Politica
Regionali Campania, De Luca frena su Fico: “Nessuna fuga in avanti, prima il programma”
Vincenzo De Luca chiarisce che non c’è ancora intesa sul nome di Fico per le Regionali in Campania. Il governatore chiede un confronto sui contenuti prima dei candidati.
Vincenzo De Luca getta acqua sul fuoco delle indiscrezioni circolate dopo il suo incontro con Elly Schlein. Se da un lato ribadisce che il veto su Roberto Fico non esiste più, dall’altro chiarisce che non c’è alcuna accelerazione sulla candidatura dell’ex presidente della Camera per le Regionali in Campania. «Nessuna fuga in avanti», avverte il governatore, che respinge le letture secondo cui la partita sarebbe ormai chiusa: «Via libera? Mica faccio il vigile».
Conte riapre il dialogo tra alleati
De Luca riconosce a Giuseppe Conte il merito di aver sbloccato l’impasse tra Pd e M5S. «Prima dei nomi si parla del programma e del riconoscimento del lavoro fatto», spiega, lodando l’impostazione proposta dal leader pentastellato e condivisa da Schlein. La ripartenza della trattativa di coalizione si muove dunque lungo il tracciato segnato da Conte, con al centro i contenuti e il rispetto del lavoro svolto dal governo regionale.
Stoccate al M5S e al Pd: “Io dico la verità”
Nel suo intervento social del venerdì, De Luca ha riservato critiche implicite anche a Fico, senza nominarlo direttamente. Ha accusato un esponente M5S di demagogia per aver parlato ad Ariano Irpino della valorizzazione delle aree interne: «Dov’era quando il governo bloccava i fondi coesione per quei territori?». E ha ribadito che il vero problema non saranno le elezioni, ma «chi è in grado di governare».
Non sono mancati attacchi anche al Partito Democratico. De Luca ha riportato l’attenzione sulla mancata approvazione del terzo mandato, definendola una decisione discriminatoria rispetto a quanto accade in Piemonte, dove è consentito. E ha chiesto nuovamente la celebrazione del congresso regionale, ricevendo in risposta dall’area Schlein la proposta di convocare anche quello metropolitano, ipotesi che ha irritato l’area riformista del partito.
Manfredi, Renzi e Rosato: il dibattito si allarga
Nel dibattito è intervenuto anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, da sempre sponsor di Roberto Fico. «Era il mio auspicio: un accordo unitario per garantire la competitività del centrosinistra in Campania», ha dichiarato da Cava de’ Tirreni.
I centristi però sono divisi. Matteo Renzi ha confermato il sostegno di Italia Viva al centrosinistra e ha indicato Fico come il nome giusto. Di segno opposto la posizione di Ettore Rosato, vicesegretario di Azione, che ha attaccato la visione del M5S, criticando Fico per la sua opposizione all’inceneritore di Acerra: «È una cultura del non governo».
Il Psi apre a Fico, ma chiede un tavolo vero
Più concilianti le parole del segretario del Psi, Vincenzo Maraio, che ha espresso stima per Fico, annunciando la sua partecipazione alla scuola politica del partito. Ha chiesto però di non ridurre la trattativa a incontri individuali, ma di convocare un vero tavolo politico. «Ho sempre sostenuto che bisognava ripartire dai dieci anni di De Luca e costruire un’alleanza sul modello Napoli. Non era tattica, era politica».
Politica
Decreto sicurezza, corsa contro il tempo alla Camera tra tensioni politiche e fiducia annunciata
Il decreto sicurezza passa al Senato e arriva alla Camera tra tensioni politiche e tempi stretti. Governo pronto alla fiducia, opposizioni all’attacco.
Il decreto sicurezza ottiene il primo via libera al Senato con 96 voti favorevoli e 46 contrari, al termine di una maratona parlamentare segnata da tensioni e proteste delle opposizioni. In Aula esponenti del centrosinistra hanno esposto cartelli contro quello che definiscono un intervento caratterizzato da un’impostazione eccessivamente punitiva.
Il provvedimento arriva ora alla Camera in una fase estremamente delicata, con tempi stretti per la conversione in legge.
Tempi stretti e fiducia alla Camera
Manca meno di una settimana alla scadenza del decreto e il governo si prepara a blindare il testo con il voto di fiducia, limitando così la possibilità di modifiche.
Le opposizioni denunciano una compressione delle prerogative parlamentari. Tra le iniziative politiche, la richiesta formale al presidente della Camera di intervenire sui tempi dell’esame. In assenza della possibilità di incidere sul testo, le minoranze puntano su un massiccio ricorso agli ordini del giorno per rallentare l’iter.
Le misure principali del decreto
Il testo, composto da 33 articoli, affronta diversi ambiti della sicurezza pubblica:
- fermo preventivo fino a 12 ore prima di manifestazioni
- estensione delle cause di giustificazione per le forze dell’ordine
- interventi su porto di coltelli e sicurezza urbana
- norme su stupefacenti e parcheggiatori abusivi
- misure sui rimpatri dei migranti
Nel corso dell’esame parlamentare alcune proposte iniziali sono state modificate o accantonate, mentre altre sono state approvate, tra cui la proroga di incarichi apicali nelle forze dell’ordine.
Frizioni nella maggioranza e aggiustamenti in corsa
Il percorso del decreto è stato segnato anche da tensioni interne alla maggioranza. Alcune proposte sostenute dai partiti di governo sono state ridimensionate o trasformate in atti di indirizzo, segno di un equilibrio politico non sempre lineare.
Le modifiche introdotte durante l’iter hanno contribuito ad allungare i tempi, rendendo più complesso il passaggio finale.
Le critiche delle opposizioni
Le forze di opposizione contestano sia il merito del provvedimento sia il metodo. In particolare viene criticata l’assenza del ministro dell’Interno durante il voto al Senato, interpretata come un segnale politico.
Secondo le minoranze, il decreto rischia di avere un impatto limitato sul piano della sicurezza reale, oltre a presentare criticità sotto il profilo delle garanzie e dell’equilibrio istituzionale.
Una corsa decisiva per la conversione
Il passaggio alla Camera si preannuncia rapido e ad alta tensione. Il governo punta a chiudere entro i termini, mentre le opposizioni tenteranno di rallentare l’iter fino all’ultimo momento utile.
Il voto finale è atteso a ridosso della scadenza, in un contesto politico che resta segnato da forti divisioni sul tema della sicurezza.
Politica
Lega in piazza a Milano, tensioni nel centrodestra e quattro cortei annunciati
La Lega scende in piazza a Milano con i Patrioti europei. Annunciati quattro cortei e tensioni nel centrodestra tra alleati e opposizioni.
La Lega torna in piazza a Milano insieme ai Patrioti europei con una manifestazione che punta a criticare l’Unione europea, definita dal segretario Matteo Salvini “sorda se non nemica”. Il corteo partirà da Porta Venezia per concludersi in piazza Duomo, dove è stato allestito un palco con maxischermi.
Accanto alla mobilitazione leghista, la giornata sarà caratterizzata da un’ampia risposta di protesta.
I controcortei e il dispositivo di sicurezza
Sono previsti tre controcortei organizzati da forze politiche di opposizione, associazioni e realtà antagoniste, con percorsi distinti che confluiranno in un punto a breve distanza dal centro della manifestazione principale. A questi si aggiunge un’ulteriore iniziativa promossa da italiani di seconda generazione all’Arco della Pace.
Considerata la contemporanea presenza di più cortei, è stato predisposto un rafforzamento del dispositivo di sicurezza con l’impiego di ulteriori contingenti delle forze dell’ordine.
Divisioni nel centrodestra
La manifestazione evidenzia tensioni all’interno della maggioranza. Una parte di Forza Italia ha sostenuto iniziative parallele, mentre altre componenti del partito hanno espresso perplessità sull’opportunità politica di una mobilitazione nello stesso giorno.
Anche nelle sedi istituzionali si sono registrate divergenze: in Consiglio comunale a Milano, le posizioni dei partiti di centrodestra non sono state univoche su una mozione relativa alla manifestazione.
Nonostante ciò, Salvini ha ribadito la compattezza dell’esecutivo sul piano dell’azione di governo.
Ospiti europei e temi della piazza
All’evento parteciperanno esponenti politici europei appartenenti all’area sovranista, insieme a rappresentanti istituzionali italiani, tra cui governatori regionali e membri dell’esecutivo.
I temi al centro della manifestazione riguarderanno:
- politiche economiche europee
- gestione dell’immigrazione
- sicurezza e lavoro
Tra i punti critici sollevati dagli organizzatori, anche le regole di bilancio europee e il loro impatto sulle politiche nazionali.
Una prova di forza politica
Per la Lega, l’appuntamento rappresenta anche un test di consenso e partecipazione. La mobilitazione è stata sostenuta con l’organizzazione di trasporti dedicati e un appello alla partecipazione diretta.
Sul piano politico, la giornata milanese si configura come un momento di visibilità ma anche di confronto, sia con le opposizioni sia all’interno dello stesso schieramento di governo.
Politica
Schillaci visita Space Factory a Napoli: “Tecnologie spaziali per nuove cure”
Il ministro Schillaci visita Space Factory a Napoli: focus su tecnologie spaziali e ricerca biopharma per nuove terapie.


