Collegati con noi

Economia

Reddito cittadinanza: 7,2 miliardi stanziati per il 2021, l’Inps dice che cala la povertà

Avatar

Pubblicato

del

Si riduce l’area della poverta’ e dell’esclusione sociale in Italia probabilmente anche grazie al reddito di cittadinanza, ma resta al palo la parte sulle politiche attive del lavoro e sull’occupazione dei beneficiari della misura. Nel 2021 – secondo quanto riportato dal bilancio preventivo dell’Inps – e’ prevista una spesa per reddito e pensione di cittadinanza di quasi 7,2 miliardi (7,197), in lieve calo rispetto al bilancio assestato 2020 (7,264 miliardi), mentre nei primi tre anni la spesa sfiora i 18,3 miliardi. Nel 2019, primo anno di introduzione della misura, partita ad aprile per la parte sull’erogazione monetaria, non sono stati utilizzati i fondi previsti per l’esonero contributivo per i datori di lavoro che avessero assunto a tempo indeterminato i beneficiari di reddito quindi e’ plausibile che non ci siano state assunzioni di questo tipo (o siano state pochissime). A dicembre percepivano il reddito 1,25 milioni di famiglie per 2,9 milioni di persone coinvolte. Ma se la parte sull’accompagnamento al lavoro dei titolari di reddito occupabili non e’ partita, complice anche nel 2020 la pandemia e le difficolta’ economiche che sono seguite, sembra invece aver avuto effetti positivi l’erogazione del sussidio economico (al netto dei furbetti che sono stati numerosi). Secondo i dati Eurostat riferiti al 2019 la percentuale di popolazione a rischio di poverta’ ed esclusione sociale, ovvero coloro che hanno un reddito disponibile inferiore al 60% del reddito mediano nazionale, o sono in una situazione di deprivazione materiale o vivono in famiglie con bassa intensita’ di lavoro, e’ scesa al 25,6% dal 27,3% del 2018. In pratica le persone in questa situazione di disagio erano nel 2019 15,388.000, in calo di oltre un milione rispetto alle 16.441.000 del 2018 (erano quasi 18,2 milioni nel 2016). Nell’area euro la percentuale si e’ ridotta al 20,8% dal 21,6% del 2018. Il rischio di poverta’ ed esclusione sociale e’ maggiore per le donne e per le persone piu’ giovani mentre e’ piu’ basso per gli over 65 (19,8%). Se la percentuale complessiva delle persone a rischio poverta’ ed esclusione sociale nel 2019 era 25,6%, era al 30,8% tra i 20 e i 29 anni (in calo dal 34,7%). Per le donne il rischio e’ piu’ alto che per gli uomini con il 26,6% nel 2019 a fronte del 24,5%. La poverta’ e l’esclusione sociale si concentrano nelle regioni del Sud con la Campania che ha il 49,7% delle persone in questa situazione, una su due, top tra le regioni Ue. L’Eurostat conferma – ha detto il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico – che in Italia c’e’ stato “un calo importante del numero di coloro che sono in poverta’ o a rischio di poverta’ ed esclusione sociale nel 2019, primo anno di introduzione del reddito di cittadinanza. La pandemia nel 2020 ha ridotto i redditi degli italiani, ma grazie al Rdc e alle politiche sociali di contenimento messe in atto tempestivamente, il calo del reddito nel 2020 e’ stato inferiore del 51% rispetto a quello che sarebbe potuto essere in assenza di politiche anti covid. Il 2021 – ha concluso – dovra’ essere l’anno del rilancio anche delle politiche attive e degli investimenti, sfruttando al massimo le capacita’ del Paese e le opportunita’ del Recovery fund”.

Advertisement

Economia

Deficit per 40 miliardi, spunta fondo “esclusi” dal Recovery Plan

Avatar

Pubblicato

del

Creare fin da subito il fondo ad hoc per le opere escluse dal Recovery. Mentre affina i numeri del nuovo quadro macroeconomico da presentare con il Def, il governo lavora in parallelo a chiudere anche il Piano di ripresa e resilienza da presentare in Europa e, tra le ultime novita’, sta valutando di finanziare grazie al “poderoso” scostamento che si appresta a chiedere alle Camere anche il fondo preannunciato da Daniele Franco per recuperare quei progetti pure validi ma che non hanno tutte le caratteristiche per essere approvati da Bruxelles nella cornice del Next Generation Eu. Il ministro dell’Economia si presenta di buon mattino con tutto lo staff a Palazzo Chigi, per esaminare ancora una volta calcoli e tabelle con il premier Mario Draghi, in vista del Consiglio dei ministri che varera’ il documento di Economia e finanza e la richiesta di nuovo scostamento previsto tra mercoledi’ e giovedi’. L’asticella dell’extradeficit che l’esecutivo conta di farsi autorizzare dal Parlamento si aggira attorno ai due punti e mezzo di Pil, qualcosa in piu’ di 40 miliardi: le risorse serviranno in gran parte per dare fiato alle attivita’ economiche ancora provate dalle chiusure anti-Covid con un decreto ‘Sostegni bis’, tutto per le imprese, che, nelle intenzioni, dovrebbe porre anche le basi per la ripartenza. Una parte del deficit aggiuntivo sarebbe invece dirottata a dare subito sostanza alla linea di finanziamento complementare al Pnrr, per non lasciare sulla carta progetti pure “meritevoli”, come li ha definiti qualche giorno fa il titolare dell’Economia, ma che non soddisfano tutti i criteri “stringenti” posti dalle regole europee. La lista delle proposte dei ministeri al momento sforerebbe di circa 30 miliardi il plafond dei circa 200 miliardi del Recovery. Una quota dell’extradeficit – ancora da stabilire e comunque non molto corposa – andrebbe quindi a creare questo Fondo degli ‘esclusi’, da rimpinguare e continuare ad alimentare nei prossimi mesi. L’elenco delle voci che finirebbero in questo fondo parallelo sarebbe ancora in via di definizione: di sicuro non si potranno includere nel Piano italiano le opere non fruibili entro il 2026, ma Bruxelles non vede di buon occhio nemmeno misure di spesa corrente e strutturale. La cifra definitiva dello scostamento ancora non e’ stabilita con esattezza, ed e’ in corso da giorni un forte pressing dei partiti – la Lega in particolare – perche’ si arrivi piu’ in la’ possibile, almeno a 50 miliardi. Ma il maxi-indebitamento va inserito nel quadro complessivo dei conti pubblici che gia’ dovra’ scontare un ritmo della ripresa ben piu’ contenuto di quanto si immaginava in autunno, quando il precedente esecutivo aveva stimato per il 2021 un Pil a +6% e un deficit in riduzione al 7%. La crescita 2021 tornera’ comunque col segno piu’, dopo la violenta battuta di arresto dell’anno del Covid, ma il perdurare dell’emergenza e le difficolta’ della campagna vaccinale nei primi mesi dell’anno costringeranno a rivedere al ribasso le previsioni: il Pil tendenziale dovrebbe essere fissato al 4,1% quest’anno e al 4,3% nel 2022 mentre il deficit potrebbe arrivare alla doppia cifra, attorno al 10%, per effetto del doppio scostamento. Ad accelerare la ripresa dovrebbe pero’ contribuire il nuovo Pnrr e un effetto positivo lo avra’ anche il prossimo decreto imprese che conterra’ nuove misure per il sostegno della liquidita’ e una ulteriore proroga delle moratorie sui prestiti (ancora oggetto di trattativa con Bruxelles), un nuovo round di contributi a fondo perduto e aiuti sul fronte dei costi fissi, in particolare per i settori piu’ colpiti. Proprio sull’abbattimento dei costi fissi per turismo e ristorazione si concentra parte dei circa 3mila emendamenti al decreto Sostegni 1: i partiti non hanno resistito al classico ‘assalto’ a un provvedimento che ha spazi per le modifiche di appena 550 milioni. Le correzioni comunque saranno decise dopo che sara’ definito il menu del Sostegni bis, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio.

Continua a leggere

Economia

Fisco, appena 25 miliardi degli 813 vantati sono incassabili

Avatar

Pubblicato

del

Il magazzino ‘monstre’ dei crediti non riscossi, che nel 2019 valeva 813 miliardi, è quasi del tutto irrecuperabile: il fisco infatti conta di incassarne solo 25,5 miliardi, appena il 3,43%. A certificarlo in una lunga analisi sull’impatto di questi crediti sulla contabilita’ pubblica e’ la Corte dei Conti che ricorda come il magazzino sia lievitato in gran parte per i tempi lunghi, prorogati di anno in anno, fissati per dichiarare definitivamente “inesigibili” i ruoli, una volta tentate tutte le strade della riscossione. Il governo, dopo un braccio di ferro della nuova maggioranza allargata proprio sulla “pulizia” di questo magazzino, tradotto in un mini-condono delle vecchie cartelle fino a 5mila euro, ha promesso una riforma della riscossione. La road map andra’ indicata dal ministero dell’Economia, con un documento da presentare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto Sostegni, quindi entro il 22 maggio. Per ora il tema, dicono i partiti, non e’ “in cima alla lista” delle priorita’ viste le scadenze tra Def, scostamento e decreto sostegni bis e presentazione del Recovery. Le nuove schermaglie quindi sono rimandate di qualche settimana, anche se la questione delle cartelle rischia di riaccendersi con gli emendamenti al decreto Sostegni, che vanno presentati entro lunedi’. Per affrontare la riforma della riscossione non si potra’, comunque, non partire dai numeri: quelli che riordinano i magistrati contabili sono quelli forniti ogni anno dall’Agenzia della Riscossione – la ex Equitalia – che deve indicare, ai fini della contabilita’ pubblica, la “valutazione del grado di esigibilita’” dei crediti iscritti a ruolo”. Ad essere piu’ difficili da recuperare, secondo il documento della Corte, sono Iva e sanzioni sulle imposte dirette (rispettivamente il 26,35% e il 25,62% nel 2019). Insieme a Irpef, Ires e le sanzioni sulle imposte indirette, queste sole 5 voci rappresentano il 77-78% dei crediti “inesigibili”. A zavorrare la macchina della riscossione sono pero’ i crediti i soggetti falliti, deceduti, nullatenenti o per cui si e’ tentata invano la riscossione, come ricordato piu’ volte anche in Parlamento dal direttore dell’Agenzia delle Entrate e della Riscossione Ernesto Maria Ruffini. Le chance di incassare, infatti, salgono al 20,4%, circa 9,5 miliardi su 46, per i crediti “relativi alle posizioni che si presumono di maggiore solvibilita’”. Sui soggetti falliti si stima invece un potenziale incasso del 3,81%, cioe’ 4,98 miliardi sui 130 miliardi di residuo. soggetti deceduti e alle ditte cessate, che registrano “percentuale di incassabilita’ del 2,72%”, quindi “2,77 miliardi” a fronte di un residuo di quasi 102 miliardi. Incasso zero viene stimato invece per quei soggetti nei confronti dei quali si e’ gia’ tentata invano, negli anni, una azione di riscossione e per i soggetti nullatenenti (che rappresentano circa altri 324 miliardi di magazzino). Nei 25 miliardi complessivi di potenziale “incassabilita’” la quota piu’ rilevante e’ rappresentata dai 9 miliardi e mezzo di possibili incassi dai soggetti piu’ solvibili (che hanno appunto debiti per 46,6 miliardi) e altri 8,2 miliardi dai piani di rate in essere (e non revocate).

Continua a leggere

Economia

Sky licenzia ancora, ora c’è un piano per mandare a casa altri 3.000 dipendenti

Avatar

Pubblicato

del

Lo avevamo detto qualche settimana fa. C’era un piano per duemila esuberi che sarebbe stato reso noto ai sindacati entro il 9 aprile. Purtroppo gli esuberi individuati da Sky per far fronte alle scelte assurde di un management di basso profilo (quello che è stato quasi interamente decapitato) che ha perso ogni sfida non sono di 200o dipendenti ma arrivano fino a tremila. Tutto nero su bianco nel piano quadriennale, dal 2021 al 2024, che prevede 2.500-3.000 uscite su 11mila addetti (5.000 dipendenti interni e 6.000 esterni). L’aspetto inquietante di questo piano è che a Sky dicono che tutti saranno mandati via senza fare ricorso ai licenziamenti ma sulla base di accordi consensuali. Perchè? Perchè vorrebbero conservare una buona reputazione.

La manifestazione di protesta degli ex tecnici dipendenti di società esterne che lavoravano a Sky tg24 già licenziati in questi anni

Nel  documento, presentato oggi da Sky ai sindacati del settore, con cui la società guidata da Maximo Ibarra punta a un risparmio complessivo da 300 milioni per far fronte alle sfide del nuovo scenario competitivo e alla concorrenza degli over the top, in ogni caso sono previsti 3mila dipendenti da mandare a casa. Oltre alla riduzione del 25% della forza lavoro complessiva, in generale il piano punta su digitalizzazione, semplificazione dei processi e maggiore centralizzazione del gruppo. Una sfida che però vede la concorrenza agguerrita di altri player importanti come Tim e Dazn, questi ultimi hanno tolto a Sky le partite della serie A che farà certamente tracollare il numero di abbonati della Pay di proprietà degli americani di Comcast.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto