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Politica

Referendum giustizia, FdI mobilita il partito per il sì: “Campagna porta a porta fino al 22 marzo”

Fratelli d’Italia avvia la mobilitazione per il sì al referendum sulla giustizia del 22 marzo. Direzione nazionale a Roma: campagna come per le elezioni.

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Mobilitazione totale, come in una campagna elettorale. Fratelli d’Italia ha dato il via alla strategia per sostenere il sì al referendum sulla giustizia del 22 marzo, considerato un passaggio cruciale per la tenuta del programma di governo.

Durante la Direzione nazionale riunita a Roma, è stata indicata una linea chiara: tutti in campo, ogni giorno, fino al voto, con un’attività capillare sul territorio.

“Responsabilità dell’anello”

A sintetizzare l’indirizzo politico è stata Arianna Meloni, capo della segreteria politica, che ha parlato di un impegno che riguarda non solo il partito ma “l’interesse della nazione”. Richiamando anche quest’anno il riferimento simbolico a “Il signore degli anelli”, ha evocato la “responsabilità dell’anello”, intesa come dovere personale di ogni dirigente e militante nel sostenere la riforma.

Il messaggio è stato chiaro: il referendum non si vince da solo e non può gravare esclusivamente sull’azione della presidente del Consiglio.

Evitare la politicizzazione, ma consapevoli della posta in gioco

Il partito invita formalmente a non trasformare la consultazione in uno scontro ideologico tra destra e sinistra. Tuttavia, la consapevolezza è che un’eventuale vittoria del No avrebbe ricadute politiche rilevanti, trattandosi di una riforma inserita nel programma della coalizione.

Edmondo Cirielli ha sottolineato la necessità di non alzare i toni, pur riconoscendo che un esito negativo non sarebbe “positivo” per il governo.

Coinvolgere anche il fronte trasversale

Tra i punti approvati all’unanimità nel documento finale della Direzione figurano tre priorità: comunicazione efficace ai cittadini, contrasto alle fake news e apertura a chi sostiene la riforma pur provenendo da culture politiche diverse.

Giovanni Donzelli ha parlato di un sostegno trasversale che coinvolge anche giuristi e magistrati non riconducibili al centrodestra.

Le altre voci del partito

Il ministro Adolfo Urso ha presentato il sì come un passo verso una giustizia “più autonoma e responsabile” e meno penalizzante per le imprese. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha rivendicato il diritto di intervenire nel dibattito, sottolineando di non essere soggetto agli stessi vincoli di neutralità del capo dello Stato.

A cinque settimane dal voto, il referendum sulla giustizia entra così nella fase più intensa della campagna, con le forze politiche impegnate a ribadire le proprie posizioni in vista di una consultazione che, trattandosi di un referendum costituzionale, sarà valida indipendentemente dall’affluenza.

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Politica

Meloni-Provenzano, scontro alla Camera: «È misoginia»

Il riferimento di Giuseppe Provenzano ai rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump provoca una dura replica della premier, che denuncia un linguaggio misogino. Il deputato Pd rivendica la natura politica della critica, mentre Laura Boldrini respinge l’accusa ed Elena Bonetti esprime solidarietà a Meloni.

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Un verbo, “vezzeggiare”, accende lo scontro alla Camera tra Giorgia Meloni e Giuseppe Provenzano. Durante le repliche sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio contesta al deputato del Pd un riferimento ai suoi rapporti con Donald Trump e lo accusa di usare un tono che non avrebbe riservato a un uomo. Provenzano respinge l’accusa di misoginia e rivendica il carattere politico della propria critica.

Il riferimento a Trump e la reazione di Meloni

A provocare la risposta della premier è l’allusione di Giuseppe Provenzano alla mancata partecipazione di Meloni ad alcuni incontri internazionali, collegata dal deputato all’atteggiamento del presidente americano nei suoi confronti.

La presidente del Consiglio chiede di chiarire il significato di “vezzeggiare”, richiamandone l’accezione di trattare qualcuno con carezze e moine. Quindi rivendica i propri 35 anni di attività politica e un percorso costruito attraverso le idee, il confronto e il consenso degli elettori.

«Lei non userebbe questo tono con un collega maschio», afferma Meloni, spostando il confronto dal rapporto con Trump al linguaggio impiegato nei confronti delle donne nelle istituzioni.

Il richiamo a Boldrini e la solidarietà di Bonetti

La premier chiama in causa anche Laura Boldrini, sostenendo che la sinistra debba confrontarsi con una misoginia che, nella sua lettura, avrebbe ostacolato l’affermazione politica delle donne.

È un’accusa formulata dalla presidente del Consiglio che le esponenti e gli esponenti dell’opposizione coinvolti nella polemica respingono. In Aula, Meloni riceve invece la solidarietà della deputata di Azione Elena Bonetti.

Provenzano respinge l’accusa: «Critiche politiche»

Interpellato in Transatlantico, Provenzano conferma la scelta del verbo e sostiene che il suo significato non abbia una connotazione legata al genere.

Per il responsabile Esteri del Pd, l’accusa di misoginia è fuori luogo: il bersaglio dell’intervento, spiega, era la posizione politica della premier e il suo rapporto con il presidente degli Stati Uniti. Invita quindi Meloni a rispondere nel merito, accusandola di vittimismo.

Anche Boldrini contesta la lettura della presidente del Consiglio e sostiene che il tema della misoginia non debba essere strumentalizzato nel confronto politico.

Bonelli e il passaggio da “underdog” a “lapdog”

Poco prima, Angelo Bonelli aveva criticato il governo attraverso un gioco di parole in inglese. Richiamando la definizione di “underdog”, utilizzata da Meloni per descrivere la propria affermazione politica da una posizione di svantaggio, il leader rossoverde aveva contrapposto il termine “lapdog”, letteralmente cagnolino da salotto.

Una metafora con cui Bonelli, precisando di non voler essere offensivo, aveva accusato l’esecutivo di essersi posto al servizio di quei poteri forti che la premier sosteneva di avere sfidato.

Il precedente dello scontro sulle “ginocchiere”

La polemica richiama quella dell’11 giugno, quando il riferimento alle “ginocchiere” fatto dal deputato del Movimento 5 Stelle Francesco Silvestri aveva suscitato una reazione altrettanto dura.

Anche in quell’occasione Meloni aveva rivendicato di essere arrivata alla guida del governo senza favoritismi o scorciatoie. Al centro dei due episodi resta il contrasto sull’interpretazione delle espressioni utilizzate: per la premier contengono allusioni offensive al proprio percorso; per gli interlocutori politici appartengono alla critica dei rapporti di potere.

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Meloni critica Trump sul gasolio russo e conferma il sostegno a Kiev

Giorgia Meloni considera rischiosa l’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump e conferma il sostegno all’Ucraina. Prima del Consiglio europeo, la premier chiede una diplomazia condivisa e interventi sul caro energia. In Parlamento emergono divergenze nel centrodestra e scontri con le opposizioni.

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Giorgia Meloni critica l’intesa sul gasolio russo annunciata da Donald Trump e ribadisce il sostegno all’Ucraina, indicando nel rafforzamento di Kiev una condizione per arrivare alla pace. Nelle comunicazioni in Parlamento prima del Consiglio europeo, la presidente del Consiglio mette in guardia dal rischio di legittimare Mosca e indebolire la pressione sul Cremlino. Una posizione che raccoglie consensi anche fuori dalla maggioranza, mentre riemergono le differenze nel centrodestra sulla guerra e sugli aiuti.

Gasolio russo, le critiche all’intesa di Trump

Per Meloni, l’accordo sul gasolio russo presenta rischi politici ed economici: riconoscere una nuova legittimazione a Vladimir Putin mentre proseguono i bombardamenti sull’Ucraina, assicurare entrate a Mosca e ridurre l’efficacia delle sanzioni.

La premier contesta quindi una scelta dell’amministrazione americana su un dossier centrale per gli equilibri internazionali. Il senatore a vita Mario Monti legge nelle sue parole un’evoluzione incoraggiante; la maggioranza rivendica invece la continuità della linea del governo.

Da Kiev, Volodymyr Zelensky ringrazia la presidente del Consiglio per il sostegno e la chiarezza della posizione. Di segno opposto la reazione della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che respinge l’intervento italiano sull’accordo.

Ucraina, le distanze con Salvini e Vannacci

Meloni sostiene che aiutare l’Ucraina renda possibile un negoziato, impedendo alla Russia di puntare sulla resa dell’avversario. Abbandonare Kiev, nella sua valutazione, aprirebbe invece la strada all’occupazione di una nazione europea e al ritorno di logiche imperiali.

Una posizione che evidenzia le distanze con Matteo Salvini, secondo il quale il sostegno economico non può proseguire indefinitamente ed è necessario privilegiare la diplomazia. Roberto Vannacci insiste, a sua volta, sulla preferibilità di una pace sfavorevole rispetto al proseguimento della guerra.

Il confronto con gli esponenti di Futuro nazionale diventa particolarmente acceso: Meloni li accusa di difendere interessi estranei a quelli italiani e ne contesta le scelte politiche.

Due risoluzioni e opposizioni divise

Il dibattito parlamentare si intreccia con la presentazione di due risoluzioni della maggioranza, la seconda dedicata anche agli sforzi per una tregua energetica.

Le opposizioni arrivano al confronto con documenti distinti e non partecipano al voto al Senato. La premier ne sottolinea le divergenze, mentre il centrosinistra richiama quelle presenti tra le forze che sostengono il governo.

Un mandato europeo per il negoziato

Sul piano diplomatico, Meloni torna a proporre un inviato speciale europeo e invita i Paesi dell’Unione a evitare iniziative separate.

Quanto al formato E3, composto da Francia, Germania e Regno Unito, chiede che un’eventuale azione negoziale avvenga sulla base di un mandato condiviso. Matteo Renzi contesta invece la prospettiva che l’Italia resti esclusa dal gruppo dei principali interlocutori europei.

Gaza e sicurezza delle rotte marittime

Sul Medio Oriente, la presidente del Consiglio considera legittime le critiche al governo israeliano, richiamando al tempo stesso gli attacchi del 7 ottobre. Definisce drammatica la situazione a Gaza e prospetta un’iniziativa politica per verificare le intenzioni di Hamas.

La premier indica inoltre nelle prossime elezioni israeliane un possibile passaggio per sollecitare decisioni capaci di riaprire un percorso di pace.

Sul versante della sicurezza, chiede maggiore impegno europeo negli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb e il rafforzamento della missione Aspides. Per il ridislocamento di militari italiani in Arabia Saudita, riferisce la disponibilità del ministro Guido Crosetto a tornare in Parlamento per il relativo mandato.

Energia e bilancio Ue, le richieste italiane

Al vertice europeo Meloni porta la richiesta di una risposta coordinata contro il caro energia, insieme alla proposta di sospendere il sistema Ets.

Sul bilancio Ue, rivendica risorse senza nuove tasse e finanziamenti per gli hub destinati ai migranti sul modello Albania. L’Italia, avverte, darà il proprio assenso quando riterrà l’intesa adeguata agli interessi nazionali. Riconosce invece le difficoltà del negoziato sulla flessibilità legata all’inflazione.

Lo scontro con Conte, Schlein e Provenzano

La parte finale del confronto torna sulla politica interna. Giuseppe Conte rivendica i risultati dei propri governi e contesta la riforma elettorale. Elly Schlein accusa Meloni di attribuire ad altri le responsabilità dopo quattro anni a Palazzo Chigi.

Le parole di Giuseppe Provenzano sul rapporto della premier con Trump provocano infine una dura replica: Meloni giudica misogino il tono dell’intervento e rivendica un percorso politico fondato sul confronto, sulle proprie idee e sul consenso degli elettori.

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Politica

Campi Flegrei, piano approvato: aiuti fino al 100% per gli edifici

Il governo approva il piano straordinario per i Campi Flegrei. Previsti una struttura commissariale guidata dal presidente della Campania, un fondo da un miliardo in dieci anni e contributi per l’adeguamento sismico. Musumeci annuncia coperture dal 70% al 100%. Da chiarire nel decreto il parametro economico di accesso, indicato come reddito dal ministro e come Isee dalla Regione.

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Contributi statali per l’adeguamento sismico degli edifici, procedure accelerate per le vie di fuga e una gestione unica affidata al presidente della Regione Campania. Sono i principali interventi del piano straordinario per i Campi Flegrei, approvato dal Consiglio dei ministri e illustrato dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci.

Per gli edifici ammessi agli interventi, il ministro ha annunciato una copertura pubblica del 70%, che potrà arrivare al 100% per i beneficiari con condizioni economiche entro la soglia prevista. Requisiti e modalità di accesso dovranno essere verificati nel testo del decreto e nelle disposizioni attuative.

Una gestione unica affidata alla Regione Campania

Il piano prevede una struttura commissariale guidata dal presidente pro tempore della Regione Campania, con responsabilità definite nell’attuazione del programma.

L’obiettivo è superare la frammentazione delle competenze, individuando una catena decisionale chiara per la programmazione e la realizzazione degli interventi.

La struttura avrà un orizzonte decennale, accompagnato da verifiche periodiche sull’avanzamento delle attività.

Procedure accelerate per infrastrutture e vie di fuga

Un asse centrale riguarda la sicurezza delle infrastrutture strategiche e delle vie di fuga, per le quali sono previste procedure accelerate.

La finalità è ridurre la vulnerabilità del territorio e rendere più efficiente la realizzazione delle opere necessarie alla sicurezza della popolazione.

La gestione degli interventi strutturali resta distinta dalle funzioni della Protezione civile, che riguardano monitoraggio, allertamento, pianificazione e preparazione all’eventuale allontanamento degli abitanti.

Adeguamento sismico, contributi su richiesta dei proprietari

Per l’adeguamento sismico degli edifici, Musumeci ha indicato un meccanismo attivabile attraverso una richiesta formale del proprietario.

La ripartizione annunciata prevede il 70% dei costi a carico dello Stato e il 30% a carico del proprietario. Il ministro ha aggiunto che, per chi dichiara un reddito non superiore a 28mila euro, la copertura statale salirà al 100%.

La comunicazione della Regione Campania richiama invece l’Isee come criterio di accesso ai contributi. Il parametro economico effettivamente applicabile, insieme agli altri requisiti e ai limiti delle spese ammissibili, dovrà quindi essere chiarito attraverso la lettura del provvedimento.

Un miliardo in dieci anni e controlli sull’attuazione

Il programma prevede un fondo pluriennale da un miliardo di euro distribuito in dieci anni.

Sono inoltre previsti un monitoraggio degli interventi e relazioni periodiche: il commissario riferirà al governo ogni sei mesi, mentre il governo presenterà una relazione annuale al Parlamento.

Tra gli strumenti annunciati figura anche la delocalizzazione volontaria incentivata, rivolta in particolare agli immobili più vulnerabili o collocati nelle aree a maggiore rischio.

Prevenzione e riduzione della vulnerabilità

Musumeci ha presentato il piano come un intervento di lungo periodo fondato sulla convivenza consapevole con il rischio.

Il programma punta a ridurre l’esposizione e la vulnerabilità, rafforzare gli edifici e migliorare la preparazione del territorio. La concreta attuazione dipenderà dalla definizione delle procedure, dalla programmazione delle opere e dall’accessibilità dei contributi per i cittadini.

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