Collegati con noi

Ben'essere

RestiAMO al SUD fa tappa a Palinuro, la perla del Cilento

Giovanni Mastroianni

Pubblicato

del

Come non poter desiderare ancora il Cilento Blu, ed ancora Palinuro, con le sue meravigliose spiagge ed il mare sempre cristallino, che brilla al sole e bagna una terra benedetta.

Virgilio, gigante tra i giganti della narrazione di ogni epoca, ne parla nel capolavoro dell’Eneide, perché il fascino senza tempo di questo luogo magico ha sempre travolto tutti. Non a caso, ancora dopo millenni, in tantissimi conoscono il mito del naufragio e della morte di Palinuro, nocchiero di Enea, il cui nome si è così fuso per sempre con il promontorio che si tuffa nel mare, dopo essersi aperto come una zampata che tenta di fendere in eterno questo splendido tratto di Tirreno. Secondo il mito romano, grazie al sacrificio di questa vita, così come preteso dal dio Nettuno, l’eroe troiano poté proseguire il suo viaggio fino ai lidi laziali, dove poi sposerà Lavinia, figlia del re Latino e così contribuire alla nascita dell’Impero.

Invero, tutto il panorama circostante sembra essere stato concepito per far da sfondo ad ambientazione di poemi, canti e poesie. Del resto siamo in Cilento, e la bellezza qui regna sovrana in ogni dove da sempre. Dalla Macchia mediterranea, la costa calcarea lasica o cesellata dal vento, si getta a strapiombo o degrada dolcemente nel mare limpidissimo, creando una festa di colori che culminano nel turchese acceso.

Scegliere dove sostare per brevi o le lunghe giornate di mare è davvero un dilemma, poiché ogni metro di questo luogo merita di essere vissuto fino in fondo. Incantano e rapiscono i sensi le celebri spiagge come l’Arco Naturale, la Marinella e Le Saline. La Baia del Buon Dormire è un vero tesoro naturale, nascosta in uno spaccato di promontorio che la protegge come in un eterno abbraccio. 

Grazie alle varie offerte di tour in barca, è possibile partire dal porticciolo cittadino e raggiungere altre meraviglie come la Grotta delle Ossa, la Grotta del Sangue, la Grotta d’Argento e non da ultimo la locale Grotta Azzurra. Esperienze uniche, ossigeno per l’anima.

Di sera il centro storico offre locali per tutti i gusti ed uno shopping vario, alla mano o ricercato, dove non mancano anche presenze di antiquari importanti. Dai tanti ristoranti si propagano gli odori della dieta mediterranea, declinata nella celebre tradizione culinaria locale, ricca di tanti prodotti tipici a chilometro zero. Piatti che esaltano i sapori del territorio, un autentico viaggio del gusto tra la generosità del mare e della terra di questo angolo di paradiso. 

Per chi non vuole andare a letto presto e vivere la notte in mondo intenso, può raggiungere tante oasi di divertimento come “Le Dune Beach Club” o “La Suerte”, il caratteristico locale sviluppato attorno ad un castello dalle linee medioevali, che si perdono in un giardino esotico su cui si riflettono i colori sgargianti dell’illuminazione della discoteca.

Cosa volere di più. Palinuro è un’altra tappa irrinunciabile del nostro meraviglioso Sud.

Advertisement

Ben'essere

Tappetini distesi, la Giornata dello Yoga torna live

Avatar

Pubblicato

del

Aveva gia’ milioni di adepti in Italia e con il lockdown e le lezioni spostate on line, la pratica millenaria dello yoga, di cui domani con l’ingresso nel solstizio d’estate si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale, e’ letteralmente esplosa, diventata una sorta di ciambella di salvataggio, un modo per combattere tutto lo stress psichico dell’emergenza sanitaria. Con le misure di sicurezza allentate, i tappetini sono quest’anno nuovamente distesi su un prato in tante localita’ d’Italia per praticare insieme all’aperto, respirando, ascoltando il respiro e provando tutte quelle combinazioni fisiche piu’ o meno ardue, per guarirci dall’interno, e provare a raggiungere l’agognato equilibrio interiore. Gia’ ieri ha cominciato Roma con una grande lezione di yoga all’aperto a Castel Sant’Angelo e si prosegue domani con le tante iniziative dal vivo, organizzate in diverse citta’ italiane e persino in spiaggia, come al Baubeach di Maccarese (Roma), dove si potranno fare saluti al sole con il proprio cane accanto. Da Firenze a Milano, sono circa 250, tra associazioni, scuole, templi, centri yoga, realta’ istituzionali che hanno aderito agli eventi lanciati in occasione della Giornata. Il piu’ grande in Italia organizzato da YogaFestival e’ all’Arena Civica Gianni Brera di Milano, appena ristrutturata: dalle ore 18.00 con tappetini distesi e rigorosamente distanziati per seguire il programma, che prevede una prima classe di yoga tradizionale – lo Yoga Common Protocol – che il Governo indiano ogni anno il 21 giugno diffonde in tutti i Paesi del mondo per mostrare la vera essenza della pratica; poi mantra e kirtan per “entrare” nella lezione con la giusta attitudine e predisposizione.

Dalle 19.00 alle 20.30 circa, Dario Calvaruso – special guest della giornata – condurra’ una pratica di Yoga Navakaraṇa Vinyāsa, un metodo che affonda saldamente le radici nella yoga originale e stimola il praticante ad accrescere la propria consapevolezza. Questa sara’ la sua prima volta “pubblica” in Italia: per tutti gli appassionati sara’ un’esperienza di grande interesse che offrira’ una pratica pensata per essere accessibile a tutti, incentrata su gradualita’ e consapevolezza. “In questi mesi cosi’ difficili abbiamo visto esplodere la ricerca di equilibrio attraverso la pratica on line. Un Italiano su 5 ha praticato yoga e meditazione e 9 su 10 dei nuovi praticanti dichiarano che continueranno a praticare.”, commenta Giulia Borioli, Presidente di YogaFestival. Lo Yoga si e’ dimostrato nei millenni una pratica funzionale alla crescita della consapevolezza dell’umanita’ al punto che dal 2014 l’Assemblea Generale dell’Onu ha proclamato il 21 giugno Giornata Internazionale dello Yoga, riconoscendo che lo Yoga favorisce un approccio olistico alla salute e al benessere. Non-religioso, apolitico, adattabile ad ogni genere di societa’, lo Yoga e’ praticato oggi negli USA da 37 milioni di adulti (fonte: Forbes), da circa 3 milioni di persone in Italia ed e’ sempre maggiore l’interesse scientifico e pedagogico verso il contributo che puo’ dare nel favorire una crescita sana ed equilibrata dei bambini, oltre che il benessere e la salute degli adulti. Il lockdown ha contribuito ad amplificare enormemente la popolarita’ dello yoga: negli Stati Uniti la vendita di tappetini Yoga durante la quarantena ha registrato nel solo mese di marzo un +150% (fonte: analisi sito americano Stackline) e, secondo l’osservatorio Trusted shop, nel 2020 si e’ registrato un incremento del +1.630% nelle vendite online di materiali e supporti per praticare yoga. E non c’e’ da storcere il naso se lo yoga e’ diventato (anche) digitale. Con due grandi vantaggi: praticando online, di fronte a uno schermo, nessuno viene distratto dagli altri e non c’e’ competizione, nessuno si sente scoraggiato vedendo chi e’ piu’ avanzato come spesso accade quando si e’ in una sala in presenza, come testimonia Elisa, uno dei soci fondatori di Yoga-Smart, popolare piattaforma online per seguire live da casa (come al parco). Per cominciare ad avvicinarsi allo yoga intanto si puo’ andare al cinema: arriva ‘Iyengar. Il maestro di yoga’, il film diretto da Jake Clennell e distribuito da Wanted che racconta la vita e soprattutto gli insegnamenti del maestro B.K.S Iyengar.

Continua a leggere

Ben'essere

RestiAMO al SUD fa tappa a Gallipoli, nel Salento del mare blu

Giovanni Mastroianni

Pubblicato

del

La Puglia meravigliosa, il Salento un dono del Signore, un paradiso terrestre che brilla al sole quasi tutto l’anno, dove non mancano le incursioni di vento che da ogni direzione anima e modella la Macchia Mediterranea, in larga parte ancora pura ed incontaminata.

La storia di questa regione, con caratteristiche così uniche da apparire come una grande isola, è la storia della nostra Italia, da millenni al centro di un Mediterraneo dove si sono avvicendati traffici commerciali, incontri e scontri tra civiltà,  in un incrocio di destini di uomini e di popoli che hanno dato vita e addirittura regolamentato quelle prime relazioni che oggi definiremo internazionali. Tra le innumerevoli citazioni greche e soprattutto romane, nel “Rudens” di Plauto leggiamo “Mare quidem commune certost omnibus”, che cristallizza la considerazione, già ampiamente condivisa all’epoca e mai più superata, del mare come bene comune di tutti.

Oggi come allora, di fronte ai colori di queste acque cristalline del Salento Occidentale, veniamo travolti da autentiche suggestioni, che si percepiscono forti proprio a Gallipoli, quando spicca d’improvviso nella sua struggente bellezza da una costa variegata, dove si alternano per circa venti chilometri fondali sabbiosi e rocciosi che esaltano il turchese e l’azzurro di un mare che sembra tutt’uno con il cielo. 

I primi insediamenti umani si registrano già dal neolitico, in località Torre Sabea e si intensificano fino al periodo della Magna Grecia, quando la città dominava ormai un territorio vastissimo, con estensione da Porto Cesareo fino al Capo di Leuca. 

Nell’VIII secolo a.C., lo spartano Leucippo la battezzò “Kallipolis”, ossia “città bella”, e tanto possiamo ancora confermare nell’Anno del Signore 2021, con la consapevolezza che tremila anni di immutata e coinvolgente bellezza, non possono essere solo un caso.

Divenuta Municipio per volere dei Romani, a scapito di Taranto che si schierò con Pirro contro l’Impero, Gallipoli ha mantenuto sempre un ruolo centrale, soprattutto per la sua posizione strategica che la pone sulla parte di Ionio che si avvicina tanto alla penisola calabra che alle terre Greche, Slave e Nord Africane. Nella parte orientale dell’isolotto calcareo che ospita la parte antica della Città, collegato alla terraferma fino al XVI Secolo da un ponte levatoio, di lì in poi ricostruito in stabile muratura, il celebre castello Angioino si staglia al sole circondato da acque brillanti, trasparenti fino a quando la luce può diffondersi tra i fondali più profondi, sempre ricchi di fauna e flora. Edificato forse già in epoca Normanna o Sveva, sulle rovine degli insediamenti miliari romani ivi presenti fin dal III Secolo A.C., subirà anch’esso saccheggi ed occupazioni, ma resisterà alla furia della storia, giungendo ai giorni nostri ancora come un elegante colosso di pietra che continua a caratterizzare tutto il borgo antico, erigendosi compatto con la sua imponente mole lineare e a tratti austera, resa ancora più fascinosa dalle ampie mura e dai torrioni sinuosi a base circolare, che lo incidono in modo indelebile nei ricordi di chiunque vi si imbatta. 

Anche nella fase medioevale la Città è dunque cresciuta, compattandosi e rafforzandosi con fortificazioni per proteggersi al meglio dagli attacchi vandalici e pirateschi. Eppure finanche le dominazioni e più cruente battaglie che si sono succedute dai primi colpi di lama fino ai cannoneggiamenti più fitti ed impetuosi, hanno lasciato un segno di bellezza. Così, quando viene occupata anche dai nuovi padroni di Bisanzio, la città assorbe le sfumature di quello stile mediorientale capace di donarle ancora più fascino, esotico ed unico. Seguirono poi tutti i popoli che si sono contesi nei secoli la nostra straordinaria penisola, così contribuendo a radicare il seme di quell’eclettismo che rappresenta uno dei cardini della sconfinata ricchezza culturale italiana. 

Ancora importante nei traffici marittimi e commerciali anche in fase Borbonica ed infine Unitaria, questo angolo di paradiso resta però miracolosamente tagliato fuori dal moderno turismo di massa, rumoroso e irrispettoso della natura della storia, e viene così scongiurata la colata di cemento e la speculazione edilizia che soprattutto negli anni Settanta ed Ottanta dello scorso secolo, hanno letteralmente sfigurato tantissimi altri territori del nostro Belpaese.  In questo modo Gallipoli ha conservato il meglio della genuinità regionale, che si riscopre forte e marcata sia nelle tradizioni culturali ed enogastronomiche locali, sia nella garbatezza ed educazione senza fronzoli dei fortunati abitanti di questi incantevoli luoghi.

In cotanta struggente bellezza è il mare, ovviamente, a fare la parte del leone e, come di sovente, dalla primavera all’autunno inoltrato, è possibile godere di questo pezzo di Ionio che è una festa di colori abbaglianti, capaci di far risvegliare ogni sentimento sopito. 

Nelle imminenze del centro storico, la “Spiaggia della Purita’ ” da sempre rinsalda con i gallipolini “doc“ un legame viscerale, mentre appena fuori dal nucleo urbanizzato, procedendo verso Sud, ci si imbatte nella “Baia Verde”, il cui nome è tutto un programma. Composta da ben tre chilometri di spiaggia dalla sabbia bianca e fine, oltre agli eleganti ed esclusivi lidi che animano anche le serate dei fortunati avventori, si alternano ancora ampie zone di spiaggia libera, raggiungibili dal centro cittadino anche con i mezzi pubblici.

Dopo la Baia Verde è la volta del Parco Naturale Regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo, dove la macchia Mediterranea da spettacolo di se stessa, mentre si distende ampia verso il mare in un tragitto naturalistico da percorrere rigorosamente a piedi o comunque con mezzi ecologici.

Sempre proseguendo in direzione Sud, in questo continuo trionfo di natura, la roccia si libera da tanto verde per immergersi gradatamente in un mare che potrebbe essere quello delle Maldive. Questa è la celebre spiaggia di “Punta della Suina”, stupenda ed irripetibile con i suoi stabilimenti ricercatissimi, ma non di meno, anche qui, con ampie spiagge libere dove poter vivere un sogno ad occhi aperti. 

A Nord di Gallipoli lo spettacolo della natura si ripete, dove predominano ampie spiagge sabbiose, forse meno gettonate ma sicuramente ideali per godere di tanto relax, sempre immersi in uno scenario in grado di regalare comunque forti emozioni.

Grazie al progetto interamente finanziato dalla Comunità Europea, denominato “S.W.A.N.”, che vede la cooperazione Grecia-Italia (Interreg 2014-2020), di cui chi scrive ha l’onore e l’onere di essere legal frame, anche il Comune di Gallipoli, assieme a quelli di Nardò e Taranto, entra a far parte della rete di connessione ecosostenibile ed intermodale, con le leggendarie mete greche di  Corfù, Paxos, Erikusa, Matraki e Othoni, attraverso l’utilizzo dell’idrovolante, mezzo di trasporto versatile ed a bassissimo impatto, capace di unirsi agli altri attrattori territoriali al fine di intercettare un turismo sempre più attento e ricercato. A bordo di questi veri e propri prodigi della tecnica, sarà dunque possibile raggiungere le mete elleniche impiegando lo stesso tempo che occorrerebbe per raggiungere in auto Otranto dal centro città, e così continuare ad infittire quello scambio di esperienze e di bellezza che da sempre legano questi territori a tutto il Mediterraneo, di cui siamo stati e saremo sempre centro nevralgico, ed attorno al quale potremmo scrivere le più belle pagine di una prossima storia, dove il Meridione d’Italia sarebbe in grado di esprimere finalmente il meglio di sé.

 

Continua a leggere

Ben'essere

La protezione dell’eccellenza agroalimentare ed enogastronomica italiana. Insetti? No grazie!

Giovanni Mastroianni

Pubblicato

del

La varietà e qualità dell’enogastronomia italiana rappresenta tra le più importanti risorse del nostro Paese, e tanto ciò sia per l’indotto economico che è in grado di trainare in ogni  tempo, sia per la sostenibilità ambientale e sociale in cui letteralmente matura da millenni.

La nostra Penisola è un vero paradiso terreste e da questa Terra abbiamo avuto non solo la fortuna, ma anche la straordinaria capacità di far nascere la cultura del “buono, pulito e giusto” (motto Slow Food)  che è un nostro vanto nel mondo intero.

In questa gallery fotografica di Mario Laporta i momenti salienti di Ischia Safari 2019

L’agroalimentare prima e la trasformazione poi, coniugano dunque le fortunate e variegate caratteristiche dei nostri territori con l’arte di esaltarne ogni caratteristica. Forse istintivamente prima e consapevolmente poi, da oltre duemila anni produciamo con maestria senza pari agrumi, vegetali, uve ed olive nei territori più miti, e non di meno alleviamo  bestiame ad ogni quota e dal loro latte ne ricaviamo anche prodotti caseari unici, sempre alla ricerca della massima qualità. Del resto dai porti romani di Baia e Pozzuoli, come quelli di Ostia e Civitavecchia, già partivano vini pregiati come il celebre “Falerno”, prodotto nella Campania Felix, alla conquista di ogni angolo di mondo conosciuto all’epoca dell’impero, oppure diretti ad allietare i giorni e le notti delle ville patrizie o gli avventori dei ristori sparsi in ogni cittadina. 

Tuttavia, questo immane patrimonio economico e culturale, da qualche decennio viene costantemente minacciato da alcune scelte europee, fortunatamente mai tutte concretizzatesi, che mal si coniugano non solo con i nostri interessi nazionali, bensì con un sistema di produzione eco sostenibile e capace di esaltare il meglio di ogni nazione dell’intera Comunità. L’apertura troppo spinta verso culture e colture tanto lontane da noi, per possibilità di produzione, diversificazione e diffusione su larga scala, mettono in pericolo il delicato equilibrio che abbiamo creato durante tutto l’arco della nostra storia. 

Il riferimento più eclatante, che già si presta a diventare tabù nel nome di un politically correct, però sempre più avvelenato da ipocrisia ed interessi personali, è quello della possibilità di introdurre nella nostra dieta alimenti come l’insetto, di cui francamente ne contestiamo l’indicazione non solo per mera posizione ideologica o patriottica (che eppur non sarebbe da scartare), bensì per una scelta produttiva che non vogliamo diventi poi necessità economica,  nel nome della quale si sono sempre attuate le peggiori politiche, che hanno in larga parte devastato le nostre tradizioni e quindi ipotecato buona parte del futuro dei nostri figli.

Tutelare la ricchezza della nostra varietà alimentare significa tutelare l’identità italiana ed europea, così come per altro anche in linea con l’istituzione nel 2002 dell’’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare o anche E.F.S.A. (European Food Safety Authority), la cui sede fu finalmente decisa, dopo un lungo braccio di ferro con altri contendenti, proprio nella nostra Parma, città di eccellenza e di eccellenze anche in tal settore.

Ciò che spaventa sono le ormai solite finte suggestioni di chi ostenta un’apertura al nuovo, mal celando invece una sudditanza prona al diktat di colossi internazionali solo per poter raccattare più danaro possibile. Grazie a queste dinamiche abbiamo già subito veri e propri saccheggi nel nostro suolo nazionale, come quello del comparto economico tessile Toscano, stritolato da oltre un trentennio da una colonizzazione vandalica di imprese cinesi, quasi sempre operanti contro ogni minimo criterio in merito alla sicurezza e sfruttamento del lavoro, per non parlare dell’evasione fiscale. Una vera e propria piaga delle cavallette che si è abbattuta su imprese cardine del “Made in Italy”, a fronte di un silenzio vile e traditore di una classe politica che non ha osato muovere un dito a tutela del nostro futuro. E gli squallidi motivi non bisogna neanche elencarli.

Per non parlare del clamore che riesce a suscitare una trasmissione RAI come “Anni 20” se manda in onda un (garbato) servizio sulla futuribile possibilità di nutrirci anche di “insetti”, per scelte europee che mai giustamente condivideremo, e così solleva una isterica tensione di alcuni politici ed esponenti aziendali che sono giunti finanche a chiedere o minacciare la chiusura del programma. Tutto questo per aver ribadito una cosa già nota e fortemente sentita dalla stragrande maggioranza degli italiani. Evidentemente qualcuno già sognava di poter mettere tutto in sordina. 

Per questo, tenere alta sempre l’attenzione su ogni possibilità di svendita dei nostri gioielli culturali ed economici, significa prevenire la loro distruzione, magari auspicata da qualche burocrate europeo che non comprende, oppure addirittura odia e nulla vuole sapere, di quanta straordinaria bellezza, intensità e gusto siamo capaci. Ma di questa grande fortuna ne siamo ormai assolutamente consapevoli e nessuno potrà davvero illuderci con improbabili ragionamenti, infondati e pretestuosi, magari architettati per arricchire qualche gruppo societario che domani stabilirà la sede in qualche paradiso fiscale lontano dalla nostra Italia. Quindi non ci cascheremo ancora, perché siamo ormai consci di quanto abbiamo da perdere, e non a caso il recente comunicato di Coldiretti del 18/05/2021, rappresenta al meglio questo forte sentimento di appartenenza che si rinsalda in tempo di Coronavirus : “più di un italiano su due (54%) vorrebbe lasciare la città per andare a vivere in campagna, spinto dalla ricerca di una migliore qualità della vita ma anche dalla paura della pandemia e dalla voglia di riscoprire il senso di comunità allentato dall’emergenza sanitaria”. 

Gli insetti quindi li mangiassero loro, i soliti benpensanti ed eroi del nulla, magari fatti all’insalata o stufati con sale ed aceto per esaltarne le caratteristiche organolettiche, perché noi preferiamo uno spaghetto prodotto con grano italiano maturato al sole, condito con  succo di pomodori a chilometro zero, olio e basilico del territorio. Tutto italiano, sempre apprezzato in tutto il mondo, che di più non si può e non volgiamo.

 

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto