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Recovery fund ed Europa, l’Italia post covid stretta tra Paesi frugali e leader di Paesi ipocriti

Angelo Turco

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Scusate, ma c’è qualcosa che non va.  No, no, intendiamoci: c.h.i.u.n.q.u.e. in Europa avanzi delle riserve nei confronti delle politiche di recovery che l’Italia si appresta a mettere in campo ha non solo il diritto di farlo, ma è meritevole di encomio. Le risposte finalmente documentate, finalmente argomentate del nostro Paese a tali riserve, costituiscono (costituirebbero) un passo avanti decisivo sulla via della trasparenza, della pertinenza, della coerenza. Il misero risultato degli “Stati Generali”, ai quali io pure avevo legato qualche speranza, rafforza l’esigenza di verifiche severe sul piano delle visioni, delle idee e della loro concreta fattibilità. Sul piano dell’accountability in materia di governamentalità: chi risponde a chi per le cose che ha fatto e, parimenti, per quelle che non ha fatto. La responsabilità politica va dichiarata ed esplicitamente assunta a tutto campo: voglio sapere a priori il senso e i contenuti del recovery. E se, per esempio, tra gli esiti durevoli sono incluse le buone pratiche innovanti: in materia ambientale, ad esempio, o in materia di equità sociale. E se, ancora, la giustizia territoriale continua ad essere una derisione storica e la “questione meridionale”, forse, è solo un’invenzione lessicale di Antonio Billia che ha sedotto qualche intellettuale di mente fervida. Faccende tutt’altro che retoriche, in un Paese dove un abitante della più ricca delle Provincie pugliesi, Foggia, può contare su un reddito che arriva a malapena ai ¾ di quello di cui gode un cittadino che viva nella Provincia più povera dell’Emilia-Romagna, vale a dire Ferrara. 

Mark Rutte. Il premier olandese è tra i leader dei cosiddetti paesi frugali

Questa riabilitazione della legge, afferrata nel duplice senso antico e nobile nella nostra cultura giuridica, quello di lex (la norma) ma altresì quello di jus (il diritto, la giustizia) vorremmo vederla a tutto campo: in termini di efficacia e trasparenza delle procedure, non meno che di congruità dei risultati. Intesi, questi ultimi, non come “promesse” da (genericamente) mantenere, ma come obiettivi da perseguire: chiaramente indicati, con modi e tempi di realizzazione. 

Bruxelles. Il premier Giuseppe Conte assieme a Merkel, Macron, Michel e Von Der Leyen provano a spiegare a Rutte la necessità di affrontare la crisi post covid in maniera veloce

E se le risposte italiane a queste salutari richieste non convincono, i nostri partners lo dicano, spieghino puntualmente perché non sono persuasi, e agiscano di conseguenza.

Tutto questo è giusto. Tutto ciò, resta. Io però sto parlando d’altro. Sto dicendo che c’è qualcosa di metodologicamente contorto nel fatto che si stia cercando si arrivare ad un accordo politico in ordine a densi contenuti economici, con uno schieramento pregiudizialmente avverso all’Italia composto da quattro Paesi UE, e cioè Olanda, Danimarca, Svezia, Austria, che nel loro insieme non fanno in un anno il PIL dell’Italia e la cui popolazione complessiva supera appena i 2/3 di quella dell’Italia.

Sono inquieto per la fragilità logica di un metodo che consente a quattro rispettabili ma modesti Paesi europei, presi singolarmente e nel loro insieme, di dettare la regola contabile dell’Unione, come se la partita doppia fosse “la norma” del Buongoverno. Ma sono inquieto altresì, ed ancor più, per un sistema che consente a Germania e Francia, i Pesi più grandi, ricchi e popolosi dell’Unione, di fare politica in modo alquanto ipocrita, sospetto, nascondendo la mano che, di volta in volta, getta il sasso. Che sia contro la Grecia o contro l’Italia, ha poca importanza. Quel che importa, invece, è che non si dice di avversare l’Italia, vale a dire un Paese senza il quale l’UE non regge un giorno, ma si recitano compunte giaculatorie esortative, tipo il  “siate buoni” del Natale pubblicitario. E nascondendosi dietro la foglia di fico che, a quanto pare, entra nei nuovi dizionari della vecchia Europa con il nome di “frugalità”. Già, dimenticavo: lo scialacquatore italiano raggiunge a malapena i ¾ del reddito medio di un probo austriaco, cittadino del più povero dei Paesi frugali.   

Angelo Turco, africanista, è uno studioso di teoria ed epistemologia della Geografia, professore emerito all’Università IULM di Milano, dove è stato Preside di Facoltà, Prorettore vicario e Presidente della Fondazione IULM.

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Latitante da 30 anni, si costituisce

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Un evaso si è costituito in Australia dopo 30 anni di latitanza: Darko Desic, questo il nome dell’uomo, era fuggito nel 1992, quando aveva 35 anni, e si e’ presentato domenica scorsa nel commissariato di polizia di Dee Why, una cittadina alle porte di Sydney, nel Nuovo Galles del Sud. Lo ha reso noto a polizia dello Stato, secondo quanto riporta la Cnn. Desic era riuscito a segare le sbarre della sua cella con una lama per seghetto e dalla notte del 31 luglio di quell’anno si era persa ogni traccia di lui. Secondo l’emittente 9News l’uomo era evaso perche’ non voleva essere estradato nell’allora Jugoslavia, dove all’epoca c’era la guerra civile. Sempre secondo 9News, in tutti questi anni Desic – che si faceva chiamare Dougie – e’ vissuto alla giornata lavorando come tuttofare. E sembra che recentemente dormisse all’aperto nelle dune di Avalon, sulle spiagge settentrionali di Sydney. L’uomo e’ stato arrestato e in una prima udienza gli e’ stata negata la liberta’ su cauzione: la seconda udienza si terra’ il 28 settembre. Nel frattempo, una residente di Dee Why, Belle Higgins, ha creato una pagina web di raccolta fondi per aiutare Desic e in sole quattro ore le donazioni hanno superato i 6.000 dollari australiani (oltre 3.700 euro).

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Facebook: Wsj, risposta social ad allarmi dipendenti debole

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Un cartello della droga in Messico, gruppi armati in Etiopia, traffico di esseri umani. I dipendenti di Facebook hanno lanciato l’allarme su come la piattaforma viene usata nei paesi in via di sviluppo. Ma in risposta hanno ricevuto poco o nulla, con il social che ha rimosso alcune pagine senza pero’ offrire una risposta adeguata ai problemi sollevati. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti interne a Facebook, secondo le quali la rimozione dei post o delle pagine non risolve il problema. “La priorita’” per Facebook e’ “mantenere gli utenti, aiutare i partner e, qualche volta, placare i governi autoritari, di cui Facebook ha talvolta bisogno per operare nei loro paesi”, afferma il Wsj citando documenti interni al social.

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Napoli, peccato perchè a Leicester si poteva anche vincere: grande Osimhen

Valeria Grasso

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Il Napoli conquista in rimonta un pareggio nella prima partita di Europa League in trasferta con il Leicester. Meritava di portare a casa il punteggio pieno per le tante occasioni avute ma non sfruttate a dovere: alla fine è stato bravo a rimontare i due gol di svantaggio. La sconfitta sarebbe stata ingiusta. Continua la serie positiva dei risultati della squadra di Spalletti, il Napoli dirà la sua anche in campo Europeo.
Insigne e Zielinski in campo dal primo minuto per un assetto che vede il Napoli schierato con il 4-3-2-1: in difesa Malcuit, Rrahmani, Koulibaly e Di Lorenzo davanti al portiere Ospina; centrocampo con la nuova coppia Fabian e Anguissa e il trio offensivo Lozano, Zielinski, Insigne dietro all’attaccante nigeriano Osimhen.

Parte bene il Napoli nei primissimi minuti e si rende pericoloso con Osimhen con un bolide da fuori area, respinge Schmeichel. Ma i padroni di casa non scherzano puntando sulla velocità e sulla forza fisica. Al 6’ Barnes arriva a tu per tu con Ospina che devia in corner e salva il Napoli. Nulla può al 9’ quando in una azione prorompente Barnes crossa al centro per Perez che di prima mette la palla in rete per l’1-0.
Prova a reagire il Napoli, a riprendere in mano le redini del gioco. Ma è importante non commettere errori banali a centrocampo e in difesa.


Al 14′ occasione su calcio piazzato per Insigne ma il pallone termina alto sopra la traversa.
Al 27′ occasionissima per Osimhen che con la sua immensa falcata brucia in velocità Evans: la sua apertura è per Malcuit che però non trova la porta.
Al 33’ una rimessa corta di Ospina poteva costare caro ma la difesa azzurra riesce a liberare. Inizia un tiro al bersaglio del Napoli che fallisce di seguito una serie di occasioni clamorose per il pareggio. Al 36’ Zielinski servito da Osimhen non riesce a spedire in porta da due passi; al 39’ è Insigne a sistemarsi la palla in area, ma il suo fendente è di poco a lato; al 41’ il tiro di Osimhen è fuori misura e al 44’ è Lozano a raccogliere in modo eccellente un cross di Malcuit ma Schmeichel si supera e respinge.
Incoraggianti gli ultimi 10 minuti del primo tempo del Napoli che appare arrembante ma al tempo stesso poco concreto: il risultato allo scadere dei primi 45’ vede il Napoli sotto di un gol. Tanti rimpianti e la speranza nella ripresa di riequilibrare il match.

Inizia di nuovo all’attacco il Napoli obbligato ad essere più efficace e preciso sotto porta, sterili i primi 15 minuti di predominio. Doppio cambio per il Napoli: fuori Lozano e Zielinski, dentro Politano ed Elmas.
Come spesso accade quando si sbagliano troppe occasioni e si ha davanti un avversario cinico… si rischia di soccombere. Viene annullato un gol al Leicester al 59’ per fuorigioco di Daka ma è il preludio al 2-0 che arriva al 64’ quando un errore azzurro a centrocampo spalanca la prateria a Iheanacho che apre su Barnes bravo a battere Ospina in diagonale.


Potrebbe abbattersi il Napoli ma così non è. Al 69′ azione nello stretto dei partenopei: lo scambio Fabian-Osimhen consente al nigeriano di andare in porta superando il difensore con una sorta di pallonetto per il 2-1
Al 74’ Spalletti si gioca la carta Ounas, esce Insigne. Più vivace la manovra del Napoli con Elmas e Ounas, gli azzurri ci credono e ci provano: meriterebbero senz’altro il pareggio. Gli azzurri si presentano spesso sotto porta ma faticano a finalizzare.
All’ 84′ fuori Anguissa e Malcuit, dentro Petagna e Juan Jesus. E all’87’ finalmente il faticato, voluto e sospirato pareggio: cross dalla destra di Politano, Osimhen salta più alto di tutti e agguanta il 2-2 per quello che resta fino al 95’ il risultato finale. ù

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