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Putin e Kim firmano un patto di difesa reciproca

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Un patto di assistenza reciproca in caso di aggressione a uno dei due Paesi e l’impegno comune a combattere “le pratiche neocolonialiste” dell’Occidente, a partire dalle sanzioni. La visita di Vladimir Putin a Pyongyang, conclusa da un invito al “caro compagno Kim Jong-un” a recarsi a Mosca, riporta alla memoria il mondo diviso in due dalla Guerra Fredda. Con il 38esimo parallelo che torna ad essere una delle frontiere della sfida tra Mosca, impegnata a sostenere la Corea del Nord, e Washington, alleata del Sud. Kim ha ribadito l’appoggio a Mosca nel conflitto in Ucraina, che ha reagito accusando Pyongyang di fornire aiuti militari alla Russia per compiere “assassinii di massa” di civili. Il consigliere della presidenza Mykhailo Podolyak ha quindi chiesto alla comunità internazionale “un approccio più rigoroso per arrivare ad un vero isolamento” della Corea del Nord e della Russia. La coreografia della visita di Putin sembrava studiata per sottolineare un ritorno al passato, con guardie a cavallo, bambini con i palloncini, ritratti giganti dei due leader e la folla radunata sulla Piazza Kim Il Sung che saluta la prima visita di Putin a Pyongyang dal 2000. Anche se Kim è arrivato ad affermare che il livello di “prosperità” degli attuali rapporti bilaterali non era stato toccato nemmeno ai tempi delle “relazioni coreano-sovietiche del secolo scorso”.

Ai tempi di suo nonno Kim Il Sung, appunto. Putin e Kim hanno parlato per ben 11 ore, tra incontro bilaterale con le rispettive delegazioni, due ore di faccia a faccia con i soli interpreti e poi passeggiata, cerimonia del té e cena. Abbastanza per confermare tutti i timori degli occidentali, che accusano Pyongyang di fornire a Mosca missili balistici e munizioni da usare in Ucraina e sospettano la Russia di assicurare alla Corea del Nord aiuti per sviluppare i suoi programmi missilitici e nucleari. I due Paesi si guardano bene dal confermare tali intenzioni. Ma Kim non ha perso occasione per ribadire il sostegno a Mosca nel conflitto in Ucraina, ricevendo il pubblico ringraziamento di Putin. E quest’ultimo ha detto che la Russia “non esclude una cooperazione tecnico-militare” con la Corea del Nord. Per auspicare poi una revisione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (di cui Mosca è membro permanente) delle sanzioni in vigore contro Pyongyang. In generale, ha rincarato il presidente russo, i due Paesi si oppongono a sanzioni “motivate politicamente” che “minano solo il sistema economico e politico globale”.

Ma il pezzo forte della giornata, al termine della quale Putin è partito per il Vietnam, è stata la firma del trattato di cooperazione strategica, che impegna tra l’altro ciascuna delle due parti a intervenire a difesa dell’altra sostituendo un patto del 1961 tra Corea del Nord e Unione Sovietica. Il leader russo ha commentato l’accordo mettendolo in relazione alle dichiarazioni degli Stati Uniti e altri Paesi Nato sulla possibilità per l’Ucraina di colpire il territorio russo con armi di precisione e in un prossimo futuro con jet F16 forniti dall’Occidente. “Una flagrante violazione di tutte le restrizioni a cui i Paesi occidentali si sono impegnati nell’ambito di vari obblighi internazionali”, ha detto Putin. Da parte sua Kim ha detto che il patto serve solo a mantenere “la pace e la stabilità nella regione”. Ma, con toni entusiastici, ha sottolineato che esso dimostra come la Russia sia “l’amica e l’alleata più onesta” della Corea del Nord e lo stesso Putin “il più caro amico del popolo coreano”. Con buona pace dunque della Cina, finora il principale sostenitore politico e militare della Corea del Nord, con la quale ha un trattato di difesa.

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Medioriente, nel raid di Israele a Gaza ucciso Salameh. Mohammed Deif, il capo militare di Hamas, è grave

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Era Mohammed Deif, il capo militare di Hamas, tra le menti del massacro del 7 ottobre, l’obiettivo del massiccio attacco lanciato da Israele nella zona di al-Mawasi, a ovest di Khan Younis, nel sud di Gaza. L’esercito israeliano ritiene che insieme a lui ci fosse il comandante della Brigata di Khan Younis, Rafaa Salameh, e che Deif sia tra le vittime. Il bilancio di sangue e’ alto: secondo il ministero della Salute nella Striscia, oltre 70 persone sono rimaste uccise e 289 ferite. Fonti mediche hanno riferito che l’ospedale di Nasser non e’ piu’ in grado di funzionare perche’ sopraffatto da morti e feriti.

Il raid e’ stato lanciato in una zona di civili, ha confermato lo stesso Idf, precisando pero’ di non aver colpito tende di profughi. L’area di al-Mawasi e’ tra quelle designate come ‘umanitarie’. I militari hanno diffuso immagini aeree della zona prima e dopo il bombardamento, sottolineando che si tratta di “un’area aperta e boscosa, con diversi edifici e capannoni”. Secondo l’esercito, Deif e Salameh si trovavano all’interno di un complesso civile, recintato e controllato da uomini armati, e sarebbero stati colpiti mentre si trovavano in superficie e non nella rete di tunnel sotterranei.

Nella zona colpita, l’esercito non ritiene che fossero tenuti ostaggi israeliani. Proprio il negoziato in corso rischia di essere un’altra ‘vittima’ dell’attacco. Per un alto esponente di Hamas, Sami Abu-Zohri, il raid dimostra che Israele non e’ interessato a un’intesa per un cessate il fuoco a Gaza e la liberazione dei rapiti. Quanto a Deif, “le affermazioni israeliane sono insensate e mirano a giustificare l’orribile massacro. Tutti i martiri sono civili e quello che e’ successo e’ stata una grave escalation della guerra di genocidio, sostenuta dagli americane e dal silenzio della comunita’ internazionale”, ha aggiunto, smentendo la notizia del ferimento o della morte dei due. I vertici israeliani hanno ritenuto che tentare di uccidere Deif fosse un’occasione da non perdere, pure a rischio di danneggiare i negoziati. Un chiaro messaggio anche per il leader di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar.

Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ricordato che fin dall’inizio della guerra “ha dato un ordine permanente di eliminare gli alti funzionari di Hamas”. Preoccupazione e’ stata invece espressa dai familiari dei rapiti: “Siamo tutti favorevoli a regolare i conti con gli assassini di Hamas, ma non a costo della vita dei nostri cari e delle nostre possibilita’ di riportarli a casa”, ha commentato Einav Zangauker, madre del 24enne Matan, mentre partecipa alla marcia di protesta da Tel Aviv a Gerusalemme. Subito dopo l’attacco il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant si e’ riunito con il capo di Stato maggiore Herzi Halevi e il capo dello Shin Bet Ronen Bar per valutare la situazione.

Anche Netanyahu ha avuto contatti con le forze di sicurezza, l’esercito e i militari e nelle prossime ore sara’ convocato un incontro politico e di sicurezza per discutere sviluppi e prossimi passi. Deif e’ sulla lista dei piu’ ricercati da Israele dal 1995 per il suo coinvolgimento nella pianificazione ed esecuzione di un gran numero di attacchi terroristici, compresi molti attentati suicidi sugli autobus negli anni ’90 e all’inizio degli anni 2000. Il capo militare di Hamas, ritenuto tra le menti dietro il massacro del 7 ottobre, e’ sopravvissuto ad almeno sette tentativi israeliani di ucciderlo, nei quali e’ rimasto ferito e ha perso familiari.

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Kate torna tra la gente, domani sarà a finale Wimbledon

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Ha scelto Wimbledon, l’esclusività dell’All England Club, l’immacolata tradizione del torneo più antico e prestigioso del tennis, per il suo nuovo ritorno alla vita pubblica, dopo sei mesi di ansie, incertezze, cure mediche, lontano dall’occhio indiscreto dei media. L’annuncio – come da protocollo di corte – è arrivato da Kensington Palace: domani la principessa Kate Middleton assisterà all’epilogo dei Championships edizione 137, tra Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. La rivincita della finale dell’anno scorso, coincisa proprio con l’ultima volta di Kate sul Centre Court. Dove, accompagnata dai figli, il principe George e la principessa Charlotte, la principessa, all’epoca di verde vestita, aveva premiato il 20enne Alcaraz, dispensando sorrisi allo sconfitto come alla folla. Un impegno pubblico, la premiazione di Wimbledon alla quale e’ attesa anche domani, che negli anni Kate ha sempre svolto con grande entusiasmo, e non solo perché dal 2016 è la matrina del club londinese, dopo essere stata designata dalla regina Elisabetta.

Appassionata spettatrice, Kate conosce il gioco ed è anche una tennista di buon livello: in passato si è esibita proprio sui prati di SW19 in qualche scambio con Roger Federer. Uno dei suoi giocatori preferiti, al pari di Andy Murray, a cui settimana scorsa ha dedicato un messaggio via social dopo l’ultimo match dello scozzese. “Un’incredibile carriera a Wimbledon giunge al termine. Devi essere molto orgoglio, da parte di tutti noi, grazie!”. Il Wimbledon 2024 sarà però un’altra tappa del lento e faticoso ritorno alla normalità della principessa, che il mese scorso aveva partecipato anche a Trooping the Colour, i festeggiamenti in occasione del compleanno di Re Carlo, limitandosi però ad un breve saluto alla folla dalla balconata di Buckingham Palace. Domani, viceversa, la futura regina è attesa ad un impegno più lungo, e anche probante, considerate le sue attuali condizioni di salute.

Tra Alcaraz e Djokovic il match, su cinque set, rischia di diventare una maratona di ore. Lo scorso marzo, con un messaggio alla nazione, Kate aveva rivelato di essere in cura per un cancro, assicurando però che la diagnosi – arrivata grazie a una biopsia condotta dopo un intervento all’addome a cui si era sottoposta ad inizio anno – era stata precoce. Dopodiché, per i mesi successivi, si era ritirata a vita privata, limitandosi a qualche sporadica presenza sui social di corte, e apparizione al fianco del marito William. Fino all’annuncio, ad inizio giugno, della sua partecipazione ai festeggiamenti in onore del re. In quell’occasione Kate aveva spiegato di non aver ancora finito i cicli di chemioterapia preventiva, e di vivere “giornate buone e giornate meno buone”. Ma di aver imparato ad “avere pazienza” e “ascoltare il suo corpo”. La sua presenza domenica è destinata a catalizzare obiettivi e sguardi dei 15mila presenti sul Centrale. Dove, però, certamente non verrà accompagnata dal marito William, che nelle stesse ore sarà a Berlino, nelle vesti di presidente onorario della Federcalcio inglese, per assistere in serata alla finale di Euro 2024 tra l’Inghilterra e la Spagna.

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Trovata morta la bimba sparita, si cerca compagno madre

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E’ stata ritrovata morta la bambina di sei anni la cui scomparsa nel nord della Francia aveva fatto scattare ieri sera il sistema di “allarme rapimento”. Lo ha annunciato il Ministero della Giustizia. “Il corpo senza vita di Celya è stato ritrovato. Con decisione della Procura di Rouen, la segnalazione di rapimento è stata ritirata”, ha dichiarato il dicastero sul suo account X senza aggiungere ulteriori dettagli. Una fonte della gendarmeria ha detto che il compagno della madre della piccola è ancora ricercato: si pensa abbia rapito la bambina dopo averla accoltellata Saint Martin de l’If, nel dipartimento della Senna Marittima in Normandia.

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