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Cronache

Radiografia delle mafie, la Dia la consegna al Parlamento: meno violenza ma più infiltrazioni nell’economia

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Da un lato meno azioni cruente e comportamenti in grado di provocare allarme sociale, dall’altro “la tendenza dei sodalizi mafiosi a una progressiva occupazione del mercato legale”. Lo registra la Dia nella relazione per il primo semestre 2021. Calano gli omicidi di tipo mafioso, da 9 del I semestre 2020 a due, e le associazioni di tipo mafioso, da 77 a 57. E la propensione a inquinare l’economia legale trova conferma nell’incremento delle segnalazioni di operazioni sospette, 49.104 nel I semestre 2019, 54.228 nel I semestre 2020 e 68.534 nel semestre 2021, e delle interdittive antimafia, rispettivamente 279, 384 e 455.

Il dato – sottolinea la Direzione investigativa antimafia nella relazione al Parlamento per il primo semestre 2021 – e’ indicativo della sempre maggiore attenzione posta sulle possibili infiltrazione nelle procedure di gara ed appalti, ma rivela anche come “nonostante negli ultimi due anni si sia verificato un inevitabile rallentamento delle attivita’ imprenditoriali a causa della pandemia appare sempre maggiore l’interesse delle organizzazioni criminali per l’accaparramento di commesse ed opere pubbliche”. “L’immediata disponibilita’ dei capitali illecitamente acquisiti dalle mafie potrebbe incidere, mediante le attivita’ di riciclaggio, sulla capacita’ dei sodalizi di inquinare l’economia e di infiltrare la pubblica amministrazione per intercettare le risorse pubbliche immesse nel ciclo produttivo”, sottolinea la relazione: il periodo “permane connotato dal perdurare della pandemia da Covid-19” e l’analisi sull’andamento della delittuosita’ “continua a mostrare come le organizzazioni criminali si stanno muovendo secondo una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio. Quest’ultimo fattore e’ ritenuto, infatti, elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza”. Con la leva della corruzione, “i sodalizi continuerebbero a consolidare una rete di relazioni utilitaristiche volte ad infiltrare le amministrazioni locali per agevolare le assegnazioni di lavori e forniture di servizi garantendosi in definitiva sia il controllo del territorio, sia l’ampliamento del consenso sociale” anche con il compiacente aiuto di professionisti e pubblici funzionari infedeli della cosiddetta ‘area grigia’. Inoltre, “la distribuzione di posti di lavoro unita alla gestione di contratti e forniture permette infine di ‘fidelizzare’ un significativo numero di persone ingigantendone il legame originato dal bisogno in particolare in quei territori che maggiormente soffrono la crisi”. Tale quadro, impone di continuare nella lotta contro la criminalita’ organizzata con particolare attenzione all’aggressione dei beni illecitamente accumulati. Nel primo semestre del 2021 sono stati confiscati a soggetti organici e collegati a vario titolo a gruppi mafiosi beni per 129 milioni e 307mila euro. Nello stesso periodo sono stati effettuati sequestrati per un valore di 93 milioni 771 mila euro.

Camorra: altarini, murales e social network

Non solo altarini e murales: “e’ sempre piu’ frequente l’uso dei social network per condividere messaggi testuali e frammenti audiovisivi espliciti di ispirazione camorristici”. Il dato e’ sottolineato nella relazione della Dia per il primo semestre 2021, che rileva come “forte e’ il rischio che l’identita’ mafiosa possa prendere il sopravvento anche attraverso la credibilita’ e l’autorevolezza del profilo social che esalta e diffonde la reputazione criminale del soggetto con lo status di uomo di camorra”. “L’esistenza di uno stretto legame tra gruppi in un’unica alleanza – spiega la relazione – viene sempre piu’ spesso dimostrato dai post sui social. Attraverso fotografie e post gli affiliati alle organizzazioni criminali ostenterebbero infatti l’appartenenza al gruppo e commenterebbero le azioni di fuoco”. Cosi’, “l’esaltazione del potere criminale del proprio gruppo unita alla pratica diffusa dell’ostentazione ricorrente fornirebbero un chiaro quadro della perversa sottocultura mafiosa con cui la camorra tenta di imporre la propria affermazione sul territorio”. “In questa dimensione socio-culturale – rileva la relazione – non vanno sottovalutati i fenomeni di violenza urbana ad opera di bande che soprattutto nel territorio partenopeo tentano di inserirsi nelle logiche della spartizione delle piazze di spaccio e delle estorsioni. Nel semestre e’ stato anche rilevato un numero di rapine nei confronti dei rider aggrediti nei diversi quartieri napoletani”. La camorra si fonda su “stabili equilibri criminali”, consolidati nel tempo, in cui sono ammessi gruppi criminali minori, ma in una condizione di coordinata coabitazione con i principali grandi cartelli: la relazione della Dia conferma la “strutturazione organizzata” in un vero e proprio “‘sistema’, basato su stratificati e complessi livelli decisionali, su una struttura criminale consolidata sul territorio e dotata di un direttorio per la gestione e il coordinamento dei gruppi subordinati”. In questo contesto, gli omicidi “apparirebbero collegati a dinamiche di epurazione interna finalizzate alla prevenzione di qualunque tentativo di alterazione degli assetti gia’ definiti”.

Mafie: interesse per nuove opportunità Nft e criptovalute

Le consorterie criminali sono interessate “alle piu’ moderne tecnologie e in particolare a tutti gli strumenti che permettono un rapido e invisibile passaggio di denaro” testimoniato dal ricorso “a pagamenti effettuati con criptovalute quali i Bitcoin e piu’ recentemente i Monero che non consentono il tracciamento e sfuggono al monitoraggio bancario”. Lo sottolinea la Direzione investigativa antimafia in un passaggio della relazione al Parlamento per il primo semestre 2021. La relazione cita, come “nuove minacce in tema di riciclaggio” anche le procedure degli Nft, “non fungible token”, “allorquando potrebbero essere volte a nascondere la provenienza illecita dei capitali utilizzati per le transazioni”. Tali pratiche – evidenzia la Dia – si svolgono “in un ambito non ancora normato e per il quale non sono previsti obblighi puntuali in capo ai suoi attori (operatori/utenza)” e “potrebbero agevolmente costituire una nuova ed appetibile opportunita’”.

 

‘Ndrangheta:  oltre cocaina, si punta a espandere modello criminale

“Silente ma piu’ che mai viva nella sua vocazione affaristico-imprenditoriale”: senza abbandonare il ruolo di leader nel traffico internazionale di cocaina, “potrebbe tentare una ulteriore espansione dei propri affari illeciti anche attraverso possibili mutamenti degli equilibri criminali con sodalizi di diversa matrice”. La ‘ndrangheta viene descritta cosi’ dalla Dia nella relazione al Parlamento per il primo semestre del 2021, in base agli ultimi risultati investigativi. Secondo la Dia, va tenuta in conto anche “la capacita’ delle consorterie criminali calabresi di relazionarsi con quell’area grigia di professionisti e dipendenti pubblici infedeli che costituiscono il volano per l’aggiudicazione indebita di appalti pubblici” e “la diffusa corruttela interverrebbe sulle dinamiche relazionali con gli enti locali sino a poterne condizionare le scelte ed inquinare le competizioni elettorali”. La relazione registra pero’ anche “una significativa inversione di tendenza” con il “quasi inedito fenomeno delle collaborazioni”, non solo all’interno dei sodalizi ma anche e soprattutto nei contesti sociali dove l’assoggettamento e l’omerta’ sono fattori fortemente radicati sul territorio.

Camorra, il clan dei Casalesi operativo grazie a imprenditori

I capi sono tutti in carcere, molti esponenti di spicco sono diventati collaboratori di giustizia, eppure la camorra casertana, grazie anche all’arruolamento di nuove leve, e’ pienamente operativa, e cio’ perche’ e’ sempre attiva “l’area grigia” formata da imprenditori e funzionari pubblici che hanno permesso ai clan per decenni di radicarsi in modo profondo sul territorio. Lo dice a chiare lettere, nella relazione semestrale riferita al periodo gennaio-giugno 2021, la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) che ha illustrato il rapporto in Parlamento. “L’attivita’ dei clan dei Casalesi – si legge – continuerebbe a sussistere grazie a quegli imprenditori da sempre abituati ad avvalersi della mediazione dell’organizzazione criminale e dei consistenti capitali illeciti investiti nelle attivita’ imprenditoriali dai sodalizi che in tal modo governerebbero direttamente ed indirettamente alcuni processi economici, interferendo spesso pesantemente anche nei meccanismi decisionali della pubblica amministrazione. Le piu’ recenti attivita’ investigative – prosegue la relazione – confermerebbero, infatti, l’elevata capacita’ di penetrazione nella cosa pubblica della criminalita’ casertana e in special modo quella riconducibile al cartello dei Casalesi al fine di inserire proprie aziende in comparti strategici come quelli della grande distribuzione, del ciclo dei rifiuti e della raccolta delle scommesse. Non di rado imprenditori collegati alla criminalita’ organizzata interagirebbero direttamente con funzionari infedeli della pubblica amministrazione in una prospettiva di comune profitto, specialmente negli appalti per la realizzazione delle grandi opere”. Tra le cosche piu’ attive quelle che compongono la cosiddetta “federazione” dei Casalesi, quasi tutte a base familiare e strutturate in modo da avere sempre un reggente e referenti nei vari comuni. Tanto il clan Schiavone e quello facente capo a Bidognetti sono infatti attivi grazie a nuove leve a affiliati di secondo piano, e si occupano in particolare di estorsioni, mentre il clan Zagaria continua ad avere interessi piu’ marcatamente imprenditoriali, come dimostra l’indagine del 2021 sul controllo di molti supermercati tra Caserta e Napoli da parte dei nipoti di Michele Zagaria; attivo anche il clan facente capo una volta ad Antonio Iovine, oggi collaboratore di giustizia, che sarebbe attualmente controllato, dice la Dia, da due fratelli. Se i Casalesi sono operativi soprattutto nel comprensorio agroaversano e sul litorale tramite i La Torre-Fragnoli, nelle altre zone della provincia continuano ad operare clan storici come i Ligato (area di Pignataro Maggiore), gli Esposito (zona Sessa Aurunca e Cellole), i Del Gaudio (Santa Maria Capua Vetere e dintorni), i Massaro (San felice a Cancello e Arienzo) e soprattutto i clan Belforte e Piccolo, entrambi attivi a Marcianise e nei comuni limitrofi, come Maddaloni e il capoluogo Caserta; proprio qualche giorno fa sono state arrestate le “nuove leve” dei Piccolo.

Mafia: Messina Denaro figura carismatica e punto riferimento 

Matteo Messina Denaro e’ ancora “la figura criminale piu’ carismatica di cosa nostra e in particolare della mafia trapanese”: “nonostante la lunga latitanza egli resterebbe il principale punto di riferimento per far fronte alle questioni di maggiore interesse che coinvolgono l’organizzazione oltre che per la risoluzione di eventuali controversie in seno alla consorteria o per la nomina dei vertici di articolazioni mafiose anche non trapanesi”. Lo sottolinea la Direzione investigativa antimafia nella relazione al Parlamento per il primo semestre 2021. Tuttavia benche’ “u siccu” continui a beneficiare della fedelta’ di molti sodali, negli ultimi anni sarebbe cresciuto “uno strisciante malcontento in alcuni affiliati”, si legge nella relazione: “insoddisfazione connessa con le problematiche derivanti dalla gestione della lunga latitanza peraltro resa difficile dalle costanti attivita’ investigative che hanno colpito in larga parte la vasta rete di protezione del boss”.

(Nella foto il capo della Dia, Maurizio Vallone, intervistato da Paolo Poggio di Rai News 24)

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Bimbo 7 anni morto nel Senese, caduto quattro giorni prima

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Saranno i risultati dell’autopsia, disposta per lunedì prossimo, a dare i primi riscontri sulle cause della morte di un bambino di 7 anni a Castiglione d’Orcia (Siena), che ha perso la vita dopo aver accusato un improvviso malore, accusando un forte dolore alla testa ieri mattina. La salma, all’obitorio dell’ospedale Le Scotte di Siena, rimane a disposizione della procura che ha aperto un’inchiesta. I carabinieri nelle ore immediatamente successive all’accaduto hanno effettuato un sopralluogo all’interno dell’abitazione del bambino. Tra i fatti che dovranno essere verificati ci sarebbe anche la ricostruzione della dinamica di una caduta a terra da parte del piccolo, episodio che risalirebbe a quattro giorni prima e che viene tenuto in considerazione. Intanto la piccola comunità della Val d’Orcia è rimasta particolarmente sconvolta da quanto accaduto. “Sono giorni molto tristi, tristissimi per la nostra comunità – ha detto il sindaco Claudio Galletti – L’Amministrazione comunale, nell’esprimere la propria vicinanza, manifesta la propria disponibilità nel sostenere per quanto possibile la famiglia”.

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Troppi debiti, coop suocera Soumahoro in liquidazione

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Liquidazione coatta per la Karibu, schiacciata da una montagna di debiti, e scioglimento per il Consorzio Aid, a causa di “irregolarità non sanabili”. Il colpo di grazia per le due cooperative di Latina dei familiari del deputato Aboubakar Soumahoro arriva proprio nell’Aula di Montecitorio, dove l’ex sindacalista dei braccianti è entrato meno di due mesi fa, dalla voce del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Che si dice pronto a passare dalle parole ai fatti, nominando “i liquidatori”. E mentre la Procura di Latina si appresta a chiudere le indagini, i sindacati si rivolgono al prefetto: faccia avere ai lavoratori gli stipendi che gli spettano. Il ministro, nel corso del question time, ha messo in fila tutti i dati raccolti finora dai ministeri sulla vicenda che vede protagonista la suocera del deputato, Marie Terese Mukamitsindo, unica indagata per truffa aggravata, false fatturazioni e malversazioni di erogazioni pubbliche. E anche al netto delle indagini giudiziarie, il quadro è fosco. Tanto per cominciare c’è il Viminale, che ha informato che la Prefettura di Latina “negli anni dal 2017 al 2019, a seguito di 22 ispezioni, ha applicato circa 491 mila euro di sanzioni” alla Karibù; tra il 2018 e il 2022 invece gli ispettori hanno fatto visita 32 volte alla Aid, “e sono state comminate sanzioni per un ammontare complessivo di circa 38 mila euro”. C’è poi il faldone del Ministero del Lavoro, con 20 richieste di intervento e l’attivazione della “procedura conciliativa” per riconoscere gli stipendi non versati. E’ all’Ispettorato del Lavoro pontino infatti che ormai da mesi fanno la spola gli ex lavoratori, battendo cassa con le coop. Ieri, per esempio, è stato raggiunto un accordo per restituire a una lavoratrice circa 20mila euro di buste paga non saldate; giorni fa un’altra s’è vista riconosciuti 8mila euro. E c’è, infine, il capitolo relativo al ministero di Urso stesso, il Mimit, che vigila sulle cooperative e che ha subito inviato gli ispettori. Da Aid hanno bussato il 28 novembre e hanno trovato “irregolarità non sanabili nel merito all’assenza di un reale e autentico scambio mutualistico e l’assenza di partecipazione dei soci alla vita democratica e alle decisioni dell’ente”. Inoltre, ha spiegato ancora il ministro, “è stata accertata la natura di cooperativa e non di consorzio” perché “non risulta espletare attività di coordinamento di cooperative collegate”. Aid va dunque sciolta, è la conclusione degli ispettori. Per quanto riguarda Karibu, in prima battuta gli ispettori del Mimit hanno trovato i locali chiusi. E’ partita una diffida e solo a quel punto sono riusciti ad avere accesso alle carte. “Si è conclusa ieri l’istruttoria, culminata con la proposta di messa in liquidazione coatta amministrativa per eccessivo indebitamento. Mi appresto dunque a nominare i commissari liquidatori”, ha concluso Urso aggiungendo che anche dal suo ministero “risultano aiuti concessi dal Fondo di garanzia per le Pmi per un totale di circa 55 mila euro per il 2020 e circa 55mila euro per il 2021”. Un rigagnolo rispetto al fiume di circa 60 milioni di euro in totale che sarebbe arrivato nelle casse delle due cooperative in circa vent’anni di attività. E la sola Karibu avrebbe un debito con l’erario di circa un milione di euro. Un flusso di denaro che ora è sotto la lente della Guardia di Finanza, per capire se parte di quei fondi sono stati dirottati altrove e non nelle tasche dei dipendenti. Al sindacato si sono rivolti in 26, per un totale di circa 400 mila euro di buste paga non saldate. Le coop si sono finora difese sostenendo di essere a loro volta ‘vittime’ dell’insolvenza degli enti locali, e per questo non sarebbero riuscite a pagare gli stipendi. Motivo in più, il ragionamento della Uiltucs di Latina che dalla scorsa estate ha preso la difesa dei dipendenti, per sedersi tutti attorno a un tavolo e dare ai lavoratori il dovuto. Oggi il segretario provinciale Gianfranco Cartisano ha scritto ufficialmente al prefetto perché convochi urgentemente tutti gli enti, tra cui i Comuni di Latina e Roccagorga e la Regione Lazio, che “hanno attivato progetti a favore” delle due cooperative, che peraltro utilizzavano, si legge, “in maniera promiscua il personale a prescindere dalla stazione appaltante e dal progetto interessato”. Tutti gli stipendi non pagati ai lavoratori, chiede il sindacato, vengano saldati con la modalità della sostituzione del pagamento.

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Maltrattamenti su minori, confermate misure cautelari per suore

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Il Tribunale del Riesame ha confermato i diviedi di dimora emessi dal gip di Napoli nei confronti di tre delle quattro suore ritenute dalla Procura di Napoli coinvolte nei maltrattamenti ai danni di alcuni bambini ospitati dell’Istituto religioso ischitano di Santa Maria della Provvidenza, a Casamicciola. Si trova invece agli arresti domiciliari la suora – che in un video la si vede schiaffeggiare un bimbo i 4 anni e anche il fratellino di otto – nei confronti della quale il giudice aveva disposto il carcere. Si tratta di suor Marie Georgette Rahasimalala, 55 anni, originaria del Madagascar, rintracciata dai carabinieri a Roma. Nei giorni scorsi il gip Federica De Bellis le ha concesso di poter essere ai arresti in un istituto religioso della Capitale. Le misure cautelari emesse su richiesta della sezione “Fasce Deboli” della Procura di Napoli (coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone) sono state notificate dai militari dell’arma alle consorelle indagate lo scorso 16 novembre.

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