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RestiAMO al Sud, tappa sul massiccio del Matese: la natura selvaggia incontra la gioia di vivere

Giovanni Mastroianni

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I Monti del Matese facenti parte dell’Appennino Sannita si distribuiscono tra la Campania e il Molise in un territorio praticamente incontaminato dove la natura selvaggia è la vera grande protagonista. Cime alte con il Monte Miletto che supera i duemila metri e valli silenziose dove scorrono corsi d’acqua che dipingono posti incantevoli attraversati da lupi, volpi, cinghiali, mentre ovini e cavalli al pascolo sulle rive dell’omonimo Lago animano un paesaggio fiabesco. Grazie anche all’Istituzione del Parco Regionale e all’attivismo di imprenditori, associazioni tra cui è d’obbligo citare “Love Matese” e tanti volontari, oggi questi monti attraggono un turismo selezionato e tanti sportivi. Nelle storiche cittadine del territorio si attraversa uno spaccato di storia antica con possibilità di soffermarsi per qualche ora o (meglio) soggiornare e comunque degustare piatti tipici che scaldano il cuore, preparati con la scelta dei migliori prodotti locali.

La struggente bellezza di questi luoghi viene immortalata anche in opere letterarie ed artistiche recentissime, come ad esempio quelle di Natalino Russo, speleologo, viaggiatore, narratore e fotografo, che è stato capace di catturare la vera anima dei monti che sussurrano storie millenarie, dagli insediamenti delle prime civiltà italiche, passando per l’invasione dei soldati cartaginesi guidati da Annibale nel terzo secolo Avanti Cristo, fino alle guerriglie ottocentesche dei “partigiani realisti” che lottarono contro Murat ed i Francesi e dei cosiddetti “briganti”, tra le cui fila ripararono soldati borbonici, disertori, comuni delinquenti e disperati: bande armate anche di centinaia di componenti che se dal principio mietevano solo terrore, negli anni a venire intercettarono un vero consenso popolare, maturato contro l’assenza di un governo distante non solo fisicamente, ma anche moralmente. Una storia che nel nostro Meridione evidentemente si ripete ancora.

Celebri furono le scorribande del biennio 1864-1865 del gruppo guidato dell’abilissimo Andrea Santaniello, ex milite borbonico, nel quale si annoverano le azioni di Maria Maddalena De Lellis, contadina semi analfabeta classe 1835 nata a San Gregorio Matese, che prima di arrendersi per un ricatto sentimentale si ritagliò un ruolo di primo piano per le sue doti di tiro, scontro e saccheggio, così conquistandosi il rispetto dei “compagni d’armi” tra i quali figuravano elementi di spicco come Giovanni Civitillo detto “senza paura”, Giovangiuseppe Campagna detto “il rosso” ed i fratelli Antonio e Vincenzo Arcieri.

Ciclolago ciclabile

Sempre dal cuore nascosto delle alture matesine, nel 1877 si registrò addirittura il tentativo di un salto di qualità, una vera e propria rivoluzione anarchica ispirata dal brigante Errico Malatesta, subito repressa dal potere “centrale” che intuì a buona ragione la pericolosità di quel fenomeno sociale che esprimeva una contrapposizione che non era solo figlia di disegni di malaffare, ma incarnava l’embrione di una lotta pseudo proletaria che già animava i contesti “continentali” poi non tanto diversi ed i cui strascichi sono giunti, rinnovandosi nel tempo, sino ai nostri giorni.

Gola di Caccaviola, Forra del Titerno, parco avventura

Dopo tanto tormento oggi sulla riva tranquilla di Miralago (località del comune di Castello del Matese) l’azienda agricola “La Falode”, che vanta un allevamento di centinaia di capi da latte e da macello cresciuti con alimentazione biologica al 100%, non solo produce e distribuisce prodotti tipici eccezionali, ma rappresenta un vero punto di riferimento anche per l’attività recettizia, ricreativa e ristorativa. Una vera e propria “fattoria aperta” nella cui struttura annessa non poteva mancare un centro ed una scuola di equitazione di altissimo livello, un vero e proprio ranch,  ovvero il “Matese Ranch”, con cavalli e cavalieri che si distinguono in gare internazionali nelle spettacolari discipline western, diventate realtà diffuse nel Sannio ed oltre anche grazie al “pioniere” Giuseppe Di Cerbo, che da quasi quarant’anni alle razze di origine U.S.A. dei Quarter Horse, Appaloosa e Paint ha dedicato la sua esistenza. Non di rado si ha la possibilità di organizzare gite a cavallo attorno al lago o tra i pendii di queste vette incantate, nella fresca estate come nel bianco inverno, capaci di far vivere attimi unici dove ci si ritrova completamente calati in un percorso dove il tempo sembra essersi fermato.

Nella foto Natalino Russo, autore anche di alcune foto panoramiche di questo servizio

Discendendo dal lato beneventano, superata Bocca della Selva, ci si ritrova nella incantevole Cusano Mutri, una cittadina quasi interamente composta da pietra bianca, perfettamente incastonata nella cornice montuosa del Titerno e famosa anche per la sua “specializzazione” culinaria dei funghi porcini, che anche da questa parte matesina abbondano praticamente tutto l’anno, dove è possibile intraprendere percorsi d’avventura attraversando ripide pareti rocciose, sentieri impervi ma dal fascino unico e rivoli d’acqua, sempre assistiti da guide specializzate.

Non distante, nel comune di Pietraroja, si può far visita al parco geopaleontologico che ospita i resti di un piccolo cucciolo di dinosauro ribattezzato “Ciro”, lungo non più di mezzo metro, ma che ha rappresentato un ritrovamento straordinario (il primo in Italia – anno 1980) per il suo incredibile stato di conservazione, ad oggi considerato tra i fossili più importanti della storia mai riportati alla luce.

Dal versante casertano invece gli ultimi avamposti urbanizzati sono rappresentati dai centri delle cittadine di San Gregorio (mt. 765 SLM) e Castello del Matese (Mt. 476 SLM), dalla marcata caratteristica medioevale, luoghi ideali per trascorrere momenti di serenità lontani da ogni stress quotidiano. Alle pendici di questo lato montuoso si incontra infine Piedimonte Matese, da secoli punto riferimento del “Molisannio” e quindi snodo commerciale di raccordo tra la pianura dell’Alto Casertano, il Sannio ed il Molise, con palazzi, piazze e passeggi storici il cui fascino medioevale e barocco sembra non aver mai incontrato le ragioni del tempo.

Poco fuori il perimetro cittadino, nella operosa pianura alifana, Eolo Bucci (mai nome fu più premonitore) oltre a gestire la storica attività leader nel mondo motociclistico sportivo ed estremo, ha creato tra le coltivazioni di mais, grano e foraggio, un campo di volo da dove poter decollare a bordo di uno dei tanti ultraleggeri del club e godere anche dall’alto della purezza di questa macro area verde che termina solo dove inizia il cielo, sempre protetti dal maestoso sguardo del Matese.

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Il potere del finocchio: da rifiuto difficile da smaltire a risorsa economica

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Secondo uno studio scientifico è possibile riciclare gli scarti del finocchio. Si intitola “FENNEL – FavorirE l’utilizzo degli scarti del fiNocchio ai fini della BioEcoNomia utilE allo sviluppo delle imprese agricole” il progetto che intende valorizzazione l’ingente biomassa di scarto proveniente dalla lavorazione di questo ortaggio secondo i principi dell’economia circolare.

In un mondo funestato dalla pandemia, che prova ad essere sempre più green e attento alla sostenibilità anche le biomasse di scarto del finocchio da rifiuto speciale difficile da smaltire possono diventare una risorsa economica anche per le stesse aziende senza alcun ulteriore investimento di rilievo.

I protagonisti del progetto stanno lavorando in sinergia: la Fondazione Idis-Città della Scienza di Napoli con il Distretto Campania Bioscience, il Dipartimento di Agraria e il Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, la società agricola F.lli Napolitano Carmine e Giuseppe. Un esempio di economia circolare applicata all’agricoltura, un modello virtuoso di agricoltura sostenibile per una corretta gestione degli scarti organici. Le biomasse di scarto agro-industriali maggiormente prodotte in Campania sono rappresentate dalle parti non commestibili del finocchio (fonte ISTAT 2017): il 55-60% è trattato come un rifiuto speciale da smaltire, costituendo un costo ingente per tutta la filiera mentre solo il 40-45% del frutto rappresenta la parte mangiabile.

Il materiale di scarto può infatti essere un’interessante fonte di biomolecole con un ampio potenziale applicativo in agricoltura e in vari settori industriali. Da biomasse da rifiuto a risorsa economica per un impiego in ambiti diversi, rappresentati da compost, tè di compost e sostanze umiche da compost, integratori nutraceutici quali capsule gastro-resistenti, bevande funzionali, barrette dietetiche ricche in fibra.

“L’enorme quantità di scarto proveniente dalla filiera di lavorazione del finocchio – dichiara la professoressa Stefania De Pascale, responsabile scientifico del progetto e docente di orticoltura e floricoltura al Dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli – rappresenta ancora una fonte di molecole bioattive che, opportunamente veicolate, possono trasformarsi da costo a valore aggiunto per le aziende agricole in linea con i principi dell’economia circolare”.

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Plastic tax, Salvini: slitta tutto al 1 gennaio 2022 ma Salvini vuole cancellarla

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Slitta dal 1° luglio 2021 al 1° gennaio 2022 l’entrata in vigore della Plastic tax. E’ quanto prevede una bozza ancora provvisoria del decreto sostegni bis. La notizia è vera e ad intestarsi la paternità di questo rinvio è la Lega. “Grazie alla Lega ed al governo, si rinvia (e lavoriamo perché si cancelli definitivamente) una tassa che metterebbe a rischio 30.000 posti di lavoro. Volere è potere”. Lo dice il leader della Lega Matteo Salvini a proposito del rinvio della plastic tax.

 

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Dal 2000 accelerato lo scioglimento dei ghiacciai

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L’alba del ventunesimo secolo è ‘rovente’ per i ghiacciai di tutto il mondo: negli ultimi 20 anni il loro scioglimento e’ accelerato su scala globale, e ha contribuito per quasi un quinto dell’innalzamento del livello dei mari. In media sono state perse 267 gigatonnellate (miliardi di tonnellate) di ghiaccio all’anno, con un’impennata del 130% tra il 2000 e il 2019. A descrivere il fenomeno con un’accuratezza senza precedenti sono le nuove misurazioni ad altissima precisione di oltre 217.000 ghiacciai del mondo, praticamente tutti gli esistenti escluse le calotte di Groenlandia e Antartide. La loro mappatura in HD, pubblicata su Nature da un team internazionale guidato dall’Universita’ di Tolosa, permettera’ di migliorare i modelli sul cambiamento climatico con cui prevedere gli scenari futuri e sviluppare nuove strategie per lo sfruttamento delle risorse idriche e la mitigazione dell’innalzamento dei mari. “Questo studio ha ridotto notevolmente i margini di incertezza presenti negli studi precedenti cosi’ come nell’ultimo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) del 2019”, commenta Massimo Frezzotti, glaciologo dell’Universita’ di Roma Tre e presidente del Comitato glaciologico italiano. “Grazie alle immagini aeree e satellitari, e’ stato possibile misurare le variazioni di spessore di quasi tutti i ghiacciai mondiali, e non solo di quelle poche centinaia che vengono solitamente monitorati perche’ piu’ facilmente accessibili”. I risultati ottenuti sono in linea con quelli di studi precedenti, ma molto piu’ precisi: “per questo permettono di capire meglio le correlazioni con le condizioni climatiche e ambientali”, sottolinea il glaciologo. E’ un po’ come sfregarsi gli occhi e riuscire finalmente a mettere a fuoco dettagli mai colti prima. “I dati indicano che attualmente i ghiacciai stanno cedendo piu’ acqua rispetto alle grandi calotte polari, anche se queste ultime (che contengono maggiori quantita’ di acqua) stanno accelerando molto piu’ in fretta: la Groenlandia dal 2000 a oggi ha aumentato la perdita di ghiaccio del 162%, mentre l’Antartide del 436%”, ricorda l’esperto. I ghiacciai presenti in Alaska e nelle Ande sono quelli che negli ultimi vent’anni hanno registrato le maggiori perdite, mentre i ghiacciai alpini detengono il primato mondiale per quanto riguarda la riduzione dello spessore medio, pari a circa un metro all’anno. “Un dato che non sorprende – dice Frezzotti – considerato che dall’inizio del ventesimo secolo i ghiacciai alpini si sono ridotti di oltre il 60%”. E’ evidente che “stiamo perdendo un grande patrimonio ambientale ed economico, con gravi implicazioni per molte popolazioni del mondo. La fusione dei ghiacciai – spiega l’esperto – comporta la perdita di importanti serbatoi d’acqua in grado di aiutare l’agricoltura e l’industria tamponando la scarsita’ delle precipitazioni nei periodi di secca. Inoltre l’acqua di fusione finisce nei mari, che si stanno innalzando di 3,5 millimetri all’anno: un problema non solo per citta’ come Venezia, ma anche per quell’11% della popolazione mondiale che abita in zone costiere che rischiano di essere sommerse”.

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