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Politica

Regionali, il centrodestra domina solo in Veneto. Campania e Puglia al campo largo: equilibrio politico e timori per le Politiche 2027

In Veneto la Lega trascinata da Zaia doppia FdI, ma al Sud Campania e Puglia vanno al campo largo. Con l’attuale legge elettorale, molti collegi meridionali potrebbero cambiare colore alle Politiche 2027.

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L’ultimo round delle elezioni regionali ridisegna gli equilibri politici del Paese e certifica un’Italia divisa in due: al Nord, il Veneto resta saldamente nelle mani del centrodestra; al Sud, invece, Campania e Puglia vanno al campo largo, che conquista due regioni cruciali e consolida il suo peso politico.

Il dato più clamoroso arriva proprio dal Veneto, dove la Lega realizza un risultato travolgente: oltre il 36% dei consensi, più del doppio rispetto a Fratelli d’Italia, ferma sotto il 18%. Un derby interno al centrodestra che il Carroccio vince grazie all’effetto trainante di Luca Zaia, capolista in tutte le province. Un risultato che ribalta le proporzioni delle precedenti regionali del 2020 e perfino delle ultime europee.

Veneto: Lega a valanga, centrodestra irraggiungibile

La coalizione guidata da Alberto Stefani trionfa con circa 30 punti di vantaggio sugli avversari. Ma il centrosinistra cresce, quasi raddoppiando i consensi rispetto a cinque anni fa. L’astensionismo però pesa: tutte le tre regioni al voto crollano tra gli 11 e i 16 punti percentuali rispetto all’ultima tornata.

Nel frattempo, il M5S in Veneto registra il suo risultato più basso, sotto il 3%, superato anche da AVS.

Campania: il PD primo partito, Fico presidente

Nel Mezzogiorno il quadro cambia radicalmente. In Campania il Partito Democratico è primo con circa il 18%, davanti al M5S, che pur esprimendo il presidente Roberto Fico non supera il 10%. La lista personale di Fico viaggia oltre il 5%, mentre “A testa alta”, legata a Vincenzo De Luca, si attesta all’8% e assicura al governatore uscente un ruolo rilevante nel nuovo Consiglio.

Nel centrodestra FdI si colloca attorno al 12-13%, tallonata da Forza Italia (circa 11%) e davanti a una Lega debole, ferma al 5%.

Puglia: Decaro stravince, PD al 26,6%

Anche la Puglia si conferma terreno fertile per il campo largo. Antonio Decaro conquista la Regione con un margine robusto e trascina il PD al 26,6%. La lista “Decaro presidente” vola oltre il 12%, rafforzando la leadership del nuovo governatore.

Fratelli d’Italia si ferma tra il 16 e il 17%, Forza Italia intorno all’8%, la Lega al 7%. Il M5S vale tra l’8 e il 9%, in calo rispetto a europee e regionali precedenti. AVS combatte per entrare in consiglio, con un risultato che potrebbe riportarla nell’assemblea regionale.

Verso le Politiche 2027: il nodo dei collegi del Sud

Il risultato complessivo apre scenari nazionali delicati. Secondo l’analista Antonio Noto, con l’attuale legge elettorale il campo largo potrebbe conquistare fino al 90% dei collegi uninominali nel Sud. Una previsione che spiega le discussioni interne al centrodestra sulla necessità di una nuova legge elettorale.

Anche Lorenzo Pregliasco (YouTrend) avverte: tra Puglia e Campania ci sono almeno dieci collegi a rischio per la maggioranza di governo, una ventina considerando tutto il Meridione. Con queste regole, perdere molti di quei seggi potrebbe significare non avere più la maggioranza al Senato.

Un’Italia spaccata e un astensionismo crescente

Le elezioni confermano un Paese politicamente polarizzato ma anche sempre più disaffezionato al voto. Il calo di affluenza è costante e preoccupante: nessuna delle tre regioni ha superato il 50% dei votanti.

Nonostante ciò, Alberto Stefani in Veneto, Roberto Fico in Campania e Antonio Decaro in Puglia ottengono percentuali più alte dei loro predecessori Zaia, De Luca ed Emiliano. Un segnale chiaro: il voto di opinione è evaporato, ma quello radicato, costruito su reti territoriali e preferenze, continua a determinare le elezioni.

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Politica

Francesca Albanese, Francia e Germania chiedono le dimissioni: anche l’Italia prende le distanze

Francia e Germania chiedono le dimissioni di Francesca Albanese dall’incarico Onu. Tajani prende le distanze. L’Onu replica: «Sta agli Stati membri dissentire».

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Dopo la Francia, anche la Germania chiede le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi, ritenendo «insostenibile» la sua posizione su Israele. Alla richiesta si è associata anche l’Italia, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani che ha preso ufficialmente le distanze dalle sue dichiarazioni.

Le dichiarazioni contestate

Al centro delle polemiche le parole pronunciate da Albanese durante una conferenza organizzata da Al Jazeera a Doha, in cui si era riferita a Israele come «nemico comune dell’umanità». Una formulazione che ha suscitato la condanna del ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot e del suo omologo tedesco Johann Wadephul.

Wadephul ha affermato di rispettare il sistema dei relatori indipendenti delle Nazioni Unite, ma ha condannato quelle che ha definito «dichiarazioni inappropriate».

La posizione dell’Italia e dell’Unione europea

Tajani ha dichiarato che le posizioni di Albanese «non rispecchiano quelle del governo italiano» e che le sue affermazioni «non sono adeguate all’incarico ricoperto all’interno di un organismo di pace e garanzia come le Nazioni Unite».

Parallelamente, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan ha inviato una lettera all’Alta rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione europea, Kaja Kallas, chiedendo un intervento formale della Commissione europea.

La replica di Albanese e dell’Onu

A distanza di due giorni dall’evento, Albanese ha diffuso l’intervento integrale sostenendo che il riferimento al «nemico comune» riguardasse «il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina» e che l’accostamento diretto a Israele deriverebbe dal montaggio del video.

Interpellato sulla vicenda, il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric ha precisato che l’Onu non condivide necessariamente tutte le dichiarazioni dei relatori indipendenti, ma che spetta agli Stati membri utilizzare i meccanismi previsti per esprimere dissenso.

Le ripercussioni in Italia

Il caso ha riacceso il dibattito anche in alcune città italiane dove erano state avanzate proposte di riconoscimenti istituzionali nei confronti della relatrice Onu. A Napoli e Firenze le iniziative sono state bloccate dai sindaci, mentre a Milano la mozione per la cittadinanza onoraria è in attesa di discussione. A Bari è stata chiesta la restituzione delle chiavi della città precedentemente consegnate.

La vicenda resta aperta sul piano politico e diplomatico, con un confronto che coinvolge governi europei, istituzioni locali e Nazioni Unite, in un contesto internazionale già fortemente polarizzato sul conflitto israelo-palestinese.

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In Evidenza

Vertice Ue ad Alden Biesen, Draghi e Letta spingono sull’urgenza competitività: decisioni attese a marzo

Al vertice informale Ue ad Alden Biesen Draghi e Letta sollecitano scelte rapide su mercato unico e investimenti. Decisioni operative attese già a marzo.

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Dal “ritiro” dei leader europei nel castello fiammingo di Alden Biesen emerge un messaggio politico netto: l’Unione avverte l’urgenza di reagire al deterioramento del contesto economico e alla crescente pressione geopolitica e intende tradurre già a marzo la riflessione sulla competitività in decisioni operative.

Il vertice, non decisionale, ha però segnato un cambio di passo. I Ventisette hanno condiviso un senso di urgenza e la volontà di accelerare su dossier rimasti a lungo in sospeso.

Draghi: mercato unico e strumenti finanziari comuni

Mario Draghi ha richiamato il peggioramento del quadro economico e la necessità di affrontare tutte le criticità già evidenziate nel suo rapporto. Tra le priorità indicate: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi energetici e possibilità di ricorrere, se necessario, a cooperazioni rafforzate.

Particolare attenzione è stata dedicata agli investimenti e agli strumenti finanziari comuni. Su questo fronte restano le aperture di Francia e Spagna, mentre la Germania mantiene una linea prudente.

Il cancelliere Friedrich Merz ha ribadito che non può approvare il ricorso agli eurobond, richiamando i vincoli costituzionali tedeschi e rinviando il tema al confronto sul prossimo bilancio Ue.

Letta: completare il mercato unico per rafforzare la sovranità

Enrico Letta ha insistito sulla necessità di completare il mercato unico come risposta strategica alle pressioni globali. Secondo quanto riferito, ha definito il mercato unico la migliore risposta europea alle sfide provenienti da Stati Uniti e Cina.

Letta ha proposto un “One Market Act” articolato su energia, connettività e mercati finanziari, con strumenti comuni orizzontali per convogliare il risparmio europeo verso investimenti produttivi. Senza integrazione finanziaria, ha avvertito, sarà difficile restare competitivi.

Von der Leyen e la roadmap di marzo

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha indicato giugno come prima scadenza per progressi concreti sull’integrazione dei mercati dei capitali. Pur preferendo procedere con tutti i 27, ha lasciato aperta la possibilità di cooperazioni rafforzate qualora non si registrassero avanzamenti.

La Commissione presenterà già a marzo una roadmap sul “One Market Act”.

Competitività come questione di sicurezza

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha parlato di consenso unanime sulla necessità di spingere l’agenda della semplificazione.

La premier Giorgia Meloni ha sottolineato che non c’è più tempo da perdere e che l’Europa deve tornare a “pensare in grande”. Tra costi energetici, concorrenza globale e tensioni geopolitiche, la competitività è ormai considerata parte integrante della sicurezza europea.

Dal castello fiammingo arriva quindi un doppio segnale: consapevolezza delle debolezze interne e pressione esterna crescente, ma anche volontà di reagire con scelte rapide. Resta alto, tra i leader e nei corridoi diplomatici, il prestigio di Draghi, con ricorrenti ipotesi su un possibile ruolo europeo di primo piano nei dossier internazionali, a partire dall’Ucraina.

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Esteri

Vertice Ue, tensioni sul pre-summit Italia-Germania: protesta Sanchez

Al vertice Ue di Alden Biesen tensioni sul pre-summit Italia-Germania-Belgio. Protesta formale di Pedro Sanchez, irritazione tra i leader esclusi.

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Il vertice sulla competitività al castello di Alden Biesen si apre con una frattura politica inattesa. Al centro delle tensioni il pre-summit convocato da Italia, Germania e Belgio prima della riunione formale dei Ventisette, letto da alcuni come il primo passo di un’Europa a geometrie variabili.

La premier Giorgia Meloni è arrivata in Belgio forte di un ruolo crescente nello scenario europeo, ma l’iniziativa ha suscitato reazioni contrastanti.

L’asse Parigi-Berlino resta centrale

Subito dopo la riunione dei Paesi “like-minded”, il cancelliere Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macronsi sono presentati insieme davanti alla stampa, ribadendo la solidità dell’asse franco-tedesco.

Fonti francesi hanno sottolineato la normalità di incontri tra gruppi di Paesi prima dei Consigli europei, evitando di leggere l’iniziativa italo-tedesca in chiave conflittuale. Da Parigi non sono arrivate critiche a Meloni, anzi è stato ricordato il prossimo vertice intergovernativo nel quadro dei Trattati del Quirinale.

Meloni ha parlato di un “motore tedesco-italiano” sui temi della competitività, precisando che la cooperazione non è rivolta contro altri partner.

La protesta della Spagna

La reazione più netta è arrivata dalla Spagna. La Moncloa ha reso noto che il premier Pedro Sanchez ha sollevato formalmente la questione dell’esclusione dal pre-summit, sostenendo che simili iniziative rischiano di minare i principi fondamentali dell’Unione e di allontanare soluzioni condivise.

Palazzo Chigi ha fatto sapere che a margine dei lavori un confronto tra Meloni e Sanchez c’è stato, ma senza che fosse sollevata direttamente la questione del mancato invito.

Irritazione tra gli esclusi

Segnali di malumore sono filtrati anche da altre delegazioni. Dall’Irlanda è trapelato stupore per l’assenza dall’incontro preliminare. Il premier Michael Martin, parlando ai cronisti, ha accennato alla mancata partecipazione prima di correggersi.

Tra gli invitati figuravano, oltre ai Paesi organizzatori, anche i leader sovranisti Viktor Orban, Robert Fico e Andrej Babis, su posizioni affini a quelle del Partito Popolare Europeo in materia di competitività.

Le assenze di Spagna, Portogallo e Irlanda evidenziano differenze di approccio, in particolare su Green Deal, dimensione sociale della crescita e deregulation.

Verso un nuovo format?

Palazzo Chigi ha annunciato l’intenzione di replicare il formato prima del Consiglio europeo di marzo, con l’obiettivo di consolidare un gruppo stabile sui dossier economici, sul modello già sperimentato sul tema migratorio.

La partita è appena iniziata. L’idea di un’Europa più flessibile nelle alleanze prende forma, ma resta da capire se il nuovo equilibrio riuscirà a evitare fratture permanenti tra i Ventisette.

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