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Cinema

“Respect”, un film su luci e ombre della grande Aretha Franklin

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Aretha, la regina del soul. Ree-Ree – come era chiamata in famiglia -, la bambina prodigio poi diventata donna con i suoi demoni e le sue fragilità. E neanche troppo sullo sfondo l’impegno sociale, la lotta per l’affermazione degli afro-americani e l’autodeterminazione delle donne. “Respect”, in sala dal 30 settembre per Eagle Pictures con la regia di Liesl Tommy, non e’ solo un biopic sulla vita di una delle voci piu’ importanti del panorama musicale americano di sempre (e non solo), mettendone in luce da una parte il successo e dall’altra gli aspetti piu’ cupi e dolorosi, ma anche la testimonianza di quanto la sua esperienza sia ancora attuale, in un momento in cui il movimento Black lives matter e quelli contro la violenza sulle donne fanno sentire forte la loro voce. Nel ruolo della regina del soul (Respect, (You Make Me Feel Like a Natural Woman, I Say a Little Prayer e Think, sono solo alcuni dei suoi successi immortali) una splendida Jennifer Hudson, scelta personalmente da Aretha Franklin per interpretarla nel lungometraggio sulla sua vita. Alcuni potrebbero dire che la Hudson si sia preparata per questo ruolo da quando e’ stata eliminata da American Idol (al 7/o posto) nell’aprile 2004. “Dopo il talent – racconta la cantante e attrice -, Aretha Franklin mi ha permesso di aprire un suo concerti. E’ stato un sogno, come lo sono i tanti momenti che ho condiviso con lei. Dopo aver vinto il mio Oscar per Dreamgirls, ha voluto incontrarmi, ed e’ stato a New York. Piu’ di 15 anni fa. E’ stato li’ che abbiamo iniziato a parlare di me che la interpretavo. Ora mi sembra che fosse destino in un certo senso. Capisco quanto sia stata un’enorme guida per la mia carriera”.

Respect, in un lasso temporale dagli anni Cinquanta ai Settanta, racconta il percorso non facile di Aretha Franklin (nata nel 1942 e morta nel 2018) per diventare la musicista brillante che tutto il mondo ha conosciuto: 18 Grammy Awards, la prima donna a entrare nella Rock’n’Roll Hall of Fame. La storia di una giovane donna con la voce piu’ emozionante e forte del mondo, che stava lottando per trovare se stessa, in un mondo che stava cambiando velocemente. E lei stessa diventa parte di questo cambiamento, con il suo attivismo per rivendicare i diritti degli afro-americani, spinta dall’esempio e dalla vicinanza con Martin Luther King, e il suo sostegno al Black Panther Party, al Black Power Movement e al Free Angela Movement. Il film inizia e finisce in chiesa (con la registrazione dell’album da record Amazing Grace), a ribadire il ruolo che la fede e l’esperienza gospel hanno avuto sulla sua formazione di donna e di artista.

“Una delle intenzioni dietro questo film – spiega la regista – era mostrare che la signora Franklin fosse in grado di guarire se stessa attraverso la sua arte. Per me era essenziale che le persone sentissero la profondita’ di Aretha come persona. La ricerca di una persona che non sapeva bene chi fosse. Era la storia che sentivo di voler raccontare, ed e’ stato quello che ha finito per essere il cuore del film, la sua spina dorsale”. Il film ruota intorno al rapporto di Aretha con le figure maschili della sua vita: il carismatico padre-padrone reverendo (Forest Whitaker – L’ultimo re di Scozia, The Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca, La moglie del soldato), il primo marito Jerry Wexler (Marc Maron), il secondo marito Ted White (Marlon Wayans). Nel cast anche Audra McDonald (nel ruolo della madre di Aretha) e Mary J. Blige (Dinah Washington), Tituss Burgess (Rev. James Cleveland), Hailey Kilgore (la sorella Carolyn) e Saycon Sengbloh (la sorella Erma).

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Cinema

Alec Baldwin uccide la direttrice della fotografia e ferisce il regista durante le riprese del film western “Rust”

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La donna rimasta uccisa è la 42enne direttrice della fotografia Halyna Hutchins. A rimanere ferito invece è stato il 48enne regista Joel Souza. La tragedia sul set di ‘Rust’, un film western con protagonista Alec Baldwin in lavorazione nel New Mexico, negli Stati Uniti.

Tragedia. La direttrice della fotografia Halyna Hutchins è rimasta uccisa, il regista Joel Souza è grave in ospedale

A sparare, accidentalmente, proprio l’attore Alec Baldwin. Quanto accaduto dipenderebbe, secondo quanto riferiscono fonti della polizia locale, dal malfunzionamento dell’arma di scena affidato al protagonista del western. Halyna Hutchins è stata evacuata immediatamente in elicottero in un vicino ospedale ma “è morta per le ferite riportate”.

Joel Souza è ricoverato in terapia intensiva. Secondo gli inquirenti, che hanno già effettuato le prime indagini, il dramma sembra essere legato a una pistola usata come accessorio sul set e che è stata attivata durante una scena del film. “Gli investigatori stanno cercando di scoprire che tipo di proiettile è stato sparato e in che modo”, si legge nel comunicato dello sceriffo. “Rust” è un western scritto e diretto da Joel Souza, con Alec Baldwin come co-produttore e nella parte del fuorilegge Harland Rust, che viene in aiuto del nipote di 13 anni condannato all’impiccagione per omicidio.

Al momento non è stata formalizzata nessuna accusa per l’accaduto. Hutchins e Souza “sono stati colpiti quando Baldwin ha scaricato una pistola usata nelle riprese del film”, ha detto lo sceriffo di Santa Fe spiegando che la direttrice della fotografia è in seguito deceduta per la gravita’ delle ferite riportate.

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Cinema

Manetti Bros alla Festa del cinema di Roma: con Diabolik mettiamo in scena ciò che amiamo

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Un’ovazione ha accolto la visione in anteprima alla Festa del cinema di Roma dei primi cinque minuti di Diabolik, l’attesa trasposizione firmata dai Manetti Bros del fumetto creato dalle sorelle Giussani, in attesa dell’uscita (più volte positicipata per il covid) il 16 dicembre con 01 Distribution. L’occasione per l”assaggio’ e’ stata l’incontro con il pubblico dei due cineasti, che hanno ripercorso con Alberto Crespi e Fraancesco Zippel le tappe piu’ importanti della loro carriera. Senza svelare troppo, si puo’ dire che Diabolik si apre con il protagonista interpretato da Luca Marinelli, che irrompe sullo schermo nell’iconica maschera nera alla guida della sua Jaguar in una delle famose fughe per la sua citta’, Clerville a fine anni ’60. Una sequenza spettacolare che regala, sulle note della canzone originale di Manuel Agnelli, anche il debutto dell’ispettore Ginko (Valerio Mastandrea) . “Speriamo sia un bel film e ringraziamo prima di tutto chi ha ideato Diabolik, le sorelle Giussani. Hanno creato un personaggio fantastico e incredibilmente sfaccettato, molto piu’ di quanto si pensi, come lo e’ anche Eva Kant (interpretata da Miriam Leone).. Grazie di esistere alle Giussani”. La loro capacita’ assoluta di delineare questi personaggi “e’ un caso quasi unico di quanto si possa stare dalla parte de male – aggiunge Marco Manetti -. Questo inseguimento e’ stato girato in tre citta’ diverse, Milano Bologna e Trieste. Le abbiamo messe insieme per fare la nostra Clerville”. Per i due registi e’ stata centrale la fedelta’ al fumetto, anche per avere i diritti di adattamento . Tra le regole “c’era anche il fatto che Diabolik non potesse avere altre auto che quella Jaguar… ed e’ la macchina piu’ bella del mondo”. Questo film che era pronto da circa un anno e mezzo “per noi e’ importantissimo, il coronamento del mettere in scena qualcosa che ami da spettatore e lettore – aggiunge il regista -. Ci tengo a dire che in questo momento siamo tesi e emozionati, e’ la prima volta che qualcosa del film viene mostrato al pubblico” ed e’ “la prima volta che facciamo un film con delle aspettative, siamo stati super supportati anche da Rai Cinema con Paolo Del Brocco, che e’ un appassionato di Diabolik quanto noi”. Nella conversazione, alimentata dalle clip di loro film simbolo, Piano 17 (“dove c’e’ l’inizio di quello che siamo oggi” commentano), L’arrivo di Wang, Song e Napule (“che ci ha permesso di scoprire Napoli, ogni secondo che ci passi ti ispira”) e Ammore e malavita, i due cineasti sottolineano, alternandosi nel dialogo, che “proprio la mancanza di competizione tra fratelli ci permette di fare un mestiere singolo in due. Siamo molto caotici in generale ma siamo diventati molto metodici, quasi ossessivi, attenti ai minimi dettagli, sul set – aggiunge Marco -. Antonio e’ anche operatore alla macchina, io mi esprimo di piu’ con gli attori. Questo ci permette di rendere i nostri attori, che per noi sono l’ingredeiente piu’ importante, molto liberi”.

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Cinema con capienza 100%, Lorini: ora ottimismo

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I cinema tornano con la capienza al 100 per cento da oggi lunedi’ 11 ottobre e finalmente si riparte, mostrando la prova della vaccinazione fatta. “Siamo ottimisti. Importante e’ ribadire la sicurezza dei luoghi: le sale sono posti sicuri, per il green pass da esibire, la mascherina da indossare, per l’85% di popolazione ormai vaccinata e a quel che ci risulta da nostre ricerche interne – dice Mario Lorini dell’Anec, il presidente degli esercenti – specie per quanto riguarda il Nord Italia ci sono dati molto incoraggianti, la risposta ci sara’”. Certo, soprattutto in centro e sud Italia il fattore meteo rema contro, perche’ specie nel weekend si preferiscono gite fuori porta, pasti al ristorante all’aperto godendo ancora del bel tempo, “ma piano piano si riprendera’. Le proposte sono tante, film per tutti i target, anzi sono anche troppe e tanti piccoli film rischieranno di non trovare spazio, ma queste sono le regole del mercato che c’erano anche prima della pandemia”. Le abitudini delle persone sono in cambiamento, il cinema, stando ai dati del box office anche di questa settimana, sembra aver perso l’appeal di un tempo? “Questo e’ un mantra che stiamo ripetendo tutti, sara’ pur vero. Quel che e’ evidente e’ che l’Italia e’ stata in Europa tra i paesi piu’ prudenti, piu’ ligi alle regole e cosi’ se in Spagna, Francia, Gran Bretagna, Germania al cinema si va da un bel po’ con esiti importanti al botteghino, da noi la fase di ritorno e’ appena agli inizi e c’e’ un gap in questo senso da recuperare ma confidiamo che accadra’. Del resto – aggiunge Lorini – faccio anche un’altra osservazione: dopo tutto questo stare rinchiusi la socialita’ di cui abbiamo avuto subito bisogno e’ stata quella di uscire, vedersi, mangiare e bere insieme, stare in una sala e’ comunque ancora stare al chiuso, quindi e’ anche logico che non sia stato un desiderio immediato, ma con il passare delle settimane andra’ meglio”. Proseguiranno le campagne promozionali, gli spot di richiamo con gli artisti, “dopo tanto tempo la voglia di sala tornera’, perche’ e’ li’ il luogo delle emozioni, di risate e lacrime” e su questo non c’e’ streaming che ostacoli.

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