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Putin e la telefonata a Trump: nessuna svolta, prima accordi e poi una tregua

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Mentre Vladimir Putin parlava al telefono con Donald Trump, la macchina della comunicazione russa si attivava per rassicurare il pubblico interno: nulla di straordinario, nessuna urgenza, solo un giorno come gli altri, anche se si discuteva della guerra in Ucraina. A sottolinearlo, con sapiente regia mediatica, è stato Pavel Zarubin, volto fidato della propaganda televisiva, che ha raccontato come il presidente russo stesse parlando con Trump da Sochi, non dal Cremlino, e precisamente dalla facoltà di musica della scuola Sirius, centro per studenti eccellenti. Un messaggio chiaro: la Russia non modifica i suoi programmi per nessuno, nemmeno per gli Stati Uniti.

Nessuna attesa, nessuna svolta

La telefonata – la terza da quando Trump è tornato alla Casa Bianca – non ha prodotto progressi concreti, e nemmeno le colombe della diplomazia si aspettavano miracoli. Putin ha definito il colloquio “intenso e assai franco”, formula che in gergo diplomatico spesso prelude a un esito interlocutorio, se non deludente.

Lo conferma Sergey Markov, ex consigliere di Putin, che ammette la durezza dello scambio: «Trump chiedeva un cessate il fuoco. Putin lo ha respinto. Per lui la tregua è possibile solo se si avvia un vero percorso di pace. Ma senza concessioni da Kiev, non ci sarà nemmeno una pausa nei combattimenti».

Un confronto simbolico, in attesa del prossimo round

La linea ufficiale è ancora prudente. Il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ha parlato di “reciproci convenevoli”, con tanto di auguri di Putin per l’undicesimo nipote di Trump. Ma il cuore della conversazione – lo ha ammesso anche lui – è stato il conflitto ucraino.

Il filosofo ultranazionalista Aleksandr Dugin è stato più esplicito: «Si tratterà di pace solo dopo la nostra vittoria militare». Nessuna illusione, dunque. Solo la conferma che per Mosca la fine della guerra è legata a un risultato bellico, non diplomatico.

Uno scenario in divenire: possibile trilaterale con Zelensky

L’unico spiraglio, secondo Konstantin Blokhin dell’Accademia delle Scienze, è che questa telefonata possa preparare un incontro faccia a faccia tra i due leader. Magari in formato trilaterale con la partecipazione di Zelensky, ipotesi gradita alla parte ucraina. Un’opzione che troverebbe Washington nel ruolo di “driver” principale del negoziato, pur con cautela e senza esporsi troppo.

Anche Konstantin Kosachev, vicepresidente del Senato russo, ridimensiona l’importanza dell’evento, parlandone come di un semplice esercizio di ascolto reciproco: «Trump voleva sentire la posizione russa sulle cause profonde del conflitto».

Il punto fermo russo: niente tregua senza accordi di fondo

La posizione di Mosca resta rigida: il cessate il fuoco non è un punto di partenza, ma un punto di arrivo. Serve un’intesa sulle “cause prime” della crisi, che la Russia considera imputabili all’Occidente. Un approccio che rende complesso ogni avvicinamento, ma che mantiene aperta – almeno formalmente – la porta del negoziato.

Per ora, dunque, tutto resta com’era, ma con un elemento in più: gli Stati Uniti sono ancora a bordo, seppure con sempre meno entusiasmo e con crescente frustrazione. La guerra continua, anche sul piano delle parole.

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Ex ostaggio Arbel Yehoud denuncia abusi durante la prigionia a Gaza

Arbel Yehoud, ex ostaggio rapita il 7 ottobre e detenuta a Gaza per 482 giorni, racconta al Daily Mail le violenze subite durante la prigionia.

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L’ex ostaggio Arbel Yehoud, detenuta a Gaza per 482 giorni e rilasciata nell’ambito dell’accordo di gennaio 2025, ha raccontato in un’intervista al Daily Mail di aver subito ripetute aggressioni sessuali durante la prigionia.

La donna ha dichiarato di non voler entrare nei dettagli, ma ha riferito che le violenze sarebbero state così gravi e reiterate da spingerla a tentare il suicidio più volte mentre era in cattività. “Ho provato a togliermi la vita tre volte”, ha affermato, spiegando di aver vissuto momenti in cui le sembrava l’unica via d’uscita.

Il rapimento e la liberazione

Arbel Yehoud fu rapita dai miliziani della Jihad islamica palestinese insieme al fidanzato Ariel Cuni dalla loro casa nel kibbutz Nir Oz. I due sono stati tenuti separati durante la prigionia.

Le immagini della liberazione della donna a Gaza, circondata da uomini armati e a volto coperto riconducibili a Hamas, fecero il giro del mondo.

Il fidanzato è stato rilasciato nell’ottobre 2025, dopo 738 giorni di prigionia.

“Una valigia chiusa”

Yehoud ha descritto i ricordi del periodo trascorso a Gaza come “una valigia chiusa”, riferendosi alla difficoltà di affrontare apertamente i traumi subiti anche con il compagno.

Ha spiegato che l’obiettivo oggi è provare ad avvicinarsi alla vita precedente al 7 ottobre, pur nella consapevolezza che nulla potrà essere come prima. “Cerchiamo di avvicinarci a una vita semplice e modesta, una casa che sia nostra, in cui possiamo crescere una famiglia”, ha detto.

La testimonianza si inserisce nel quadro delle indagini e delle verifiche internazionali sui fatti legati agli ostaggi catturati durante l’attacco del 7 ottobre e detenuti nella Striscia di Gaza.

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Australia investe 3,9 miliardi per il cantiere dei sottomarini nucleari nel quadro Aukus

L’Australia stanzia 3,9 miliardi di dollari australiani per la nuova struttura a Osborne destinata alla costruzione di sottomarini nucleari nell’ambito del patto Aukus con Usa e Regno Unito.

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L’Australia ha annunciato uno stanziamento di 3,9 miliardi di dollari australiani, pari a circa 2,4 miliardi di euro, come “acconto” per la realizzazione di una nuova struttura destinata alla costruzione di sottomarini nucleari.

L’investimento riguarda il cantiere navale di Osborne, in Australia Meridionale, e si inserisce nel quadro del patto di sicurezza Aukus, l’accordo trilaterale siglato con Stati Uniti e Regno Unito per rafforzare la cooperazione militare nell’Indo-Pacifico.

Le parole del premier Albanese

In una nota ufficiale, il primo ministro Anthony Albanese ha definito l’investimento “fondamentale” per garantire la fornitura all’Australia di sottomarini a propulsione nucleare armati con sistemi convenzionali.

Il governo di Canberra considera la realizzazione del nuovo cantiere un passaggio chiave per sviluppare una capacità industriale nazionale in grado di sostenere nel tempo il programma sottomarini.

Il quadro dell’accordo Aukus

Il patto Aukus, annunciato nel 2021, prevede che l’Australia acquisisca sottomarini nucleari di tecnologia statunitense e britannica e partecipi alla cooperazione su tecnologie militari avanzate, tra cui intelligenza artificiale, cyber, capacità subacquee e sistemi ipersonici.

L’obiettivo strategico è rafforzare la deterrenza e la presenza alleata nella regione Indo-Pacifico, in un contesto di crescente competizione geopolitica.

Il nuovo investimento rappresenta quindi un tassello operativo di un programma pluriennale che punta a trasformare in modo strutturale le capacità navali australiane.

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Gaza, almeno otto palestinesi uccisi in nuovi attacchi: tensioni sul cessate il fuoco

Almeno otto palestinesi uccisi in nuovi attacchi nella Striscia di Gaza. Fonti mediche parlano di violazione del cessate il fuoco, Israele segnala movimenti armati vicino alla Linea Gialla.

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Almeno otto palestinesi sarebbero stati uccisi in nuovi attacchi nella Striscia di Gaza. A riportarlo è Al Jazeera, che cita fonti mediche locali e parla di “ennesima violazione del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti a ottobre”.

Secondo le informazioni diffuse, quattro vittime si registrano nella città meridionale di Khan Younis. Una fonte dell’Nasser Hospital avrebbe riferito che l’attacco è avvenuto oltre la cosiddetta “Linea Gialla”, area di separazione stabilita nel quadro degli accordi di tregua.

Colpita anche una tenda per sfollati

Altri quattro palestinesi sarebbero stati uccisi nel nord della Striscia, nella zona di al-Faluja, dove sarebbe stata colpita una tenda che ospitava sfollati. La notizia è stata riferita da una fonte dell’Al-Shifa Hospital.

Non risultano, al momento, dichiarazioni ufficiali immediate da parte di Israele sulle singole operazioni.

La versione israeliana

Il Times of Israel specifica che si è trattato di attacchi aerei nella Striscia. Il quotidiano sottolinea che le operazioni sarebbero avvenute dopo che cinque uomini armati si sarebbero avvicinati alle truppe israeliane sul lato israeliano della Linea Gialla nella notte precedente.

L’Israel Defense Forces avrebbe definito tale episodio una “palese violazione” del cessate il fuoco.

Il quadro resta in evoluzione. Le informazioni disponibili provengono da fonti mediche palestinesi e da media israeliani; al momento non risultano comunicati ufficiali dettagliati che ricostruiscano in modo completo la dinamica degli eventi. La fragile tregua, già segnata da reciproche accuse di violazioni, appare nuovamente sotto pressione.

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