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Cultura

RestiAMO al Sud: viaggio nel Decumano Maggiore di Napoli, il cuore della città immerso in una realtà magica

Giovanni Mastroianni

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Napoli non la puoi spiegare, ma soltanto vivere o accennare, senza giudicare. Solo per descrivere la storia del Decumano Maggiore ci vorrebbe poi un’intera opera letteraria. Allora, accennandola, si può dire che come per miracolo, circa venticinque secoli fa, le forze dell’amore, della passione e della follia hanno modellato un blocco di tufo giallo misto a pietra vulcanica fino ad animarlo, dando vita ad una città che non somiglierà mai a nessuna se non a se stessa, nel bene e nel male. Qui da sempre tutto scorre veloce pur rimanendo immobile e tra i palazzi stretti nell’eterno abbraccio di via dei Tribunali il sole entra a tratti sulla strada a rischiarare tutto per poi subito scomparire, come a volersi prendere gioco dei passanti. L’impronta greca e romana caratterizza ancora ogni passaggio ed attraversandola a piedi si resta immersi in un percorso magico, dove le note che provengono dal conservatorio fanno disperdere come vapore ogni pensiero nel cielo. Sacro e profano si mescolano ed urlano una nuova grazia o la perenne pietà.

Così, se nella Cappella del Succorpo del Duomo si custodisce il sangue di San Gennaro dove il miracolo si perpetua anno dopo anno per la gioia mistica dei fedeli, nelle viscere della Napoli Sotterranea si omaggia il culto della vita e della morte, che per migliaia di anni qui sotto si sono rincorse in una storia senza fine tra catacombe, cave, acquedotti, i più recenti depositi di contrabbando e fino ai rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale. D’improvviso i condotti stretti ed umidi sbucano in piazze e piscine naturali, mentre il bagliore del sole resta solo una promessa di resurrezione.

Dopo un continuo avvicendarsi di luci ed ombre, si riemerge tra la confusione di un fiume di anime che non si arresta mai e ci conduce fino alla Cappella di San Severo, dove si ammira senza fiato il Cristo Velato che dal ‘700 sembra in procinto di muoversi per liberarsi dei fini veli che lo ricoprono, e vincere così la condanna del marmo perenne. Proprio in questo luogo il Barocco napoletano ha dunque partorito la sua creatura più bella, commissionata allo scultore Giuseppe Sanmartino dal Principe di Sansevero, al secolo Raimondo di Sangro, visionario sperimentatore ed alchimista. Ma se il misterioso mecenate ha consacrato a Dio una statua considerata a buona ragione tra le più belle del mondo, alla terra o forse al mondo degli inferi ha immolato le “macchine anatomiche”, visibili non a caso solo discendendo nella cavea sottostante, rappresentate da due scheletri integri di un uomo e di una donna con i sistemi arterovenosi praticamente intatti, probabilmente frutto di una iniezione “metallizzante” che due devoti servitori subirono, più che probabilmente, mentre erano ancora in vita. Così realizziamo senza più dubbio alcuno che Neapolis vive sospesa in una dimensione a sé, in un moto perpetuo di ricordo e di oblio, Inferno e Paradiso.

Nella vicina traversa di San Gregorio Armeno gli artigiani locali modellano i loro capolavori che animano un Natale perenne, malgrado la crisi e la spinta delle “cinesate” che premono più di un macigno sulle botteghe di questi inarrestabili artisti, consapevoli che nelle loro statuette c’è racchiusa non solo la storia del Cristianesimo, ma anche quella di una comunità dalle mille sfaccettature capace di raccontare la propria tradizione con un linguaggio universale.

Attraverso l’arte e la tradizione popolare,  si trasmette così tutto il calore che fonde città e suoi abitanti, qui dove le ragioni del sangue e del sentimento tutto impregnano. Anche per queste caratteristiche irripetibili Napoli, come un fiume in piena, non potrà mai essere amministrata davvero, ma piuttosto contenuta, incanalata, con ponti, dighe ed argini che potranno comunque essere improvvisamente travolti da un solo sospiro. Lo hanno ormai capito in tanti e lo sperimenterà sempre sulla propria pelle chi avrà l’onore o la sventura di tentare il governo di Napoli.

Come il tufo nel tempo le tradizioni si sfaldano e si modellano, ma restano immutate nella loro sagoma inconfondibile. Intanto, dai ristoranti e pizzerie sparse un po’ ovunque provengono profumi antichi, sprigionati da piatti straordinariamente semplici e squisiti. E lo sa Gino Sorbillo, che con l’azienda di famiglia è ormai famoso in tutto il mondo, ma resta sempre qui al centro, mescolandosi in una storia surreale dove il popolo è perenne protagonista.  Perché possono cambiare le abitudini, le mode e le forme di governo, ma l’autenticità senza tempo dell’antica Partenope resta immutata ed il battito del suo cuore continua a scandire il tempo e non viceversa, con un ritmo costante, grave, potente. Sistole e diastole. Così Napoli continua a splendere al sole, e nel cielo come nel mare rifletterà sempre la sua magnificenza.

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Cultura

Un tranquillo mercoledì da leoni vissuto tra illusioni, delusioni, memorie e rievocazioni

Angelo Turco

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Che giornata oggi! Densa di cose che accadono, tra illusioni e delusioni. Ma densa anche di memorie, tra rievocazioni di circostanza e meditazioni che non possono avere sosta. Oggi ricorre il mesto anniversario dell’assassinio a Conakry di Amilcar Cabral (1924-1973), un grande leader delle indipendenze africane e dell’emancipazione umana. Domani cadrà il centenario della fondazione a Livorno del Partito Comunista d’Italia. 

Amilcar Cabral. Leader delle indipendenze africane

Ricordati di ricordare: il titolo di un libro, una pratica di vita, un impegno civile. Gli occhi del mondo sono puntati su Washington, si capisce: l’uscita di scena di D. Trump è un gran giorno per gli Stati Uniti e per un mondo che deve costruire, pur tra mille difficoltà, un’idea più sensata di globalizzazione e metterla speditamente in pratica. 

Gli occhi dell’Italia sono puntati su Roma, sul colore della cravatta di Conte, sulle evoluzioni alate del renzismo, sulla differenza che c’è tra i voti che servono per governare e i voti che servono per tirare a campare, almeno fino a mettere in sicurezza la Presidenza della Repubblica: la ragione vera per cui non si va alle elezioni anticipate. 

Ma i costruttori sono dei responsabili o dei voltagabbana? Nel regno dell’ipocrisia, si fa finta di dimenticare, tra riprovazioni ed encomi, che nel nostro Pese queste figure provengono dalle Camere post-risorgimentali, con il tramonto della Destra storica e la “rivoluzione parlamentare” di Agostino Depretis. Per designarli, fu inventata una parola poi entrata nel lessico della politica: si chiamarono “trasformisti”. Nessuno ha utilizzato questo termine in questa occasione. Peccato! Continuerei a chiamarli così, recuperandone -di là da ogni giudizio di valore- una dimensione “governamentale”: eminentemente tattica, se vogliamo, eppure necessaria alla sopravvivenza delle democrazie.

Oggi si vota un nuovo “scostamento di Bilancio”, una trentina di miliardi di debito supplementari che assicureranno “ristori” alle categorie più duramente colpite dalla crisi pandemica. Il punto sta proprio qui, temo. Il punto è due volte questo. La prima volta perché penso che i ristori sono non molto di più che “pannicelli caldi”. I quali stanno assorbendo molte risorse senza produrre neppure le condizioni minime per la ripresa economica, che non avviene con i ristori ma con gli investimenti produttivi. E del resto, la gente non reclama piccole elemosine, ma vuole riprendere le attività. La seconda volta, si salda esattamente con la prima e chiude il cerchio. Non puoi avviare un circuito virtuoso per la ripresa economica basata sugli investimenti lungo le linee strategiche preconizzate dal Next Generation EU e fatte proprie dal Governo sulla base delle indicazioni europee (green, digitalizzazione, ricerca e formazione) se non batti la pandemia. Possiamo continuare con tutti i balletti numerici e i falsi scoop che volete, ma se continua lo stop and go epidemico, con il conseguente, nevrotico, regionalismo cromatico, l’economia n.o.n. riparte. 

E dunque, occorre dire forte e chiaro che il primo atto “e.c.o.n.o.m.i.c.o.” del Recovery Plan è la vaccinazione di massa. L’ha capito bene J. Biden, dichiarando non a caso che la sua azione politica mette al primo posto il 100 per 100: cento milioni di americani vaccinati nei primi cento giorni di presidenza. La partita cruciale si gioca lì. L’intendence suivra, secondo il detto napoleonico.

E dunque suggerirei a G. Conte di riafferrare il bandolo della sua matassa con uno slogan, per una volta benvenuto: festeggiamo il primo maggio 2021 con 1/3 degli italiani vaccinati!. E’ l’obiettivo politico primario per la ripartenza economica – reale e durevole- del Paese. Tutto il resto, voglio dirlo nel modo più netto, è dilazione, sperpero, incongruenza: insomma, tempo perso.

E dunque suggerirei al settore del turismo, della ristorazione, dell’ospitalità, dei trasporti e del commercio, agli imprenditori rappresentati da Confcommercio, ai sindacati di categoria, di muoversi compatti nella richiesta non solo di provvidenze rapide e adeguate, ma di procedere nel modo più veloce possibile lungo i sentieri coordinati della vaccinazione di massa.

Fermare le morti è un imperativo etico: non è possibile che il Paese continui ad avere tanti lutti, un morto e ormai più di un morto per famiglia, dal Nord al Sud. Fermare le morti è una necessità clinica: i malati di Covid 19 non devono più affollare le terapie intensive, intasare loro malgrado i reparti di medicina, impedendo lo svolgimento delle normali attività di cura grazie alle quali, e solo grazie alle quali, l’Italia ha la speranza di vita alla nascita che ha il privilegio di avere. 

Etica, sanità: certo! Ma dobbiamo capire che fermare le morti è altresì una priorità produttiva. E dobbiamo capirlo anche se in Europa ancora pochi fanno mostra di aver ben compreso di cosa stiamo parlando.

Problematico? 250.000 vaccinazioni al giorno, secondo le priorità annunciate! Be sì, ma dopotutto è ragionevole puntare a ¼ di quelle americane. Come dite? In Italia, sì: e allora? A che serve il Governo?  

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Cultura

Con Christie’s un viaggio in Italia come nel Grand Tour

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Nei lunghi giorni della pandemia, in cui spostarsi e’ forse tra le cose che manca di piu’, l’arte offre un viaggio almeno immaginario tra le bellezze italiane. Il prossimo progetto di Christie’s e’ un itinerario attraverso l’Italia liberamente ispirato al Grand Tour in voga in Europa tra il XVII e il XVII secolo. Un viaggio virtuale, ma anche un’asta e una mappatura dell’arte moderna e contemporanea delle principali regioni, includendo opere di artisti nazionali ma anche di quei maestri internazionali che hanno trovato ispirazione in Italia, talvolta vivendo e lavorandoci o, semplicemente, influenzati dalla cultura italiana nella loro pratica. Se tre secoli fa un Grand Tour poteva protrarsi per mesi o addirittura anni, questa iniziativa della sede milanese di Christie’s durera’ 20 giorni, da domani al 10 febbraio, nel corso dei quali il “viaggiatore” avra’ la possibilita’ di visitare le regioni italiane online, attraverso il filtro dell’arte dell’ultimo secolo. Si passera’ dunque dal Veneto di Emilio Vedova, all’Emilia Romagna con le fotografie di Luigi Ghirri, dalla Toscana con l’astrattismo di Alberto Magnelli, all’Umbria con Piero Dorazio. E poi il Lazio di Franco Angeli e Schifano. Il viaggio immaginario attraversera’ poi lo stretto di Messina per raggiungere la Sicilia di Carla Accardi (pochi erano i viaggiatori che ci si avventuravano tre secoli fa) per passare nella Sardegna da Maria Lai. La selezione include opere strettamente connesse con le principali regioni italiane, passando da luoghi molto conosciuti anche a livello internazionale fino fino a quelli ancora da scoprire. Del veneziano Vedova Christie’s offre un Dittico del 1989 rappresentativo del suo astrattismo (la stima e’ di 120-180 mila euro), mentre di Luigi Ghirri, uno dei grandi fotografi italiani del Novecento noto per le immagini a colori di giardini e monumenti, andra’ all’asta Modena del 1973 (4-6mila euro). Del fiorentino Magnelli, spesso considerato il primo astrattista italiano, Christie’s ha scelto “Pittura” (50-80 mila euro). L’amicizia di Mara Lai con lo scrittore Giuseppe Dessi’ la spinse a riscoprire le tradizioni sarde tra cui la tessitura: il “Libro dei telai” del 1979 proposto con stima di 2-30 mila euro e’ considerato un perfetto esempio del suo lavoro negli anni Quaranta.

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Cultura

Procida Capitale della cultura, la gioia del sindaco di Ischia Ferrandino: opportunità per tutte le isole del Golfo 

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Dopo mesi di paralisi e depressione economica, le isole napoletane intravedono una luce in fondo al tunnel. È la nomina di Procida a Capitale italiana della cultura 2022, annunciata stamattina dal ministro per i beni culturali Dario Franceschini, un’occasione che può rappresentare un volano per l’economia di quegli splendidi territori a forte vocazione turistica. È anche per questo motivo che Enzo Ferrandino, sindaco del Comune di Ischia, accoglie con soddisfazione la notizia. “Gioiamo per questa importante affermazione conseguita dalla comunità procidana e siamo sicuri che potrà avere riverberi positivi anche per l’economia dell’isola di Ischia”. Ischia, con la sua enorme capacità ricettiva, si prepara così ad accogliere gli ingenti flussi turistici che saranno richiamati dalla nomina di Procida a capitale Italiana della cultura. 

Il sindaco di Ischia. Enzo Ferrandino

Sindaco Ferrandino, come commenta la nomina di Procida a Capitale italiana della cultura 2022?

Credo sia la vittoria di una comunità che ha saputo conservare la sua autenticità facendone un motivo di vanto, un vessillo da ostentare con orgoglio. È questo il messaggio che Procida lancia con questo successo: l’importanza di saper valorizzare le piccole comunità.

Ischia. Castello Aragonese

Quella di Procida è una vittoria anche per le altre isole napoletane, la sente come sua?

Assolutamente sì. Gioiamo di questa grande affermazione conseguita dalla comunità procidana. Con un post su Facebook mi sono complimentato col sindaco Dino Ambrosino, che ha creduto fortemente in questa iniziativa. Credo riuscirà a valorizzare la tradizione del territorio di Procida in modo efficace. Sono sicuro, inoltre, che questa successo potrà avere riverberi positivi anche per la nostra isola e in generale per tutta la Regione Campania. 

Imboccaturea del Porto di Ischia

Quale apporto sarà in grado di fornire Ischia a Procida Capitale della cultura?

Ischia è uno scrigno che custodisce tesori dal punto di vista storico e paesaggistico. Dal punto di vista turistico può offrire moltissimo, dal termalismo all’enogastronomia; completerà l’offerta procidana. Credo inoltre che, disponendo di tante strutture ricettive, Ischia potrà contribuire a garantire l’ospitalità degli ingenti flussi turistici. Da questo punto di vista noi sapremo farci trovare pronti. 

Quanto saranno importanti il dialogo e la collaborazione fra le due isole?

Credo saranno fondamentali. Con Dino abbiamo un rapporto di amicizia e stima personale, oltre che di apprezzamento del lavoro svolto dalle rispettive amministrazioni. In tante iniziative c’è coincidenza di vedute e di finalità, e sono sicuro che questo rapporto già saldo fra le nostre isole si fortificherà ulteriormente e sarà foriero di successi per tutti. 

Che momento è per Ischia dal punto di vista economico e sanitario?

Come tutte le località turistiche, oggi Ischia vive un momento severo, perché le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria mal si conciliano con le attività ordinarie dell’ospitalità. Il mio auspicio è che l’attività di vaccinazione proceda in maniera spedita, così da poter salvare la stagione 2021. L’emergenza sanitaria ad oggi è sotto controllo, l’isola fa registrare una percentuale di contagiati molto bassa, un positivo ogni 680 abitanti. Il nostro ospedale non ha al momento ricoverati Covid. Dobbiamo monitorare la situazione e vedere come evolve.

Crede che il 2022 potrà rappresentare l’anno della ripartenza per i territori a vocazione turistica?

Io spero in realtà che già il 2021 possa essere l’anno della ripresa, ma sicuramente il 2022 sarà contraddistinto da importanti flussi turistici per le nostre isole. Procida 2022 veicola un messaggio importante: la cultura può essere un’occasione per le comunità per crescere dal punto di vista economico. La cultura è sempre stata la colonna portante della nostra società e Procida sarà la  prova che con la cultura si può anche mangiare, a dispetto di quanto pensano in molti. 

Procida Capitale italiana della cultura per il 2022, il sindaco Ambrosino: premio ai piccoli comuni e occasione per le isole e i Campi Flegrei

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