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Regionali Emilia, il Pd fa la corte a M5s che però pensa alla desistenza

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Salvini prepara la kermesse di giovedì sera al PalaDozza. Oramai sono in vista le regionali in Emilia-Romagna del 26 gennaio. Ancora non sono schierati gli eserciti in campo. Il centrodestra sarà unito? Pare di sì. Pd e M5s riusciranno o vorranno mettere in piedi un’alleanza che ricalchi la maggioranza di governo? Non si capisce ancora. Non è certo ma il Movimento Cinque stelle sembra intenzionato a fare un giro di riposo, di una sorta di desistenza in chiave anti-Lega, senza il simbolo sulla scheda. Dell’ipotesi aveva parlato nei giorni scorsi Max Bugani, capogruppo in Comune a Bologna e membro del direttivo di Rousseau. Il capo politico Luigi Di Maio, che nei giorni scorsi aveva assicurato che il M5s sarebbe stato della partita con un proprio candidato alternativo sia al Pd sia alla Lega, per la prima volta non ha escluso la possibilita’. “Dove non saremo pronti non ci presenteremo. Nei prossimi giorni prenderemo decisioni su questo”, ha detto. La decisione dovrebbe essere presa venerdì, in un incontro al quale parteciperanno i parlamentari del territorio con il capo politico Luigi Di Maio. Intanto, dal Pd, agli appelli piu’ volte ripetuti da Bonaccini, si è aggiunto quello di un membro del governo che e’ anche esponente di spicco del Pd emiliano-romagnolo, la ministra delle infrastrutture Paola De Micheli. “Mi piacerebbe – ha detto – se il ‘primo bacio’ tra Pd e M5S fosse in Emilia, ma capisco che ci sono dei problemi. Con i colleghi dei 5 stelle ho lavorato bene. Ma continuo a rimanere un’emiliano-romagnola che vorrebbe e fara’ di tutto affinche’ Bonaccini continui a essere governatore”. A Bonaccini e’ arrivata intanto anche la ‘benedizione’ di Romano Prodi. La Lega, intanto, giovedì sera lancerà Lucia Borgonzoni, puntando a riempire il PalaDozza di Bologna e lanciando le proprie parole d’ordine. Il clima si preannuncia caldissimo: oltre al flash mob delle ‘seimila sardine’ in piazza Maggiore ci sara’ un corteo dei centri sociali e dei collettivi universitari, che cerchera’ di avvicinarsi il piu’ possibile alla convention del Carroccio, sicuramente ‘blindata’ dalle forze dell’ordine. Nella vicina Porta Lame, prevista anche una biciclettata organizzata dagli anarchici. Appuntamenti che potrebbero rendere molto delicata la gestione dell’ordine pubblico.

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Marta Cartabia è la prima presidente donna della Corte costituzionale

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Una donna al vertice della Corte costituzionale. I giudici della Consulta hanno eletto presidente la giurista cattolica Marta Cartabia. Era approdata alla Corte nel 2011 su nomina dell’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano. Dal 2014 ne era la vicepresidente. Cartabia è docente di diritto costituzionale e ha un profilo internazionale per studi e pubblicazioni. Originaria della provincia di Milano, ha 56 anni ed è tra i più giovani presidenti che la Consulta abbia avuto.

La scorsa estate, prima della nascita del Conte bis, Cartabia aveva sfiorato un altro primato. Il suo nome era circolato come possibile premier di un governo di transizione e se la cosa fosse andata in porto sarebbe stata la prima donna nella storia italiana a ricoprire l’incarico di presidente del Consiglio. Sposata e madre di tre figli, alla Consulta è stata relatrice di importanti sentenze, come quelle sui vaccini e sull’Ilva. Di lei ha grande stima anche l’attuale capo dello Stato: i due condividono l’esperienza di giudici costituzionali per alcuni anni, in cui sono anche vicini di casa, nella foresteria della Consulta. Anni fatti anche di qualche cena insieme in un ristorante romano, “un pò come studenti fuorisede”, come racconterà poi lei stessa in un’intervista. Alla Consulta è relatrice di importanti sentenze su questioni controverse e che spaccano l’opinione pubblica.

Come quella sui vaccini, con la quale la Corte ha stabilito che l’obbligo di farli non e’ irragionevole, bocciando il ricorso della regione Veneto. O quella sull’Ilva, che dichiarò incostituzionale il decreto del 2015 che consentiva la prosecuzione dell’attività di impresa degli stabilimenti, nonostante il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria dopo l’infortunio mortale di un lavoratore. Ha sempre conciliato le grandi responsabilità che le sono state attribuite con la famiglia: “penso che questo duplice aspetto della mia vita mi aiuti a mantenere un pizzico di equilibrio”, ha detto in una recente intervista. Ed è riuscita a trovare spazio anche per i suoi tanti hobby. Le piacciono tutte le attivita’ all’aperto, jogging e trekking in testa. E ha una grande passione per la musica. Non solo quella classica, che l’ha resa un’habitue’ delle prime della Scala. Ma anche quella rock: quando corre con le cuffie nelle orecchie, la carica gliela danno i Beatles e i Metallica.

Vi risparmiamo tutti i commenti e i giudizi positivi arrivati da ogni parte politica. Vi risparmiamo la felicità di tanti perchè è donna. C’è però qualche voce stonata, diciamo fuori dal coro. Quella del portavoce del Gay Center,  Fabrizio Marrazzo. “Oggi Marta Cartabia e’ stata eletta presidente della Corte Costituzionale: purtroppo le sue dichiarazioni in tema di diritti delle persone lesbiche, gay e trans, in particolare sul matrimonio omosessuale, non sono rassicuranti, pertanto riteniamo la sua nomina un rischio per i nostri diritti”. Ed è lo stesso Fabrizio Marrazzo a spiegare di essere “basito di quanti affermano di essere pro diritti gay ed oggi applaudono acriticamente alla sua nomina”.

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Politica

Sardine, in 35 mila in piazza Castello a Torino

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“Siamo tanti, siamo tantissimi, superiamo i 35mila, ci dicono che siamo 40 mila”. Così uno degli organizzatori della manifestazione torinese delle Sardine, applaudito da una gremita piazza Castello in occasione del primo raduno del movimento sotto la Mole. Con ogni probabilità ne erano di meno, forse 35mila, certo le Sardine che si sono ritrovate in piazza Castello a Torino era tantissime. “Una presenza non scontata – ha detto dal palco il fondatore delle Sardine torinesi, Paolo Ranzani – abbiamo pescato dalla rete tutto cio’ che siamo, ma e’ una rete che non imprigiona, e’ una rete che libera. Hanno cercato di etichettatrici, ma siamo apartitici”. E’ stata intonata dalla piazza ‘Bella ciao’ in versione muta, con le labbra chiuse, per le vittime di violenza. A meta’ della melodia sono arrivate poi le parole e al termine un lungo applauso.

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Sardine in piazza a Roma, veleni e polemiche sul web dopo aver aperto la piazza a tutti…compresa Forza Nuova e Casapound

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La piazza di San Giovanni a Roma è aperta a tutti. Questa espressione finita sul gruppo Facebook della Sardine di Roma in vista della manifestazione del 14 dicembre accende il dibattito sui social. Il gruppo Sardine di Roma su Facebook accoglie circa 140.000 seguaci. E  le parole di Stephen Ogongo, leader della branca capitolina del movimento, di una presunta apertura a tutti quelli che vogliono scendere in piazza “da Casapound a Fi a Forza Nuova”, hanno lasciato il segno. “Per ora è ammesso chiunque, pure uno di CasaPound va benissimo. Basta che in piazza scenda come una Sardina”, ha detto Ogongo al Fatto Quotidiano. “Se troverò un fascista in piazza San Giovanni, questo avrà la fortuna di sentire l’affetto da parte del quartiere che coloro che la pensavano come lui hanno distrutto”, scrive un 19enne del Quadraro. “Mi stupisce comunque la leggerezza con la quale uno degli organizzatori possa fare una simile dichiarazione, più che strumentalizzabile… Bisognerebbe fare più attenzione nelle dichiarazioni pubbliche”, osserva un altro membro della community.

“Scusatemi ma io ho letto anche di una dichiarazione in cui non si disdegnava la partecipazione di CasaPound…se fosse vero, avete perso una sardina. Non si possono allontanare bandiere rosse e far scendere in piazza i fascisti per una manifestazione antifascista…”, è il messaggio di una ragazza sempre sul gruppo Fb delle Sardine capitoline. Il comunicato diffuso dall’ufficio stampa del gruppo e pubblicato sulla pagina (“Sappiamo che la piazza di San Giovanni a Roma fa gola a molti. Ma RIBADIAMO con forza che l’invito è rivolto a chi crede che il linguaggio politico di una certa destra abbia passato il segno”) non sembra placare tutti gli animi. “L’antifascismo è la prima cosa. Se non vi è chiaro. Ora in molti non verranno, non verremo, e iniziamo a uscire da sto gruppo. I fascisti NO. E se Santori non chiarisce subito che i fascisti NON sono graditi, ADDIO”, scrive un’altra persona, chiedendo una presa di posizione netta di Mattia Santori, uno degli ideatori del movimento. “Vorrei che ufficialmente le SARDINE dicessero: non guardiamo la fede politica ma siamo ANTIFASCISTI -aggiunge la stessa persona, dopo un confronto con un moderatore del gruppo-. Ora non fateci lo shampoo con la questione della fede politica, l’antifascismo è un principio basico della nostra costituzione, non è un partito. Non è una fede politica”.

“Scrivete a chiare lettere ‘i fascisti non sono benvenuti è stato un fraintendimento’, chiaro, conciso e veloce”, interviene un altro utente, che ‘invita’ ad integrare il comunicato: “Manca l’ammettere di aver detto una stronzata, come ti viene in mente di citare CasaPound”. Scorrendo la pagina, ci si imbatte in messaggi meno coloriti ma altrettanto perentori: “CasaPound non è benvenuta, punto”, “Voglio delle delucidazioni in merito, io con vicino CasaPound non scendo in piazza”, “Non credo si possa accettare la presenza di CasaPound ad esempio, non sarebbero mossi mai da ideali di pace o antifascisti. A me questa cosa fa venire i brividi”.

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