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Economia

Reddito di cittadinanza, oltre la metà degli assegni sotto i 500 euro

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Oltre la meta’ degli assegni gia’ pronti per il reddito di cittadinanza viaggia sotto i 500 euro al mese: si tratta degli importi destinati a quasi 274 mila richieste (il 58%) delle prime 473 mila domande elaborate dall’Inps. Quasi il 21% (oltre 97 mila) si piazza tra i 500 e i 750 euro, oltre il 21% si attesta oltre i 750 euro (oltre 101 mila). Importi che tra la fine di aprile e l’inizio di maggio cominceranno ad essere accreditati sulla nuova carta prepagata, la cosiddetta CartaRdc, distribuita dalle Poste.

L’Istituto respinge le critiche esplose, sulla rete, intorno a chi lamenta di ricevere solo poche decine di euro dalla nuova misura di integrazione al reddito introdotta con l’obiettivo di combattere la poverta’ e dare un posto di lavoro a chi non lo ha, con l’aiuto dei prossimi navigator e dei centri per l’impiego. Le polemiche sui bassi importi “creano sconforto”, dice il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che e’ stato anche il ‘padre’ del reddito di cittadinanza. E rilancia sul “successo enorme” della misura. “Girano tante falsita’: solo il 7% di chi ha ottenuto il reddito di cittadinanza ha tra 40 e 50 euro. Sono appena 30 mila persone”, tiene a sottolineare parlando da Crotone, dove si trova per inaugurare i nuovi ambulatori medici dell’Istituto. Delle fasce di importo dei pagamenti finora elaborati, l’Inps sottolinea come il 71% superi i 300 euro: quasi 337 mila degli importi erogati. E dopo la presa d’assalto della pagina facebook “Inps per la famiglia”, dedicata alle informazioni e alla comunicazione diretta con gli utenti proprio sul reddito di cittadinanza, ed il caso delle risposte piccate con il profilo dal nome “Candy Candy forza Napoli”, il numero uno dell’Inps fa anche sapere che l’operatrice del sito incappata nel battibecco non e’ una stagista, “e’ una nostra funzionaria, che non ha retto alla pressione. Ieri sera – racconta – ho chiamato la nostra dipendente, che ha passato la giornata in ospedale per lo stress che ha subito dalla vicenda. Ha avuto tutta la mia comprensione e solidarieta’. Certamente bisogna tenere sempre toni consoni al servizio e sono sicuro che quella funzionaria lo fa. Spesso, pero’, accade che ci sia una pressione” sui funzionari. Tridico ricorda che “in appena un mese” sono state presentate 800 mila domande per l’Rdc. “Per il Rei erano 80 mila. L’Inps ha dato risposte in un mese in modo efficiente”.

Intanto, pero’, si apre un fronte anche sulla pensione di cittadinanza (il reddito per gli over 67), che sarebbe per pochi e con effetti molto contenuti. L’attuale meccanismo “esclude” la maggioranza della platea dei pensionati e anche nel caso in cui si rientri, il beneficio economico si ferma a qualche decina di euro, secondo i conti che fa la Uil. In sostanza, dice il sindacato con il segretario confederale Domenico Proietti che ha curato un’analisi ad hoc, solo nel caso del pensionato single che vive in affitto, senza altri redditi, si arriva a percepire il beneficio “non superiore comunque a 76 euro mensili”. Inoltre “e’ priva di una curva di salvaguardia” e fa si’, sempre secondo il sindacato, che un pensionato che percepisce un assegno frutto di anni di contribuzione disponga, al netto delle tasse, di “un reddito inferiore del 6% rispetto ad un pensionato che beneficia della pensione di cittadinanza”.

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Prada dice addio a pellicce, la moda punta anche alla sostenibilità

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Prada entra nella famiglia ‘fur-free’. Dalle collezioni donna della primavera/estate 2020 il gruppo italiano del lusso quotato ad Hong Kong non usera’ piu’ pellicce animali per realizzare nuovi prodotti. La decisione era nell’aria ed e’ stata annunciata con la Fur Free Alliance (Ffa, che riunisce oltre 50 organizzazioni in piu’ di 40 paesi) ed e’ frutto di un dialogo positivo tra il Gruppo, Ffa, Lav e The Humane Society of the United States. Per la mente creativa Miuccia Prada si tratta di un traguardo importante per un’azienda che ha in innovazione e responsabilita’ sociale i suoi valori fondanti. “La ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi – ha spiegato – consentira’ all’azienda di esplorare nuove frontiere della creativita’ e di rispondere, allo stesso tempo, alla domanda di prodotti piu’ responsabili”. Critico, ovviamente, l’International Fur Federation, l’organismo mondiale che raggruppa le associazioni della filiera della pelliccia. “Sono sorpreso che un marchio attento alla sostenibilita’ metta al bando un prodotto naturale come la pelliccia.

Ora i clienti Prada avranno come unica alternativa la pelliccia in plastica, che e’ dannosa per l’ambiente”, afferma il ceo Mark Oaten, che invita la maison tornare sui suoi passi. Prada e’ solo l’ultima delle aziende del lusso a dire addio alle pellicce, in un settore sempre piu’ attento ai temi della sostenibilita’, anche per il ritorno mediatico connesso. L’alto di gamma e’ sempre piu’ concentrato sulle tematiche cosiddette ESG (acronimo di environmental, social and governance). Un’attenzione etica che ha pero’ anche un indubbio interesse economico visto che – stando ad una ricerca presentata nel marzo da McKinsey e Camera della Moda – nei prossimi cinque anni i responsabili degli acquisti dei maggiori department store del mondo raddoppieranno gli acquisti di prodotti sostenibili, passando dal 23% al 42%, visto che 7 clienti su 10 sono disponibili a spendere fino al 10% in piu’ per un prodotto che rispetti diritti dei lavoratori e ambiente. Nelle ultime settimane infatti si e’ assistito ad un rinnovato attivismo dei colossi del settore, con Kering che ha pubblicato nuovi standard per il benessere degli animali coinvolti nella sua filiera e ha deciso di non far piu’ sfilare modelle minorenni, mentre Lvmh ha siglato un’intesa di cinque anni con l’Unesco per sostenere il suo programma dedicato a uomo e biosfera. Per non parlare per la gara di solidarieta’ scattata dopo l’incendio di Notre Dame a Parigi. Nella famiglia ‘Fur-free’ Prada comunque non e’ da sola. Tra le Maison piu’ blasonate che gia’ detto stop alle pellicce ci sono Giorgio Armani, Versace, Burberry, Michael Kors, Ralph Lauren e Gucci, fino alle paladine del Fur-free Stella McCartney e Vivienne Westwood. Miuccia Prada a settembre dell’anno scorso, alla presentazione della collezione primavera-estate 2019, aveva annunciato che la svolta era vicina: “Io le pellicce non voglio piu’ farle – aveva detto la stilista – gia’ oggi rappresentano solo lo 0,1% del prodotto, ma non amo gli annunci, diro’ che non le faccio piu’ quando sara’ cosa fatta e finita”. Il momento e’ arrivato. Dalla prossima primavera-estate quindi, Prada non utilizzera’ piu’ pellicce per nuovi prodotti, mentre lo stock continuera’ ad essere in vendita fino ad esaurimento delle scorte.

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Cronache

Antitrust, mazzata a Sky per abusi per l’acquisto di Premium Mediaset. Consumatori: e ora sia fatta giustizia su abbonamenti per 13 mesi

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Ancora una mazzata a Sky, sempre più nel mirino dell’Antitrust per abusi, abusi di posizione dominante, pubblicità commerciale aggressiva o ingannevole ed altro che viene puntualmente sanzionato. Questa volta l’Antitrust ha dato il via libera condizionato alla cessione della piattaforma R2 di Mediaset a Sky. Cessione saltata lo scorso 12 aprile. Questo è quanto, in soldoni,  si legge in una nota dell’Antitrust in cui viene indicato che “l’operazione ha generato evidenti effetti anticoncorrenziali”. Tuttavia, secondo l’Autorità, “le condizioni concorrenziali precedenti alla concentrazione non sono state ripristinate a seguito della restituzione di parte della società R2 al gruppo Mediaset”.

 

L’accordo tra Mediaset e Sky per la cessione a quest’ultima di R2, la piattaforma tecnica e amministrativa di Mediaset Premium, era saltato 40 giorni fa in vista di  “una improbabile autorizzazione incondizionata” da parte dell’Antitrust, confermata oggi dall’Autorità. Dato che la concorrenza non è stata ripristinata a seguito della restituzione di parte della società R2 al gruppo Mediaset, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato “ha deciso di imporre, per un periodo di tre anni, misure atte a ripristinare la concorrenza nel mercato della pay-tv. In particolare, le misure consistono in un divieto, per il gruppo Sky, di stipulare esclusive per i contenuti audiovisivi ed i canali lineari per le piattaforme internet in Italia. In questo modo, l’Antitrust ritiene che la concorrenza potenziale delle offerte televisive a pagamento via Internet possa garantire, in futuro, un’adeguata concorrenza, che permetta di ridurre i prezzi per i consumatori e un incremento dei contenuti audiovisivi a disposizione degli stessi”.

Tutto questo arriva al termine dell’istruttoria in cui l’authority ha rilevato che la realizzazione dell’operazione di concentrazione ha comportato il rafforzamento della posizione dominante del gruppo Sky sul mercato dei servizi al dettaglio della televisione a pagamento (mercato della pay-tv), tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza in tale mercato e nei mercati ad essi connessi, ossia il mercato della fornitura all’ingrosso di canali televisivi preconfezionati per la televisione a pagamento e i suoi possibili sub-segmenti (basic e premium) e il mercato della licenza dei diritti di trasmissione di contenuti audiovisivi e i suoi sub-segmenti. L’operazione – spiega l’Antitrust in una nota – ha generato evidenti effetti anticoncorrenziali, con la conseguente scomparsa anche in chiave prospettica della pressione concorrenziale esercitata, negli anni passati, da Mediaset Premium.

Sky annuncia l’ennesimo ricorso avverso le stangate inflitte dall’AgCoM

Sky  fa sapere che ricorrerà nei confronti del provvedimento dell’Antitrust  diffuso oggi riguardo l’operazione R2 con Mediaset. “Il divieto di esclusive su internet deciso ora da Agcm per Sky – spiega il Gruppo – appare del tutto ingiustificato e scollegato rispetto al tema della piattaforma tecnica terrestre sollevato dalla stessa Autorità, con il rischio di acuire gli svantaggi e le penalizzazioni già sopportate da Sky verso gli operatori internet in virtù delle evidenti asimmetrie normative e fiscali oggi ancora presenti”. Da qui la decisione di “fare ricorso nelle sedi competenti”. Sky peraltro “prende atto” del via libera all’operazione Sky/R2 da parte dell’Autorità ma esprime la propria “sorpresa” per il fatto che “l’Autorità abbia deciso di imporre dei ‘rimedi’, visto che l’operazione di acquisto non è mai stata finalizzata e che le parti hanno già proceduto alla restituzione della piattaforma di R2 nel gruppo Mediaset”. Sky precisa al proposito di essersi “limitata ad usare i servizi della piattaforma tecnica di Mediaset per poter essere presente con una propria offerta anche sul digitale terrestre”.

 

Ed in effetti, almeno su una cosa hanno ragione a Sky. La operazione (come la chiamano i dirigenti Sky) di acquisto di R2 (la piattaforma tecnologica di Mediaset Premium) non solo era ravvisabile come una operazione di concentrazione (Sky sommava la forza di Mediaset in quel settore senza avere alcuna concorrenza), ma consentiva alle due società con una complessa gestione di far fuori, mandare a casa, licenziare, un bel po’ di lavoratori. Tutto alla luce del sole, sotto il silenzio. Ma che cosa pensano, che cosa dicono i consumatori di questa operazione di concentrazione di Sky?

Unione Consumatori: sarebbe stato meglio un divieto a Sky, ma vigileremo sugli abbonamenti Sky

“Ora vigileremo per tutelare i consumatori e verificare che non si registrino aumenti degli abbonamenti e violazioni dei diritti degli utenti”. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, a proposito del via libera condizionato dall’Antitrust alla cessione della piattaforma R2 di Mediaset a Sky e alle misure rivolte a quest’ultima per ripristinare la concorrenza nel mercato della pay-tv, dopo la restituzione della piattaforma al gruppo di Cologno Monzese. “Avremmo preferito un divieto. Anche se è evidente che di fatto il gruppo Mediaset sta oramai abbandonando Mediaset Premium, visto che non ha più lo sport, e rafforzando Infinity, ora Sky consolida ulteriormente la sua posizione dominante nel mercato della pay-tv, pur con le limitazioni decise dall’Antitrust”, osserva Dona.

Codacons: bene le limitazioni antitrust a Sky

La cessione della piattaforma R2 di Mediaset a Sky non dovrà avere alcuna ripercussione negativa sugli utenti delle pay-tv, perchè se si verificheranno aumenti delle tariffe, modifiche delle condizioni a svantaggio dei consumatori o riduzioni dei servizi, scatteranno i ricorsi del Codacons. Lo afferma il Codancos commentando il via libera condizionato dell’Antitrust al passaggio, già peraltro rientrato, della piattaforma R2 da Mediaset e Sky. “Simili operazioni rafforzano di fatto la posizione dominante degli operatori nel mercato delle pay-tv, e rischiano di avere effetti negativi sugli utenti – afferma il presidente dell’associazione di consumatori Carlo Rienzi -. Bene ha fatto l’Antitrust a imporre limitazioni per garantire maggiore concorrenza, ma e’ necessario tenere alta la guardia per evitare che i consumatori subiscano un possibile incremento dei prezzi del servizio, modifiche delle condizioni contrattuali a loro svantaggio o una riduzione dell’offerta, circostanze che porterebbero il Codacons a tutelare mediante ricorsi legali gli interessi degli utenti”.

Angelo Pisani. Il presidente di Noi Consumatori

Noi Consumatori: Sky deve “dimagrire” e deve smetterla di riversare sui consumatori i suoi abusi di posizione dominante 

“Nella finta cessione della piattaforma R2 di Mediaset a Sky, giustamente indagata e sanzionato dall’Agcom, abbiamo dimenticato i lavoratori che nel frattempo sono stati espulsi con violenza dal mercato del lavoro” sostiene l’avvocato Angelo Pisani, presidente di NoiConsumatori. “Noi saremo presenti in ogni sede istituzionale a difendere i consumatori che non dovranno soffrire alcun aumento di tariffe o modifiche contrattuali unilaterali. E pertanto, questo sì condizionato dell’Antitrust ad una operazione di concentrazione paurosa, peraltro rientrata, della piattaforma R2 da Mediaset a Sky, non deve toccare gli utenti finali già bersagliati da Sky con pubblicità ingannevole, prezzi altissimi per abbonamenti con meno eventi e la costrizione di abbonarsi anche con Dazn” spiega Pisani. Che aggiunge, ovviamente citando atti, fatti, provvedimenti dell’Antitrust, che “ultimamente Sky si segnala solo per pratiche commerciali scorrette o abusi sui consumatori, e dunque vale la pena vigilare”.

 

E mentre si proverà a capire come Sky reagirà a questa ennesima mazzata che ne pregiudica la reputazione come player corretto, c’è attesa per un’altra decisione dell’AgCom, quella relativa alla trasformazione unilaterale da parte di Sky del suo abbonamento da mensile (fattura ogni 30 giorni) a calcolato “ogni 4 settimane”. Cosa significa? Che per alcuni mesi i clienti Sky sono stati costretti a pagare di più il loro abbonamento. Invece di 12 fatture, 13 fatture mensili in un anno. Potenza di Sky, un anno conta 13 mesi e non più dodici così la società un tempo di Murdoch poteva incassare di più a spese dei contribuenti. Anche su questo versante potrebbe esserci a giorni un’altra pronuncia ed un’altra multa dell’Antitrust.

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Economia

Martedì stop al trasporto aereo, Alitalia taglia la metà dei voli

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Giornata di possibili disagi martedi’ per chi deve viaggiare in aereo. E’ infatti in programma lo sciopero nazionale di 24 ore di tutto il settore, proclamato per denunciare la grave situazione occupazionale ma anche per le incertezze sul futuro dell’Alitalia. In attesa che Fs, insieme a Delta e Tesoro, completi la cordata per salvare la compagnia, l’unica soluzione percorribile resta Atlantia, ma il capostipite della famiglia Benetton chiarisce che non ci sono proposte sul tavolo e manda un messaggio al Governo: ci dica se siamo “razza padrona o imprenditori affidabili”. Intanto si avvicina la scadenza per le offerte del 15 giugno, ma in realta’ tutto e’ legato a cosa accadra’ al Governo dopo le elezioni del 26 maggio.

Lo sciopero di martedi’, proclamato unitariamente da Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo, coinvolgera’ piloti e assistenti di volo di Alitalia, Blue Air e Blu Panorama, tecnici della manutenzione e personale di terra delle compagnie, gli addetti all’handling, al catering e delle gestioni aeroportuali. E’ stato invece spostato al 24 giugno un altro stop (inizialmente previsto il 21) della sola Alitalia proclamato dalle sigle di piloti e assistenti riunite nell’Fnta e nella Confael Trasporti Assovolo. La compagnia ha comunque attivato per martedi’ un piano straordinario per limitare i disagi ai passeggeri, cancellando circa la meta’ dei voli, sia nazionali che internazionali: il piano prevede l’impiego di aerei piu’ capienti sulle rotte domestiche e internazionali, per riprenotare i viaggiatori, e si stima che permettera’ di far viaggiare nella stessa giornata il 60% dei passeggeri. Tra le motivazioni della protesta, c’e’ anche la situazione di Alitalia, da due anni in amministrazione straordinaria e con Fs che da sei mesi lavora ad una soluzione di mercato che pero’ non riesce a decollare. Per completare il puzzle si continua a guardare ad Atlantia, ma ormai si tratta solo di una scelta politica, sulla quale pende il ‘veto’ posto dal M5s dopo il crollo del ponte Morandi. “Gli Aeroporti di Roma e Alitalia hanno certamente interessi comuni”, ma al momento “non c’e’ stato nessun incontro, nessuna proposta, niente di niente”, chiarisce Luciano Benetton in una lunga intervista a Repubblica in cui difende la famiglia dalle accuse piovute in questi mesi. “Davvero si puo’ credere che la stessa azienda sia virtuosa negli aeroporti e viziosa sulle autostrade?”, si chiede il manager veneto, che su Alitalia sottolinea la necessita’ che resti un marchio italiano. La palla pero’ e’ tutta nelle mani del Governo: “Di sicuro bisogna decidere – avverte -, o siamo razza padrona o siamo imprenditori affidabili”.

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