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Ricatto di Gazprom sul gas, l’Ue pronta al razionamento

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La Russia continua a tagliare il gas all’Europa e Bruxelles accelera nella corsa ai fornitori affidabili. Nel giorno in cui Gazprom ha evocato “cause di forza maggiore” per la chiusura dei rubinetti del Nord Stream 1 – una mossa per tutelarsi che non fa sperare nulla di buono per il 21 luglio, quando terminera’ il periodo previsto di manutenzione del gasdotto e in teoria dovrebbero ripartire i flussi – Ursula von der Leyen e’ volata a Baku per siglare un memorandum d’intesa che portera’ a raddoppiare, da qui al 2027, le forniture di gas naturale azero. E mentre ad Algeri il governo italiano firmava un maxi accordo per rafforzare la partnership energetica con il Paese nordafricano, in una Germania terrorizzata dai possibili effetti dello stop totale del metano russo il cancelliere Olaf Scholz riceveva Abdel Fattah al-Sisi, presidente di un Egitto diventato cruciale nel transito di gas verso l’Europa. Il nodo, per Bruxelles, resta quello dei tempi. L’Ue riuscira’ a correre ai ripari sul riempimento degli stoccaggi prima che la Russia blocchi definitivamente i flussi? Mercoledi’ la Commissione presentera’ il suo piano anche per questo. Solidarieta’ e riduzione “immediata” della domanda energetica costituiscono l’architrave delle linee guide, che consigliano alle famiglie europee di abbassare i condizionatori di un grado, invitando, al tempo stesso, uffici e locali pubblici a mantenere la temperatura non sopra i 19 gradi il prossimo inverno. L’Europa, di fatto, si prepara ad un razionamento energetico e si prepara a farlo gia’ ora. “Bisogna risparmiare 12 miliardi di metri cubi nei prossimi tre mesi per evitare un ‘gas cruch’ in inverno”, e’ l’avvertimento lanciato dall’Agenzia internazionale dell’energia, secondo cui senza un intervento immediato “l’Europa potrebbe dover affrontare tagli e contingentamenti molto piu’ drammatici piu’ avanti”. Il piano della Commissione riflettera’ proprio quest’esigenza. Indicando quali debbano essere, in caso di emergenza energetica, i settori industriali da tutelare. Secondo l’ultima bozza del piano, “le industrie considerate strategiche” sono quelle legate alla salute, alla sicurezza e all’ambiente, alla difesa e all’attivita’ di raffinamento e all’alimentare”. Le linee guida non sono vincolanti ma il rischio di scontro, al Consiglio Affari Energia straordinario convocato il 26 luglio, appare comunque concreto. “I nostri interlocutori chiave ci hanno chiesto di garantire che l’industria agroalimentare abbia la priorita’ in caso di razionamento”, ha sottolineato il commissario Ue all’Agricoltura Janusz Wojciechowski parlando ai ministri del settore riuniti a Bruxelles. Eppure, la strada dell’Europa e’ obbligata: solidarieta’, razionamento e diversificazione. Un eventuale stop totale al gas russo, senza che l’Ue intervenga gia’ adesso, secondo l’analisi della Commissione potrebbe costare ben oltre un punto di Pil. E in Germania gli industriali del settore chimico temono un vero e proprio cataclisma nella produzione. La Commissione predica calma. I flussi di gas russo sono passati dal 40 al 20% del totale, viene ricordato a Bruxelles (in Italia sono scivolati al quinto posto tra le fonti di approvvigionamento, dietro anche al rigassificatore di Cavarzere, in provincia di Rovigo). E nel frattempo, si accelera sui fornitori alternativi. Usa, Algeria, Israele, Qatar, Norvegia e, ultimo in ordine cronologico, Azerbaigian. Von der leyen e’ volata a Baku per siglare un memorandum che portera’ il flusso di gas naturale dagli 8 miliardi di metri cubi di quest’anno ai 12 miliardi gia’ nel 2023. L’obiettivo e’ arrivare ai 20 miliardi di mc entro il 2027. “Gia’ prima della brutale invasione all’Ucraina le forniture di gas russo all’Europa non erano piu’ affidabili”, ha sentenziato la presidente della Commissione. L’intesa portera’ a nuovi lavori di ampliamento del Corridoio Meridionale e, in particolare, al tratto del Tap che collega Grecia e Italia. “A novembre ci sara’ uno stress test per verificare l’adeguatezza all’aumento di gas e poi valuteremo i lavori”, ha spiegato un alto funzionario Ue assicurando che l’intervento sara’ inquadrato come progetto europeo. E, memore di cio’ che e’ avvenuto in Italia sul via libera al Tap, dalla Commissione hanno avvertito: i lavori “chiaramente” rispetteranno tutti i parametri ambientali.

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“È in ritardo”, torna indietro la prima nave con il mais

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La prima nave partita dall’Ucraina dopo lo sblocco delle esportazioni da quando e’ iniziato il conflitto con la Russia non e’ mai arrivata a destinazione. La ‘Razoni’ aveva lasciato il primo agosto il porto di Odessa con oltre 26mila tonnellate di mais ma una volta arrivata nei pressi di Tripoli in Libano, la sua destinazione finale, l’acquirente ha rifiutato il carico citando un ritardo di 5 mesi nella consegna. L’imbarcazione e’ quindi tornata indietro ed ora si trova ancorata nelle vicinanze del porto di Mersin, nel sud della Turchia, mentre il trasportatore sta valutando “altre richieste di acquisto”, ha fatto sapere l’ambasciatore ucraino in Libano Ihor Ostash. Delle 10 navi che hanno lasciato i porti dell’Ucraina dopo l’accordo tra Ankara, Kiev, Mosca e Onu, che ha sbloccato le esportazioni, soltanto una ha raggiunto la sua destinazione finale arrivando l’8 agosto a Derince in Turchia con un carico di 12mila tonnellate di grano. Due delle navi partite dall’Ucraina sono dirette in Italia. La ‘Sacura’ ha lasciato il porto di Yuzhny l’8 agosto con un carico di 11mila tonnellate di soia e la sua destinazione finale e’ Ravenna. A Monopoli e’ attesa invece la ‘Mustafa Necati’, partita il 7 agosto dall’Ucraina con un carico di 6mila tonnellate di olio di semi di girasole. Entrambe le imbarcazioni si trovano nel mare di Marmara, a sud di Istanbul, per un’ispezione da parte di delegati di Ankara, Kiev, Mosca e Onu dopo la quale potranno proseguire il loro viaggio se non saranno riscontrate infrazioni. Tutte le navi che lasciano i porti ucraini vengono ispezionate a Istanbul per assicurarsi che non trasportino armi o carichi non autorizzati. Si tratta di una delle condizioni del patto tra Turchia, Russia, Ucraina e Onu che ha sbloccato le esportazioni dopo cinque mesi di guerra. Salutato a livello internazionale come un successo, l’accordo sul grano non e’ ancora riuscito a mandare a pieno regime le esportazioni dall’Ucraina, dove circa 25 milioni di tonnellate di cereali e prodotti alimentari simili sono restate bloccate a partire dall’invasione russa del 24 febbraio. Kiev vorrebbe che partissero almeno 100 navi al mese, come ha fatto sapere il ministro delle Infrastrutture Oleksandr Kubrakov, ma questo obiettivo pare ancora lontano. Nel frattempo, la Spagna ha lanciato un “progetto pilota” per importare 600 tonnellate di mais ucraino via treno, con l’obiettivo di dimostrare che il trasporto ferroviario puo’ essere “un’alternativa o un complemento” al trasporto marittimo per l’importazione di grano dall’Ucraina. Ieri sera da Madrid e’ partito un convoglio di 25 container diretto a Chelm, in Polonia, a 25 km dal confine ucraino, dove ha in programma di caricare circa 600 tonnellate di mais provenienti dall’Ucraina, ha dichiarato il Ministero dei Trasporti spagnolo in un comunicato.

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La strana morte di uno dei migliori progettisti di armi di Putin

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Uno dei migliori progettisti di armi di Vladimir Putin, Dmitry Konoplev, e’ morto in circostanze misteriose mentre “era sottoposto a cure per combattere disturbi di ansia e depressione”. Lo riporta il Daily Mail affermando che l’uomo, 46 anni, era a capo dello Shipunov Instrument Design Bureau, ideatore tra l’altro del sistema missilistico Pantsir utilizzato dalla Russia nella guerra contro l’Ucraina. In passato Konoplev e’ stato vicedirettore dell’Agenzia federale russa per la fornitura di armi militari, equipaggiamenti speciali e materiale bellico. Il quotidiano russo Izvestia ha riferito che l’uomo ha subito un infarto mentre era sottoposto a terapia con Xenon (un gas con proprieta’ antidepressive) indossando una maschera di ossigeno in una clinica d’e’lite di Mosca. Nessun commento ufficiale sulla morte del progettista d’armi ma l’ex guardia del corpo di Putin Alexey Dyumin, governatore della regione di Tula dove ha sede l’ufficio di progettazione delle armi, ha affermato che Konoplev “ha fatto molto per l’industria della difesa del Paese”, dando “un grande contributo”. In totale l’organizzazione e’ responsabile di oltre 150 armi e pezzi di equipaggiamento militare utilizzati dall’esercito russo. L’ufficio dove lavorava Konoplev e’ descritto come il principale sviluppatore di armi complesse di Putin.

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Svolta a Istanbul, Mosca-Kiev firmano l’intesa sul grano

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Svolta nella guerra del grano ma niente foto insieme ne’ tantomeno strette di mano tra russi e ucraini. Il ministro della Difesa di Mosca Serghei Shoigu e il ministro delle Infrastrutture di Kiev Oleksandr Kubrakov hanno firmato separatamente a Istanbul l’accordo che sblocca l’esportazione di 25 milioni di tonnellate di grano ferme da mesi in Ucraina. Sono Odessa, Chernomorsk e Yuzhny i porti sotto il controllo di Kiev da cui partiranno le navi che si muoveranno in corridoi sicuri, come ha spiegato il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres che era presente oggi alla cerimonia di Istanbul nel sontuoso palazzo Dolmabahce insieme al presidente turco Recep Tayyip Erdogan. “E’ una giornata storica – ha esultato il Sultano -. Siamo fieri del nostro ruolo svolto in questa iniziativa che ha risolto la crisi alimentare mondiale. L’accordo di oggi riguarda tutte le nazioni del mondo, dall’Africa all’Asia, ed evita l’incubo della fame globale. Speriamo che riapra anche uno spiraglio per la pace”. Il leader turco ha affermato che il traffico di navi nel Mar Nero “iniziera’ nei prossimi giorni”, ma secondo indiscrezioni si dovranno attendere ancora 10 giorni o due settimane affinche’ il livello del traffico commerciale possa tornare ai livelli precedenti all’invasione russa in Ucraina. “La messa in pratica e la supervisione di questo piano dall’altissima importanza sara’ portato avanti da un centro di coordinamento congiunto da istituire a Istanbul”, ha spiegato ancora Erdogan. Secondo la versione dell’accordo firmata dall’Ucraina, e diffusa dal vice capo dell’ufficio presidenziale di Kiev Andrii Sybiha, il piano restera’ valido 120 giorni e potra’ essere rinnovato se necessario mentre il centro di coordinamento da istituire a Istanbul sara’ composto da rappresentanti di Russia, Ucraina, Turchia e Onu che formeranno anche squadre per ispezionare le navi – in aree designate da Ankara – assicurandosi che non trasportino carichi non autorizzati, punto su cui Mosca aveva fatto pressioni nei giorni scorsi chiedendo che le imbarcazioni non spostassero armi. “Le parti non condurranno attacchi contro navi mercantili, navi civili e i porti coinvolti da questa iniziativa”, si legge nel testo, secondo cui mezzi militari non potranno neanche avvicinarsi alle navi commerciali in transito nei corridoi. Se sara’ necessario uno sminamento di zone marittime interessate dal passaggio, le parti si accorderanno per l’utilizzo di navi dragamine di altri Paesi. “Auspichiamo che questi accordi rappresentino un primo passo verso concrete prospettive di pace, in termini che siano accettabili per l’Ucraina”, ha commentato il premier Mario Draghi, definendo l’intesa di oggi “un’ottima notizia per tutta la comunita’ internazionale” e lodando “l’iniziativa di mediazione della Turchia con il ruolo centrale delle Nazioni Unite”. Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che vede nel processo di Istanbul “l’apertura di un corridoio di dialogo, non solo di un corridoio per il grano”. Salutata anche da Guterres come un “faro di speranza”, l’intesa di oggi non si lega pero’ ad accordi per il cessate il fuoco tra i due fronti, se non nelle zone dei porti menzionati nel testo. Gli ultimi tentativi per arrivare a colloqui di pace si erano tenuti in un incontro tra delegazioni di Mosca e Kiev proprio nello stesso palazzo di Istanbul dove oggi e’ stato firmato il piano, ma il negoziato si era concluso con un nulla di fatto e da allora sono passati gia’ 4 mesi di guerra. E anche oggi i bombardamenti in Ucraina non si sono fermati. Il ministero della Difesa di Kiev ha parlato di attacchi russi in piu’ parti del Paese con l’intensificarsi dei combattimenti nelle regioni di Mykolaiv e Kherson, non lontano dal porto di Odessa nel sud del Paese, mentre si sono registrati sporadici colpi di artiglieria nel nord a Chernihiv e Sumy.

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