Politica
Referendum giustizia, Gratteri dopo il No: “Segnale forte, servono riforme serie”
Nicola Gratteri commenta la vittoria del No al referendum sulla giustizia: “Segnale forte della società civile”. Invito a riforme serie e stop agli scontri.
È stato tra i protagonisti più esposti della campagna per il No, con toni spesso duri nei confronti del governo e del ministro Carlo Nordio. Ma all’indomani del voto, il procuratore capo di Napoli Nicola Gratteri sceglie una linea più misurata.
La bocciatura della riforma viene letta come un passaggio significativo nel rapporto tra istituzioni e cittadini.
“Società civile viva e consapevole”
“La vittoria del No rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco i principi fondamentali”, afferma Gratteri.
Secondo il procuratore, si tratta di una scelta consapevole, interpretata come una presa di posizione in difesa dell’equilibrio istituzionale e dei valori costituzionali.
Non un rifiuto delle riforme ma del metodo
Gratteri chiarisce che il risultato referendario non deve essere letto come un rifiuto del cambiamento. Al contrario, ribadisce la necessità di intervenire sul sistema giudiziario.
“La giustizia ha bisogno di riforme serie, capaci di ridurre i tempi dei processi e migliorarne il funzionamento, garantendo efficienza senza sacrificare le garanzie”, sottolinea.
Il nodo, nella sua analisi, riguarda il metodo: riforme costruite con responsabilità, competenza e rispetto dei diritti.
Le tensioni con il governo durante la campagna
Negli ultimi mesi, il procuratore è stato al centro di un confronto acceso con la maggioranza di governo. Le sue dichiarazioni contro la riforma hanno alimentato uno scontro politico e istituzionale costante.
Tra gli episodi più discussi, le parole pronunciate in un’intervista in Calabria, con riferimenti duri ai sostenitori del Sì, che avevano provocato la replica del ministro Nordio. Un passaggio che aveva segnato uno dei momenti più tesi della campagna referendaria.
Gratteri aveva anche denunciato il rischio di delegittimazione della magistratura, sostenendo che determinati messaggi politici potessero incidere sul clima complessivo della sicurezza e della legalità.
Dopo il voto toni più bassi e segnali di distensione
A urne chiuse, il procuratore sembra voler archiviare la fase più conflittuale. Nessun trionfalismo nelle dichiarazioni e un profilo più istituzionale nel commento al risultato.
In questo contesto si inserisce anche la sua assenza al brindisi organizzato dai magistrati nella sede dell’Associazione nazionale magistrati nel tribunale di Napoli, dopo la vittoria del No.
Un segnale che può essere letto come la volontà di riportare il confronto su un terreno meno polemico, mentre resta aperto il tema delle riforme della giustizia, destinate a tornare al centro del dibattito politico.
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