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Referendum: Renzi, non serve a nulla

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“Questo referendum purtroppo non serve a niente, perche’ che vinca il si’ o il no, tornera’ all’attenzione il problema del bicameralismo perfetto, cioe’ il fatto che Camera e Senato fanno le stesse cose, per cui il procedimento legislativo non funziona”. Lo ha detto il leader di Italia Viva Matteo Renzi, intervenuto ad Aversa (Caserta) per un evento a sostegno degli otto candidati della lista casertana al Consiglio regionale. “C’e’ bisogno a tutti i costi di semplificare come noi avevamo proposto nel 2016 – ha proseguito il senatore fiorentino – poi che i parlamentari sia 945 o 600 non incide sul procedimento legislativo, inciderebbe solo se Camera e Senato facessero cose diverse”.

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Asse Colle-Conte anti-tensioni, l’ira del premier su Renzi

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La scelta fatta dal premier Giuseppe Conte di “una attenuazione del rischio” non poteva che essere in sintonia con i sentimenti del presidente Sergio Mattarella, da sempre attentissimo al mondo della scuola, alle necessita’ dei piu’ deboli, al mondo dei disabili ed anche allo stretto collegamento che c’e’ tra il tenere i figli a scuola e il lavoro quotidiano dei genitori. Uno stop alla scuola avrebbe fermato anche le fabbriche. E se si e’ scelta la strada delll’attenuazione del rischio” non si poteva certo chiudere parte delle attivita’ senza mettere in campo, velocemente e non come a marzo, un intervento che attenuasse le sofferenze economiche di chi viene penalizzato. Che riducesse, per quanto possibile, quelle “nuove diseguaglianze” piu’ volte citate, negli ultimi giorni, da Palazzo Chigi e dal Quirinale. Se non c’e’ un asse tra il presidente della Repubblica e il premier nella “corsa contro il tempo pazzesca” – come ammette lo stesso Conte – che il governo ha dovuto fare per trovare in 48 ore i ristori adeguati, certamente il percorso da fare e’ stato condiviso. Con una evidente spinta del Quirinale – che certamente non entra nel merito dei provvedimenti presi dal governo – a fare presto perche’ “dopo le misure restrittive erano indispensabili misure lenitive”. Cioe’ i cosiddetti ristori senza i quali, forse, le tensioni che stanno attraversando il Paese potrebbe diventare ancora piu’ infuocate. E che, per il Colle, il premier doveva spiegare al Paese che mai come oggi fatica nel comprendere la ratio delle scelte. Ma, mai come ora, e’ il momento della responsabilita’. E, non a caso, Conte usa toni durissimi con chi, come Iv, a Dcpm approvato ne ha chiesto modifiche. Un episodio che, e’ il ragionamento del premier, non dovra’ ripetersi. Anche perche’, da qui alle prossime settimane, il governo sara’ costretto a camminare sui carboni ardenti, in bilico tra lo spettro del lockdown e quello del deflagrare della rabbia nel Paese. Un lockdown che, con i contagi in costante aumento, il premier, di fatto, non esclude piu’ a livello locale, premurandosi di dire che il Dpcm, formalmente, lo permette. E le sue affermazioni fanno il paio con quelle di chi, come il consigliere del ministro della Salute Walter Riccardi, solo poche ore prima parlava di “chiusura necessaria” per Milano e Napoli. Il tono del premier, mentre a Roma nuovi scontri si verificano a Piazza del Popolo, torna ad essere grave come nei giorni della prima ondata. E diventa perentorio quando si sofferma sulle polemiche con Italia Viva. Non e’ il momento di fare da contrappunto, e’ il momento di proporre alternative, quando si e’ seduti al tavolo, se sono percorribili. Alternative che non ci sono, perche’ non si puo’ tenere aperto tutto e pensare che la curva dei contagi non salga, scandisce il premier,. Alternative che, al tavolo della riunione che diede il via libera al Dpcm, da Italia Viva non sono state proposte, ricorda, non casualmente Conte. E il suo suona quasi come un avvertimento per cio’ che potra’ accadere, dentro e fuori il governo, da qui a Natale.

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Fibrillazioni nel M5S, ora Di Battista vuole il rinvio degli Stati Generali

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Rinviare gli Stati Generali e concentrarsi sulle risposte da dare al paese, che sta sopportando drammatiche conseguenze per fare fronte alla pandemia. Dopo lo strappo a Strasburgo con il voto in dissenso dal resto del gruppo 5 Stelle sulla Pac, l’area Di Battista torna alla carica. Con una proposta choc che arriva proprio quando gli Stati Generali del Movimento, a lungo attesi, hanno preso da poco il via con le prime assemblee territoriali. Ma c’e’ l’emergenza sanitaria e le misure prese per contenerla stanno creando difficolta’ a intere categorie e dunque chi ha incarichi pubblici dovrebbe preoccuparsi di pensare solo alle soluzioni da proporre, senza farsi distrarre da questioni interne al Movimento, e’ la preoccupazione espressa da Alessandro Di Battista al suo enturage. Che si traduce nelle parole di Barbara Lezzi, la senatrice pentastellata ed ex ministro che ha abbracciato tra i primi le posizioni dell’ex deputato: “Il Paese e’ stremato, in questo momento e’ indispensabile che tutto il governo e il Parlamento lavorino senza alcuna distrazione. Rinviare gli stati generali sarebbe opportuno, quindi, vista la situazione cosi’ difficile. E in questo concordo con Alessandro Di Battista” dice. Dissente, invece, Ignazio Corrao, l’eurodeputato convinto invece dell’urgenza del “congresso” M5s anche per avviare quel “turnover” radicale nelle posizioni apicali, interne e di governo, del Movimento che “da mesi ormai agisce come copia sbiadita del Pd, senza alcuna identita’”. Gli Stati Generali “in condizioni normali, visto il ritorno della pandemia” si sarebbero potuti “anche rinviare, ma visto che il governo e’ rappresentato per 2/3 da un partito che non ha avuto alcun momento di rinnovamento e confronto interno da anni, mi sembra impensabile pensare di poter andare avanti cosi’, perche’ se non c’e’ legittimazione politica governa la burocrazia” afferma. Il Capo Politico del M5s, Vito Crimi, pero’ conferma la convocazione dell’assise nazionale per il 14 e 15 novembre, anche se rinvia di una settimana la conclusione dei lavori a livello locale (fatta eccezione per 4 regioni). “La fase difficile, di incertezza, che stiamo attraversando ci pone di fronte alla necessita’ di essere ancora piu’ solidi e compatti” dice. Intanto, in attesa di capire quale sara’ la sorte, in termini di sanzioni disciplinari, del gruppo dei dissidenti “dibattistiani” a Bruxelles, a Roma il Movimento perde altre due pedine. Alla Camera se ne va Rina De Lorenzo che passa a Leu, dopo aver denunciato nelle scorse settimane di essere finita nella “gogna” di Rousseau con la scusa delle mancate restituzioni (che invece sostiene, dati alla mano, di aver fatto) ma in realta’ per aver sostenuto le ragioni del No al referendum costituzionale. Al Senato e’ invece Tiziana Drago ad andarsene lamentando la poca attenzione alla famiglia e alla scuola. Con la sua fuoriuscita i senatori che hanno lasciato il gruppo al Senato arrivano a quota 16, anche se il suo abbandono non dovrebbe influire molto sui numeri, pur risicati, della maggioranza perche’ la senatrice ultimamente, come l’altra fuoriuscita Marinella Pacifico, ha evitato di partecipare al voto.

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Decreto ristori, il premier Conte spiega a chi andranno i contributi

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