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Recovery Italia inviato in Ue, esame attento per tutti

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Con il piano italiano di rilancio e resilienza , atteso in queste ore a Bruxelles, puo’ partire il conto alla rovescia per ottenere i primi fondi del Recovery. Serviranno due mesi al massimo per la valutazione della Commissione, e quattro settimane per l’ok del Consiglio Ecofin. Ma la presidenza portoghese vuole accelerare, ed ha gia’ indicato l’Ecofin del 18 giugno come la data per dare il via libera almeno ai piani arrivati per primi. Cio’ significa che, se venisse rispettata questa ambiziosa tabella di marcia, l’Italia potrebbe avere il suo anticipo da 25 miliardi di euro gia’ a luglio. In realta’ la Commissione europea gia’ da giorni cerca di frenare le aspettative degli Stati membri. Finora le sono arrivati meno di dieci piani nazionali, e il numero di pagine da analizzare si avvicina gia’ a 100mila. Una mole di lavoro a cui la task force dei 100 tecnici europei del desk Recovery promette di lavorare giorno e notte, ma senza garantire la tempistica. Gli Stati sostengono che la maggior parte del lavoro sia stata gia’ fatta, visto che la preparazione dei PNRR e’ avvenuta in stretta collaborazione con la Commissione. Bruxelles invece e’ convinta che il lavoro di valutazione andra’ fatto con estrema attenzione, probabilmente coinvolgendo ancora i governi su alcuni dettagli. Non sara’ infatti solo l’esame delle misure a portare via tempo agli esperti europei, ma soprattutto la loro traduzione in atti legalmente vincolanti. Dopo essersi infatti assicurata che i piani rispondono a tutti i criteri su investimenti e riforme, la Commissione dovra’ preparare per ogni piano nazionale una proposta per il Consiglio, che dovra’ approvarla entro quattro settimane. Dovra’ contenere non solo l’elenco degli interventi, ma anche il calendario con la scaletta degli obiettivi finali e di quelli intermedi, cioe’ quelle tappe che una volta raggiunte daranno diritto a chiedere nuove tranche di fondi. In pratica quello che Bruxelles dovra’ preparare e’ la ‘road map’ di investimenti e riforme a cui ogni governo sara’ vincolato per i prossimi sette anni. Per questo la task force, guidata dalla presidente Ursula von der Leyen, dai suoi vicepresidenti Dombrovskis e Vestager e dal commissario Gentiloni, vuole prendersi tutto il tempo necessario per evitare errori dovuti alla fretta. “L’importante e’ la qualita’, che vince sulla rapidita’”, ripetono da giorni i portavoce della Commissione. In ogni caso anche una volta tradotti in atti legali, i PNRR non sono necessariamente scritti nella pietra. Modificarli sara’ possibile – anche se non auspicabile, sottolineano fonti Ue – se lo Stato fara’ una richiesta ben motivata. Ad esempio, se si rendesse conto di non riuscire a rispettare l’ordine o i tempi delle misure, potrebbe chiedere di cambiare gli obiettivi intermedi. A quel punto la Commissione avrebbe completa discrezionalita’: potrebbe accettare di rinegoziare, oppure decidere di ritirare dal piatto la somma legata all’obiettivo che il governo non riesce a raggiungere. In casi estremi, potrebbe anche chiedere al Paese di restituire i fondi se si accorgesse che le misure non procedono come previsto dai patti. Questo potrebbe avvenire anche con l’anticipo del 15% che verra’ dato non appena i piani saranno approvati: dal momento che sara’ erogato sulla base di un progetto ancora da realizzare, qualora un governo prendesse i fondi e li spendesse ad esempio su altro, Bruxelles a fine anno potrebbe richiedere indietro l’intera cifra. A rendere ancora incerta la tempistica legata all’arrivo dei fondi c’e’ anche il problema della ratifica della decisione sull’aumento delle risorse proprie del bilancio Ue, cioe’ quelle garanzie necessarie alla Commissione per andare sui mercati a raccogliere i 750 miliardi del Recovery. Manca ancora l’ok di dieci Paesi Ue per completare il processo, e l’auspicio e’ che arrivi entro maggio.

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Conte, Letta e Speranza candidano Ventura in Calabria e scontenta le sardine

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Si completa in Calabria – a meno di ulteriori soprese – il quadro delle candidature alla presidenza della Regione. Dopo settimane di passione, Pd-5Stelle e Articolo 1, hanno deciso di puntare sull’imprenditrice Maria Antonietta Ventura, presidente di Unicef Calabria e del Cda del Gruppo Ventura che opera nel settore dell’armamento ferroviario. Cinquantatre anni, madre di due figli, sposata con Cosimo De Tommaso – sindaco di San Lucido, nel cosentino – la neo candidata si mostra subito entusiasta dell’investitura, ‘bruciando’ con una sua dichiarazione (“sono ancora frastornata e sto cercando di riprendermi. Ho accettato appena mi e’ stato proposto di candidarmi”), l’annuncio ufficiale affidato ad una dichiarazione congiunta di Giuseppe Conte, Enrico Letta e Roberto Speranza. I tre non nascondono le difficolta’ incontrate – su tutte quelle legate al consigliere regionale dem Nicola Irto – e parlano di “settimane di intenso e serio confronto con tutte le forze politiche e civiche” “che si riconoscono nella coalizione tra il centrosinistra unito e il M5S”. “La Calabria che si rialza dopo il Covid riparte da una candidatura unitaria di PD, M5S, Leu, Psi e Liste Civiche”, aggiungono. Neanche il tempo di prendere atto dell’accordo raggiunto, pero’, che gia’ iniziano le prime polemiche. Soprattutto per quella definizione di intesa “unitaria” con cui la nota ufficiale presenta la candidatura: di centrosinistra e con la sottoscrizione di Leu. E’ Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, a spiegare subito che cosi’ non e’: “Leu – dice – non e’ un soggetto politico e dunque non puo’ siglare alcun accordo politico od elettorale. Immagino che la firma di Speranza rappresenti il suo partito e cioe’ Art1. Per quanto ci riguarda Sinistra Italiana in Calabria sostiene la coalizione di Luigi de Magistris e Mimmo Lucano”. A stretto giro interviene anche Jasmine Cristallo, esponente calabrese delle Sardine, per dissociarsi politicamente da quello che definisce un “punto di sintesi al ribasso” dietro al quale “si nascondono lacerazioni profonde e vecchie logiche di potere”. In definitiva “uno schema perdente”. Ma il malumore serpeggia anche nel variegato mondo del Pd calabrese. Il segretario dei giovani democratici Mario Valente, su Facebook, parla di “sconcerto, di fronte ad un metodo che considero sbagliato, nella designazione di candidature e scelte politiche”. Ma mentre monta la polemica politica, Maria Antonietta Ventura va avanti per la sua strada e parla gia’ da candidata. “Immagino – dice – una Calabria piu’ semplice e fruibile per tutto, perche’ abbiamo le potenzialita’ per diventare il posto piu’ bello del mondo. Una terra che gia’ di suo e’ meravigliosa ma che deve diventare soprattutto vivibile, dove non deve essere tutto complicato. Qui da noi e’ complicato fare impresa, accedere in ospedale, portare i figli all’asilo, tutti temi sui quali si puo’ e si deve lavorare”. “E’ la personalita’ migliore per conciliare slancio nei valori e pragmatismo nell’azione” dicono di lei Conte, Letta e Speranza. Una proposta, la loro, che, spiegano “guarda alla Calabria che lavora e che lotta, che innova e costruisce un riscatto vero, oltre ogni retorica. Maria Ventura unisce il centrosinistra, il Movimento 5 Stelle e tutto il civismo che si ritrova nei valori della giustizia sociale, dello sviluppo sostenibile, del contrasto alla ‘ndrangheta, della sanita’ di eccellenza per tutti, dell’istruzione e della ricerca come priorita’ assolute”. Con Valente il quadro delle candidature in Calabria dovrebbe essere completo, dopo che anche il centrodestra ha confermato la candidatura del capogruppo alla Camera di Forza Italia Roberto Occhiuto. Gia’ in pista da mesi Luigi de Magistris, che tra i suoi competitor trovera’ anche quello che era l’alleato della prima ora, il geologo Carlo Tansi, che dopo la rottura con il sindaco di Napoli sembra fermamente intenzionato a candidarsi in prima persona. Italia viva, invece, correra’ da sola con la candidatura del senatore e sindaco di Diamante Ernesto Magorno.

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Von der Leyen dà l’ok al Pnrr

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Saranno gli studios di Cinecitta’, teatro di film celebri in tutto il mondo e kolossal, il palcoscenico scelto dal governo per suggellare il via libera dell’Unione europea al Recovery plan italiano. Il premier Mario Draghi ricevera’ martedi’ 22 la presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen sui set di via Tuscolana a Roma che puntano a diventare, grazie anche ai fondi in arrivo da Bruxelles, una nuova Hollywood europea. Accompagnato dall’ad di Cinecitta’, Nicola Maccanico, il premier scortera’ la presidente della commissione europea in un tour per teatri e set, partendo proprio dal mitico Studio 5 che fu di Fellini. Nuovi teatri di posa, piu’ grandi e piu’ efficienti oltre che sostenibili e green, un rafforzamento delle produzioni virtuali e delle attivita’ legate agli effetti speciali, la digitalizzazione dell’enorme patrimonio di foto, scenografie, film, insieme all’investimento sulle professionalita’ del futuro con scuole dedicate ai tanti mestieri del cinema e persino una enorme piscina per le riprese subacquee, sono i cardini del nuovo progetto al quale punta il governo. Fortemente voluto dal ministro della cultura Franceschini, che al rilancio degli Studios e al progetto di una Hollywood europea ha sempre creduto moltissimo, il rilancio di Cinecitta’ finanziato dal Recovery con 300 milioni di euro, vuole diventare – almeno nelle intenzioni del ministro Pd – un fiore all’occhiello italiano in Europa un po’ come e’ stato per Pompei. Avviato nel 2017, dopo il fallimento della privatizzazione dei vecchi studi, diventati Studios nella gestione Abete, la cittadella romana del cinema punta con questo nuovo investimento a rendere possibile il balzo che dovrebbe farla diventare davvero un super hub per la produzione cinematografica con una forte attenzione, viene sottolineato, “per l’ecosistema di produzione europeo”. E nello scenario futuro c’e’ anche l’operazione con Cassa Depositi e prestiti, annunciata lo scorso autunno dal ministro Franceschini, che permetterebbe alla cittadella del cinema di raddoppiare i suoi spazi con l’annessione di un grande terreno adiacente. Ma se Cinecitta’ e’ stata scelta come luogo simbolo dello sforzo italiano per una ripresa strutturale e’ anche perche’ insieme alla produzione ospita il Centro sperimentale di cinematografia: il progetto di rilancio dunque riguarda un’intera filiera a partire dalla formazione dei giovani talenti, sposando le intenzioni con cui e’ stato costruito il piano di aiuti europei. Famosa in tutto il mondo perche’ e’ qui che sono stati girati film storici come la Dolce Vita ambisce a rappresentare il nuovo ruolo che l’Italia vuole giocare puntando non piu’ solo sulla tutela e la conservazione ma anche sull’innovazione. E per farlo, non solo in ambito culturale, Roma ha bisogno che arrivino i 200 miliardi europei. Sono gia’ cinque i Paesi che hanno incassato il via libera di Bruxelles: ora tocca all’Italia, alla Germania e alla Francia che cosi’ – dopo il via libera dell’Ecofin – potranno ottenere la prima tranche di fondi gia’ a luglio. Per l’Italia si tratta di poter contare su una dote iniziale da 25 miliardi di euro e che dovra’ essere impiegata rispettando rigorosamente il cronoprogramma del governo.

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Conte alla stretta finale, lavora con Grillo su Statuto

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Giuseppe Conte e’ alla stretta finale dei lavori per il nuovo Statuto e della Carta Valori del Movimento che presentera’ al “popolo” 5 Stelle forse gia’ la prossima settimana. Lavora in raccordo con Beppe Grillo, che dovrebbe partecipare alla convention di presentazione della nuova organizzazione a 5 Stelle. Rincorso dalle indiscrezioni per una sua presenza a Roma per concordare le limature allo Statuto con il prossimo capo politico, il fondatore del Movimento e’ atteso nella Capitale nei prossimi giorni, anche per un preventivo e probabile incontro con il gruppo dei parlamentari, sempre piu’ sulle spine per le innovazioni attese dalla nuova organizzazione. Dopo le polemiche sul “ridimensionamento” del ruolo del Garante nel nuovo Statuto, arrivano pero’ i primi chiarimenti: fonti del M5s garantiscono che non ci saranno variazioni rispetto al vecchio Statuto su questo punto. Variazioni che non erano intervenute neppure nello Statuto uscito dagli Stati Generali M5s che avevano modificato la struttura della leadership. Insomma, se e’ vero che la linea politica non rientra tra i compiti affidati dallo Statuto al Garante, e’ anche vero che lo Statuto non lo ha mai previsto espressamente se non per il riferimento al fatto che “il Garante e’ il custode dei valori fondamentali dell’azione politica dell’Associazione” M5s. In attesa dell’annuncio, tuttavia, torna a farsi sentire Davide Casaleggio: “Il problema che vedo sulla votazione imminente, e’ quello della legittimita’, perche’ lo Statuto del M5S prevede che le votazioni vengano fatte e verificate da Rousseau. Immagino quindi potrebbero esserci diversi ricorsi” dice il presidente dell’associazione che torna a polemizzare con la nuova organizzazione 5 Stelle. E’ un “partito novecentesco” e “nell’ultimo anno ci sono stati diversi tradimenti di principi e regole che erano condivise da tutta la comunita’” attacca. Anche Alessandro Di Battista non cede alle lusinghe del M5s: “Vedremo… Giuseppe Conte sa perfettamente che io non mi convinco ne’ con le poltrone ne’ con le candidature. Mi si convince solo con una linea politica chiara, con proposte intransigenti”. Ma il giudizio politico sulle scelte dei sui suoi ex compagni di strada, e’ duro: “io non ho tradito la mia coscienza” mentre ” il M5s ha fatto un’operazione maquillage con la quale si tenta di nascondere una scelta scellerata” di sostenere il governo Draghi. E nemmeno e’ tenero con Luigi Di Maio: con lui, ha spiegato, “c’e’ ora una grande differenza di vedute e opinioni politiche”. Proprio Di Maio, tuttavia, sembra tornare a rivestire i panni da protagonista del Movimento. A margine del foro di dialogo italo-spagnolo a Barcellona, si e’ intrattenuto un’ora a colloquio con il segretario del Pd, Enrico Letta. Poi a sorpresa, dalla Spagna, si e’ collegato con un evento romano organizzato dalla sindaca e prossima candidata M5s, Virginia Raggi. Proprio le comunali continuano tuttavia a far discutere il M5s: l’ultima diatriba riguarda Napoli e la provincia, segnalata da Il Giornale che ha riportato alcune chat dei 5 Stelle locali. Vincenzo Presutto, senatore del M5S, ha attaccato il presidente campano della Camera, Roberto Fico. “Sei la terza carica dello Stato, la lealta’ dovrebbe essere un tuo valore” l’atto di accusa del senatore, rimasto scottato dall’assenza di senatori nella composizione del comitato elettorale, rappresentato solo da deputati.

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