Cronache
Rinviati a giudizio i genitori di Francesco, morto a 14 anni: seguirono le teorie di Hamer invece delle cure mediche
Francesco, 14 anni, muore di tumore dopo che i genitori rifiutarono cure mediche affidandosi alle teorie di Hamer. Rinviati a giudizio per omicidio.
Un tumore osseo diagnosticato al Rizzoli di Bologna nel marzo 2023, la possibilità di curarsi attraverso biopsia e terapie indicate dai medici, ma la scelta dei genitori di non sottoporre il figlio alle cure convenzionali. È la vicenda di Francesco G., 14 anni, di Costabissara (Vicenza), morto il 14 gennaio 2024 all’ospedale di Perugia.
Ora i genitori, M.A. e L.G., sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio con dolo eventuale: secondo la Procura avrebbero accettato il rischio della morte del figlio, privandolo delle cure necessarie. Il processo inizierà a ottobre.
La scelta della “cura alternativa”
Dopo la diagnosi, i genitori rifiutarono la biopsia e le cure proposte dai sanitari, affidandosi a un medico padovano e successivamente a una comunità toscana. Qui al ragazzo furono somministrati soltanto massaggi, impacchi d’argilla, qualche antidolorifico da banco. Nessuna terapia farmacologica efficace.
Alla base della decisione vi era la dottrina di Ryke Geerd Hamer, medico tedesco radiato e più volte condannato, fondatore della cosiddetta Nuova Medicina Germanica o “Cinque leggi biologiche” (5LB). Secondo questa teoria, i tumori non sono da trattare con farmaci o interventi, ma come conseguenze di traumi psicologici da risolvere senza interferenze mediche.
Francesco, nel frattempo, peggiorava. Portato d’urgenza a Perugia, i genitori parlarono inizialmente di una caduta dallo skate. Ma era troppo tardi: i medici poterono solo offrirgli cure palliative.
Un caso che ricorda Eleonora Bottaro
Il dramma richiama alla memoria la vicenda di Eleonora Bottaro, la giovane di 18 anni morta nel 2016 dopo che i genitori, seguaci di Hamer, le avevano negato le cure per una leucemia curabile. La Cassazione condannò i genitori per omicidio colposo omissivo.
Nel caso di Francesco emergono analogie e differenze: a lui, appena 14enne, non era riconosciuta alcuna capacità decisionale autonoma, e i genitori non erano militanti del movimento hameriano ma vi si erano avvicinati frequentando conferenze.
Il rischio delle pseudocure
Per gli inquirenti, il tragico esito dimostra ancora una volta come affidarsi a teorie pseudoscientifiche possa avere conseguenze letali. La Procura e la Corte chiameranno ora a rispondere i genitori, accusati di non aver garantito al figlio le cure mediche necessarie.
Un sacrificio, quello di Francesco, che a otto anni dalla morte di Eleonora Bottaro mette nuovamente in guardia dall’illusione di pratiche che rifiutano la medicina scientifica: non curano, ma possono condurre alla morte.
Cronache
Massa Lubrense, cantiere sequestrato in una villa: denunciato imprenditore per violazioni sulla sicurezza
I Carabinieri hanno sequestrato un cantiere edile a Massa Lubrense dopo aver riscontrato gravi violazioni sulla sicurezza sul lavoro. Denunciato l’amministratore della ditta esecutrice, sanzionato con circa 26mila euro.
Controlli dei Carabinieri sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a Massa Lubrense.
I militari della locale stazione, insieme ai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Napoli, hanno effettuato un’ispezione all’interno di un cantiere edile allestito presso una villa del comune costiero.
Durante gli accertamenti sarebbero emerse diverse irregolarità legate alle misure di sicurezza previste dalla normativa vigente.
Riscontrate gravi carenze nelle misure di protezione
Secondo quanto riferito dai militari, nel cantiere mancavano idonee impalcature e parapetti di protezione.
Tra le contestazioni anche:
- l’assenza di una corretta viabilità interna;
- la mancata recinzione dell’area di lavoro;
- ulteriori carenze nelle misure di sicurezza a tutela degli operai.
Il cantiere, esteso per circa mille metri quadrati tra area esterna e terrazzi, è stato sottoposto a sequestro.
Denunciato l’amministratore della ditta
I Carabinieri hanno denunciato l’amministratore unico dell’impresa esecutrice dei lavori.
Nei suoi confronti sono state elevate sanzioni e ammende per circa 26 mila euro.
All’imprenditore è stato inoltre imposto di eseguire entro cinque giorni le prescrizioni indicate dagli ispettori per il ripristino delle condizioni di sicurezza previste dalla legge.
Sicurezza sul lavoro al centro dei controlli
L’operazione rientra nell’attività di vigilanza svolta dai Carabinieri e dal NIL per contrastare le violazioni in materia di sicurezza nei cantieri, tema particolarmente delicato anche alla luce dei numerosi incidenti sul lavoro registrati negli ultimi mesi in Italia.
Il procedimento è nella fase preliminare e la persona denunciata resta presunta innocente fino a eventuale sentenza definitiva.
Cronache
Estorsioni e rapina con metodo mafioso tra Bagnoli e Mondragone: cinque arresti della Polizia di Stato
La Polizia di Stato ha arrestato cinque persone dell’area flegrea accusate di estorsione e rapina aggravate dal metodo mafioso. L’inchiesta della DDA di Napoli riguarda presunte richieste di denaro e una rapina ai danni di un imprenditore del settore autonoleggio di Mondragone.
Operazione della Polizia di Stato coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Nella mattinata di oggi gli agenti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque persone dell’area flegrea, ritenute gravemente indiziate, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione e rapina aggravate dal metodo mafioso.
L’inchiesta, coordinata dalla DDA partenopea, ruota attorno a una presunta vicenda estorsiva ai danni di un imprenditore del Casertano attivo nel settore del noleggio di autovetture.
Il presunto tentativo di truffa e la richiesta di denaro
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe iniziato con un presunto tentativo di truffa legato al noleggio di un’auto di lusso.
Uno degli indagati, ritenuto vicino a un sodalizio criminale egemone all’epoca nell’area di Bagnoli, avrebbe cercato di ottenere il noleggio dell’autovettura utilizzando documenti falsi.
Scoperto il presunto raggiro, sarebbe nata una colluttazione tra l’imprenditore e l’uomo. Successivamente, il clan avrebbe preteso dalla vittima il pagamento di 10mila euro in contanti come forma di “risarcimento” per l’affronto subito.
La richiesta di 285mila euro per una Lamborghini incidentata
Le indagini avrebbero poi accertato una seconda richiesta di denaro molto più consistente.
Gli indagati avrebbero preteso dall’imprenditore 285mila euro sostenendo che la somma dovesse compensare il danno provocato a una Lamborghini coinvolta in un incidente stradale e noleggiata dalla vittima a un cliente.
Secondo gli investigatori, però, non sarebbe emersa alcuna documentazione in grado di dimostrare la proprietà dell’auto da parte di esponenti del clan. Per questo la richiesta economica è stata qualificata dagli inquirenti come una presunta estorsione.
L’irruzione armata nell’autonoleggio di Mondragone
Dopo il rifiuto di pagare, alcuni componenti del gruppo avrebbero fatto irruzione nell’autonoleggio di Mondragone a bordo di auto e scooter, con il volto coperto da passamontagna.
Nel corso dell’azione si sarebbero impossessati di una vettura intestata alla moglie del titolare, parcheggiata nel piazzale dell’attività.
Determinanti per le indagini sarebbero state le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti sia nell’autonoleggio sia lungo i percorsi effettuati dai presunti autori delle minacce e della rapina.
La fase delle indagini preliminari
L’ordinanza cautelare è stata emessa nella fase delle indagini preliminari.
Come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva e contro il provvedimento cautelare sono ammessi mezzi di impugnazione.
Cronache
Arzano, 17 arresti tra clan ed estorsioni: ricostruito l’omicidio per errore di Rosario Coppola
Diciassette arresti ad Arzano nell’ambito di un’inchiesta della DDA di Napoli contro una presunta organizzazione camorristica. Gli investigatori hanno ricostruito l’omicidio per errore di Rosario Coppola e un sistema di estorsioni utilizzato anche per pagare la “mesata” ai detenuti del clan.
Nuovo colpo alla criminalità organizzata nell’area nord di Napoli. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 17 persone gravemente indiziate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, omicidio volontario e detenzione illegale di armi.
L’inchiesta ruota attorno a una presunta organizzazione camorristica operativa ad Arzano e nei comuni limitrofi.
Ricostruito l’omicidio di Rosario Coppola
Le indagini hanno consentito agli investigatori di ricostruire anche le circostanze dell’omicidio di Rosario Coppola, avvenuto il 4 febbraio scorso.
Secondo l’ipotesi investigativa, si sarebbe trattato di un delitto maturato per errore di persona.
Il provvedimento cautelare nasce infatti dagli sviluppi del fermo di indiziato di delitto eseguito il 21 aprile scorso nei confronti di 11 soggetti già ritenuti gravemente indiziati di appartenere alla consorteria criminale.
I vertici del gruppo avrebbero comandato anche dal carcere
Tra gli elementi ritenuti particolarmente rilevanti dagli inquirenti vi è il presunto ruolo dei vertici del clan.
Secondo la DDA, alcuni indagati avrebbero continuato a impartire ordini all’organizzazione nonostante fossero detenuti, mantenendo il controllo delle attività criminali sul territorio.
Il gip di Napoli, nel confermare e rinnovare il fermo iniziale, ha riconosciuto la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nei confronti di sette persone già fermate e di altri dieci indagati.
Le estorsioni e la “mesata” ai detenuti
L’inchiesta ipotizza anche un sistema economico fondato sulle estorsioni ai danni di attività commerciali del territorio.
Secondo gli investigatori, i proventi delle richieste estorsive sarebbero stati utilizzati anche per garantire il pagamento della cosiddetta “mesata”, il sostegno economico destinato ai detenuti e alle loro famiglie.
Un meccanismo che, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe consentito al gruppo criminale di rafforzare il proprio controllo e consolidare i legami interni all’organizzazione.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari
Gli indagati sono attualmente destinatari di una misura cautelare emessa nella fase delle indagini preliminari.
Come previsto dalla legge, il provvedimento può essere impugnato e tutte le persone coinvolte devono considerarsi presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.


