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RestiAMO al SUD fa tappa a Gallipoli, nel Salento del mare blu

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La Puglia meravigliosa, il Salento un dono del Signore, un paradiso terrestre che brilla al sole quasi tutto l’anno, dove non mancano le incursioni di vento che da ogni direzione anima e modella la Macchia Mediterranea, in larga parte ancora pura ed incontaminata.

La storia di questa regione, con caratteristiche così uniche da apparire come una grande isola, è la storia della nostra Italia, da millenni al centro di un Mediterraneo dove si sono avvicendati traffici commerciali, incontri e scontri tra civiltà,  in un incrocio di destini di uomini e di popoli che hanno dato vita e addirittura regolamentato quelle prime relazioni che oggi definiremo internazionali. Tra le innumerevoli citazioni greche e soprattutto romane, nel “Rudens” di Plauto leggiamo “Mare quidem commune certost omnibus”, che cristallizza la considerazione, già ampiamente condivisa all’epoca e mai più superata, del mare come bene comune di tutti.

Oggi come allora, di fronte ai colori di queste acque cristalline del Salento Occidentale, veniamo travolti da autentiche suggestioni, che si percepiscono forti proprio a Gallipoli, quando spicca d’improvviso nella sua struggente bellezza da una costa variegata, dove si alternano per circa venti chilometri fondali sabbiosi e rocciosi che esaltano il turchese e l’azzurro di un mare che sembra tutt’uno con il cielo. 

I primi insediamenti umani si registrano già dal neolitico, in località Torre Sabea e si intensificano fino al periodo della Magna Grecia, quando la città dominava ormai un territorio vastissimo, con estensione da Porto Cesareo fino al Capo di Leuca. 

Nell’VIII secolo a.C., lo spartano Leucippo la battezzò “Kallipolis”, ossia “città bella”, e tanto possiamo ancora confermare nell’Anno del Signore 2021, con la consapevolezza che tremila anni di immutata e coinvolgente bellezza, non possono essere solo un caso.

Divenuta Municipio per volere dei Romani, a scapito di Taranto che si schierò con Pirro contro l’Impero, Gallipoli ha mantenuto sempre un ruolo centrale, soprattutto per la sua posizione strategica che la pone sulla parte di Ionio che si avvicina tanto alla penisola calabra che alle terre Greche, Slave e Nord Africane. Nella parte orientale dell’isolotto calcareo che ospita la parte antica della Città, collegato alla terraferma fino al XVI Secolo da un ponte levatoio, di lì in poi ricostruito in stabile muratura, il celebre castello Angioino si staglia al sole circondato da acque brillanti, trasparenti fino a quando la luce può diffondersi tra i fondali più profondi, sempre ricchi di fauna e flora. Edificato forse già in epoca Normanna o Sveva, sulle rovine degli insediamenti miliari romani ivi presenti fin dal III Secolo A.C., subirà anch’esso saccheggi ed occupazioni, ma resisterà alla furia della storia, giungendo ai giorni nostri ancora come un elegante colosso di pietra che continua a caratterizzare tutto il borgo antico, erigendosi compatto con la sua imponente mole lineare e a tratti austera, resa ancora più fascinosa dalle ampie mura e dai torrioni sinuosi a base circolare, che lo incidono in modo indelebile nei ricordi di chiunque vi si imbatta. 

Anche nella fase medioevale la Città è dunque cresciuta, compattandosi e rafforzandosi con fortificazioni per proteggersi al meglio dagli attacchi vandalici e pirateschi. Eppure finanche le dominazioni e più cruente battaglie che si sono succedute dai primi colpi di lama fino ai cannoneggiamenti più fitti ed impetuosi, hanno lasciato un segno di bellezza. Così, quando viene occupata anche dai nuovi padroni di Bisanzio, la città assorbe le sfumature di quello stile mediorientale capace di donarle ancora più fascino, esotico ed unico. Seguirono poi tutti i popoli che si sono contesi nei secoli la nostra straordinaria penisola, così contribuendo a radicare il seme di quell’eclettismo che rappresenta uno dei cardini della sconfinata ricchezza culturale italiana. 

Ancora importante nei traffici marittimi e commerciali anche in fase Borbonica ed infine Unitaria, questo angolo di paradiso resta però miracolosamente tagliato fuori dal moderno turismo di massa, rumoroso e irrispettoso della natura della storia, e viene così scongiurata la colata di cemento e la speculazione edilizia che soprattutto negli anni Settanta ed Ottanta dello scorso secolo, hanno letteralmente sfigurato tantissimi altri territori del nostro Belpaese.  In questo modo Gallipoli ha conservato il meglio della genuinità regionale, che si riscopre forte e marcata sia nelle tradizioni culturali ed enogastronomiche locali, sia nella garbatezza ed educazione senza fronzoli dei fortunati abitanti di questi incantevoli luoghi.

In cotanta struggente bellezza è il mare, ovviamente, a fare la parte del leone e, come di sovente, dalla primavera all’autunno inoltrato, è possibile godere di questo pezzo di Ionio che è una festa di colori abbaglianti, capaci di far risvegliare ogni sentimento sopito. 

Nelle imminenze del centro storico, la “Spiaggia della Purita’ ” da sempre rinsalda con i gallipolini “doc“ un legame viscerale, mentre appena fuori dal nucleo urbanizzato, procedendo verso Sud, ci si imbatte nella “Baia Verde”, il cui nome è tutto un programma. Composta da ben tre chilometri di spiaggia dalla sabbia bianca e fine, oltre agli eleganti ed esclusivi lidi che animano anche le serate dei fortunati avventori, si alternano ancora ampie zone di spiaggia libera, raggiungibili dal centro cittadino anche con i mezzi pubblici.

Dopo la Baia Verde è la volta del Parco Naturale Regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo, dove la macchia Mediterranea da spettacolo di se stessa, mentre si distende ampia verso il mare in un tragitto naturalistico da percorrere rigorosamente a piedi o comunque con mezzi ecologici.

Sempre proseguendo in direzione Sud, in questo continuo trionfo di natura, la roccia si libera da tanto verde per immergersi gradatamente in un mare che potrebbe essere quello delle Maldive. Questa è la celebre spiaggia di “Punta della Suina”, stupenda ed irripetibile con i suoi stabilimenti ricercatissimi, ma non di meno, anche qui, con ampie spiagge libere dove poter vivere un sogno ad occhi aperti. 

A Nord di Gallipoli lo spettacolo della natura si ripete, dove predominano ampie spiagge sabbiose, forse meno gettonate ma sicuramente ideali per godere di tanto relax, sempre immersi in uno scenario in grado di regalare comunque forti emozioni.

Grazie al progetto interamente finanziato dalla Comunità Europea, denominato “S.W.A.N.”, che vede la cooperazione Grecia-Italia (Interreg 2014-2020), di cui chi scrive ha l’onore e l’onere di essere legal frame, anche il Comune di Gallipoli, assieme a quelli di Nardò e Taranto, entra a far parte della rete di connessione ecosostenibile ed intermodale, con le leggendarie mete greche di  Corfù, Paxos, Erikusa, Matraki e Othoni, attraverso l’utilizzo dell’idrovolante, mezzo di trasporto versatile ed a bassissimo impatto, capace di unirsi agli altri attrattori territoriali al fine di intercettare un turismo sempre più attento e ricercato. A bordo di questi veri e propri prodigi della tecnica, sarà dunque possibile raggiungere le mete elleniche impiegando lo stesso tempo che occorrerebbe per raggiungere in auto Otranto dal centro città, e così continuare ad infittire quello scambio di esperienze e di bellezza che da sempre legano questi territori a tutto il Mediterraneo, di cui siamo stati e saremo sempre centro nevralgico, ed attorno al quale potremmo scrivere le più belle pagine di una prossima storia, dove il Meridione d’Italia sarebbe in grado di esprimere finalmente il meglio di sé.

 

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Ischia, inizia “Andar per cantine” per festeggiare la vendemmia

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Fino al 2 ottobre a Ischia si festeggerà le vendemmia 2022 ( e il buon bere) con la manifestazione “Andar per cantine”: conclusa la raccolta dell’uva in tutte le sue contrade, con l’ormai classica manifestazione d’inizio autunno, c’è un ventaglio amplissimo di opportunità per gli amanti della natura e del buon bere. Il programma, curato dalla Pro Loco Panza, prevede ogni giorno passeggiate lungo i percorsi più suggestivi dell’isola tra terra e mare, percorsi emozionali con degustazioni nelle antiche cantine e presso le aziende agricole che custodiscono e tramandano tradizioni e riti della viticoltura eroica ischitana, eventi corali per celebrare l’eccellenza dei vini e degli altri prodotti della fertile terra vulcanica dell’Isola Verde.

Già nella prima giornata, la XIV edizione di “Andar per Cantine” propone al mattino e nel pomeriggio cinque dei sei percorsi di degustazione che portano il nome dei più importanti vini ischitani: Epomeo, Biancolella, Frassitelli, Forastera, San Lunardo. E gli itinerari trekking quotidiani, tutti con la presenza di una guida esperta, inizieranno dal Sentiero delle Due Baie (di nuovo protagonista il 28 settembre), che si snoda per circa 6 chilometri alla portata di tutti tra le suggestioni visive e olfattive della rigogliosa macchia mediterranea che accompagna al Monte di Panza e degli incantevoli boschetti che segnano il cammino fino alla magnifica Baia della Pelara, dove si rivela ancora incontaminata la natura vulcanica dell’isola, per poi proseguire verso Toccaneto, altra area vocata alla viticoltura fin dal tempo dei Greci. La passeggiata si concluderà alla tenuta “L’Oro d’Ischia”, dove si allevano le api, per una visita con degustazioni dei mieli e degli altri prodotti delle preziose impollinatrici.

Cantine Scardecchia

Quella di mercoledì 21 sarà la prima serata di “Cantinando sotto le stelle” (le altre saranno il 23, 27 e 29 settembre), seguendo i percorsi guidati con degustazioni di vini e prodotti tipici locali in alcune delle più antiche cantine dell’isola, scavate nel tufo grigio o verde a seconda dei versanti, con il valore aggiunto della compagnia del cielo stellato di settembre, che fa risplendere il mare e parla ancora d’estate.

Cantina Raustella

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Vino: annata soddisfacente per quantità e qualità secondo Assoenologi, Uiv e Ismea

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Nonostante la siccita’, la produzione di vino in Italia resta su ottimi livelli. Secondo stime di Assoenologi, Uiv e Ismea si tratta di “un’annata soddisfacente per quantita’ e sorprendente per qualita’”. Ed e’ anche la prima annata all’insegna dello standard nazionale di sostenibilita’. Certo, una virata decisiva l’hanno dato le piogge delle ultime settimane che hanno di fatto graziato i vigneti del nostro territorio consentendo una vendemmia – appena iniziata – che secondo i primi calcoli dovrebbe produrre 50,27 milioni di ettolitri di vino, piu’ o meno la stessa quantita’ dell’anno precedente che e’ stata di 50,23 milioni. Si calcola pertanto un +3% rispetto al quinquennio 2017-2021. Ma anche la qualita’ non difetta, con una gradazione che va da “buona” a “ottima”, anche se molto dipende dalle aree di riferimento, specie in una stagione funestata dal caldo torrido e dalla siccita’. Cosicche’, a livello quantitativo, si assiste ad una importante flessione della Lombardia (-20%), seguita da quella piu’ moderata del Piemonte (-9%), della Liguria (-5%) e della Sicilia (-5%), mentre si stimano in crescita Sardegna (+15%), Toscana (+12%), Valle d’Aosta (+10%), Trentino-Alto Adige (+10%) Umbria (+10%) e Basilicata (+10). Dal punto di vista qualitativo, viticoltori ed enologi si aspettano vini eccellenti in Trentino-Alto Adige e Sicilia, mentre puntano l’asticella sull'”ottimo” Piemonte, Val d’Aosta, Friuli Venezia-Giulia, Toscana, Lazio, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia e Sardegna, con Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Campania, Basilicata e Calabria, piu’ caute su previsioni “buone/ottime”. Decisamente “buone”, invece, le attese per le etichette lombarde e venete.

Altro fattore decisivo della produzione vitivinicola di quest’annata e’ che si tratta di una vendemmia che puo’ vantare lo standard nazionale di sostenibilita’, il che significa una maggiore attenzione al prodotto, al suo aspetto economico e sociale e quindi piu’ in generale al futuro delle singole aziende. Ora la partita dell’annata si giochera’ pero’ tutta sulla redditivita’ del prodotto, anche perche’ il record produttivo non e’ automaticamente anche un indice di ricchezza. Per esempio, le “rese valoriali” del vigneto Italia – secondo un’analisi realizzata dall’Osservatorio Uiv – registrano performance nettamente inferiori rispetto a quelle francesi, che segna una redditivita’ tripla per ogni ettaro coltivato (16,6mila euro vs 6 mila) e per ogni ettolitro prodotto (294 vs 82 euro).

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Lo chef stellato marchigiano Pierpaolo Ferracuti vince il campionato di cous cous

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E’ Pierpaolo Ferracuti, marchigiano di Porto San Giorgio (Fermo), chef patron al ristorante “Il Restroscena”, il vincitore del Campionato italiano di cous cous Conad, la gara tra 4 chef nazionali svolta nell’ambito della 25^ edizione del Cous Cous Fest, il festival internazionale dell’integrazione culturale in programma fino al 25 settembre a San Vito Lo Capo che e’ tornata ad ospitare, come da tradizione, Paesi e culture diverse per promuovere la pace, lo scambio e la multiculturalita’. Lo chef ha conquistato i palati della giuria tecnica, presieduta da Paolo Marchi, e di quella popolare, con una panzanella mediorientale: cous cous con gambero e gazpacho battendo in finale lo sfidante Alessandro Billi di Tortona (Alessandria) chef patron all’Osteria Billis che, con le sue polpettine di cous cous alla sanvitese, polpo, salsa di alici, maionese saporita, mandorle e cetriolo, ha ricevuto un premio speciale dedicato alla sostenibilita’ del piatto, promosso da Bia CousCous.

Ferracuti, una stella Michelin, e’ stato proclamato sul palco in piazza Santuario dal sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino, e premiato da Claudio Alibrandi, presidente Conad. Essendosi aggiudicato la vittoria, lo chef marchigiano rappresentera’ l’Italia al Campionato del mondo di cous cous, la gara tra chef internazionali che vedra’ 8 squadre di chef in gara provenienti da: Argentina, Brasile, Costa d’Avorio, Francia, Italia, Marocco, Palestina e Tunisia. “La giuria e’ stata conquistata dall’acidita’ e dalla croccantezza del mio piatto – ha detto Ferracuti – e’ la prima volta che partecipo ad un concorso nazionale e sono felice di avere vissuto questa fantastica esperienza”. E’ invece siciliano il giovane vincitore del “Next generation student contest Conad”, il Campionato che ha visto a confronto gli studenti degli istituti alberghieri italiani, una delle novita’ di quest’anno. Erik Cinquerughe, diciottenne di San Cataldo dell’Euroform, Scuola Professionale dei Mestieri si e’ imposto con una ricetta dal titolo “abbracci di cous cous”: “un piatto – ha detto Erik, accompagnato dal professore Simone Pallare e dal dirigente scolastico Pietro Rapisarda – che racconta l’amore per la mia isola, in un incontro sensoriale di sapori mediterranei, tra mare e terra, che si uniscono come in un intenso abbraccio”. Lo studente e’ stato premiato sul palco da Francesco Cicognola,

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