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Esteri

Recuperato il corpo del combattente italiano Orsetti a Baghuz, milizie Isis spazzate via

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Our internationalist comrade was martyred in BaghouzLorenzo Orsetti (Tekoşer Piling) joined the ranks of Rojava’s defence forces from Italy in 2017. As an internationalist revolutionary, he took an active part in the struggle for freedom for a long time. Tekoşer Piling took his place in our internationalist units within YPG at the forefront of the resistance against Turkey’s invasion of Afrin. He played a significant role in the struggle for freedom, enduring all conditions with great determination.He also fought with great sacrifice and determination in the Jazira Storm campaign to oust ISIS from its final enclave in Deir al-Zour. Comrade Tekoşer played an active role in the TKP/ML-TİKKO international units during his time in the region, with a principled and determined stance that embodies the universal values of socialism.Comrade Tekoşer, who led an exemplary life through his devotion to the revolution, was martyred on March 18th during a conflict as part of operations against the last area occupied by ISIS.While commemorating all our international comrades who have fallen martyr in the Rojava revolution, we extend our deepest condolences to the family and friends of our fallen comrade.Nom de guerre: Tekoşer PilingName and surname: Lorenzo OrsettiDate and place of birth: 1986 – ItalyDate and place of martyrdom: March 18, 2019 – Deir al-ZourYPG Press Office | March 19, 2019

Pubblicato da YPG su Martedì 19 marzo 2019

Gli ultimi jihadisti dell’Isis e le loro famiglie sono stati cacciati oggi dall’accampamento allestito da piu’ di un mese nel sud-est della Siria, nella pianura di Baghuz, e si sono asserragliati vicino alla riva del fiume Eufrate, dove continuano a resistere all’offensiva delle forze curdo-siriane sostenute dagli Stati Uniti. Una battaglia che si combatte ferocemente, e nella quale ha trovato la morte l’italiano Lorenzo Orsetti, che aveva imbracciato le armi contro l’Isis nelle file delle forze curde proprio sul fronte di Baghuz. Il padre, Alessandro, stasera ha fatto sapere che – secondo alcune fonti sul campo – il corpo del figlio sarebbe stato recuperato: “I compagni curdi lo avrebbero riconosciuto”, ha detto durante l’assemblea al circolo Arci, nel quartiere di Rifredi a Firenze, organizzata dalla comunita’ curda in Toscana e dagli amici di Lorenzo per decidere le manifestazioni in suo ricordo. La volonta’ del giovane, aveva detto ieri il padre, era quella di essere sepolto in Siria: “Penso che accetteremo la sua decisione, anche se non avremo un corpo su cui piangere”. Quella di combattere contro l’Isis “e’ stata una scelta libera di Lorenzo, non era pagato da nessuno, non era un mercenario”. “Ci lascia la sua voglia di aiutare i piu’ piccoli, i piu’ deboli. Siamo orgogliosi di lui, molto orgogliosi, era un ragazzo d’oro, meritava di vivere molto di piu'”, ha ricordato in lacrime la mamma Annalisa.

Proprio l’Isis intanto non si da’ per vinto: Abu Bakr al Baghdadi “e’ vivo” e l’annuncio di Trump sulla sconfitta dello Stato islamico “e’ un’allucinazione”, ha attaccato nel primo messaggio dopo sei mesi il portavoce Abu Hassan al-Muhajir. Nella registrazione audio di 44 minuti pubblicata ieri dai network dello Stato Islamico si paragona tra l’altro quanto accade a Baghuz al massacro nelle moschee in Nuova Zelanda. Anche i vertici militari curdo-siriani in realta’ oggi hanno frenato ogni entusiasmo riguardo alla presunta vittoria finale contro l’Isis. “Abbiamo preso l’accampamento a Baghuz, ma la battaglia non e’ ancora finita”, hanno avvertito a piu’ riprese i portavoce delle Forze siriane democratiche (Sdf), piattaforma militare guidata dall’ala siriana del Pkk e che comprende anche componenti minoritarie siriane non curde. Migliaia di combattenti dell’Isis si erano rifugiati assieme ai loro familiari nelle pianure di Baghuz a febbraio, facendosi scudo dietro palazzi in macerie, veicoli distrutti e trovando rifugio in tunnel sotterranei. Moltissimi dei jihadisti sono di nazionalita’ caucasiche, asiatiche. Tra loro ci sono anche combattenti di varie nazionalita’ arabe e occidentali. A febbraio si era parlato insistentemente della possibile presenza tra i miliziani di ostaggi civili, tra cui stranieri, come il prete italiano Paolo Dall’Oglio, scomparso in Siria nel 2013. Ma finora non ci sono riscontri della presenza di Dall’Oglio e di altri ostaggi tra i jihadisti. Questi difendono ora una striscia di territorio lungo la sponda orientale del fiume Eufrate. Dall’altra parte del fiume ci sono truppe governative siriane e iraniane, ostili alla presenza di quelle curde e di soldati americani. Non e’ chiaro se e come i miliziani dell’Isis potranno fuggire dall’altra parte del corso d’acqua. Sia i curdi che gli americani accusano l’Isis di usare i civili come “scudi umani”, in particolare le donne e i bambini. Un gruppo di irriducibili, almeno 12, hanno scelto di darsi la morte facendosi saltare in aria con delle cinture esplosive rifiutando la resa.

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Cronache

L’ereditiera del Chivas si penta e confessa: ho aiutato una setta che rendeva schiave del sesso a disposizione di un guru donne in difficoltà

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“Volevo fare del bene ma ho sbagliato, disonorando la mia famiglia. Sono davvero pentita”: alla fine anche Clare Bronfman, la quarantenne ereditiera della storica distilleria canadese Seagram che produce il Chivas, si è dichiarata colpevole nello scandalo della setta Nxivm, che reclutava donne in difficoltà o alla ricerca di successo trasformandole in schiave del sesso per il suo guru Keith Reniere. Poco dopo, davanti ad una corte di New York, ha confessato anche la contabile Kathy Russell, 61 anni, ultima a cedere tra le donne che idolatravano e aiutavano il capo della setta.

L’attrice Allison Mack. Anche lei tra le schiave del sesso della setta

Tra loro pure l’attrice Allison Mack, nota per aver interpretato Chloe Sullivan nella popolare serie tv Usa legata alle avventure di Superman ‘Smallville’, in onda dal 2001 al 2011.

Il guru Keith Reniere. La setta Nxivm procurava per lui schiave del sesso

Questo significa che Reniere dovrà affrontare da solo il processo che lo attende il prossimo mese e dove rischia sino a 15 anni. La Bronfan è accusata di aver aiutato finanziariamente il gruppo, di aver protetto donne che vivevano illegalmente negli Usa per “lavori e servizi” non pagati, nonchè di aver commesso una frode con una carta di credito usata per conto di Raniere. Come parte dell’accordo raggiunto con l’accusa, la donna, che rischia oltre due anni di prigione nell’udienza fissata per il 25 luglio, ha pattuito una sanzione di 6 milioni di dollari. La sua fortuna, stimata 200 milioni di dollari, e’ legata all’eredita’ lasciatale dal padre filantropo, il miliardario Edgar Bronfman, ex presidente della Seagram, la piu’ grande distilleria del mondo, poi acquistata da industrie del calibro della PepsiCo, della Diageo e della Pernod Ricard. La Bronfan, ex campionessa di equitazione, era una delle seguaci più appassionate di Raniere e della sua Nxivm, una organizzazione basata nello stato di New York e fondata con l’apparente scopo di aiutare le donne a superare momenti difficili.

Clare Bronfman. La ereditiera canadese che si è pentita ed ha raccontato le schiavizzazioni sessuali della setta

In realta’, secondo l’accusa, sarebbe stata una copertura per un gruppo segreto che usava uno schema piramidale per sfruttare le adepte, sia sul piano sessuale che lavorativo. Al vertice gerarchico ci sarebbero stati proprio Raniere e Mack. Quest’ultima avrebbe creato un programma, chiamato The Source, che reclutava ragazze, in genere aspiranti attrici, destinate poi a subire una sorta di lavaggio del cervello e ad essere ricattate in vari modi. Erano costrette a diete ferree, ipocaloriche, perche’ a Raniere piacevano le donne magre, e poi venivano marchiate con le iniziali dello stesso Raniere nella zona pelvica, prima di soddisfare i desideri carnali suoi e di altri ‘master’. Il guru, che si definisce “attivista, scienziato, filosofo e filantropo”, aveva un harem ruotante di 15-20 partner sessuali. “Tutte consenzienti”, assicura lui respingendo le accuse.

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Esteri

Gilet gialli: tensione a Parigi. Scontri con la polizia e arresti

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HAPPENING NOW: French protesters march through Paris to drive home their latest message to the government: that rebuilding Notre Dame Cathedral isn’t the only problem the nation needs to solve. https://abc7.la/2Iu71rq

Pubblicato da ABC7 su Sabato 20 aprile 2019

 

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Esteri

Orrore a Feni, ragazza di 19 anni bruciata viva dopo aver denunciato le molestie sessuali

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Il calvario di una ragazza di 19 anni studentessa di una scuola islamica, bruciata viva dopo aver denunciato di aver subito molestie sessuali da parte del preside, sta scuotendo il Bangladesh, da settimane diviso tra proteste di piazza a sostegno dell’arrestato e il tentativo delle autorità di assicurare i colpevoli dell’omicidio alla giustizia. Il ministero dell’Interno ha annunciato 15 arresti: diversi adolescenti autori dell”esecuzione’ ma anche alcuni politici locali ultraconservatori. Ed è alta la tensione nel Paese, dove molte giovani donne preferiscono tacere piuttosto che denunciare violenze e abusi nel timore di ritorsioni da parte della società e delle stesse famiglie. Nusrat Jahan Rafi – riporta la Bbc – era di Feni, una piccola citta’ a 160 chilometri a sud di Dhaka e studiava in una madrasa, la scuola coranica. Il 27 marzo ha raccontato che il preside l’aveva chiamata nel suo ufficio, e l’aveva toccata ripetutamente in maniera ‘inappropriata’. Poi era fuggita per evitare il peggio. Poco dopo aveva deciso di denunciare l’accaduto alla polizia: drammatiche ore in un commissariato dove la giovane, invece di essere protetta dopo il trauma subito, e’ stata filmata da un agente con un telefono cellulare. Nel video, diffuso poi su qualche media locale, la giovane tenta di coprire il viso con le mani mentre l’ agente le chiede di toglierle e commenta il racconto dicendo che non si era trattato di “niente di grave”. Per il preside e’ scattato comunque l’arresto ma a Dacca e a Feni molta gente e’ scesa in piazza per chiedere il suo rilascio. Nonostante tutto, la ragazza si e’ presentata a scuola il 6 aprile per svolgere gli esami finali. Un’amica l’ha messa in guardia dal clima ostile contro di lei all’interno della scuola conducendola sul tetto con l’intenzione dichiarata di portarla al sicuro, ma li’, poco dopo, sono giunte alcune persone nascoste sotto un burqa che hanno chiesto a Nusrat di ritrattare le accuse e, quando lei si e’ rifiutata, le hanno dato fuoco. Il fratello, disperato al suo funerale, ha raccontato di avere accompagnato la ragazza a scuola, ma che non lo avevano lasciato entrare. Secondo quanto emerso dalla indagini, i responsabili avrebbero tentato di simulare un suicidio ma la ragazza, prima di morire in ospedale, dove era stata trasportata con ustioni sull’80 per cento del corpo, era riuscita a raccontare in ambulanza cosa era successo registrando un audio sul cellulare del fratello, denunciando i suoi aggressori. Tra questi, due studenti della scuola che avevano organizzato la protesta a sostegno del preside e altri adolescenti. La polizia ha rimosso dall’incarico l’agente che aveva girato e il ministro dell’Interno ha assicurato che “ogni persona coinvolta nell’omicidio sara’ consegnata alla giustizia”, ma intanto la famiglia della giovane ha fatto sapere di sentirsi abbandonata ed emarginata mentre sono in molti in Bangladesh a pensare ancora che a sbagliare sia stata la ragazza abusata.

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