravità.  Non possiamo oggi immaginare come si possano sentire tutti coloro che si sono sottoposti alla vaccinazione con questo prodotto, soprattutto l’angoscia insorta dopo la prima o seconda dose, allorquando hanno dovuto fare addirittura i conti  con la possibilità di poter essere vittime, con maggiore probabilità, di trombosi fino alla morte. 

Infine, come se non bastasse, registriamo finanche anche il caso di chi, presentatosi presso il centro preposto per ricevere la seconda dose del vaccino “AstraZeneca”, è stato rimandato a casa, con la sola promessa della somministrazione di una diversa dose, tuttavia senza comunque sapere di quale altra azienda produttrice. Mistero anche sulla data di rinvio. E tanto ciò è quanto accaduto anche all’amica e collega avv. Giuseppina (Pina) Di Nuzzo, anche lei membro attivo del nostro comitato Tutela Utenti Online e con la quale, a seguito dello spiacevole evento che l’ha colpita in prima persona, abbiamo deciso di intraprendere anche questa nuova battaglia legale, che potrà essere estesa e condivisa da tutti coloro che si sono vaccinati con il prodotto “AstraZeneca”, e per il qual motivo hanno subito una opprimente inquietudine, sopraggiunta nel momento in cui si doveva solo riassaporare un po’ di speranza nel futuro.

A parte tutti gli altri ed anche più gravi profili che saranno trattati nella loro delicatissima specificità, appare oggi doveroso chiedere un risarcimento anche del solo danno non patrimoniale, per il patema d’animo sopportato, la paura e lo stress subiti per una ingiusta ed assurda situazione, che quantifichiamo in ventimila euro a persona, salvo una diversa determinazione dei Giudici che saranno chiamati a decidere secondo equità. Con l’auspicio che tutte le somme oggetto di risarcimento, anche tramite il nostro Governo, saranno poi oggetto di puntuale rivalsa nei confronti del colosso farmaceutico, a fronte di tutte le eventuali responsabilità dirette che saranno accertate. Perché i cittadini virtuosi non possono sempre sopportare le conseguenze ed il peso di tutto. 

Per info legali: avv.giomastroianni@gmail.com

(Nella foto in evidenza gli avvocati Giovanni Mastroianni e Giuseppina Di Nuzzo)

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Covid, morta una bambina di 11 anni: la famiglia non era vaccinata

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Sarebbe stata infettata dalla sorella, al rientro da un viaggio in Spagna, la bambina di 11 anni morta nell’ospedale Di Cristina di Palermo per i postumi di un’infezione da variante Delta da Coronavirus. La famiglia non era vaccinata ed era risultata positiva. Il particolare era stato rivelato dopo il ricovero dal presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, che aveva parlato di “no vax”, anche per ribadire l’importanza della somministrazione del vaccino per attenuare gli effetti del virus soprattutto nei pazienti fragili. La piccola soffriva di una malattia metabolica rara e, secondo i medici, la variante Delta Covid, che e’ fortemente contagiosa, sarebbe stata determinante nell’aggravare il quadro clinico della piccola che era gia’ molto delicato. Migliorano invece le condizioni di salute del bambino di due mesi, anche lui positivo al Covid, ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Cervello di Palermo. Sulla vicenda dell’undicenne e’ tornato il governatore Musumeci che si e’ detto “vicino, come padre e come presidente, alla famiglia della piccola, che vive il dolore piu’ grande”. “Ogni qualvolta il Covid spegne una vita – ha aggiunto – e’ una sconfitta per tutti. E non c’e’ consolazione, da parte nostra, nella consapevolezza di aver fatto tutto quanto nelle nostre possibilita’ per evitarlo. Solo il buon Dio potra’ dare la forza necessaria ai genitori per andare avanti. Oggi e’ momento di silenzio e di dolore”. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha sottolineato che “la pandemia continua a mietere vittime” e che “in questo momento difficile” si “stringe alla sofferenza dei familiari ai quali va il mio piu’ sentito cordoglio”. Il parlamentare del Pd Davide Faraone ha invitato tutti a rispettare “il silenzio per questo lutto”, ma non a “restare zitti invece contro chi, ancora oggi, nega il Covid, liscia il pelo ai negazionisti e si scaglia contro i vaccini e il green pass”. “Tutti i componenti della famiglia non erano vaccinati – ha scritto su Facebook – non so se fossero no vax, come riportano i quotidiani, so solo che non si puo’ restare indifferente a questa tragedia, ancor di piu’ quando da giorni i riflettori si sono accesi sulle manifestazioni no vax e no pass”.

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Covid, ecco perché i bambini si ammalano molto meno

Lo hanno scoperto i ricercatori del CEINGE-Biotecnologie Avanzate di Napoli, studiando i meccanismi di attacco del virus all’interno delle prime vie respiratorie in soggetti di età inferiore o superiore ai 20 anni

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Fin dall’inizio della pandemia medici e ricercatori si sono interrogati riguardo i motivi della differente espressività clinica dell’infezione da SARS-CoV-2 in età pediatrica.  I bambini ed i giovani di età inferiore ai 20 anni hanno infatti una suscettibilità a contrarre l’infezione pari a circa la metà rispetto agli adulti e, oltre ad essere molto spesso asintomatici, presentano quadri clinici comunque molto meno severi (e più spesso a carico del tratto gastrointestinale) con una prognosi nettamente migliore ed una letalità decisamente inferiore rispetto agli adulti.

Il gruppo di ricercatori coordinati da Roberto Berni Canani, professore di Pediatria dell’Ateneo Federico II e Principal Investigator delCEINGE-Biotecnologie Avanzate, ha finalmente svelato la causa di queste differenze.  

Gli studiosi hanno analizzato i campioni biologici ottenuti dalle alte vie del respiro e dall’intestino (le due principali vie di ingresso del Coronavirus nel nostro organismo) di bambini e adulti sani ed hannodimostrato che una molecola, denominata Neuropilina 1, nel tessuto epiteliale nasale dei bambini è molto meno espressa.  Si tratta di un recettore in grado di potenziare l’entrata del virus SARS-CoV2 nelle cellule e la diffusione nell’organismo. La Neuropilina1 ha un ruolo cruciale nel consentire l’attacco al recettore ACE-2 con cui la proteina spike del Coronavirus si lega per entrare nelle cellule dell’ospite.

Lo studio, che sarà pubblicato sul prossimo numero della prestigiosa rivista Frontiers in Pediatrics*, è frutto di una collaborazione tra gruppi di ricerca operanti presso il CEINGEBiotecnologie Avanzate e guidati rispettivamente da Roberto Berni Canani (tra l’altro membro della Task Force per gli studi del Microbioma dell’Università di Napoli Federico II) e Giuseppe Castaldo (professore dell’Università Federico II, Principal Investigator e coordinatore della Diagnostica CEINGE), con i gruppi di ricerca dell’Università degli Studi Federico II, guidati da Elena Cantone e Nicola Gennarelli e dell’Università Vanvitelli, guidati da Caterina Strisciuglio.

Abbiamo identificato un importante fattore in grado di conferire protezione contro SARS-CoV-2 nei bambini – afferma Roberto Berni Canani – che si aggiunge ad altri fattori immunologici che stiamo studiando. La definizione di questi co-fattori sarà molto utile per la creazione di nuove strategie per la prevenzione ed il trattamento del COVID-19”.

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Covid, ultimo appello di Grimaldi a Speranza: coinvolgete i nostri medici nella revisione dei protocolli di cura Covid

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L’Unione per le Cure, i Diritti e le Libertà, associazione di cittadini a sostegno del Comitato Cura Domiciliare Covid-19, in occasione della consegna al Ministro della Salute, Roberto Speranza delle quasi 30 mila sottoscrizioni di cittadini alla petizione per ottenere l’adozione dello schema terapeutico del comitato nelle linee guida del Ministero della Salute e per ottenere la partecipazione dei medici che hanno agito sul campo ai tavoli di lavoro per la revisione dei protocolli di cura domiciliare precoce, ha incontrato alcuni dirigenti del Ministero della Salute, in particolare della direzione generale di prevenzione e dell’ufficio di gabinetto.

 

    
Il Presidente Ucdl Erich Grimaldi ha relazionato i dirigenti circa il lavoro dei medici che da oltre sedici mesi assistono i malati covidutilizzando uno schema terapeutico diverso da quello licenziato dal Ministero e chiesto ancora una volta di coinvolgerli nella strenua battaglia al Covid.

A sostenere le istanze di Ucdl, all’ingresso del Ministero sono arrivati migliaia di cittadini, alcuni di loro guariti dal Covid grazie al lavoro dei medici del Comitato Cura Domiciliare Covid-19.

Sempre per sostenere la battaglia per le cure precoci e domiciliari, è intervenuta spontaneamente, a seguito dell’invito rivolto a tutte le forze politiche, anche l’onorevole Giorgia Meloni, la quale si è detta stupita del mancato dialogo con coloro che hanno lavorato senza sosta e come volontari per supportare la cittadinanza a partire dalla prima ondata.

 

“Abbiamo spiegato ai dirigenti ministeriali quanto sia importante il lavoro svolto sul territorio dai nostri medici”, ha spiegato il presidente Erich Grimaldi, “il nostro Consiglio Scientifico consegnerà al Ministero una relazione dettagliata entro le prossime 48 ore, e poi torneremo negli uffici ministeriali la prossima settimana, mi auguro per avviare finalmente la collaborazione tra il Dipartimento di Prevenzione e i medici del Comitato, fino ad oggi impedita senza una comprensibile ragione”.

“Quanto accaduto oggi lo dobbiamo a tutti i medici, ai volontari e soprattutto al presidente Grimaldi che non ha mai mollato”, ha dichiarato Valentina Rigano, portavoce Ucdl, “veder riconosciuto il lavoro di oltre un anno sarebbe una vittoria per tutti i cittadiniitaliani oltre che dare seguito al voto del Senato dello scorso 8 aprile”.

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