Politica
Reggio Calabria sceglie Francesco Cannizzaro: trionfo del centrodestra e laboratorio politico di Forza Italia
Francesco Cannizzaro conquista il Comune di Reggio Calabria con una vittoria schiacciante per il centrodestra. Il deputato di Forza Italia supera largamente il candidato del centrosinistra e rilancia l’asse politico con il governatore Roberto Occhiuto, trasformando Reggio in un possibile laboratorio nazionale del centrodestra moderato.
«Pensare di essere il sindaco della mia città mi fa accapponare la pelle».
Con queste parole Francesco Cannizzaro (foto Imagoeconomica), per tutti “Ciccio”, celebra una vittoria elettorale nettissima a Reggio Calabria.
Il candidato del centrodestra sostenuto da Forza Italia supera il 60 per cento dei consensi e travolge il candidato del centrosinistra Domenico Battaglia, fermo sotto il 25 per cento secondo le prime proiezioni.
Il sindaco diventato virale
Cannizzaro era già diventato uno dei protagonisti social della campagna elettorale grazie a un comizio molto condiviso online.
«Con l’aiuto di Dio e della Madonna della Consolazione, Reggio Calabria risorgerà e sarò il miglior sindaco che la città abbia mai avuto», aveva detto durante uno degli ultimi interventi pubblici.
Uno stile diretto, popolare e fortemente identitario che ha contribuito ad aumentare la sua esposizione mediatica durante la corsa elettorale.
Forza Italia consolida il suo peso in Calabria
La vittoria viene letta dentro il centrodestra come una conferma della forza politica costruita in Calabria attorno all’asse tra Cannizzaro e il governatore Roberto Occhiuto.
I due appaiono ormai strettamente legati sul piano politico e strategico.
Cannizzaro era accanto a Occhiuto quando il presidente della Regione annunciò le dimissioni e la ricandidatura dopo l’inchiesta giudiziaria che lo aveva coinvolto. Ed era presente anche nei momenti più delicati delle dinamiche interne a Forza Italia legate alla successione politica di Antonio Tajani.
“Reggio laboratorio politico nazionale”
Dopo il voto, Cannizzaro rilancia subito il significato politico del risultato.
Secondo il neo sindaco, Reggio Calabria può diventare un “laboratorio politico” per il centrodestra e soprattutto per Forza Italia.
Il progetto costruito in città è infatti molto ampio e trasversale.
La coalizione che sostiene Cannizzaro unisce undici liste, da Fratelli d’Italia alla Lega, passando per Udc, Noi Moderati, fino ad Azione di Carlo Calenda e varie liste civiche territoriali.
L’ascesa politica di “Ciccio”
Quarantatré anni, diploma da perito elettrotecnico e laurea in Scienze del Servizio Sociale, Cannizzaro ha costruito la propria carriera politica interamente in Calabria.
Il primo incarico arriva come consigliere comunale a Santo Stefano in Aspromonte, piccolo centro affacciato sulla città dello Stretto.
Poi l’ingresso nel Parco dell’Aspromonte, il Consiglio provinciale e infine l’elezione alla Camera nel collegio uninominale di Gioia Tauro nel 2018.
Riconfermato nel 2022, diventa vicepresidente del gruppo forzista a Montecitorio e successivamente coordinatore regionale del partito.
Il rapporto con Occhiuto e le ambizioni future
La vittoria di Reggio rafforza ulteriormente il peso della coppia politica Cannizzaro-Occhiuto dentro il centrodestra meridionale.
Non a caso molti osservatori leggono questo risultato anche come un segnale rivolto agli equilibri nazionali della coalizione.
In passato Cannizzaro aveva già espresso forti critiche interne alla gestione del centrodestra e al governo guidato da Giorgia Meloni, lamentando l’assenza di una strategia politica dopo il referendum sulla giustizia.
Il “modello Reggio” guarda oltre la Calabria
Nel suo ultimo comizio, concluso con toni definiti da molti “trumpiani”, Cannizzaro aveva invocato: «Dio benedica Reggio Calabria, la Calabria e i calabresi».
Adesso il neo sindaco promette di ripartire dalla “squadra” che lo ha sostenuto.
Ma dentro Forza Italia molti sono convinti che l’orizzonte politico di Cannizzaro non si fermerà al Comune di Reggio Calabria.
La vittoria ottenuta nella città dello Stretto lo trasforma infatti in uno dei nuovi dirigenti emergenti del centrodestra meridionale, con possibili riflessi futuri anche negli equilibri nazionali della coalizione.
Politica
Burgio: «Milano insicura». E apre al passo indietro per il centrodestra
L’ex generale dei carabinieri Carmelo Burgio, candidato sindaco di Futuro Nazionale, definisce Milano una città insicura e critica Sala sul caso Ramy. Ma si dice pronto a ritirarsi qualora il centrodestra trovasse un candidato unitario.
La sicurezza sarà il tema centrale della campagna elettorale di Carmelo Burgio (nella foto Imagoeconomica assieme a Vannacci), l’ex generale dei carabinieri scelto da Roberto Vannacci come candidato di Futuro Nazionale alle elezioni comunali di Milano del 2027.
«Milano è una città insicura», afferma Burgio in un’intervista al Giorno, richiamando anche un episodio personale avvenuto nei pressi della Stazione Centrale.
«Per anni sono arrivato nel capoluogo lombardo alla Stazione Centrale. Un giorno un immigrato ha provato ad aggredirmi», racconta il generale in pensione. L’uomo si sarebbe allontanato dopo avere compreso di trovarsi davanti a un carabiniere.
Si tratta di un’esperienza personale che Burgio utilizza per motivare il giudizio sulla città. La percezione della sicurezza resta tuttavia un dato distinto dall’andamento statistico dei reati, sul quale il candidato non fornisce numeri.
L’attacco a Sala sul caso Ramy
Burgio critica il sindaco Giuseppe Sala anche per la posizione assunta dopo la morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto nel novembre 2024 durante un inseguimento dei carabinieri allo scooter sul quale viaggiava come passeggero.
«Sala voleva persino premiare il papà di Ramy», sostiene il candidato, contestando anche l’educazione impartita al ragazzo e denunciando quella che considera una mancata difesa dei militari coinvolti nell’inseguimento.
Il riconoscimento ricevuto da Yehia Elgaml, padre di Ramy, non venne però assegnato personalmente dal sindaco. Si trattava del “Panettone d’oro”, premio alla virtù civica promosso dal Coordinamento dei comitati milanesi con il patrocinio del Comune.
La motivazione richiamava gli appelli del padre di Ramy alla calma, il rifiuto delle violenze scoppiate al Corvetto e la fiducia espressa nell’operato della magistratura. Sala aveva ricevuto la famiglia a Palazzo Marino e manifestato apprezzamento per il comportamento mantenuto dopo la tragedia.
«Difendere le forze dell’ordine»
Burgio sostiene che il Comune non abbia tutelato adeguatamente i carabinieri coinvolti nel caso. «Io sono sceso in campo anche per questo: bisogna difendere le forze dell’ordine», afferma.
La candidatura dell’ex generale conferma così l’intenzione di Futuro Nazionale di costruire la propria proposta milanese attorno ai temi della sicurezza, dell’ordine pubblico e del contrasto alla criminalità.
Burgio, 69 anni, è nato ad Anzio e ha alle spalle una lunga carriera nell’Arma dei carabinieri e nei reparti paracadutisti. La sua limitata conoscenza diretta di Milano è già diventata uno degli argomenti utilizzati dagli avversari politici per contestarne la candidatura.
Il rapporto con Vannacci
Il legame con Roberto Vannacci risale agli anni trascorsi nei reparti militari. Burgio racconta di avere conosciuto l’attuale leader di Futuro Nazionale quando quest’ultimo comandava una Compagnia Incursori.
«Alcuni miei cari amici del suo reparto mi parlavano bene di lui: persona perbene, preparata e professionale», afferma.
L’ex generale ricorda inoltre di avere difeso pubblicamente Vannacci dopo la pubblicazione del libro che lo ha reso un personaggio politico nazionale e durante le inchieste riguardanti alcuni aspetti della sua carriera militare, poi archiviate.
L’apertura al centrodestra
La candidatura di Burgio potrebbe non arrivare necessariamente fino al voto. L’ex generale si dice disponibile a fare un passo indietro qualora Futuro Nazionale raggiungesse un accordo con gli altri partiti del centrodestra.
«Se si raggiungesse un’intesa per cui Futuro Nazionale decidesse di aiutare un altro candidato, per me andrebbe benissimo. L’importante è vincere», conclude.
La disponibilità conferma che il nome di Burgio rappresenta anche uno strumento negoziale nella partita per la scelta del candidato unitario. Futuro Nazionale annuncia di essere pronto a correre da solo, ma lascia aperta la porta a un’intesa con Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia.
Politica
+Europa, Rotella presidente: cambiano i rapporti di forza nel partito
Tommaso Rotella, sostenuto dall’area di Benedetto Della Vedova e Matteo Hallissey, è il nuovo presidente dell’Assemblea nazionale di +Europa. L’elezione rovescia i rapporti di forza interni e riapre la partita sul congresso anticipato e sulle alleanze.
C’è voluta una decisione del Tribunale civile di Roma per sbloccare la paralisi di +Europa e consentire all’Assemblea nazionale di eleggere il proprio presidente.
La scelta è caduta su Tommaso Rotella, esponente dell’area che fa riferimento a Benedetto Della Vedova e al presidente del partito Matteo Hallissey. Rotella ha ottenuto 60 voti favorevoli e quattro astensioni, mentre i delegati vicini al segretario Riccardo Magi non hanno partecipato alla votazione.
L’elezione rappresenta l’ultimo atto di un braccio di ferro interno che dura da mesi e che ha ormai superato i confini del confronto politico, arrivando nelle aule giudiziarie.
La sentenza che ha sbloccato l’Assemblea
Dopo le dimissioni della precedente presidente dell’Assemblea, Agnese Balducci, la nuova maggioranza aveva chiesto di procedere con l’elezione del successore. Il voto era però rimasto bloccato.
Della Vedova, Hallissey e gli altri esponenti dell’opposizione interna avevano quindi presentato un ricorso d’urgenza. Il Tribunale di Roma ha accolto la loro richiesta, consentendo la convocazione dell’organismo e l’elezione della nuova presidenza.
Una decisione che non interviene direttamente sulla guida politica del partito, affidata fino al 2028 a Riccardo Magi, ma che modifica profondamente gli equilibri negli organismi dirigenti.
Il bilancio approvato
L’Assemblea si è chiusa con l’approvazione del bilancio consuntivo. Lo stesso documento era stato bocciato a maggio dalla nuova maggioranza, intenzionata a inviare un segnale politico di sfiducia alla segreteria.
Questa volta non sono state approvate mozioni sul congresso o sulle alleanze. Il voto sul bilancio ha permesso al partito di superare una scadenza delicata, ma non ha ricomposto la frattura.
La maggioranza dell’Assemblea è ormai nelle mani dell’area critica verso Magi. Il segretario conserva la propria carica, ma dovrà confrontarsi con un organismo nazionale guidato dai suoi oppositori.
Due linee per il centrosinistra
Dietro lo scontro sulle regole esiste una distanza politica sulla futura collocazione di +Europa.
L’area di Della Vedova e Hallissey guarda alla costruzione di una più ampia aggregazione liberale e riformista, nella quale potrebbe trovare spazio anche Italia viva di Matteo Renzi. L’obiettivo sarebbe quello di presentare nella coalizione di centrosinistra un blocco centrista più consistente e dotato di maggiore forza negoziale.
Magi difende invece l’autonomia politica e organizzativa di +Europa. Secondo questa impostazione, il partito deve conservare il proprio simbolo e la propria identità radicale, europeista e liberale, mantenendo riconoscibile l’impegno sui diritti civili senza confluire in un contenitore centrista più moderato.
La partita del congresso
L’elezione di Rotella può riportare all’ordine del giorno la richiesta di un congresso straordinario. Il nuovo presidente dell’Assemblea potrà favorire la discussione, ma la convocazione dovrà rispettare le maggioranze e le procedure previste dallo statuto.
Magi ha già espresso la propria contrarietà a un nuovo congresso, essendo stato rieletto segretario nel febbraio 2025 con un mandato triennale. Un’eventuale forzatura potrebbe quindi produrre altri ricorsi e prolungare lo scontro legale.
Per il momento la segreteria resta al suo posto. Politicamente, però, i rapporti di forza sono cambiati: l’opposizione interna controlla l’Assemblea e può condizionare le scelte sulla linea, sulle alleanze e sul futuro stesso di +Europa.
Politica
Vannacci apre a Meloni, ma Forza Italia chiude: «Non lo vogliamo in coalizione»
Vannacci attende una telefonata di Giorgia Meloni e propone Futuro Nazionale come alleato del centrodestra. Forza Italia chiude la porta, mentre nella Lega aumentano i timori per una nuova perdita di consensi.
Roberto Vannacci corregge la rotta e apre a un’alleanza con Giorgia Meloni. Dopo aver presentato alla Versiliana Futuro Nazionale come un partito pronto a «correre come un treno per vincere, da solo o in compagnia», l’ex generale lancia un messaggio alla presidente del Consiglio.
L’ipotesi di un ingresso nella coalizione incontra però il netto rifiuto di Forza Italia e alimenta le preoccupazioni della Lega, già attraversata dal confronto interno sulla leadership di Matteo Salvini.
«Aspetto una telefonata di Meloni»
Intervistato dalla Verità, Vannacci afferma di non avere avuto ancora alcun colloquio con esponenti del governo, ma di attendere una telefonata della premier.
«Considero Giorgia Meloni la padrona di casa e mi aspetto che parli con tutte le persone che si trovano all’ingresso della sua casa», spiega il leader di Futuro Nazionale.
Vannacci rivendica per il proprio partito il ruolo di «principale interlocutore del centrodestra», senza rinunciare alle critiche verso l’esecutivo. Accusa il governo di portare avanti politiche simili a quelle della sinistra e cita, tra i punti di contrasto, le scelte fiscali europee e il mancato sostegno agli emendamenti sulla legittima difesa.
Il no di Roberto Occhiuto
La risposta più dura arriva da Roberto Occhiuto, presidente della Calabria e vicesegretario di Forza Italia. Intervistato dal Foglio, il governatore esclude un’alleanza con Futuro Nazionale.
«Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse», afferma Occhiuto.
Secondo il presidente calabrese, un’intesa sposterebbe la campagna elettorale su un terreno populista, mettendo in difficoltà la premier e allontanando l’elettorato moderato. È una posizione coerente con la linea adottata finora da Forza Italia.
Il silenzio preoccupato della Lega
La Lega per ora non replica pubblicamente. L’avanzata del partito dell’ex generale viene però osservata con crescente preoccupazione, soprattutto nei territori settentrionali.
Nel Carroccio è aperto il confronto sulla perdita d’identità e sulla necessità di tornare a parlare di autonomia, federalismo e amministrazioni locali. Dal direttivo lombardo sono emerse critiche alla strategia nazionale e alla rincorsa di Fratelli d’Italia e dello stesso Vannacci sui temi della sicurezza.
Un’eventuale alleanza tra Meloni e Futuro Nazionale potrebbe accentuare la concorrenza sulla base elettorale leghista, già segnalata dai dirigenti di province come Monza, Varese e Bergamo.
I gadget “identitari” sulla spiaggia
Vannacci prosegue intanto la propria campagna elettorale. A Lido di Camaiore è arrivato in bicicletta per partecipare a un gazebo allestito sul lungomare.
Nel comizio ha contestato il richiamo al «voto utile», invitando gli elettori a giudicare i risultati ottenuti dal governo su immigrazione, sicurezza e difesa dell’identità nazionale. Ha poi rilanciato la proposta della «tolleranza zero», evocando pattuglie impegnate a controllare le strade.
L’iniziativa si è conclusa con la distribuzione ai bambini di un kit da spiaggia trasformato in messaggio politico: paletta e secchiello per simboleggiare la costruzione di case e imprese italiane, una pistola ad acqua per rappresentarne la difesa.
Una comunicazione destinata a far discutere, mentre la vera partita resta quella dell’alleanza con il centrodestra. Vannacci attende Meloni, ma almeno per ora Forza Italia ha già chiuso la porta.


