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Renzi pronto a sbattere la porta: Questo Pd che mi impallina e che non fa opposizione ma crea correnti di potere non fa per me

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La colpa del ritiro di Minniti dalla corsa per la leadership nel Pd? Colpa dei media o di qualche fonte anonima interna al Pd che c’è l’ha con Matteo Renzi. Lo sfogo è dell’ex premier che mette tutto nero su bianco su Fb, lo rilancia su Twitter e fa dei ragionamenti interessanti intorno al futuro di un partito che oramai ragiona per correnti. Avremmo scritto per bande ma sarebbe offensivo per la storia dei militanti di quello che fu il PCI.

“Oggi i media parlano di nuovo delle divisioni del PD. E naturalmente c’è sempre qualche fonte anonima che dà la colpa a Renzi. – ragiona in terza persona Matteo Renzi – Strano.  Mettiamo le cose in fila.  Dopo le elezioni io mi sono dimesso. Ho spiegato in un lungo discorso all’Assemblea Nazionale ciò che secondo me ho sbagliato e ciò che abbiamo fatto bene. Ma mi sono assunto io la responsabilità per tutti.  Da quel momento ho fatto la mia battaglia da senatore dell’opposizione. Perché – ragiona Renzi – tale sono stato eletto non da qualche corrente ma dai cittadini del mio collegio.
Ho fatto una battaglia contro l’accordo con i Cinque Stelle, per i vaccini obbligatori, contro il taglio alle periferie, contro il condono fiscale e quello edilizio.
Su queste vicende la mia voce è arrivata, forte e chiara.  Insieme a Padoan ho presentato una controproposta economica che dimezzerebbe lo spread e ridurrebbe le tasse. Ho riunito migliaia di persone alla Leopolda, chiedendo a tutti di non mollare.  Continuerò a farlo, ovunque.
Da mesi non mi preoccupo della Ditta PD: mi preoccupo del Paese. Che è più importante anche del PD – spiega l’ex premier che mai aveva preso le distanze in maniera così netta dalla “Ditta”, come definisce il partito, evidentemente richiamando la vecchia espressione di Pierluigi Bersani, dato per rientrante assieme a tanti amici se Renzi dovesse smammare e fare un altro partito scindendosi dal Pd. “Tutti i giorni ho fatto sentire la mia voce contro il Ministro Sciacallo, Salvini. E contro il Ministro Prestanome, Di Maio – attacca Renzi -.   Non mi nascondo, io. Se devo fare una battaglia la faccio a viso aperto, io.  Ma proprio per questo ho detto ai miei amici: non farò mai il capo di una corrente. Faccio una battaglia sulle idee, non per due poltrone interne. Per me le correnti sono la rovina del PD. Le correnti potevano andar bene nei partiti del Novecento: nella DC o nel PCI. Oggi le correnti non elaborano idee ma proteggono gruppi dirigenti. E tutta la mia esperienza, fin dai tempi delle primarie da Sindaco, dimostra che io sono abituato a rischiare in prima persona, non a chiedere il permesso a qualcuno. Per cui: chiedetemi tutto ma non di fare il piccolo burattinaio al congresso del PD.  Chi vincerà avrà il mio rispetto. Quello stesso rispetto che non ho avuto quando – dopo aver vinto due volte col 70% – sono stato attaccato dal fuoco amico dal giorno dopo. Quello stesso rispetto che non ho avuto quando – vittima ancora oggi di una campagna social vergognosa – la mia famiglia è stata trascinata in un fiume di fango su cui pochissimi nel gruppo dirigente hanno avuto il coraggio di esporsi. Mentre esponenti dei servizi segreti tramavano contro di me per il tramite di mio padre, larga parte del gruppo dirigente discuteva del mio carattere” spiega con amarezza Matteo Renzi, prima di lanciare per  stasera, alle 18, da Palazzo Giustiniani,  una diretta Facebook, dove potrebbe anche annunciare passi importanti in vista del congresso al quale non si sa come parteciperà e soprattutto per sponsorizzare chi, visto che Marco Minniti, sceso in campo per farlo contento si è ritirato dicendo “Matteo pensa ad altro”.

“Ma prima lasciatevi dire una cosa semplice, amici. Io non mollo di un centimetro la mia battaglia contro i cialtroni che stanno mandando l’Italia in recessione. Ma non chiedetemi – ribadisce Renzi –  di stare dietro alle divisioni del PD perché non le capisco, non le condivido, non mi appartengono.
Mi troverete sempre e per sempre dalla stessa parte: dalla parte di chi combatte per la politica e contro il populismo. Per la giustizia e contro il giustizialismo. Per la verità e contro le FakeNews. Buona giornata”. Chissà che giornata sarà per il Pd. Buona proprio sembra difficile considerato quel che accade.

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Affidi illeciti, ci sono tre nuovi indagati per abuso di ufficio

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Si apre un nuovo filone dell’inchiesta ‘Angeli e Demoni’ sugli affidi illeciti. Tre persone sono accusate di abuso di ufficio, in seguito alle notizie sugli incarichi affidati alla psicologa Nadia Bolognini quando questa era gia’ finita agli arresti domiciliari. Bolognini e’ la moglie di Claudio Foti, della onlus piemontese Hansel & Gretel, anche lui ancora sottoposto a una misura cautelare. La vicenda era stata segnalata da consiglieri di Forza Italia Modena e riguarda una consulenza data a Bolognini dall’Unione Comuni Modenesi Area Nord, il 3 luglio, quando la professionista era agli arresti da una settimana. I consiglieri Antonio Platis e Mauro Neri hanno annunciato esposti alla Corte dei conti e una segnalazione alle Procure di Modena e Reggio Emilia. E proprio tra le due Procure emiliane, che coordinano le indagini dei carabinieri, e’ previsto a breve un incontro per stabilire come proseguire su questo versante investigativo ancora tutto da sviluppare. Forza Italia, che ha fatto un accesso agli atti, ha parlato di un incarico ‘mascherato’ e di una determina ‘retroattiva’ con cui l’amministrazione, ha scritto il partito “impegna i fondi, 13.589 euro, dal 1 giugno 2019”. Aumentando, in modo retroattivo, appunto, l’importo a una casa famiglia “da 110 a 127 euro al giorno per coprire i maggiori costi per le sedute della moglie di Foti (170 euro all’ora). Tecnicamente – proseguono – siamo davanti ad un debito fuori bilancio, perche’ mai e poi mai una Amministrazione pubblica puo’ impegnare soldi per prestazioni effettuate nel passato”. Intanto, l’Unione dei Comuni ha precisato che quando scoppio’ l’inchiesta l’incarico venne revocato. “Con decisione congiunta del Servizio Minori e del Servizio di Neuropsichiatria dell’Ausl di Modena, Distretto di Mirandola, il 2 luglio 2019 e’ stata annullata l’integrazione del progetto e, conseguentemente, della retta”. La data del 3 luglio riportata sulla determina, prosegue il Comune, “e’ posta in automatico dal sistema di gestione degli atti”, ma all’atto “non e’ stata data alcuna esecuzione in quanto sospeso nei suoi effetti due soli giorni lavorativi dopo la notizia dell’inchiesta”. Dunque nessun incarico, secondo i Comuni, venne piu’ affidato a Bolognini, figura importante nell’inchiesta esplosa il 27 giugno. Agli atti ci sono alcune intercettazioni dei suoi colloqui coi minori, allontanati dalle famiglie di origine per essere dati in affido. Era in uno di questi dialoghi che Bolognini cercava di far sparire dai ricordi di un ragazzino il proprio genitore naturale: “E’ come se dovessimo fare un funerale!”, le sue parole. Bolognini chiedeva al giovane paziente di ricordare “quando il padre lo umiliava” e cosi’ facendo, secondo il Gip, gli stava inducendo falsi ricordi. Poi, per ottenere l’obiettivo di farlo diventare diverso dal padre, gli diceva: “Dobbiamo fare una cosa grossa.. Sai qual e’? Gli psicologi la chiamano elaborazione del lutto (…) Dobbiamo vedere tuo padre nella realta’ e sapere che quel papa’ non esiste piu'”.

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Terremoto Ischia, 2 anni dopo puo’ partire iter ricostruzione

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Il 21 agosto fanno due anni. E l’isola di Ischia ricorda il terremoto che devastò l’area a ridosso tra Lacco Ameno e Casamiccola, Fango e Maio, questi i nomi delle aree colpite. Una fiaccolata l’isola celebrerà il secondo anniversario del sisma che fece 2 morti e numerosi danni. Alla celebrazione religiosa in suffragio delle vittime, che si terra’ in una tensostruttura in localita’ Fango, parteciperanno Vito Crimi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Angelo Borrelli capo della Protezione Civile, Carlo Schilardi commissario straordinario per la ricostruzione oltre ai sindaci di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio, i tre comuni ischitani che dal sisma hanno subito danni:  2475 sfollati, 1060 case inagibili, attività produttive chiuse e oltre 300 persone persone senza lavoro, soprattutto del comparto turistico. Un sisma in piena estate che comportò la fuga di migliaia di turisti ed il crollo delle prenotazioni per i mesi successivi – una crisi da cui l’isola ha saputo velocemente risollevarsi – ma che ha significato pure polemiche roventi sul diffuso abusivismo edilizio e sui diversi condoni succedutisi negli anni, che hanno sanato parte degli abusi e costituiranno uno dei criteri che disciplineranno la ricostruzione, per la quale sono stati stanziati ad oggi i 37 milioni di euro del fondo di emergenza.

Proprio sul tema della ricostruzione e’ impegnato Giovanbattista Castagna, sindaco di Casamicciola, il comune piu’ colpito dal terremoto del 2017: “Stamani abbiamo tenuto una riunione con Schilardi” dice il primo cittadino, “a breve emetteremo l’ordinanza che dara’ ufficialmente il via all’iter della ricostruzione. Mi pare un buon risultato anche se ci vorranno tempi lunghi; grazie alla microzonazione (lo studio accurato del sottosuolo promosso dal Commissariato Straordinario per la Ricostruzione, in collaborazione con l’Istituto Geologia Ambientale Geoingegneria del CNR ed il Centro per la Microzonazione Sismica, ndr) per la prima volta sappiamo cosa abbiamo sotto ai piedi e come e dove procedere per ricostruire. Riteniamo che potremo ricostruire quasi il 90% delle case distrutte o lesionate; per quelle non ricostruibili i cittadini potranno contare sugli aiuti per la delocalizzazione”. In pratica lo Stato acquistera’ le case dichiarate non riedificabili e con il contributo i proprietari potranno comprare immobili in zone sicure. Il punto interrogativo riguarda gli immobili non in regola: quelli abusivi non potranno essere acquisiti per delocalizzarne i proprietari. L’appuntamento per la commemorazione e’ fissato alle 19 di domani, quando prendera’ il via “Per non dimenticare” la manifestazione che il comune casamicciolese ha organizzato per tenere viva la memoria dell’evento; dopo la messa partira’ la fiaccolata che, attraverso via Borbonica, arrivera’ a Piazza Maio l’epicentro del sisma del 2017, dove alle 20.57 in punto il suono della tromba ne il “Silenzio” ricordera’ “una ferita ancora aperta”.

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La via stretta per un governo M5S e Pd, c’è il rebus Conte

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Una settimana di tempo per costruire ciò che, ancora in queste ore, a diversi esponenti M5S fa strabuzzare gli occhi: un’alleanza giallo-rossa che releghi, per anni, Matteo Salvini all’opposizione. Con le dimissioni di Giuseppe Conte, ancora non ufficializzate in tarda sera, parte il percorso per un accordo M5S-Pd. E’ un percorso in salita che al momento vede scettici i due leader, Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, per motivi diversi. Il primo, in chiave anti-renziana, propenderebbe per un voto al piu’ presto. Il secondo teme che un’eventuale accordo con i Dem lo releghi a un ruolo di comprimario facendo schizzare, allo stesso tempo, le quotazioni della corrente ortodossa. E poi c’e’ il nodo Matteo Renzi: “lui ha il controllo dei di buona parte dei senatori, un accordo con il Pd non puo’ prescindere da lui”, e’ il timore che si respira nel Movimento. Il puzzle e’ complicato e basta vedere i volti piuttosto stravolti che si aggirano a Palazzo Madama mentre tramonta l’era giallo-verde. E il ritiro della mozione di sfiducia da parte della Lega in serata complica le cose. L’apertura di Salvini, inoltre, mette in non poche difficolta’ il Movimento rischiando di lasciare il cerino nelle mani dei pentastellati.

Ma la mossa di Salvini e’ destinata a naufragare. I gruppi parlamentari M5S sono in gran parte (piu’ alla Camera che al Senato) contrari ad un ritorno con la Lega sposando in toto la linea di Giuseppe Conte: il rapporto di fiducia ormai e’ rotto. E ai vertici del M5S sarebbe arrivata la richiesta di gestire la crisi assieme ad rappresentanza parlamentare proprio per forzare sul percorso che porterebbe ad un accordo con il Pd. Ma i dubbi nel Movimento restano e, non a caso, piu’ di un esponente si interrogava nel pomeriggio su quale fosse il contraccolpo elettorale piu’ dannoso per i pentastellati: se un accordo con il Pd o un ritorno con la Lega. Con una strada, ancora aperta: quella di un governo istituzionale, deciso dal presidente Sergio Mattarella, che porti l’Italia al voto nella primavera del 2020. Gia’, perche’ al Senato che si voti in autunno in pochi ci credono. Il resto pero’, e’ avvolto nella nebbia. A cominciare dal ruolo di Conte. L’addio dell’ “avvocato del popolo” e’ una delle condizioni che, al momento, avrebbe posto Zingaretti solo per sedersi al tavolo. Dall’altra parte e’ impossibile che il M5S accetti un premier di area Pd. Rumors parlamentari danno non a caso in salita le quotazioni di Raffaele Cantone ma anche il profilo dell’ex presidente dell’Anac non e’ certo da considerare vicino al Movimento. E poi c’e’ il consenso popolare di Conte, sui quali i vertici 5 Stelle vogliono continuare a contare. Ma un Conte-bis ha anche un ulteriore ostacolo: il premier stesso. Chi lo conosce osserva che non sarebbe facile far tornare Conte sui suoi passi inducendolo a rimangiarsi quanto affermato nei mesi scorsi: che dopo la sua esperienza alla presidenza del Consiglio avrebbe tolto il disturbo. E anche fonti di Palazzo Chigi, pur non escludendo un Conte-bis con uno schema diverso da quello giallo-verde, definiscono “assolutamente non scontato” che il professore di diritto accetti l’offerta. Certo, ben diverso sarebbe se una simile proposta abbia il chiaro – sebbene informale – placet del Colle, anche perche’ i rapporti tra Conte e Mattarella si sono cementati nei mesi. Ma la verita’ e’ che si naviga a vista. E a dimostrarlo sono i conciliabili che si succedono a Palazzo Madama. Come quello, concitato, tra Giancarlo Giorgetti, Stefano Buffagni e Gianluigi Paragone, i due pontieri filo-leghisti del M5S. Ad uscirne a testa alta, comunque, è Conte. E il suo discorso in Aula, piu’ che un testamento, e’ sembrato una sorta di manifesto politico di una personalita’ che difficilmente uscira’ dai radar. Difficile, ma non escluso totalmente, che Conte vada a fare il commissario europeo. Ma sul futuro in politica, o nelle istituzioni, nel premier oggi al Senato ci scommettevano piu’ o meno tutti.

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