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Raid contro un bus a Napoli, frammenti di vetro sui passeggeri

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Raid sul bus C67 dell’Anm la linea che collega Scampia a Capodimonte, a Napoli. Lo rende noto l’Usb. Tutto e’ accaduto intorno alle 11 circa, in via Fratelli Cervi dove i passeggeri hanno avvertito il conducente che l’autobus era stato colpito da qualche corpo contundente. All’interno del mezzo, infatti, erano caduti frammenti di vetro, senza provocare feriti. Il conducente – fa ancora sapere Usb – giunto allo stazionamento di Scampia, che dista pochi minuti dalla zona in cui e’ avvenuto il raid, in pieno giorno, e’ sceso dal mezzo, ha verificato il danno e poi, come da procedura, ha richiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Sul posto e’ quindi arrivata una volante della polizia che ha certificato il danno. Il conducente sara’ costretto a riportare il bus in deposito e a produrre denuncia verso ignoti.

Adolfo Vallini. Esecutivo provinciale USB di Napoli

“Mentre le parole fanno a gara i fatti rimangono in panchina – afferma Adolfo Vallini dell’esecutivo provinciale USB- siamo stanchi di subire continui raid vandalici e aggressioni, in gioco c’e’ la sicurezza e l’incolumita’ dei lavoratori e utenti. Il progetto ‘linea sicura’, annunciato in pompa magna a inizio mese, resta una chimera, l’unica certezza e’ che tanto di giorno, quanto di notte sui mezzi pubblici la salute e’ a rischio”.

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C’è troppa gente per strada, conteremo migliaia di morti

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C’è troppa gente per strada. C’è troppa gente che circola inutilmente per strada. Non hanno da fare acquisti. Non hanno da fare commissioni di lavoro nei settori lasciati aperti dal Governo. Non sono dei poveri cristi che consegnano merce varia. Non sono dipendenti delle Poste che devono lavorare e consegnare corrispondenza. Non sono degli operatori ecologici (onore a questi lavoratori) che ci ripuliscono la città e da qualche settimana la sanificano pure (perchè prima non accadeva resterà un mistero come quelli di Fatima). Non son medici, infermieri o portantini. Insomma c’è troppa gente inutile che non ha nulla da fare e se ne va a zonzo per la città mettendo a rischio l’immenso lavoro fatto dalla stragrande maggioranza di cittadini che osservano le regole di distanziamento sociale e tutte le norme del DPCM oltre che le ordinanze regionali per frenare, fermare, contenere il contagio. Se questi idioti, questi sconsiderati non riescono a capire con le buone che oggi le regole sono quelle di restare a casa e uscire solo se ricorrono alcuni motivi, allora qualcuno deve prenderli per il collo e spingerli dentro le loro caverne (lo dico solo per affiliarli ai cavernicoli non per criticare le loro belle case). E allora, l’appello è alle forze dell’ordine tutte che stanno facendo un lavoro straordinario e che non finiremo mai di ringraziare. Mandate a casa questi imbecilli. Chiudete in casa questi criminali. Usate la legge e riducete al silenzio chi non rispetta le regole. Chi sta combattendo contro il coronavirus (non solo chi è al fronte, medici, infermieri, portantini etc etc etc) standosene a casa vuole che tutti osservino le norme del Governo, della Regione, del sindaco, delle autorità sanitarie. Non possiamo perdere questa battaglia contro questo nemico invisibile per colpa di chi, tra le nostre fila, ci spara addosso.

*Il video è relativo ad un servizio girato tre giorni fa. Nel frattempo in numero dei contagiati è salito, anche di parecchio. Siamo a 2500 circa il primo aprile. Ma resta un numero di contagiati in linea con quella che è una situazione gestibile dalla sgangherata sanità campana ridotta in macerie da 15 anni di tagli e mala gestione. 

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Cronache

Caro Enrico Mentana, che problemi hai con Napoli?

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Quando i sindaci dell’isola d’Ischia scrissero la prima ordinanza sensata d’Italia con cui chiudevano l’isola a chiunque arrivasse dalle zone rosse (Lombardia, Veneto e Cina ) dove si insinuava l’infezione da coronavirus, Enrico Mentana prese un articoletto  scritto in fretta e pubblicato sul suo giornale on line (non La 7), interpretò l’ordinanza come atto di razzismo e espose i primi cittadini firmatari al ludibrio pubblico con una scritta: La Vergogna. La classica scelta di pancia per stimolare gli istinti più biechi delle tifoserie opposte. Era il 23 febbraio, Mentana non aveva capito nulla della gravità della propagazione del contagio da coronavirus. Lui era fermo al “raffreddore un po’ più forte”. I sindaci di Ischia, invece, che avevano letto dello stato di emergenza proclamato dal 31 gennaio al 31 luglio dal Governo Conte, e che seguivano con preoccupazione quanto accadeva nel nord Italia, volevano semplicemente blindarsi non applicando le leggi razziali fasciste, ma seguendo le regole di distanziamento sociale consigliate dall’Organizzazione mondiale della sanità. Per Mentana sono norme razziste, forse. Poi sono passati due mesi. Poi sono morte 13155 persone per effetto del covid 19 e chissà quante altre ancora ne moriranno. Poi ci sono già quasi un milione di contagiati nel mondo. Poi ci sono Paesi come gli Usa che si preparano a subire perdite umane tra le 100mila e le 240 mila persone. C’è la Spagna messa in ginocchio, dove scelgono chi intubare e chi far morire. Poi c’è una pandemia. C’è l’Europa come costruzione politica che sta per saltare in aria per colpa del coronavirus. E Mentana, a quei sindaci che insolentì e insultò ingiustamente, non ha mai chiesto scusa. Quei sindaci di Ischia intendevano chiudere tutto (lo fece molti giorni dopo e ad epidemia in atto nel Paese il premier Giuseppe Conte ) per difendere una comunità isolana che non ha a portata di mano il Sacco di Milano o il Cotugno di Napoli ma un piccolo ospedale ridotto all’osso quanto a risorse umane ed apparecchiature elettromedicali. Così era, così è quell’ospedale. A ISchia avevano paura, a Ischia hanno paura del coronavirus e del contagio.

Enrico Mentana. Cavallo di razza del giornalismo italiano che ogni tanto ha delle défaillance quando parla di Napoli

Oggi Mentana ci ricasca. Forse inconsciamente, forse perché ha necessità  di stimolare la pancia della gente, forse perché sta facendo degli esperimenti sociali sulla competizione tra ormoni e neuroni, insomma sarà quel che sarà, ha pubblicato un altro articoletto. In questo articoletto scritto velocemente ricopiando alcune notizie di agenzie che rimasticano un servizio di Sky News sull’ospedale Cotugno e sulla efficienza dei medici napoletani, dal suo profilo facebook Mentana scrive: “A Napoli c’è anche una eccellenza”. L’eccellenza è o sarebbe il Cotugno. Ora si può accettare tutto. Si possono accettare critiche. Si possono sopportare anche errori ed omissioni nel racconto di Napoli. Ma a proposito di razzismo e stereotipi, diciamo che Enrico Mentana (giornalista giornalista, occorre sempre riconoscerlo) comincia a diventare anziano. Forse i carichi di lavoro diventano pesanti e gli orgasmi da social network diventano sempre più difficili da sostenere. Diciamo che cominciano a non essere più orgasmi giornalistici naturali ma qualcosa di davvero pompato, di innaturale. Diciamo che certe cose non sembrano essere frutto delle sue eccezionali doti giornalistiche (non c’è alcuna ironia, lui è davvero un maestro) ma figlie dell’assunzione di qualche pillola di viagra (viagra giornalistico, s’intende!) che gonfia a dismisura le prestazioni (le notizie) fino a farle diventare fasulle.

PS: In questo caso è il vestitino, l’abitino con cui si veste il pezzo che fa pena. Non il contenuto.

 

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Cronache

Lo Stato o è serio e affidabile o il rischio è che tra due (o più) litiganti il terzo (la mafia) gode

Catello Maresca

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Oggi ho letto una notizia che mi ha preoccupato. Anzi, ne ho lette più d’una che hanno avuto il medesimo effetto.
Un forte senso di disagio mi ha assalito già sentendo il governatore della Campania litigare con il ministro dell’Interno e dare sempre più l’immagine di uno Stato completamente allo sbando, creando una confusione ormai imbarazzante.
Pensavo, ad esempio, ai poveri poliziotti ad un posto di blocco nel centro storico di Napoli, chiamati a spiegare a qualche becero viandante la prevalenza di un’ordinanza rispetto ad un’altra, in un ormai complicatissimo equilibrio tra fonti del diritto.
Ho girato pagina alla disperata ricerca di una notizia che mi rasserenasse, almeno un po’.
Ed invece il mio già precario equilibrio psicofisico ha subito un altro colpo durissimo.
Mi sono imbattuto in un manifesto, una specie di proclama, una chiamata alle armi, sotto forma di padelle e cucchiarelle sbattute alle ringhiere. Un flashmob, promosso, a quanto riportato, dai detenuti delle carceri napoletane.

Antonio Bastone. Il narcotrafficante di Secondigliano che scrive lettere dal carcere di Poggioreale dov’è ristretto da un po’ di anni

Voglio essere chiaro subito, non ho niente contro i detenuti. Voglio solo che scontino la giusta pena, irrogata dopo un regolare processo, perché paghino per il danno procurato alle loro vittime, centinaia di persone perbene derubate, rapinate, violentate, drogate e uccise.
Solo questo vorrei, vorrei che il mio Stato, uno Stato serio e affidabile, assicurasse giustizia. A tutti e per tutti.
E vorrei che lo facesse con una reale funzione rieducativa, consentendo ai detenuti di ripagarsi le spese sostenute per la loro detenzione attraverso un sano e costruttivo lavoro nel carcere e, a certe condizioni per i soggetti meno pericolosi, anche fuori.

Il carcere di Poggioreale. Una foto di archivio di  Mario Laporta – Ag. Controluce – ITALY – Poggioreale Jail in Naples.

Vorrei che lo facesse assicurando condizioni di detenzione decenti, commisurate alla situazione di espiazione di una pena, ricordando agli “ospiti” che, comunque, non saranno mai come quelle di un albergo stellato.
Vorrei che i reclusi più pericolosi fossero messi in condizione di non nuocere più.
Vorrei che il personale tutto, dai direttori agli agenti della polizia penitenziaria, fosse gratificato per il lavoro svolto e che il loro impegno non fosse quotidianamente mortificato.
Vorrei in buona sostanza che ci fosse una vera strategia in un settore nevralgico, da troppo tempo trascurato. E che questa strategia si basasse su una profonda consapevolezza del fenomeno carcerario.
In questa situazione di emergenza, in particolare, vorrei che, invece di spingere per provvedimenti clemenziali senza criterio, si lottasse perché ci fossero strutture sanitarie interne adeguate, presidi utili e scelte ponderate.
Per garantire davvero la tutela della salute di tutti, stando ben attenti che in queste situazioni emergenziali si insinuano sempre, come la storia ci insegna, bieche dinamiche criminali.
I segnali sono già fin troppo evidenti. Il problema sanitario non ha certo cancellato le mafie, le loro modalità operative, i loro interessi che passano anche attraverso il carcere.
Tanti pericolosi delinquenti stanno già pensando a come approfittare  -anche ai danni dei loro stessi compagni di detenzione – della situazione.

Napoli, Italia – Il carcere di Poggioreale. Ph. Mario Laporta Ag. Controluce ITALY – Poggioreale Jail in Naples.

Sembra che ce ne siamo dimenticati.
Attenti alle mafie, loro non si sono ammalate, anzi sono ancora più forti e pericolose!
Il carcere è un mondo che va conosciuto e gestito con il giusto mix di fermezza, umanità e lungimiranza.
La criminalità organizzata ha sempre una strategia e la mette in atto, spesso rimanendo dietro le quinte ad attendere il momento propizio.
Le Istituzioni e gli uomini che le rappresentano devono essere capaci di prevenire le loro mosse prima che il problema scoppi in tutta la sua virulenza e diventi ingestibile.
Ecco, è questo che da uomo dello Stato mi aspetterei. O almeno che ci fossero comportamenti e risposte tranquillizzanti rispetto ad un generale grido di allarme.
E vorrei che queste scelte venissero davvero compiute, prima che sia troppo tardi e che il frastuono delle pentole sulle sbarre dei balconi non diventi tanto assordante da non poter più fare a meno di ascoltarlo.
Il rischio reale è che anche in buona fede si arrivi ad essere costretti ad adottare provvedimenti generali che favorirebbero ancora una volta la criminalità organizzata.

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