Collegati con noi

Ben'essere

RestiAMO al SUD fa tappa a Gallipoli, nel Salento del mare blu

Giovanni Mastroianni

Pubblicato

del

La Puglia meravigliosa, il Salento un dono del Signore, un paradiso terrestre che brilla al sole quasi tutto l’anno, dove non mancano le incursioni di vento che da ogni direzione anima e modella la Macchia Mediterranea, in larga parte ancora pura ed incontaminata.

La storia di questa regione, con caratteristiche così uniche da apparire come una grande isola, è la storia della nostra Italia, da millenni al centro di un Mediterraneo dove si sono avvicendati traffici commerciali, incontri e scontri tra civiltà,  in un incrocio di destini di uomini e di popoli che hanno dato vita e addirittura regolamentato quelle prime relazioni che oggi definiremo internazionali. Tra le innumerevoli citazioni greche e soprattutto romane, nel “Rudens” di Plauto leggiamo “Mare quidem commune certost omnibus”, che cristallizza la considerazione, già ampiamente condivisa all’epoca e mai più superata, del mare come bene comune di tutti.

Oggi come allora, di fronte ai colori di queste acque cristalline del Salento Occidentale, veniamo travolti da autentiche suggestioni, che si percepiscono forti proprio a Gallipoli, quando spicca d’improvviso nella sua struggente bellezza da una costa variegata, dove si alternano per circa venti chilometri fondali sabbiosi e rocciosi che esaltano il turchese e l’azzurro di un mare che sembra tutt’uno con il cielo. 

I primi insediamenti umani si registrano già dal neolitico, in località Torre Sabea e si intensificano fino al periodo della Magna Grecia, quando la città dominava ormai un territorio vastissimo, con estensione da Porto Cesareo fino al Capo di Leuca. 

Nell’VIII secolo a.C., lo spartano Leucippo la battezzò “Kallipolis”, ossia “città bella”, e tanto possiamo ancora confermare nell’Anno del Signore 2021, con la consapevolezza che tremila anni di immutata e coinvolgente bellezza, non possono essere solo un caso.

Divenuta Municipio per volere dei Romani, a scapito di Taranto che si schierò con Pirro contro l’Impero, Gallipoli ha mantenuto sempre un ruolo centrale, soprattutto per la sua posizione strategica che la pone sulla parte di Ionio che si avvicina tanto alla penisola calabra che alle terre Greche, Slave e Nord Africane. Nella parte orientale dell’isolotto calcareo che ospita la parte antica della Città, collegato alla terraferma fino al XVI Secolo da un ponte levatoio, di lì in poi ricostruito in stabile muratura, il celebre castello Angioino si staglia al sole circondato da acque brillanti, trasparenti fino a quando la luce può diffondersi tra i fondali più profondi, sempre ricchi di fauna e flora. Edificato forse già in epoca Normanna o Sveva, sulle rovine degli insediamenti miliari romani ivi presenti fin dal III Secolo A.C., subirà anch’esso saccheggi ed occupazioni, ma resisterà alla furia della storia, giungendo ai giorni nostri ancora come un elegante colosso di pietra che continua a caratterizzare tutto il borgo antico, erigendosi compatto con la sua imponente mole lineare e a tratti austera, resa ancora più fascinosa dalle ampie mura e dai torrioni sinuosi a base circolare, che lo incidono in modo indelebile nei ricordi di chiunque vi si imbatta. 

Anche nella fase medioevale la Città è dunque cresciuta, compattandosi e rafforzandosi con fortificazioni per proteggersi al meglio dagli attacchi vandalici e pirateschi. Eppure finanche le dominazioni e più cruente battaglie che si sono succedute dai primi colpi di lama fino ai cannoneggiamenti più fitti ed impetuosi, hanno lasciato un segno di bellezza. Così, quando viene occupata anche dai nuovi padroni di Bisanzio, la città assorbe le sfumature di quello stile mediorientale capace di donarle ancora più fascino, esotico ed unico. Seguirono poi tutti i popoli che si sono contesi nei secoli la nostra straordinaria penisola, così contribuendo a radicare il seme di quell’eclettismo che rappresenta uno dei cardini della sconfinata ricchezza culturale italiana. 

Ancora importante nei traffici marittimi e commerciali anche in fase Borbonica ed infine Unitaria, questo angolo di paradiso resta però miracolosamente tagliato fuori dal moderno turismo di massa, rumoroso e irrispettoso della natura della storia, e viene così scongiurata la colata di cemento e la speculazione edilizia che soprattutto negli anni Settanta ed Ottanta dello scorso secolo, hanno letteralmente sfigurato tantissimi altri territori del nostro Belpaese.  In questo modo Gallipoli ha conservato il meglio della genuinità regionale, che si riscopre forte e marcata sia nelle tradizioni culturali ed enogastronomiche locali, sia nella garbatezza ed educazione senza fronzoli dei fortunati abitanti di questi incantevoli luoghi.

In cotanta struggente bellezza è il mare, ovviamente, a fare la parte del leone e, come di sovente, dalla primavera all’autunno inoltrato, è possibile godere di questo pezzo di Ionio che è una festa di colori abbaglianti, capaci di far risvegliare ogni sentimento sopito. 

Nelle imminenze del centro storico, la “Spiaggia della Purita’ ” da sempre rinsalda con i gallipolini “doc“ un legame viscerale, mentre appena fuori dal nucleo urbanizzato, procedendo verso Sud, ci si imbatte nella “Baia Verde”, il cui nome è tutto un programma. Composta da ben tre chilometri di spiaggia dalla sabbia bianca e fine, oltre agli eleganti ed esclusivi lidi che animano anche le serate dei fortunati avventori, si alternano ancora ampie zone di spiaggia libera, raggiungibili dal centro cittadino anche con i mezzi pubblici.

Dopo la Baia Verde è la volta del Parco Naturale Regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo, dove la macchia Mediterranea da spettacolo di se stessa, mentre si distende ampia verso il mare in un tragitto naturalistico da percorrere rigorosamente a piedi o comunque con mezzi ecologici.

Sempre proseguendo in direzione Sud, in questo continuo trionfo di natura, la roccia si libera da tanto verde per immergersi gradatamente in un mare che potrebbe essere quello delle Maldive. Questa è la celebre spiaggia di “Punta della Suina”, stupenda ed irripetibile con i suoi stabilimenti ricercatissimi, ma non di meno, anche qui, con ampie spiagge libere dove poter vivere un sogno ad occhi aperti. 

A Nord di Gallipoli lo spettacolo della natura si ripete, dove predominano ampie spiagge sabbiose, forse meno gettonate ma sicuramente ideali per godere di tanto relax, sempre immersi in uno scenario in grado di regalare comunque forti emozioni.

Grazie al progetto interamente finanziato dalla Comunità Europea, denominato “S.W.A.N.”, che vede la cooperazione Grecia-Italia (Interreg 2014-2020), di cui chi scrive ha l’onore e l’onere di essere legal frame, anche il Comune di Gallipoli, assieme a quelli di Nardò e Taranto, entra a far parte della rete di connessione ecosostenibile ed intermodale, con le leggendarie mete greche di  Corfù, Paxos, Erikusa, Matraki e Othoni, attraverso l’utilizzo dell’idrovolante, mezzo di trasporto versatile ed a bassissimo impatto, capace di unirsi agli altri attrattori territoriali al fine di intercettare un turismo sempre più attento e ricercato. A bordo di questi veri e propri prodigi della tecnica, sarà dunque possibile raggiungere le mete elleniche impiegando lo stesso tempo che occorrerebbe per raggiungere in auto Otranto dal centro città, e così continuare ad infittire quello scambio di esperienze e di bellezza che da sempre legano questi territori a tutto il Mediterraneo, di cui siamo stati e saremo sempre centro nevralgico, ed attorno al quale potremmo scrivere le più belle pagine di una prossima storia, dove il Meridione d’Italia sarebbe in grado di esprimere finalmente il meglio di sé.

 

Advertisement

Ben'essere

Al vertice dell’Onu del Vino c’è Luigi Moio

Avatar

Pubblicato

del

Torna un italiano al vertice dell’Onu del vino. A quarant’anni di distanza dalla presidenza di Mario Fregoni, unico italiano ad aver presieduto l’Oiv oltre a Pier Giovanni Garoglio, l’Italia torna a guidare l’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin con Luigi Moio, professore ordinario di enologia nel dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, produttore con la cantina Quintodecimo, in Irpinia, neo presidente dell’Oiv. ”L’Italia, al pari di Francia e Spagna, ha sempre partecipato attivamente ai lavori dell’Oiv, con una importante delegazione di esperti, dando un contributo molto importante. La presidenza significa essere all’apice, o meglio tornarci, a quarant’anni di distanza dal professore Fregoni. È importante trovare il consenso, l’equilibrio e l’armonia – ricorda Luigi Moio – perché l’obiettivo fondamentale dell’Oiv è mettere in armonia i diversi Paesi e farli convergere su regole comuni, aspetto particolarmente importante se si parla di commercio internazionale, basta vedere cosa sta succedendo in Russia con lo Champagne”.

Continua a leggere

Ben'essere

Colori fluo per i bikini estivi: dalla Ferragni alla Canalis sono tutte coloratissime

Avatar

Pubblicato

del

Dopo un’anno caratterizzato da restrizioni e chiusure, la la voglia di mare è fortissima. Ma qual è il costume più trendy dell’estate del 2021? Quali sono i costumi che sfoggiano le nostre star?
La ‘regola’ di quest’anno è di dare spazio alla fantasia e sfoggiare colori forti.

La regina dei social Chiara Ferragni sceglie un bikini di Calzedonia arcobaleno dai colori fluo come trend di stagione; anche Elisabetta Canalis sceglie Calzedonia come pure la futura mamma Paola Turani.
Cristina Mariano, neo sposa di Luca Argentero, sceglie un bikini Goldenpoint .

Giulia De Lellis, ambasciatrice di Tezenis, ha disegnato con il team del Brand una capsule collection di costumi. Una vera esplosione di fantasie.
Quest’anno Giulia Salemi sfoggia bikini con laccetti firmati SMMR.
E infine Lorella Boccia raggiante nel suo bikini Meyer firmato Cuenco.

Continua a leggere

Ben'essere

Vino sostenibile, debuttano i certificati green

Avatar

Pubblicato

del

La sostenibilita’ del vino italiana sara’ presto misurabile e certificata. Dopo il decreto firmato la settimana scorsa dal ministero delle Politiche agricole sulla costituzione del comitato della Sostenibilita’ vitivinicola, il Belpaese sara’ il primo in Europa a dotarsi di una norma pubblica che portera’ a certificare i vini ‘green’ anche attraverso il riconoscimento di un logo da inserire in etichetta. “La strada maestra e’ stata imboccata – ha detto il segretario generale di Unione italiana vini (Uiv) Paolo Castelletti – ora ci aspettiamo che il ministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli possa firmare a breve il decreto relativo al disciplinare. L’obiettivo e’ produrre i primi vini certificati gia’ dalla prossima vendemmia, per un dispositivo concepito per coinvolgere quante piu’ aziende possibili, che armonizza la corretta gestione in vigna, in cantina e del personale. La sostenibilita’ – ha sottolineato – e’ un valore in chiave green ma anche e in ottica di mercato, come testimoniato osserviamo il modello neozelandese, unico Paese al mondo ad aver adottato una misura simile prima di noi”. Al Tavolo in sede Mipaaf in discussione un disciplinare – che dovra’ essere approvato da un decreto del ministro delle Politiche Agricole – con una quarantina di requisiti per altrettante buone pratiche da osservare. Per ciascun aspetto, oggetto di verifica di conformita’, sara’ attribuito un valore da un organismo terzo di controllo. In generale e’ possibile anticipare che tra questi requisiti particolare attenzione sara’ dedicata – in modo trasversale alla filiera (vigneto e cantina) – alla parte sociale. In primo piano su questo fronte, il rispetto delle leggi applicabili in materia di diritto del lavoro e l’applicazione di contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Inoltre, verra’ richiesto il rispetto delle normative obbligatorie per la sicurezza sui luoghi di lavoro. “In questo momento storico e’ fondamentale avere una normativa ad hoc – sottolinea Francesca Argiolas di Cantine Argiolas, in Sardegna – a disposizione. Ora l’importante e’ che la pratica non solo sia di facile utilizzo per i produttori ma che sia anche riconoscibile agli occhi dei consumatori”. Per Massimo Gianolli, presidente La Collina dei Ciliegi, azienda vitivinicola ambassador della Valpantena (Verona), con 30 ettari in conversione biologica, su 53 complessivi della tenuta “la sostenibilita’ e’ innanzitutto una scelta di responsabilita’ sociale; un impegno che si traduce in un alto valore aggiunto per i nostri vini e anche per i servizi che offriamo. Crediamo che si tratti di un percorso premiante che avra’ risposte positive sui mercati. Siamo convinti che il decreto sostenibilita’ potra’ essere una grande opportunita’ per il vino italiano, che finalmente potra’ godere anche di un segno unico distintivo che fara’ chiarezza nella giungla delle definizioni sostenibili”. Una normativa sulla sostenibilita’ che rappresenta un “passaggio positivo e lungimirante, soprattutto in termini di trasparenza nei confronti del consumatore – conclude Michele Bernetti, amministratore delegato di Umani Ronchi, nelle Marche e in Abruzzo – la nostra azienda ha gia’ ottenuto ottimi risultati sia dal punto di vista ambientale, con la quasi totalita’ dei vigneti certificati biologici, che dal punto vista sociale. La sostenibilita’ deve infatti coinvolgere ogni ambito aziendale”.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto