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RestiAMO al Sud, viaggio nelll’Alto Casertano: un’oasi verde della Campania Felix tutta da scoprire

Giovanni Mastroianni

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Qui il fiume Volturno serpeggia tra dolci colline verdi su cui sono adagiati borghi antichi dai quali svettano castelli, chiese e campanili che da secoli raccolgono i fedeli in preghiera. Nulla da invidiare alla campagna Toscana o Umbra per orografia, storia e sapori.

Tra le colline dell’antico feudo del Caiatino (dove oggi possono essere ricomprese Caiazzo, Castel Campagnano, Piana di Monte Verna e Ruviano) sono coltivate uve pregiate che grazie alla saggezza e alla forza inesauribile degli agricoltori locali sono sopravvissute all’oblio del tempo, hanno superato guerre e carestie e da ultimo resistito ad un’era consumistica durata troppo a lungo. Ora le vigne e le cantine del pallagrello sono famose in tutto il mondo, traghettate nel nuovo millennio da imprenditori del settore che qui stanno replicando la felice storia delle vicine cantine beneventane.

L’onnipresente  brezza muove i campi di grano che animano un unico mare verde e dalle farine autoctone nasce ancora il pane prodotto nei casolari dei contadini o negli agriturismi disseminati su tutto il territorio, qui dove l’esperienza secolare della panificazione ha dato vita anche alla straordinaria avventura della famiglia Pepe, che nasce quasi un secolo fa dal calore e dal profumo sprigionato dal forno del nonno Francesco, passa per la passione dell’amatissimo padre Stefano e viene oggi proseguita con ininterrotto successo dai figli Antonio, Massimiliano e dall’ormai internazionale Franco.

Sulla riva destra del Volturno, tra Piana di Monte Verna e Caiazzo, spiccano il volo gli ultraleggeri del campo “RAINS”, per chi vuole provare l’ebrezza di accarezzare il cielo limpido  e sentire il vento attraversare ali di tubi e tela colorata, lasciandosi trasportare adagio verso Villa Santa Croce ed il Monte Maggiore e così guardare le cime del Massiccio del Matese che ora si staglia magnifico dritto davanti agli occhi.

Nelle alture della vicina Castel Di Sasso, il cui centro medioevale è stato edificato su di una enorme massa rocciosa e dal quale è possibile ammirare boschi e prati che si perdono fino alla linea del mar Tirreno, Manuel Lombardi produce il conciato romano, formaggio antico e dal sapore unico, esportato in tutto il mondo dall’ormai storica azienda di famiglia dove ci si può anche rifugiare da ogni stress quotidiano ed effimera frenesia, immergendosi lentamente come in un bagno caldo in un ambiente incontaminato dove poter degustare le migliori eccellenze enogastronomiche del posto. Non lontano e nella non meno incantevole città di Pontelatone, in piena area “trebulana”, si può visitare un riscoperto presidio archeologico che rapisce ed affascina. La storia è passata anche di qui, ed ha lasciato segni indelebili in un paradiso verde.

RestiAMO al Sud. L’Alto Casertano, un’oasi verde della Campania Felix tutta da scoprire

Manuel Lombardi. Produttore di conciato romano, formaggio unico esportato nel mondo

Proseguendo verso nord ci attendono Liberi e Maiorano di Monte (quest’ultima frazione di Dragoni, altra incantevole cittadina dalla storia e cultura millenaria) immerse in piena area montana del Monte Maggiore, dove sapienti ristoratori raccontano con una intensità senza pari piatti al sapor dei frutti dei castagni, immersi in boschi incantati, che donano una nota di singolare piacere alle pietanze che scaldano il cuore di ogni fortunato ospite. Animali al pascolo, natura incontaminata, un clima sempre asciutto e mai arido o afoso accompagnano il trascorre del tempo in una rara oasi di pace. 

La sera tutti i borghi e le cittadine dell’Alto Casertano illuminano i loro centri antichi, fatti di pietra bianca come di tufo giallo o grigio, pronti ad accogliere con millenaria eleganza un turismo mirato ed interessato non solo ai sapori ma anche alla storia dei territori, che le Pro Loco e le associazioni locali tentano di raccontare grazie soprattutto all’aiuto dei tanti volontari che così ricambiano con amorevole gratitudine la bellezza dei luoghi che hanno la fortuna di abitare.

Tra le strade secondarie che collegano paesi e frazioni si gode costantemente di un panorama magnifico, come quello della contrada Santa Lucia a cavallo tra le colline di Alvignano, Caiazzo e Ruviano, con i monti del Matese, Taburno e Maggiore che chiudono una cornice unica. Qui, appena calato il sole, la prudenza nella guida viene ricompensata dal poter ammirare volpi che svettano tra i campi a ridosso delle strade o finanche cinghiali in perenne fuga. Gufi, civette e barbagianni cantano in lontananza ma non di rado possono essere ammirati anche da molto vicino, mentre volano indisturbati nella notte dal blu intenso che rende più brillanti tutte le stelle del firmamento ed incredibilmente grande la Luna, che ci saluta sorridendo.

 

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La vendemmia negli scavi di Pompei: alta qualità per il vino Villa dei Misteri

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Come ogni anno a Pompei, ricorre il taglio delle uve coltivate nei vigneti delle antiche domus, che frutto di un progetto scientifico di studio degli impianti e delle antiche tecniche di viticoltura pompeiana, consentono anche la produzione del pregiato Vino Villa dei misteri.

Il progetto nasce nell’ambito degli studi di botanica applicata all’archeologia condotti dal Laboratorio di Ricerche Applicate del Parco archeologico di Pompei, cui ha fatto seguito una convenzione con l’Azienda Vinicola Mastroberardino, che si è occupata negli anni delle ricerche preliminari, dell’impianto e della coltivazione dei vigneti dell’antica Pompei, fino alla produzione finale del vino.

L’idea progettuale, nata nel 1994, dapprima riguardava un’area limitata degli scavi, per poi ampliarsi e giungere oggi a interessare 15 aree a vigneto ubicate tutte nelle Regiones I e II dell’antica Pompei (tra cui Foro Boario, casa del Triclinio estivo, Domus della Nave Europa, Caupona del Gladiatore, Caupona di Eusino, l’Orto dei Fuggiaschi, ecc.) per un’estensione totale di circa un ettaro e mezzo e per una resa potenziale di circa 40 quintali per ettaro. Oggi il vino Villa dei Misteri rappresenta un modo unico per raccontare e far conoscere Pompei con la sua cultura e la sua tradizione antica e quale luogo di valorizzazione e, al tempo stesso, di difesa del territorio, del paesaggio e dell’ambiente.

Il vino in degustazione quest’anno è il Villa dei Misteri Annata 2012, frutto dell’uvaggio storico di Aglianico, Piedirosso e Sciascinoso. L’Aglianico è inserito in blend a partire dalla vendemmia 2011: risale infatti al 2007 l’ampliamento del progetto con l’individuazione di ulteriore aree da ripristinare a vigneto, destinandole integralmente alla coltivazione del nobile vitigno Aglianico – una delle varietà più rappresentative della viticoltura dell’antichità – naturalmente adatto alla produzione di grandi vini rossi da lungo invecchiamento. La forma di allevamento selezionata a tale scopo è stata l’alberello, che meglio si adatta, nel microclima di Pompei, al vitigno Aglianico, in un connubio perfetto tra il vitigno di origine greca (“Vitis Hellenica”) e la tipica potatura corta ellenica. In questo millesimo, i livelli qualitativi conseguiti sul Villa dei Misteri sono molto elevati e si percepisce, in misura ancora maggiore rispetto al 2011, il contributo dell’Aglianico, delineando buona concentrazione, intensità aromatica, vellutato patrimonio di tannini, densità e particolare eleganza.

Tradizionale taglio dell’uva negli scavi di Pompei

Il Villa dei Misteri del millesimo 2012, dopo un lungo periodo di affinamento, si presenta con colore rosso rubino e offre un profilo olfattivo molto complesso con note che ricordano la prugna, la marasca, la mora, il tabacco, la liquirizia, la vaniglia, le erbe officinali, il pepe e i chiodi di garofano. Al palato si caratterizza per buona densità e persistenza con sensazioni sapide, acide e morbide molto decise. Tutti gli aspetti sensoriali sono ben equilibrati tra loro e di particolare finezza.

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Chirurgia ortopedica nelle patologie della cartilagine, l’esperienza della clinica Athena

Valeria Grasso

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Ci sono importanti novità per gli interventi di chirurgia ortopedica necessari a curare gli infortuni sia del sistema muscolo scheletrico cartilagineo che le patologie artrosiche. Si tratta della moderna tecnica di rigenerazione cellulare utile a trattare in modo efficace le problematiche articolari di atleti di alto livello (calciatori, pallavolisti, golfisti, podisti, tennisti, ballerini…) ma anche pazienti comuni che soffrono, ad esempio per una lesione parziale dei legamenti, degenerazioni del tendine e tutte le artrosi di grado medio (ginocchio, anca, spalla).

I benefici riguardano sia la qualità dell’intervento che la riduzione dei tempi di guarigione. Risultati conseguiti grazie ad una comunione di intenti di vari interlocutori che hanno – ognuno per le proprie competenze – investito e fortemente creduto in questa tecnica innovativa associata all’impianto di cellule staminali. Da una parte c’è – infatti – l’equipe sanitaria composta dal dottor Attilio Sgambato, responsabile Unità Ortopedia della Clinica convenzionata Athena di Piedimonte Matese (Caserta) e dal dottor Fabrizio Sergio, collaboratore esterno, entrambi specialisti nelle patologie articolari e nella chirurgia percutanea mininvasiva. Dall’altra c’è l’impegno economico assunto in prima persona dalla stessa Clinica Athena  – visto che questo tipo di intervento non è ancora coperto dal Servizio Sanitario Nazionale – per offrire, a titolo gratuito, a chi ne ha bisogno, un servizio all’avanguardia. Infine c’è il sistema messo a punto dalla Fidia Farmaceutici, un brevetto tutto italiano frutto di una ricerca meticolosa, che attraverso piccoli forellini a livello dell’ombelico recupera il tessuto adiposo da cui si estrae la frazione vascolo-stromale (SVF) ricca di cellule con spiccata capacità rigenerativa.

“Queste cellule, chiamate cellule mesenchimali o periciti (perché adese ai capillari) si attivano in presenza di danni strutturali – dichiara  Sgambato – e sono in grado di indurre la produzione di cellule e fattori di crescita necessari alla rigenerazione del tessuto muscolo-scheletrico. La biologia e lo studio della cellula hanno portato negli anni alla comprensione di tanti fenomeni fisiologici del nostro corpo e di tante malattie”.

Oggi questo studio è quanto mai spinto verso la rigenerazione affinché si identifichino e isolino queste cellule o gruppi cellulari utili ad attivare le funzioni rigenerative.

“L’utilizzo della medicina rigenerativa – aggiunge Fabrizio Sergio – può prevenire la comparsa di patologie artrosiche gravi che attualmente richiedono l’uso di sostituzioni protesiche con un dispendio maggiore di risorse da parte del Servizio Sanitario Nazionale”.

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Slama, il vincitore del Panettone World Championship: da Ischia voglio addolcire un Natale che sarà difficile per tutti

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Esattamente un anno fa, il 20 ottobre 2019, nel giorno del suo compleanno, Alessandro Slama vinceva a Milano il Panettone World Championship, portando a casa il titolo di miglior panettone artigianale del mondo. Panificatore ischitano di origini tunisine, Slama eredita dalla sua famiglia la passione per l’arte dei lievitati e del lievito madre. Dietro al suo panettone, leggero e molto profumato, ci sono studio, ricerca e una continua sperimentazione di ingredienti e ricette. Dopo il premio, Alessandro ha avuto molta visibilità e ha iniziato anche a tenere corsi in giro per l’Italia e l’Europa per spiegare come viene preparato il panettone migliore del mondo. Poi è arrivato il Covid che ha paralizzato l’economia e ha rimesso tutto in discussione. Alessandro però non si è fermato e ha continuato a studiare e a sperimentare, pronto ad inseguire nuove sfide e nuovi traguardi. La sua base è l’isola d’Ischia, per lui è il luogo dell’anima non solo della sua impresa   

 

Slama, ci racconti la vittoria dell’anno scorso Panettone World Championship. Un panificatore di Ischia che vince a Milano… 

Le dirò la verità: non credevo di vincere. Ero in mezzo ai grandi nomi della pasticceria italiana, io ero il più piccolo. In finale a Milano eravamo arrivati in trentadue. Quando i prodotti in gara furono posizionati sul tavolo e i giurati iniziarono ad assaggiarli, compresi che le cose si stavano mettendo bene. Io seguivo con lo sguardo il mio prodotto e notavo l’apprezzamento dei giudici, però non mi sarei mai aspettato di vincere. 

Che cosa le dissero i giudici? Quando si terrà la prossima edizione?

Il giudizio fu unanime: mi dissero che era un panettone perfetto, equilibrato, profumato, con la giusta lievitazione. Per me fu una soddisfazione enorme, poi era pure il mio compleanno, fu una gioia doppia.

Quando si terrà la prossima edizione?

La gara si svolgerà l’anno prossimo, si tiene ogni due anni. Per quest’anno quindi sono ancora il campione in carica. 

Come nasce la sua passione per questo mestiere?

La nostra è una famiglia di fornai; la mia passione per la panificazione nasce sin da quando ero piccolo. Durante il mio percorso ho avuto molti maestri, ma solo alcuni hanno lasciato il segno, formandomi sul piano professionale ed umano. 

Come definirebbe il suo panettone?

Il mio è un panettone morbido, molto profumato, in cui prevalgono gli aromi dell’arancia e del burro. Uso sempre prodotti innovativi e di qualità, questo è un aspetto fondamentale affinché arrivino i risultati; nulla succede per caso. L’elemento vincente credo sia la lunga lievitazione che rende il panettone più leggero e profumato. Dietro al prodotto c’è un complesso lavoro di ricerca  di studio delle materie prime. 

Com’è cambiato il suo business dopo la vittoria del Panettone World Championship?

Nei mesi successivi alla vittoria ho registrato un incremento del fatturato e ho avuto tantissima visibilità. Molte persone erano curiose di scoprire come veniva preparato il panettone campione del mondo. Allora ho iniziato a tenere corsi, dimostrazioni, eventi. Ora stiamo per lanciare un altro brand, sempre ad Ischia, “Dar Slama”, che in arabo significa casa Slama. Il punto storico è invece Ischia Pane, in via delle Terme. 

Poi è arrivato il Covid. Che impatto ha avuto il lockdown sulla sua attività?

È stato un disastro, abbiamo dovuto annullare molti lavori per Pasqua, per esempio. Per fortuna però abbiamo lavorato lo stesso. Inoltre il lockdown ci ha dato la possibilità di studiare e sperimentare nuovi ingredienti e ricette. A volte, non tutti i mali vengono per nuocere. Ho fatto dei sacrifici ma non ho licenziato nessuno dei ragazzi, non me la sono sentita di lasciare qualcuno a casa in un momento così drammatico. 

Che cosa si aspetta dal prossimo Natale?

Mi aspetto almeno di confermare gli ottimi numeri dell’anno scorso. È vero, c’è il Covid, ma noi lavoriamo molto anche online, con le spedizioni. In ogni caso, affari a parte, dal prossimo Natale mi aspetto soprattutto serenità, tranquillità e voglia di tornare a vivere per tutti. 

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