Collegati con noi

Esteri

Putin lusinga Biden, ‘un esperto, altro che Sleepy Joe’

Avatar

Pubblicato

del

Vladimir Putin cavalca l’onda del summit all’indomani del suo faccia a faccia “costruttivo” con Joe Biden e lusinga “l’esperto” presidente americano, anche se il Cremlino continua a provocare sull’oppositore Alexei Navalny. Il leader Usa invece tira il fiato e si rituffa nella stagnante agenda domestica dopo un summit che ha suggellato una lunga settimana in Europa, il suo esordio presidenziale sul palcoscenico globale, dove ha ricompattato le democrazie occidentali – tra G7, Nato e Ue – togliendo a Putin spazi di manovra per sfruttare le divisioni tra alleati ma offrendogli anche un tavolo alternativo per allentare il soffocante abbraccio della Cina. Manovre che gli hanno permesso di incassare in casa anche il tacito consenso dei repubblicani, dopo le accuse della vigilia sui rischi di legittimare un autocrate, con cui comunque Donald Trump aveva flirtato apertamente tra sorrisi e pacche sulle spalle. Cosi’, mentre i media dei due Paesi promuovono i rispettivi leader e analizzano luci e ombre dell’evento, i piccoli progressi fatti e le grandi divergenze rimaste, il presidente russo si affretta a tenere viva la fiamma di speranza accesa dal vertice di Ginevra: “Siamo pronti a continuare questo dialogo nella stessa misura della parte americana”, ha assicurato lo zar, anche se per ora non sono previsti altri incontri tra i due leader. “L’incontro e’ stato molto amichevole e ci siamo capiti sulle questioni chiave”, ha ribadito, prima di lodare Biden smentendo il ritratto di anziano appannato che ne fanno la stampa russa e a volte americana, nonche’ Donald Trump col suo nomignolo di ‘Sleepy Joe’. “E’ un’immagine che non ha niente in comune con la realta’”, ha garantito, sottolineando che il presidente americano ha affrontato “lucidamente” e “brillantemente” il summit nonostante il lungo viaggio e il jet leg. “Biden e’ un professionista e bisogna stare attenti quando si lavora con lui perche’ non gli sfugge nulla”, lo ha adulato. Del resto i due sono passati dalle offese (“killer”, “macho”) ai complimenti. Anche il Cremlino ha fatto da cassa di risonanza a Putin, definendo il vertice come “alquanto positivo”, a dispetto delle basse aspettative iniziali. Ma sui diritti umani e sui dissidenti resta un abisso. Con tanto di scherno: a Navalny, ha osservato il portavoce Dmitri Peskov, potrebbe essere permesso di andare negli Stati Uniti solo “se si scoprisse improvvisamente che e’ un cittadino americano e lavora per i servizi segreti” di quel Paese, “o meglio, se verra’ confermato ufficialmente dagli americani”. Un’accusa che il Cremlino gli muove da tempo. Gli unici passi avanti per ora sono il ritorno dei rispettivi ambasciatori e soprattutto l’avvio di negoziati per il rinnovo del New Start, con la dichiarazione congiunta contro la possibilita’ di una guerra nucleare. Una mossa apprezzata anche da Pechino, che si e’ detta “disponibile a dialoghi bilaterali o nell’ambito della P5”, il club dei cinque Paesi con piu’ testate al mondo. Il primo vero banco di prova comunque saranno i cyber attacchi, dopo che Putin ha respinto ogni responsabilita’ e Biden gli ha consegnato una lista di 16 infrastrutture critiche che devono restare off limit da ogni forma di attacco: si misurera’ prima di tutto su questo la volonta’ di Putin di mantenere il dialogo. Sull’Ucraina Putin si e’ limitato a richiamare gli accordi di Minsk ma il patto tacito con Biden sembra congelare l’ingresso di Kiev nella Nato in cambio di un allentamento delle tensioni al confine. Nessun dettaglio invece su dossier regionali come Siria, Libia, Iran, Corea del Nord e Afghanistan. Entrambi i leader comunque hanno dettato pragmaticamente le loro “linee rosse” in un clima di rispetto reciproco ed ora sperano che il dialogo tenga per avere relazioni “stabili e prevedibili”. “Non e’ una questione di fiducia, ma di interesse personale”, ha sintetizzato Biden. “Non c’e’ felicita’ nella vita ma solo un miraggio all’orizzonte, quindi godiamocelo”, gli ha fatto eco Putin citando Tolstoj e sperando che quell’orizzonte non svanisca troppo presto.

Advertisement
Continua a leggere

Esteri

Brasile, bimbo di 2 anni ucciso in una sparatoria tra gang

Avatar

Pubblicato

del

Un bambino di due anni e’ morto nella notte tra sabato e domenica a Barra Mansa, comune dello Stato brasiliano di Rio de Janeiro, in seguito a una lite con armi da fuoco, probabilmente tra componenti di gang rivali: lo riferiscono oggi i media locali. Ycaro Miguel Sigiliao dos Santos era in strada con i suoi genitori e altri bambini quando un uomo si e’ avvicinato a un altro gruppo e ha iniziato a sparare. Il piccolo e’ stato colpito alla testa ed e’ arrivato in ospedale ormai senza vita. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, gli spari erano diretti a un 21enne identificato come Anderson Leite Antero Miranda, che e’ stato a sua volta colpito ed e’ deceduto in seguito alle gravi ferite riportate. Sul caso stanno indagando le forze dell’ordine, che stanno anche cercando di identificare l’autore del delitto.

Continua a leggere

Esteri

Miami, quasi cento morti nel crollo di un palazzo: estratta l’ultima vittima

Avatar

Pubblicato

del

Se ne è parlato poco. A spizzichi e bocconi. Se ne è parlato a gettoni, quasi a voler diluire la tragedia. Una tragedia di proporzioni enormi nei civilissimi Usa passata quasi in cavalleria. Ieri l’ultima vittima del crollo del palazzo a Miami è stata estratta dalle macerie ed identificata a più di un mese dal crollo di un palazzo. Il bilancio delle vittime di quel crollo è di 98 morti. L’ultimo morto estratto è Estelle Hedaya, 54 anni. Il suo funerale si terrà domani. Subito, presto presto. Anche questo un modo per seppellire quanto successo e quasi fingere che nulla sia accaduto. Certo ci sono inchieste, indagini, accertamenti tecnici. Però a Miami un mese fa, nel crollo di un palazzo, sono morte 98 persone.

Continua a leggere

Esteri

Saied, il populista paladino degli anti-sistema

Avatar

Pubblicato

del

Saied presidente Tunisia

Da professore di Diritto costituzionale con poca esperienza politica a leader conservatore, paladino degli anti-sistema, pronto a trascinare la Tunisia in una nuova crisi politica. L’ascesa del presidente Kaies Saied e’ iniziata quando e’ riuscito a parlare alla disillusione degli elettori tunisini, specie giovani, dopo la rivoluzione del 2011, come un personaggio non contaminato dalla politica post-rivoluzionaria e dalle accuse di corruzione. La sua vittoria nel voto del 2019 venne accolta con sorpresa, quando a pagare fu la linea di una dichiarata integrita’ morale e di indipendenza, in una figura che ha fatto della lotta alla corruzione e della volonta’ di rivalutare il ruolo sociale dello Stato il fulcro della sua campagna elettorale. Soprannominato ‘Robocop’ per il suo modo forbito di parlare in arabo senza alcuna inflessione, Saied e’ un conservatore contrario all’abolizione della pena di morte, alla depenalizzazione dell’omosessualita’ e si dichiara musulmano ma “non islamista”. Una volta eletto, e’ apparso bloccato da una costituzione che attribuisce al presidente il potere diretto solo sull’esercito e sugli affari esteri, e ha espresso il desiderio di una nuova costituzione che desse al capo dello Stato piu’ potere, fatto che ha portato nell’ultimo anno a tensioni con i primi ministri e con il presidente del parlamento, Rachid Ghannouchi, leader del partito islamico moderato di Ennahda tornato in Tunisia dall’esilio in Francia nel 2011. Fino ad arrivare all’annuncio di ieri della sospensione del parlamento e la destituzione del premier. Saied e’ stato uno dei consulenti legali che hanno aiutato a redigere la costituzione democratica della Tunisia del 2014, anche se in alcune occasioni si e’ espresso contro alcuni elementi della Carta. Ora alcuni dei principali eredi politici della rivoluzione tunisina lo hanno individuato come il “carnefice” di quel documento, anche se Saied ha affermato che le sue decisioni sono legittime secondo la stessa costituzione.

Continua a leggere

In rilievo

error: Contenuto Protetto