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Politica

Regionali in Campania, partiti al lavoro sulle liste: vecchi volti, new entry e incognite civiche

Centrosinistra spaccato, centrodestra in pressing su Sangiuliano, M5S ancora in bilico sulle regole. Cresce il peso dei consiglieri comunali e della società civile.

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Mentre a Roma si cincischia sulle trattative per scegliere i candidati presidenti, a Napoli e nel resto della Campania si lavora intensamente sul territorio per comporre le liste che correranno per il rinnovo del Consiglio Regionale. I dirigenti locali dei principali partiti sono in fermento: tra ex consiglieri comunali, candidati bocciati alle scorse elezioni, attuali amministratori e nomi della società civile, si compone un mosaico elettorale complesso e ancora privo di volti guida certi.

Centrosinistra tra fratture e nomi forti

Nel centrosinistra, la tensione resta alta. Non è ancora chiaro se l’area andrà unita o divisa tra i deluchiani e il resto dello schieramento. Il Pd riparte dagli uscenti Bruna Fiola, Massimiliano Manfredi e Loredana Raia, ma si guarda anche a nuove leve come Francesco Dinacci, attuale presidente del partito, Antonio Marrazzo e Nicola Corrado, vicini all’area Schlein. In quota Mario Casillo, che non dovrebbe ricandidarsi, è in pole Salvatore Madonna, consigliere comunale di Napoli. La capolista dem sarà con ogni probabilità una donna indicata da Roma.

Tornerà con ogni probabilità anche la presidente del consiglio regionale Enza Amato, mentre scende in campo l’ex sindaco di San Giorgio a Cremano Giorgio Zinno. Il Movimento 5 Stelle è ancora alle prese con le regole interne. Tra i possibili candidati figurano Salvatore Flocco, Claudio Cecere, e Gennaro Saiello, che potrebbe chiedere una deroga per ricandidarsi. Da valutare Michele Cammarano e Vincenzo Ciampi.

Avs si divide tra Sinistra Italiana, che punta su Rosario Andreozzi, e i Verdi, che vogliono confermare Roberta Gaeta. Tra le liste civiche in costruzione, spunta anche il nome del consigliere comunale Nino Simeone, mentre i socialisti schierano Salvatore Sannino, la preside Monica Mauro e Antonio Demitry.

Centristi e Italia Viva: molte opzioni, poche certezze

Nel mondo centrista e deluchiano, fervono i preparativi. Il capogruppo Carmine Mocerino e gli uscenti Giovanni Zannini e Diego Venanzoni vorrebbero ricandidarsi, ma tutto dipenderà dalle decisioni del governatore. In pista anche la vicepresidente del consiglio regionale Valeria Ciarambino.

Italia Viva lavora a una lista con “Azzurri per Napoli”, legata al sindaco Manfredi. I nomi forti dei renziani: Armando Cesaro, Francesco Iovino, Vincenzo Alaia e Ciro Buonajuto (nella foto), ex sindaco di Ercolano. Da chiarire le posizioni di Tommaso Pellegrino e dell’assessore Nicola Caputo. In Azione sarà confermato il consigliere Giuseppe Sommese.

Centrodestra: Sangiuliano nome di punta per FdI

Nel centrodestra, Fratelli d’Italia punta forte sull’ex ministro Gennaro Sangiuliano, nome suggestivo che piace a molti. In lista ci saranno anche gli uscenti Raffaele Pisacane, Alfonso Piscitelli, Nunzio Carpentieri, Cosimo Amente e Mariagrazia Di Scala. Tra le new entry si fanno i nomi di Adamo Guarino, presidente della Boys Caivanese, e Maurizio Moschetti, ex presidente della settima Municipalità. Pronto a candidarsi anche Marco Nonno, coordinatore cittadino di Napoli.

In Forza Italia, si candidano Massimo Pelliccia, sindaco di Casalnuovo, Franco Casone, consigliere regionale uscente, il professor Guido Grillo, e gli imprenditori Gianfranco Librandi e Simona La Marca.

La Lega punterà sugli uscenti Severino Nappi, Carmela Rescigno, Antonella Piccerillo e Aurelio Tommasetti. In campo anche Domenico Brescia, Michela Rostan, e Nicolas Esposito. Resta in campo l’ipotesi Daniela Di Maggio, mamma del giovane Giovanbattista Cutolo, già presente a eventi con Matteo Salvini.

Per Noi Moderati, in pole Riccardo Guarino, coordinatore provinciale di Napoli, e Filippo Sansone a Salerno.

 

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Politica

Trump attacca Meloni: “Non aiuta nella guerra”. Scontro totale tra Usa e Italia

Trump accusa Meloni di non sostenere la guerra e critica l’Italia su Iran e Nato. Reazioni politiche compatte a difesa della sovranità nazionale.

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Lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni si fa frontale. In un’intervista telefonica al Corriere della Sera, il presidente americano accusa la premier italiana di non voler sostenere lo sforzo bellico nella crisi con l’Iran, dichiarandosi “scioccato” dal suo atteggiamento e mettendo in dubbio la sua determinazione.

Trump contesta apertamente la scelta italiana di non partecipare alle operazioni militari e critica la posizione del governo anche sul piano energetico e strategico.

Il nodo militare: Hormuz e basi italiane

Al centro della tensione c’è la richiesta americana di un maggiore coinvolgimento dell’Italia, anche con mezzi navali nello Stretto di Hormuz.

Trump sostiene di aver chiesto supporto agli alleati, ricevendo però risposte negative.

Secondo la ricostruzione politica, Roma avrebbe escluso l’uso di basi strategiche come Sigonella e Aviano per operazioni dirette, confermando una linea di prudenza e non intervento.

Lo scontro politico: Papa e autonomia italiana

La crisi si è aggravata dopo le dichiarazioni di Trump su Papa Leone XIV, alle quali Meloni ha risposto definendole “inaccettabili”.

Il presidente americano ha replicato con toni duri, accusando la premier di sottovalutare la minaccia iraniana e di non comprendere i rischi globali.

Un confronto che mette in evidenza due visioni opposte: da un lato una linea più prudente e legata ai principi costituzionali italiani, dall’altro una richiesta di allineamento pieno alle strategie statunitensi.

Il rischio economico: dazi e ritorsioni

Lo scontro rischia di avere conseguenze anche sul piano economico.

Dopo l’introduzione del dazio universale del 10% sui prodotti europei, si apre ora la possibilità di misure più mirate contro Paesi considerati non allineati.

Secondo stime industriali, eventuali tariffe al 15% o 20% potrebbero colpire settori chiave del Made in Italy, con impatti rilevanti sull’export.

Reazioni politiche: fronte interno compatto

Le dichiarazioni di Trump hanno provocato una reazione trasversale nel Parlamento italiano.

Il leader di Azione Carlo Calenda ha espresso sostegno alla premier, mentre Elly Schlein ha difeso in Aula la posizione del governo, richiamando il principio costituzionale del ripudio della guerra.

Sulla stessa linea anche Angelo Bonelli, che ha parlato di ingerenze inaccettabili e ribadito la sovranità italiana.

Un rapporto ormai compromesso

Il confronto segna un punto di rottura nei rapporti tra Roma e Washington, dopo una fase iniziale caratterizzata da sintonia personale tra i due leader.

Resta ora da capire se lo scontro potrà rientrare attraverso canali diplomatici o se si tradurrà in un raffreddamento strutturale delle relazioni tra Italia e Stati Uniti.

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Politica

Centrosinistra, primarie e leadership: il caso Salis agita il campo largo

Silvia Salis irrompe nel dibattito del centrosinistra: primarie sì o no, mentre Conte e Schlein si sfidano sulla leadership.

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Nel centrosinistra si consuma un confronto a distanza tra Giuseppe Conte e Elly Schlein. Il primo insiste sulla necessità delle primarie aperte per scegliere la leadership, mentre la seconda mantiene una posizione più prudente, concentrata sulla costruzione del programma.

Una differenza di visione che riflette le tensioni interne al cosiddetto campo largo.

Il fattore Salis

Nel dibattito si inserisce la figura di Silvia Salis, sindaca di Genova, sempre più al centro dell’attenzione mediatica e politica.

Salis ha più volte espresso perplessità sulle primarie, ritenute divisive, sostenendo invece che la guida del governo debba spettare alla figura più competitiva.

Una posizione che, pur non tradotta in una candidatura ufficiale, alimenta il dibattito interno.

Ipotesi e scenari politici

Secondo diverse ricostruzioni, nel campo progressista si valutano scenari alternativi nel caso in cui non si trovi un accordo tra le principali forze. Tra questi, anche l’ipotesi di una figura di mediazione capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione.

In questo contesto, le parole di Salis sulla possibilità di una candidatura unitaria a Palazzo Chigi hanno suscitato reazioni fredde sia nel Partito Democratico sia nel Movimento 5 Stelle.

Il nodo delle primarie

Il tema delle primarie resta centrale. Conte le considera uno strumento indispensabile, mentre nel Pd emergono sensibilità diverse.

Molto dipenderà anche dalla legge elettorale: in assenza dell’obbligo di indicare un candidato premier prima del voto, potrebbe aprirsi uno scenario in cui la leadership verrebbe decisa solo dopo le elezioni.

Comunicazione e consenso

Parallelamente al dibattito politico, la figura di Salis continua a muoversi anche sul piano comunicativo, tra interviste, presenza sui social e partecipazione a eventi pubblici.

Una strategia che contribuisce a mantenerla al centro dell’attenzione, in una fase in cui il centrosinistra appare ancora alla ricerca di una sintesi sulla leadership e sulla proposta politica.

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M5S, scontro Conte-Di Maio sul libro: tensioni anche sul simbolo

Nuovo scontro tra Conte e Di Maio dopo il libro del leader M5S. Sullo sfondo anche la battaglia legale per il simbolo del Movimento.

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Si riaccende il confronto tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, con toni che richiamano le tensioni già emerse ai tempi del governo guidato da Mario Draghi.

Al centro del nuovo scontro c’è il libro di Conte, “Una nuova primavera”, in cui l’ex premier ricostruisce alcune dinamiche politiche legate alla crisi del Movimento e alla rielezione del presidente della Repubblica.

La replica di Di Maio

Di Maio ha contestato apertamente il racconto, parlando di episodi “completamente falsi” e rivendicando il proprio ruolo nella rielezione di Sergio Mattarella e nel sostegno all’esecutivo Draghi.

L’ex ministro ha inoltre criticato Conte per aver definito “congiurati” esponenti politici che oggi fanno parte dell’area del cosiddetto campo largo.

La controreplica del leader M5S

Conte ha replicato con toni più sfumati, invitando Di Maio a leggere integralmente il libro per comprendere meglio il contesto. Dal Movimento si parla di fraintendimenti e di attacchi strumentali.

Sul fondo resta il richiamo alle ricostruzioni già espresse in passato da Beppe Grillo, figura ancora centrale nella storia del Movimento.

Il nodo del simbolo

La vicenda assume un rilievo ulteriore per le possibili implicazioni legali. È infatti in corso una causa sul simbolo del Movimento 5 Stelle, e secondo alcune indiscrezioni Di Maio potrebbe avere ancora un ruolo formale in una delle associazioni legate alla struttura originaria del M5S.

In questo scenario, non si esclude che possa rivendicare diritti sul logo o intervenire nel contenzioso.

Scenari aperti

Il conflitto tra Conte e Di Maio si inserisce in una fase delicata per il Movimento, tra ricostruzione politica e battaglie legali.

Gli sviluppi della causa sul simbolo e gli equilibri interni potrebbero avere ripercussioni significative sul futuro del M5S e sui rapporti tra i suoi protagonisti.

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