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Esteri

Regno Unito, Starmer chiede scusa per le adozioni forzate: “Una macchia nella nostra storia”

Il premier britannico Keir Starmer ha chiesto formalmente scusa per il ruolo dello Stato nelle adozioni forzate di circa 185 mila bambini nati da madri non sposate tra il 1949 e il 1976.

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Il Regno Unito fa i conti con una delle pagine più dolorose del dopoguerra. Il premier Keir Starmer ha chiesto formalmente scusa, alla Camera dei Comuni, per il ruolo dello Stato britannico nelle adozioni forzate che per decenni separarono migliaia di madri non sposate dai loro figli.

“Ci dispiace profondamente”, ha detto Starmer, definendo quella vicenda “una macchia nella nostra storia”. Tra il 1949 e il 1976, in Inghilterra e Galles, circa 185 mila bambini nati da madri non sposate furono dati in adozione. Molte donne, secondo le campagne delle vittime e le ricostruzioni parlamentari, furono spinte, ingannate o minacciate fino a sentirsi senza alternativa.

Madri isolate, figli cresciuti nella ferita

Starmer ha riconosciuto che molte donne furono “costrette, intimidite o indotte in errore” e portate a credere di non avere scelta. Ai figli, ha aggiunto, fu spesso fatto credere di non essere stati voluti, mentre alle madri veniva ripetuto che i loro bambini sarebbero stati meglio senza di loro.

Le scuse arrivano dopo anni di battaglie da parte di madri biologiche, figli adottati e associazioni. Il governo ha annunciato anche nuove misure di sostegno, tra cui migliore accesso ai documenti di adozione, servizi di intermediazione familiare e supporto psicologico. Reuters riferisce di un fondo da 4 milioni di sterline destinato a queste iniziative.

La responsabilità dello Stato

Nel 2022 la commissione parlamentare britannica per i diritti umani aveva chiesto al governo di scusarsi per il dolore causato da istituzioni pubbliche e dipendenti dello Stato. Scozia e Galles lo avevano già fatto nel 2023. Il precedente governo conservatore, invece, aveva rifiutato una piena assunzione di responsabilità sostenendo che lo Stato non avesse sostenuto attivamente quelle pratiche.

Starmer ha scelto una linea diversa: lo Stato, ha detto, deve assumersi la responsabilità per i sistemi che finanziò e legittimò, permettendo che quelle separazioni avvenissero.

Il ruolo delle istituzioni religiose

Le scuse del governo arrivano due settimane dopo quelle della Church of England, che ha riconosciuto il proprio ruolo nelle adozioni forzate avvenute in strutture collegate alla Chiesa. L’arcivescova di Canterbury, Sarah Mullally, ha espresso dolore per il trauma e lo stigma subiti da madri e figli.

Il caso britannico si inserisce in una più ampia resa dei conti internazionale. Australia e Irlanda hanno già affrontato scandali analoghi legati a madri non sposate, istituti religiosi e bambini sottratti alle famiglie.

“Non li abbiamo abbandonati”

Dopo l’intervento di Starmer, diversi parlamentari hanno raccontato storie personali. L’ex ministra Ann Keen, a cui fu sottratto un figlio nel 1966 quando aveva 17 anni, ha detto alla Bbc che quelle scuse rappresentano una liberazione dalla vergogna: “Abbiamo sempre sentito dire che avevamo rinunciato ai nostri bambini. Ma non li abbiamo abbandonati”.

Le parole del premier non cancellano il trauma, ma segnano un passaggio istituzionale atteso da decenni: riconoscere che quella ferita non fu solo privata, morale o familiare. Fu anche una responsabilità pubblica.

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Esteri

Usa-Iran, Trump ordina lo stop ai colloqui: «Nuova strategia per soffocare Teheran»

Washington ha informato gli alleati dello stop ai negoziati con l’Iran per ordine diretto di Donald Trump. Frustrato dallo stallo sullo Stretto di Hormuz e insoddisfatto delle mediazioni dell’Oman, il presidente USA abbandona la linea dell’attacco immediato per passare a una strategia di progressivo soffocamento economico di Teheran.

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Gli Stati Uniti cambiano approccio nella crisi con Teheran. Come appreso dalla Cnn da un funzionario statunitense, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha informato gli alleati di un imminente cambio di rotta: il presidente ha ordinato ai propri alti funzionari di interrompere qualsiasi contatto e colloquio diretto con le autorità iraniane. La nuova linea punta a superare l’obiettivo di “colpire duramente l’Iran il prima possibile” per passare a una strategia volta a “soffocarlo gradualmente” sotto il profilo economico e finanziario.

La decisione del tycoon giunge in una fase di forte frustrazione per lo stallo relativo alla navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Il traffico nell’area rimane ridotto ai minimi termini e i mercantili continuano a subire gli attacchi e i tiri iraniani. L’ordine di sospendere l’interazione con Teheran — rivolto al team negoziale guidato dal vicepresidente JD Vance e dagli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner — è arrivato nonostante alcune recenti interlocuzioni definite inizialmente positive. Trump si è tuttavia detto insoddisfatto della fermezza iraniana nel non cedere alle richieste americane e intende attendere segnali di reale apertura prima di riaprire i canali diplomatici.

Un punto di forte attrito riguarda le trattative parallele che l’Iran sta conducendo con l’Oman per la gestione del transito nello Stretto. Il presidente USA ha criticato duramente il ruolo di Mascate — arrivando persino a paventare raid aerei contro lo Stato del Golfo, storico mediatore della regione — accusando l’Oman di aver favorito Teheran nei negoziati anziché mantenere una posizione neutrale. Gli Stati Uniti si oppongono con fermezza alle proposte che prevedono la riscossione di tariffe o pedaggi sulle navi in transito, esigendo il totale ripristino della libertà di navigazione antecedente al conflitto ed evidenziando come la concessione di controlli unilaterali sullo stretto rappresenterebbe un pericoloso precedente internazionale.

 

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Esteri

Siria, l’Aiea scopre tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato dal vecchio regime

Il direttore dell’Aiea Rafael Grossi ha annunciato il ritrovamento di diverse tonnellate di materiale nucleare in un sito non dichiarato in Siria. L’ispezione è avvenuta dopo una segnalazione spontanea del nuovo governo siriano in merito all’eredità del precedente regime.

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Un’importante scoperta in tema di proliferazione nucleare arriva dalla Siria. Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), Rafael Grossi, ha annunciato il ritrovamento di «alcune tonnellate di materiale nucleare» stoccate all’interno di un sito precedentemente mai dichiarato, risalente alle attività del precedente regime di Bashar al-Assad.

L’operazione è stata resa possibile grazie a una segnalazione spontanea arrivata dalle stesse autorità di Damasco. «Dopo la vostra coraggiosa decisione di informarci dell’esistenza di un altro sito in cui era stato stoccato materiale nucleare, siamo stati in grado di accedere a questo posto», ha dichiarato Grossi nel corso di una conferenza stampa congiunta a Damasco al fianco del ministro degli Esteri siriano Assad al-Shaibani. Il capo dell’Aiea ha sottolineato il potenziale pericolo della scoperta, precisando che si tratta di quantitativi importanti che «potrebbero essere utilizzati in modo improprio».

Il ministro al-Shaibani ha confermato che la cooperazione con l’organismo internazionale è scattata a metà luglio con l’invio di una notifica formale: «Il 17 luglio abbiamo inviato una lettera ufficiale all’agenzia per rivelare volontariamente la presenza di materiale nucleare lasciato in eredità dal precedente regime». Gli ispettori dell’Aiea hanno già completato il primo sopralluogo sul campo prelevando i campioni necessari, che saranno ora analizzati nei laboratori dell’agenzia per determinare la natura esatta e l’origine del materiale rilevato.

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Spagna, cambio di sesso non annulla le condanne per violenza di genere: la decisione della Corte Suprema

La Corte Suprema in Spagna ha confermato la condanna per violenza di genere nei confronti di una persona che ha aggredito l’ex compagna e la figlia, stabilendo che il successivo cambio di sesso da uomo a donna non ha efficacia retroattiva sulle sanzioni penali.

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Il cambio di sesso anagrafico registrato successivamente alla commissione di un reato non ha effetto retroattivo e non consente di eludere le condanne per violenza di genere. A stabilirlo con una sentenza fondamentale è la Corte Suprema spagnola, che ha respinto il ricorso presentato da una persona condannata per aver aggredito l’ex compagna e la figlia di otto anni.

I fatti al centro del procedimento giudiziario risalgono all’aprile del 2022. Secondo quanto ricostruito dagli atti, l’imputato si era presentato presso l’abitazione dell’ex partner per il diritto di visita, aggredendo con violenza la bambina e colpendo con pugni e graffi la madre intervenuta per difenderla. Per tali aggressioni, l’uomo era stato condannato a due pene distinte da nove mesi di reclusione ciascuna: una per violenza di genere nei confronti della donna e una per violenza sulla minore.

Nel ricorso presentato ai giudici di supremo grado, il condannato ha tentato di far cadere l’imputazione di violenza di genere sostenendo che, a partire dal giugno 2023, aveva formalmente registrato il proprio cambio di sesso da uomo a donna presso il Registro Civile di Castellón. La Corte Suprema ha tuttavia bocciato la tesi difensiva, ricordando che le variazioni anagrafiche successive non alterano la qualificazione giuridica dei fatti commessi in precedenza. «Il cambio di sesso non ha effetti retroattivi», hanno ribadito i magistrati, blindando l’impianto della normativa sulla tutela delle donne e dei minori.

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